domenica 3 aprile 2016

CAPITOLO 32



Liberi
-Brutto stronzo, hai rischiato che t'ammazzassi con le mie mani, lo sai?
-Anche io...sono contento...di vederti...
Parla stentato, ma parla. E sorride. E muove le mani, poco, piano, ma le muove. Non sono più due pesci morti e ringrazio il cielo, o Dio, o chi per esso.
Grazie.
Non voglio fermarmi molto, per non stancarlo, e perché mia madre fuori dalla porta mi fa segno che vuole rientrare. Nella stanza con Emmett possiamo stare solo uno per volta.
Ma è lui a richiamarmi, stringendo appena la mia mano che ancora non si stacca dalla sua.
-Edward...
-Dimmi, tutto quello che vuoi.
-Ti ho sentito...vi ho sentiti...Grazie.
-E di che, scemo che non sei altro? Non ti avremmo mai lasciato andare. Sarei venuto a riprenderti anche nell'aldilà, puoi contarci.
Ridacchia appena.
-Sempre pronto a prendere...tutto di petto...tu.
-E' vero- taccio.
Lui invece sembra avere qualcosa da dire e mi guarda con intensità.
-Cosa altro c'è, Emm?
-Anthony. E' nato?
-Hai sentito anche quando ti parlavo di lui?
Annuisce.
-No, non ancora. E' presto. Manca ancora un mese e mezzo circa. E poi aspettava suo zio. Gli piace essere al centro dell'attenzione, credo.
-Cazz... pure lui...
-Hai appena ricominciato a parlare e già spacchi le palle, fratello?
Ride appena, di nuovo, poi fa una smorfia tirata.
-Hai male?
-Sì...se rido...e le parole...non mi vengono...tutte.
-Cosa vuoi sapere?
-Rose...era qui?
-E' stata qui come tutti noi, notte e giorno. A turno venivamo da te o stavamo in corridoio. Abbiamo bevuto tutte le scorte di caffè di quelle merdose macchinette.
-Dov'è...ora?
-Fuori, con Bella, credo. Te la chiamo?
-No...aspetta...prima..
-Cosa?
Scuote la testa.
-Pensavo...a lei... Mi parlava, in sogno...io nuotavo...e più cercavo di salire...più ero sotto... Avevo freddo...e paura... Ogni tanto arrivava luce... ed erano le tue parole... e le sue... Non so...che significa... sognavo...
-Cosa sognavi, Emm?
-Io e te...bambini...e la mamma...e il nonno che mi chiamava... Ma tu chiamavi più forte. E poi...sognavo lei...
-Rose?
-Sì.
-Forse non era un sogno. Ti chiamava davvero. Che ti diceva?
Sorride.
-Che mi amava...e in sogno...mi interessava...molto...
Sorrido.
Bravo, Emm. Un breve viaggio nell'aldilà e capisci qualcosa in più, tutto sommato fa bene fare un giro fino in fondo al tunnel. Basta riuscire a tornare indietro.
-Te la chiamo.
Accenna di sì con la testa.
Quando esco fa per rientrare di corsa mia madre, non può farne a meno. Ha la stessa espressione che aveva quando sono tornato a casa dopo la lunga degenza in ospedale, dopo il trapianto. E' rapita, felice, eccitata, e mi fa una tenerezza infinita.
La bacio di sfuggita su una guancia e scappo a cercare Rose in corridoio.
Ma lei, quando le dico che Emmett vuole vederla, fa segno di no con la testa.
-No? Cosa no, Rose?- le chiede Bella.
Si torce le mani e non risponde, mentre Bella mi guarda.
Io la capisco. Non la capisci anche tu?
E' paura.
Paura che abbia sentito cosa ha detto.
Paura che non abbia sentito. In egual misura.
Paura che gli interessi.
Paura che non gli interessi.
Paura, Bella.
Pensiamo che il caso, le circostanze, gli eventi, la sfortuna, il nostro carattere, le nostre capacità, ci blocchino spesso nelle occasioni della vita.
Non è così. Più spesso è la paura a bloccarci.
Vai, Rose.
Più tardi avrai una certezza in più, e un'incertezza in meno. La certezza che gli hai detto cosa ti premeva e ti ha capito. L'incertezza di sapere se gli interessa o no.
E' meglio che non sapere e aver paura.
Le prendo la mano e l'aiuto ad alzarsi.
-Va' da lui. Ti sta aspettando.
Mi guarda smarrita, mentre le sorrido.
-Fidati di me, vai.
Quando torna, mezz'ora dopo, ha uno sguardo sognante. Gli occhi rossi di pianto e il trucco un po' sciolto, ma è raggiante.
Bella mi guarda emozionata.
Siamo membri della stessa famiglia, tutti.
§§§
E' passata una settimana.
Io e Bella siamo rientrati a casa. Troppo lavoro arretrato nei nostri uffici, nonostante il mio sostituto e Hale. Inoltre lei si sentiva più tranquilla vicino al suo medico, al suo ospedale, a suo padre.
Emmett invece è ancora in Europa e sta facendo passi da gigante. Alterna riabilitazione fisica a riposo, nella clinica adiacente l'ospedale, sotto l'occhio vigile ed attento di due infermiere particolarmente attente e interessate a lui: nostra madre e Rose, che si avvicendano d'amore e d'accordo. Un idillio decisamente insolito, e di cui Emmett, che sento per telefono ogni sera, si lamenta.
-Pensi che mamma continuerà a volermi imboccare ancora per molto?
Rido.
-Perché lo chiedi a me?
-Tu sei l'infermo esperto.
-Ma vaffanculo Emmett, va'.
-Non è vero?
-Sì, ma comunque tu vaffanculo. E casa mia te la puoi scordare.
-Ma perché devo avere un fratello permaloso?
-Non ti lamentare. Io ce n'ho uno testa di cazzo.
-Sul serio, dai. Rose mi imbocca e mi lava, mi passa la crema...
-Oh? Vuoi mica raccontarmi anche cosa ti fa al di sotto dell'ombelico?
Ridiamo.
-No, no. Però è brava, eh? E' stato il primo organo che mi si è risvegliato in piena forma.
Lo lascio parlare, tanto non riesce a tenersi se ha voglia di sparare stronzate.
-Il cervello invece ti si sveglierà per ultimo.
-Fammi finire. Mi lascio imboccare da Rose perché mi piace sentirmi viziato e coccolato da lei. Alla fine è un gioco erotico. Però la mamma pensa che ne abbia ancora bisogno. Non posso ferirla dicendole che se se ne andasse ora...
-Ti farebbe felice. E quindi dovrei dirglielo io?
-Ecco sì. Tu sei bravo con le parole.
-Perché mi sento preso per il culo?
Ridiamo di nuovo.
-Va bene. Le parlerò. Potrei dirle che se tornasse in America potrebbe essere utile a Bella. Anthony in fondo nascerà tra un mese.
Sono diventato il rifugio dei peccatori. Ognuno che abbia un problema viene da me e me lo espone. Padre Cullen risolve tutti i guai.
E che cazzo.
I miei invece chi li risolve?
Magari non sono proprio guai, difficoltà, ecco. Piccole incomprensioni.
No, una sola, grande. Bella.
E' nervosa. Va bene, lo capisco.
E' preoccupata. D'accordo, un po' lo sono anch'io.
Dorme male. Mangia poco. Io mangio come un lupo e dormo come un ghiro.
E infatti mi dà spesso dell'animale insensibile. Ma perché?
Non si sente a suo agio con il suo corpo trasformato.
Un corpo che invece io trovo stupendo, meraviglioso, che brilla di luce propria.
Se non temessi di dire una bestemmia orribile, direi che mi pare la Madonna.
Però è innegabile che qualcosa che non va c'è.
Stasera la porto a teatro, so che le piace e così si distrae un po'.
-Ciao, gioia. Come stai stasera?
-Bene, grazie. Mi aiuti con la lampo?
Ha indossato un vestito blu che si stringe appena sotto il seno e poi si adagia morbido fino sotto le ginocchia.
-Sei bellissima- le dico dopo aver tirato la zip e posandole un bacio su una spalla, nuda e profumata.
-Non sei bravo a raccontare balle, Edward.
Balle?
-Perché balle?
-Perché sono un pallone gonfio e blu. E le scarpe mi stringono. Di femminile non ho niente e a te piacciono le femmine, Edward.
-Io palloni non ne vedo. Vedo invece una bellissima donna con un meraviglioso vestito blu premaman, che ti sta d'incanto, tra l'altro. E poi una donna incinta è la cosa più femminile che esista, direi.
-Mi dici questo perché porto in grembo tuo figlio. Mi vuoi per questo. Perché sono la madre di tuo figlio. Ma non ti attraggo più. Di' la verità per una volta.
Okay. Niente teatro, bisogna litigare. Ma perché se a me non va? Non potrebbe mettersi davanti allo specchio e litigare con se stessa?
-Bella, non dire cazzate, per favore.
-Non sono cazzate. Credi che non abbia notato che eviti di entrare in bagno quando faccio la doccia?
Cosa?
-Che la sera mi dai un bacio e poi ti giri dall'altra parte?
Cosa?
-Che quelle poche volte che facciamo l'amore sembri inchiodato al materasso e lasci fare tutto a me?
Che cazzo sta dicendo?
Eh no, cazzo. Tanta fatica e lei ha travisato tutto?
-Benissimo. Vuoi la verità?
Annuisce, gli occhi pieni di lacrime e un labbro lungo che mi fa scappare da ridere, ma non è il momento di ridere.
Ha bisogno di me ed io ci sono. Cazzo se ci sono.
Ci sono dentro fino al collo, Bella.
-Siediti sul letto e ascoltami bene. Apri bene quelle deliziose orecchie.
Prendo fiato.
-Noi abbiamo fatto tutto al contrario. Ci siamo conosciuti facendo sesso, nella maniera più sfrenata, in tutti i modi possibili. L'abbiamo fatto pure arrampicati sui muri, a testa in giù. Era incredibile. Era stupefacente. Era ciò che mi serviva per perdere la cognizione del tempo, della paura, dei ricordi, di me stesso. E mi sono innamorato di te. E d'un tratto ho ritrovato dentro di te tutto quello che ci avevo seppellito: ricordi, tempo, paure, me stesso. Più qualcos'altro: il mio futuro e mio figlio. Sei la custode di tutto ciò che conta per me. Non esiste cosa più preziosa di te su tutta la faccia della terra. E non mi puoi dire che non ti desidero. Stare dentro di te è sempre, oggi come ieri e come domani, la cosa che preferisco al mondo.
Le prendo il viso tra le mani e le accarezzo le guance con i pollici, asciugandole le lacrime e perdendomi in quei laghi scuri che sono i suoi occhi.
-E se evito di muovermi troppo, è solo perché ho una maledetta paura di farvi male.
Perché quello che faccio con te non è più sesso, Bella. Hai idea di cosa proverei se facessi del male a te o al bambino, pur senza volerlo? E non voglio che pensi che sono un animale a cui interessa solo una cosa, anche se è così. In realtà ci penso costantemente. Farei l'amore con te cento volte al giorno.
Le do un bacio lieve e lei sorride, incerta.
-Non entro in bagno perché vedo che cerchi di coprirti, di nasconderti a me. E non so cosa fare per convincerti che invece mi piaci da impazzire, sempre di più. E che se dessi retta all'istinto, mi infilerei dentro di te anche ora. E ovunque. Nella tua bocca, tra le tue gambe, tra le tue natiche. Ovunque Bella. Ma mi sembrerebbe di offenderti, di sporcarti. Hai idea di quante volte vorrei prenderti ancora, e ancora, e ancora? Ma sembri così stanca, e nervosa, e inquieta. Allora mi sembra meglio girarmi di là e cercare di non pensarci. Mi convinco che Anthony prima o poi nascerà e allora...
Mi interrompe e mi bacia. E tira la mia camicia, la strappa, mi strattona, e mi morde, e mi si avvinghia addosso con le sue gambe.
-Il teatro?- riesco a dire.
-Fanculo il teatro. Voglio te. Ti voglio ora. E ti voglio tutto, come un tempo. Dammi ciò che voglio, Edward.
Non ci capisco più un cazzo.
Tra i baci e le carezze ovunque, in un attimo sono nudo e lei lo è anche. Il suo bellissimo vestito blu un mucchietto in un angolo.
-Prendimi senza paura Edward, ti prego. Spingiti dentro di me fin dove riesci. Voglio sentirti, capisci? Sentirti, fino nella pancia, fino nel cuore, fino in gola. Sono io che ho bisogno di annegare la paura, ora. La paura di perderti, di non averti abbastanza, di non essere bella ai tuoi occhi.
La tengo in braccio, le sue gambe intrecciate dietro la mia schiena, le braccia intorno al mio corpo, le mie intorno al suo. La accarezzo dappertutto, ovunque riesco ad arrivare. Le succhio i lobi delle orecchie, le mordo il collo, le lecco le tempie. Il suo odore di donna, il calore del suo corpo, la morbidezza della sua pelle, mi mandano in blackout. E' difficile controllarmi.
La sciolgo dal mio abbraccio e mi sposto un po' indietro sul letto. Lei si gira dandomi la schiena e si mette in ginocchio.
-Quanto sei bella, amore mio. Poggia le tue mani sul letto, così. Allarga un po' le ginocchia, brava. Fammi veder tutto il tuo meraviglioso corpo.
Le accarezzo le natiche, più rotonde di un tempo, più eccitanti di sempre. La tengo per i fianchi e me la struscio contro, in una danza lieve, da destra a sinistra, dal basso verso l'alto. Il mio membro è già pulsante, enorme, fremente. Andare calmo è sempre più difficile.
-Prendimi adesso. Prendimi così.
Cazzo.
La tengo con la sinistra per un fianco, stretta a me, mentre con la destra me lo prendo e lo avvicino al suo ingresso, fradicio e rovente. Lei si spinge indietro con forza e mi inghiotte in un attimo di fuoco, muovendosi in circolo su di me.
E' una posizione stupenda. La sento tutta, le sue natiche contro il mio stomaco, il mio membro avvolto totalmente da lei, le mie mani ad accarezzarle la sua pancia meravigliosa, mentre le lascio baci ovunque sulla schiena e sulle spalle. E poi le mordicchio i fianchi, e la lecco, di piatto, lungo la linea della spina dorsale e il suo sapore leggermente salato è inebriante.
Allora faccio cessare il suo movimento lento e circolare e lo sostituisco con il mio, sussultorio, ritmato, potente. Stacco completamente il cervello e spingo, e riesco solo a pensare che se lei ha bisogno di questo, se io ho bisogno di questo, allora non può esserci nulla di sbagliato.
E' tutto perfetto. E' tutto fantastico. Come quando ci arrotolavamo come serpenti nel suo letto ad acqua.
-Va tutto bene, amore?- riesco a chiederle con l'ultimo residuo di ragione che mi resta.
-Oh, sì. Continua. Di più. Ancora. Lasciati andare, Edward.
E riprendo a spingere, gemendo come un cane, liberando finalmente tutta la voglia e il desiderio che ho di lei, senza trattenermi più. Senza limitarmi. Senza razionalizzarmi. Puro istinto, come un fottuto primate. Finalmente.
Lei si irrigidisce e si contrae intorno a me, inarcando la schiena due volte e respirando forte. E' il segnale dell'imminente arrivo del suo orgasmo, l'attimo perfetto in cui raggiungo il paradiso dei sensi.
Do un'ultima spinta e vengo violentemente dentro di lei, mentre ci contraiamo insieme, più volte, gridando. Due suoni diversi, per intensità e tono.
Basso e profondo il mio, acuto e lungo il suo.
Più tardi siamo sdraiati e abbracciati, di fianco. La luce accesa, una mia mano sulla sua pancia, una sua sul mio viso. Mi guarda e sorride.
-Cosa c'è?- le chiedo.
-I tuoi occhi.
Sorrido di rimando.
-Se non li hai passati a tuo figlio ce l'avrò con te per sempre.
Rido ora. Poi torno serissimo.
-Io preferisco i tuoi. Scuri. Profondi. Non si distingue l'iride dalla pupilla e mi fanno pensare alle cose sconosciute e bellissime del mondo, della vita. All'universo infinito. Al mare profondo. Al domani. Alla notte. Al buio che nasconde qualsiasi cosa in sé. A tutto ciò che ancora nessuno ha scoperto, che nessuno ancora ha visto.
Si commuove e le scende una lacrima.
-Non piangere, tesoro mio.
-Non piango. E' che le donne gravide hanno le lacrime in tasca, non lo sapevi?
La bacio e la stringo un po' di più.
-I tuoi occhi sono stati la prima cosa di te di cui mi sono innamorata. Quando eri in ospedale, sei anni fa ormai... Si vedevano solo quelli. Vedevo solo quelli. Nel viso scarno, nel sorriso assente, sotto a quell'orribile berretto di lana blu che indossavi notte e giorno.
-Non sopportavo la vista del mio cranio lucido.
-Eri così bello. Sei così bello. Sentivo la tua forza, la tua intelligenza. Ti scorreva nelle vene, si diffondeva intorno, come un'aura magica. Mi arrivava sulla pelle come una scossa elettrica e partiva da quei tuoi occhi magnetici.
-Ehi. Descritto così, mi piaccio anch'io. Pure macilento e calvo.
-Sii serio. Volevo vederli sorridere quegli occhi. Avrei fatto qualsiasi cosa per vederli sorridere.
-E ci sei riuscita, no? Guardami ora.
-Ti guardo infatti. E ciò che vedo è la mia ossessione. Voglio quegli occhi su mio figlio.
-E se li avesse neri?
-Ci riprovo con il prossimo. Ne faccio una schiera, finché non ne ho uno con gli occhi verdi di suo padre!
Tiro su la testa e mi guardo l'inguine.
-Dovremo darci da fare, amico. Ci aspettano straordinari su straordinari.
Ridiamo.
Si alza per andare in bagno. Il piccolo preme sulla sua vescica, da qualche giorno più del solito, e la cosa la innervosisce.
-Mi sento una vecchietta incontinente.
Mi stiro tendendo ogni muscolo dalla punta delle dita dei piedi al collo e sentendomi in pace con il mondo intero.
Poi precipito nel panico più totale.
-Edward? Edward, corri!

2 commenti:

  1. Sono innamorata di questa storia, come di tutte le tue del resto.
    Coinvolgente, intrigante, sessosa, divertente ansiosa... è incredibile come il tuo personaggio maschile subisca un notevole cambiamento pur restando fedele a se stesso. I due personaggi crescono con l'aiuto reciproco, pur senza accorgersene fino ad arrivare ad unirsi per sempre. Perchè un amore nato in maniera anomala, vissuto inizialmente solo per quello che è una relazione finalizzata al sesso, se diventa totalizzante, è il tipo di amore destinato a durare per sempre e ad andare olte ogni difficoltà. Chissà però se cose simili esistono anche fuori da un libro!! Perché diventarà un libro anche questa, vero?
    Non sto manco a perder tempo a dire come sia scritto perché è eccellente in tutte le sue parti... e da te c'è solo da imparare.
    Grzie per averla postata ancora una volta... perché è sempre un piacere rileggerti...

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