domenica 3 aprile 2016

CAPITOLO 33



Benvenuto a un pianto che commuove
Mi scapicollo nudo in bagno da lei e la trovo dritta davanti al water.
Ai suoi piedi un lago d'acqua.
-Non sei arrivata in tempo?- ridacchio sollevato.
Ma lei non ride.
-Non è pipì, Edward. Mi si sono rotte le acque, credo.
-Che significa?
-Significa che dobbiamo andare in ospedale. Anthony vuole nascere ora.
-Ma come? Perché? E' presto.
Non ci capisco più un fottuto cazzo.
-Va' a vestirti. Io asciugo qui e poi mi vesto anch'io- mi dice benevola e paziente, come se parlasse ad un bambino capriccioso e un po' lento.
Porco cazzo. Edward svegliati, Cristo.
-No, no. Asciugo io. Va' a vestirti. Faccio in un attimo.
Mi ascolta, stranamente ubbidiente.
Asciugo e penso.
E mi sento una merda.
Torno in camera a cercare boxer e pantaloni e penso.
E vorrei prendermi a schiaffi.
Lei mi guarda in silenzio e mi sorride, mentre mi passa una camicia pulita.
Le prendo la mano e la tengo stretta.
-Scusami.
-Di cosa?
-Di essere così maldestro e grossolano. Sono riuscito a farvi del male alla fine.
-Ma sei tutto scemo? Cosa c'entri tu?
-Ecco appunto. Hai centrato il problema. Sono entrato talmente a fondo che...maledetto pisello del cazzo- e sferro un pugno chiuso contro l'anta dell'armadio.
Lei sorride di più, poi ride appena. Infine ride apertamente, stringendo tra le cosce un asciugamano.
-Per favore non ridere. Piuttosto prendimi a schiaffi.
-Rido invece- si siede sul letto. -Vieni qua- e picchietta sul letto accanto a sé.
Mi siedo tenendo la testa tra le mani. Non riesco a guardarla.
-Prima di tutto, se ho rotto le acque può dipendere da qualsiasi cosa. Anthony magari ha fatto uno scatto improvviso...
-Sì, è un centometrista...
Ignora il mio sarcasmo.
-Oppure ho fatto io un movimento brusco.
-Infatti ultimamente fai salto in alto. Con l'asta- la mia, vorrei aggiungere, ma sembrerei spiritoso e proprio non mi sento di fare spirito.
-Oppure è molto semplicemente arrivato il momento e basta.
-Certo, perchè sono un cretino irresponsabile che ragiona solo con l'uccello in mano.
-Piantala Edward. Mi stai dando sui nervi.
-Scusa.
-Piantala anche di scusarti. Te l'ho chiesto io di essere meno gentile stanotte. Ed è stato bellissimo. E poi le acque sono trasparenti. Vuol dire che il bambino sta bene. E io non ho neanche una contrazione ancora. Possiamo andare con calma. In ospedale mi visiteranno e magari mi diranno di tornarmene a casa e stare a riposo. Sei più tranquillo ora?
Come quello famoso coi sette punti al culo.
Ma in ospedale parlerò con il suo ginecologo e questo mi rende un po' meno nervoso.
-Sbrigati a finire di vestirti, prendi la valigia mia e del piccolo e andiamo.
Cazzo. Quando mi dà ordini così reagisco sempre allo stesso modo. Stavolta se non la pianti e ti metti buono a dormire, ti stacco da solo.
In ospedale, mentre la visitano, io aspetto fuori, mangiando le unghie come prima degli esami all'Università.
Quando la vedo uscire sorridente, mi rilasso un po'. Dietro di lei il suo medico, che mi fa segno di entrare.
-Buongiorno, signor Cullen. Si sieda.
-La signora e il bambino stanno bene?
-Certamente. La signora mi spiegava il suo stato d'animo.
Annuisco e mi sento esaminato. Come al solito non mi piace, per niente. Ma del resto me lo merito.
-Non deve sentirsi responsabile. La rottura delle acque può dipendere da tutto o da niente. Nessuno può stabilirne con esattezza le motivazioni. Ciò che ora è importante è che entrambi stanno benone. Tuttavia per la nascita ci vuole ancora un po': la signorina ha una dilatazione di appena un centimetro e nessuna contrazione di rilievo. Possono volerci ore o addirittura giorni. Però la tratteniamo in ospedale, così possiamo monitorarla ed assicurarci della salute del piccolo.
-La ringrazio- sorrido teso, ho le mani sudate.
-Mi scusi se non riesco a parlare molto. Sono decisamente emozionato- proseguo.
-E' il primo figlio?
Annuisco.
-Ero anch'io emozionato e teso, nonostante sia il mio lavoro, quando è nato il mio primo figlio.
Mi stringe la mano.
-Auguri- mi dice sorridente.
Telefono ai miei, che dicono cercheranno il primo volo per gli States disponibile.
Poi chiamo Emmett.
-Ehilà, quasi papà!
-Ciao fratello. Hai mica della saliva da mandarmi via etere?
-Teso?
-Come se stessero per impalarmi fino alla gola.
-E Bella, come sta? Qui c'è Rose che parla al telefono con lei da un'ora. Ma che si raccontano?
-Lei sta bene. E' più tranquilla di me e mi ha cacciato fuori dalla sua stanza perché dice che non sto fermo un minuto e la innervosisco e basta.
-In certi momenti gli uomini non servono ad un cazzo, pare.
-Già. Pensa che mi ha appena detto che sono solo alto.
-Alto?
-Sì. Le coprivo la visuale della finestra.
-Uhmm, che sei alto è vero. E pure rompicoglioni.
-Perché non sei ancora andato affanculo, Emm?
-Dai, sdrammatizzo. Cerco di distrarti e rilassarti.
-Credevo stessi solo cercando di farmi incazzare. Con buon esito, peraltro.
-Sai che sei proprio odioso? Tienitela stretta perché un'altra che ti sopporti non la troveresti mai.
-Lo so.
-Uh? Se non rispondi ad aperta provocazione è grave.
-Mi sento una merda, Emm.
-E perché mai? Non dovrebbe essere uno dei momenti più belli nella vita di un uomo?
-Infatti, ma riesco sempre a rovinare l'atmosfera.
-Che è? Un'altra sega?
Mi fa venire da ridere, anziché voglia di rispondergli per le rime.
-Stanotte l'ho posseduta brutalmente. E stamattina le si sono rotte le acque. E' colpa mia, sono una bestia.
-Brutalmente? Tu? Ma se sei un agnellino.
-Ma vaffanculo di nuovo, Emmett. Non capisci un cazzo.
-Ma sì che capisco, dai. Però scusa. A che ora l'hai, ehmm, posseduta brutalmente?
-Ma che cazzo ne so. Ieri sera. Alle dieci più o meno. Dovevamo andare a teatro...poi...
-Poi la brutalità ha preso il sopravvento sul teatro.
Dio come lo odio. Ma perché è così scemo?
-Parlare con te è la cosa più stupida che io cerchi di fare da tutta la vita.
Ride come un matto. Adesso riaggancio.
-Ti prego, scusa. Ma fai ridere. Se fosse colpa tua probabilmente le acque le avrebbe rotte subito, o no? Invece mi hai detto che è successo stamattina alle otto, giusto?
-Sì. E con questo?
-Dopo dieci ore, se non hai continuato a brutalizzarla per tutta la notte...
Non sento cos'altro dice perché riattacco.
Testa di cazzo di fratello.
§§§
Sono passate tre ore e adesso servo a qualcosa.
Sono arrivate le contrazioni e sembra che se le massaggio la schiena provi sollievo.
E' venuta l'ostetrica a visitarla di nuovo ed ha detto che la dilatazione è ora di quattro centimetri.
-Solo?- ha chiesto Bella.
-Ci vuole pazienza. Il corpo si deve adattare, con calma. Ha idea di quanti muscoli e tendini lavorino contemporaneamente e si modifichino per permettere il passaggio del bambino? Nel giro di poche ore si spostano persino alcune ossa, per poi riposizionarsi dove erano prima. E' una cosa fantastica. Buon lavoro, quindi. Tornerò tra un'ora.
Mi sorride ed esce.
Bella è contrariata.
-Ne parla come se fossi una gallina che sta per fare l'uovo. Stronza.
Decisamente contrariata, direi.
Sono in trance a pensare alla magnificenza della natura, quando lei mi infila tre dita unghiate nel braccio.
-Cazzo, Edward. Questa è stata peggio delle altre - mi dice quando riesce a rilassarsi.
Probabilmente quando sarà nato io sembrerò passato dentro una falciatrice, ma credo non sia il caso di farglielo notare ora.
Mi limito ad accarezzarle il braccio. E' sudata e stanca, la vedo.
Chissà quanto ci vorrà ancora.
Mi viene in mente un fottutissimo libro tristissimo, “Addio alle armi” di Hemingway.
Lei muore di parto e lui rimane solo e disperato.
Che pensiero del cazzo.
Proprio nel momento giusto arriva un'altra artigliata di lei.
Cazzo, eppure non ha le unghie lunghe. Sono fortunato.
-Il prossimo te lo fai da solo, Cullen. Giuro!
-E se non avesse gli occhi verdi?
-Se non ha gli occhi verdi ti ammazzo. Ti squarto come sta facendo tuo figlio a me.
Minchia. Fa quasi paura davvero.
-Mi spiace tesoro. Vorrei prendere un po' del tuo male...
-Tutto no, eh? Lo sai che non lo sopporteresti. Nessun uomo ce la farebbe, dicono.
Sorrido.
Sono passate altre due ore.
Bella non è più nervosa, ora. Non parla più.
Si attanaglia con entrambe le mani alle mie braccia ad intervalli regolari di dieci minuti e so che non ci vorrà ancora molto.
Tutto sommato ha fatto abbastanza in fretta direi... Ma lo penso soltanto, non sono così stupido da dirglielo. Sarebbe capace di prendermi a schiaffi sul serio.
L'ostetrica è passata di nuovo, mentre lei camminava avanti e indietro nella stanza per cercare di rilassare un po' la tensione alla schiena. E io che credevo che le donne sentissero mal di pancia.
Dopo la visita Bella è andata di nuovo in bagno. Poi ha ripreso a camminare avanti e indietro, nel corridoio, piegata in avanti come una vecchietta.
-Forse se ti sdraiassi un po'...
-Non posso stare sdraiata, fa troppo male.
-Non ti stanchi troppo così?
-Non sono stanca. Sta' zitto, Cullen.
Taccio e le cammino di fianco. Mi sento decisamente cretino.
Al passaggio successivo dell'ostetrica Bella tiene le mani appoggiate contro il muro, a palmo piatto. Sembra non farcela proprio più.
Io non so che fare. Mi viene in mente la sua espressione di qualche ora prima.
-Non servi a niente. Sei solo alto.
Già. Alto e grande. Tutto di me è grande. Pure mio figlio, sembra. E lei è così piccola.
Scusa se sono così grande, accidenti.
-Non è che sta spingendo per caso?- le chiede l'ostetrica, guardandola in viso.
-Non lo so...non mi sembra...non capisco...
Povera cara. E' a pezzi.
-Venga con me in sala parto, così le do un'occhiata.
La prende per le spalle e l'accompagna.
Poi si gira verso di me.
-Si faccia dare un camice e venga con noi, se vuole assistere.
Uh? Ci siamo?
Non so se sono pronto. Non so se...
-Edward?- Bella mi chiama senza voltarsi, allungando una mano indietro a cercarmi.
-Sono qui. Arrivo.
Certo che ci sono. Certo che mi sento pronto. Se tu vuoi, io voglio.
Ed ora è il momento.
Dilatazione completa.
Bella è abbassata sulle ginocchia, mentre l'ostetrica la tiene dalle ascelle ed io le sono davanti, mani nelle mani.
Siamo solo noi tre. Tre e mezzo. Quasi quattro.
Sbrigati, piccoletto. Non metterci troppo e non fare troppo male alla mamma. Per piacere.
Bella emette dei suoni gutturali terribili, mentre spinge con tutta la forza, seguendo le istruzioni dell'ostetrica.
Prende tre respiri corti ed espira fuori tutta l'aria insieme, spingendo.
Lo faccio anch'io.
Tre spinte così, poi la fa alzare e controlla di nuovo.
Mi fa un segno.
-Vuole vedere la testa di suo figlio?
Certo che voglio.
Mi avvicino.
Vedo la carne della mia donna, lucida, tesa, rossa, pulsante di dolore.
Non voglio che senta tutto questo male, cazzo.
Poi vedo una palla scura al centro.
E sei tu.
E poi non vedo più niente perché le lacrime me lo impediscono.
Nel frattempo mi compaiono attorno altre due infermiere e il medico fa capolino per chiedere come va.
-Tutto sotto controllo - risponde l'ostetrica.
-Mi chiami se c'è bisogno - prosegue il dottore e sparisce.
Cosa? Se ne va? Perché se ne va?
-Stia tranquillo, va tutto bene. Bastiamo noi – mi dice un'infermiera, notando il mio sguardo smarrito.
Decido di fidarmi. Non ho scelta, credo.
Vaffanculo Hemingway.
Torno da Bella, mentre sento che l'ostetrica chiede un bisturi. E' l'episiotomia, per impedirle di lacerarsi.
Ma senza anestesia?
Cazzo, no.
Eppure lei non grida, né si lamenta.
Poi alla spinta successiva urla.
-Non ne posso più. Aiutatemi. Non ce la faccio più. Tiratelo fuori di lì.
-Ci siamo. La prossima spinta è l'ultima, Isabella - sento che le intima l'ostetrica.
Poi mi spinge via e le sale sopra lo stomaco con il busto ed entrambe le braccia.
Ancora un urlo, liberatorio stavolta.
Poi lo sento.
Ti sento.
Piangi.
Benvenuto piccolino.
Benvenuto Anthony Cullen.
Bella mi stringe la mano.
-Bravissima, amore mio. Sei stata eccezionale.
-Lo vedi? Lo hai visto? Fatelo vedere anche a me- chiede.
-Lo puliscono. Solo un attimo Isabella- le rispondono.
-Non l'ho ancora visto nemmeno io- le accarezzo i capelli.
Ha gli occhi iniettati di sangue, le occhiaie, è sudata fradicia, ma il suo sorriso è raggiante. E non è mai stata più bella di così.
-Due chili settecentocinquanta e 48 centimetri. Un colosso, per essere nato di 37 settimane - dice un'infermiera.
-Sono le diciassette e quindici. E questo è il vostro bellissimo bambino- ci dice invece l'ostetrica, poggiando un cosino urlante e rosa sulla pancia nuda di Bella.
Quello che avviene poi è una scena che non dimenticherò mai, vivessi mille anni.
Appena tocca la pelle di sua mamma, Anthony cessa di piangere immediatamente.
La riconosce, ascolta il suo battito e si ferma immobile.
Lei si commuove.
Io mi commuovo.
E penso che la vita è stata buona con me.
Questa felicità che sento non può mica essere gratuita.
E ciò che ho pagato è davvero poco se ora questo attimo così intenso è mio.
-Grazie- riesco a dire alla donna che amo. E che mi ha reso padre.
-Grazie a te. E' bellissimo.
Ed è bello davvero.
Due occhi grandissimi in una mela rossa di faccino. Due manine stupende, minuscole, con ditine lunghissime e unghiette precise, microscopiche. Due piedini piccoli, arricciati.
E profuma. Di bimbo. Di lei.
E' perfetto, assolutamente perfetto. Come lei. Come me.
Come noi.
Dieci minuti di adorazione dopo, l'ostetrica ci distoglie e mi chiama.
-Vuole vedere la placenta o si impressiona?
-Voglio vedere sicuro, grazie.
-Ecco qua- mi dice, sollevando un ventaglio rosso, con una miriade di ramificazioni blu.
Sembra un albero. E lo è. E' l'albero della vita.
E di nuovo mi sembra incredibile che grazie a lei sto vivendo tutte queste magie. Sto imparando tutte queste cose nuove, immense, fantastiche.
E sono di nuovo commosso.
S'è mai visto un uomo più felice e più frignante di così?
-E' stupenda. La vita, intendo.
Chi mi risponde è Bella.
-Sei stupendo tu.
Mi giro e non riesco a metterla a fuoco perché le lacrime mi appannano gli occhi.
Così ci passo i palmi delle mani e sfrego. Poi sorrido.
-Ti adoro.
-Anche io.
Vengono a riprendere Anthony e lui reclama a gran voce.
Bravo piccolo. Fatti rispettare. Fa' sentire forte la tua voce e la tua volontà.
L'infermiera lo passa al pediatra che deve effettuare tutti i controlli e metterlo per qualche ora almeno nella culla termica.
Mentre mi passa accanto l'infermiera mi guarda ironica.
-Si dice madre certa...Però questo bambino le ha staccato la testa!
Se la baciassi in bocca Bella ci resterebbe male?
Gongolo.
Bella mi guarda scuotendo la testa e sorridendo felice.
-E' vero. Io me lo sentivo. E ne sono così orgogliosa.
Non dico niente se no mi commuovo per l'ennesima volta, oggi.
Resto immobile a tenerle la mano, mentre le danno qualche punto all'episiotomia.
-Male?- le chiedo.
-Assolutamente no. Pizzica solo un po'. E' strano avere un bambino. Ti sembra che stai per morire e poi, un attimo dopo aver dato alla luce tuo figlio, sei in paradiso e non senti più alcun tipo di dolore...
-A posto. Ce la fa ad alzarsi o la portiamo noi?- chiede l'ostetrica.
-Credo di farcela.
Ma come. La lasciano alzarsi di già? Come niente fosse?
Questa donna è un'aliena.
-Mi dai una mano?- mi chiede.
Pure le gambe ti do.
Io da una parte e l'infermiera dall'altra, l'aiutiamo a mettersi seduta.
Poi si alza in piedi, da sola.
-Come va?- le chiede qualcuno.
-Benissimo- risponde, poi si rivolge a me, infilandomi una mano sotto il braccio.
-Andiamo a vedere Anthony?
E ci incamminiamo fuori dalla sala parto, raggianti.
Davanti alla nursery aspettiamo un po' e ne approfittiamo per telefonare a tutti.
Lei a suo padre, a sua madre e a Rose.
Io ai miei, che sono in volo sull'Atlantico, e poi ad Emmett.
-Auguri zio - lo saluto.
-Beh? Sfornata la torta?
-Sì. E' nato.
-Evvai! Come stanno tutti e due?
-Sta bene lui e sta bene la mamma.
-E tu?
-Io mi sento rincoglionito in modo impressionante, come se mi avessero infilato in una centrifuga a velocità massima.
-Forte. Gira la testa?
-Gira tutto. Mi sento sulle montagne russe. Non ho mai riso e pianto tanto come oggi. Ad un certo punto credevo di avere una crisi di nervi.
-Ed ora?
-Ora? Sono felice. La felicità fatta persona. Il dio della felicità. Esiste?
-E che ne so? Sembri ubriaco.
Rido.
Forse è vero. Mi sento ubriaco. Ubriaco di felicità.
Mi sembra di essere in un sogno.
E che nessuno si azzardi a svegliarmi perché stavolta mordo ferocemente chiunque.

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