martedì 5 aprile 2016

CAPITOLO 34




Funambolo
Tre ore dopo siamo nella sua stanza.
Bella sta mangiando una mega tazza di latte con biscotti.
E' la sua cena, dopo che ha saltato la colazione e il pranzo.
Anthony ce l'ho io in braccio. Ha avuto bisogno della culla termica solo per due ore, ed ora è con noi. E' un sogno irrinunciabile.
E non riesco ancora a decidere se guardare lei, che mi sembra aver fatto una magia, o un miracolo, o tutta una serie di magie e miracoli, o il nostro piccolo che dorme beato nell'incavo del mio braccio, arrotolato come una pallina, mentre nel sonno ogni tanto ciuccia, facendo un rumore buffissimo.
E mi commuovo di nuovo.
Cazzo, mi sto trasformando in una femmina.
-E' possibile che sia io la puerpera?
Ride.
-Direi di no, Cullen. L'ho fatto io quel batuffolo, e pure con una certa fatica. Non arrogarti meriti che non hai.
-E di questi che dici?
Le mostro i segni sul braccio libero, fiero come se fossero cicatrici ricevute in battaglia.
-Sono stata io?- strabuzza gli occhi.
-Sì, ma non ho fiatato.
Per paura che mi cavasse gli occhi, non per spirito di sacrificio, ma questo lo ometto.
-Accidenti, che valore!
-Mi prendi per il culo, gioia?
-Non mi permetterei mai, amoore.
Ridiamo.
Il batuffolo fa una smorfia, disturbato dal mio sussultare.
-Hai visto, Edward?
-Cosa?
-La smorfia che ha fatto.
-Sì, il principino è disturbato dalle nostre risate.
-Non hai visto bene. Quella smorfia è impressionante.
-Uh?
-E' la tua smorfia. Quella bagnamutande, Cullen. Quella che fai quando pensi che davanti a te c'è qualcuno che non capisce un cazzo. Anthony ha fatto la stessa identica smorfia.
-Ehi, piccoletto. Pensi che tuo padre non capisca un tronco? No, vero?
Sto di nuovo gongolando.
Non posso certo nascondere che il fatto che mi somigli così tanto mi faccia un piacere immenso.
Chissà cosa diranno i miei.
Ed Emmett. A giorni dimetteranno anche lui, e arriverà qui a razzo. E' curioso di vedere la mia opera d'arte.
Quasi quasi lo espongo nella pubblica piazza. Si può?
Sono tutti uguali i bambini? Sono tutti così orgogliosi i padri? Io mi sento esplodere d'orgoglio. Sono gonfio come un pavone. Se uscissi adesso fuori finirei dritto sotto una macchina, la prima che passa, perché guardare dove vado non è nelle mie priorità.
E infatti sto qui. Tanto il letto accanto a Bella è vuoto e nessuno mi dice niente.
Ci lasciano Anthony ancora un'oretta, poi lo porteranno al nido perché Bella riposi un po'.
Ma posso tenerlo io e stare sveglio pure tutta la notte. Che me ne frega di dormire?
Un cazzo. Dormire è non vivere.
Non esiste che io mi perda un attimo di mio figlio per dormire.
-Ci sei? Cullen?
-Scusa. Ero distratto.
-Ho visto. Ti chiedevo a che ora arrivano i tuoi.
-Intorno alle undici, più o meno.
-Passano di qui?
-Sì, ci provano, ma non li faranno entrare. E' troppo tardi.
-Sono le undici adesso. E dalla nursery verranno a prendere Anthony.
-Perché? Non posso tenerlo io?
-Lo stai già viziando.
-Tu l'hai tenuto più di otto mesi, io solo qualche ora in fondo.
-Cominciamo bene.
Sentiamo un brusio concitato in corridoio.
Poggio dolcemente il piccolo nella culla e vado a sbirciare dalla porta proprio mentre la porta si sta aprendo contro il mio naso.
Cazzo che dolore.
E' l'infermiera.
-Mi scusi signor Cullen. E' sveglia la signora? Ci sono due signori che...
Non riesce a finire di parlare che i miei entrano come due uragani nella stanza.
Mia madre mi abbraccia, poi abbraccia Bella, poi si china sulla culla a guardare suo nipote e comincia a piangere e a dire frasi sconnesse.
-Tesoro. Amore piccolo. Quanto sei bello. Ma come sei piccolo. Ma quanto sei bello.
Mio padre guarda tutti commosso e imbarazzato.
Poi si china a baciare Bella e guarda anche lui Anthony facendogli un verso schioccante con le labbra, come se chiamasse un gatto.
Io alzo gli occhi al cielo.
Grandioso.
Ci siamo tutti rincoglioniti.
Bella ride felice. Non le dà fastidio niente, per fortuna.
-E' impressionante- osserva ad un certo punto mia madre, guardando Anthony che dorme placido ma fa qualche smorfia nel sonno.
-La somiglianza con lui, eh?- risponde Bella indicandomi con l'indice.
-Scusaci, ma...- dicono i miei quasi all'unisono.
-Non scusatevi. Io ne sono orgogliosa. Lo volevo proprio così. Uguale identico a suo padre.
E di nuovo sono sovrastato, inondato, sottomesso, da questo sentimento nuovo che è l'orgoglio. Mi sembra di avere addirittura guadagnato qualche centimetro d'altezza. Sono del tutto rimbecillito.
I miei se ne sono andati quasi subito promettendo di tornare domattina.
Ora è l'alba ed io non ho dormito un cazzo di niente. E sono fresco come una rosellina.
Le gioie della paternità.
Guardo Bella che dorme beata, la bocca un po' aperta, le mani appoggiate sul lenzuolo, i capelli sparsi intorno a lei. Bella come una dea.
Guardo mio figlio. Ce l'hanno lasciato, visto che non piangeva. Dorme a pancia in giù e continua a intervalli regolari a succhiare a vuoto.
Mio figlio.
Bella ha già iniziato ad allattarlo. Non si tratta ancora di latte vero e proprio, ci hanno spiegato, ma è importante per stimolarne la produzione ed inoltre è pieno di difese immunitarie importantissime per il piccolo.
E lui attaccato al seno di sua madre sembra così beato.
Mi sento in paradiso.
Non credo che i beati stiano meglio di così.
Alle sei, puntuale come un orologio svizzero, tre ore precise dalla terza poppata, Anthony si sveglia e reclama con i suoi versi ridicoli che non sono un pianto vero e proprio, la quarta razione di latte della sua vita.
Lo tiro su con tutta la delicatezza possibile e lui si attacca a ventosa alla mia guancia, poi si ritrae gridando disperato.
Lo credo cucciolo.
Una tetta barbuta farebbe schifo anche a me.
Bella si è svegliata alle grida di questo allarme vivente.
Glielo passo mentre si tira su e mi sorride.
Apre la camicia dalla parte destra e avvicina la testolina del piccolo che si attacca immediatamente, per istinto, al suo seno gonfio. E succhia voracemente, gli occhioni aperti su sua madre e le manine strette a pugnetto.
Io li immortalo con la macchina fotografica e me li godo.
Succhia e ogni tanto sbaglia ritmo, così tossisce e sputacchia, è ridicolo e dolcissimo.
Mi viene da ridere e da piangere, ma si può?
Gli ormoni scombussolati sono i miei, non quelli della mamma.
Infatti nonostante Bella sia a seno nudo e bellissima, la bestia laggiù è stranamente mansueta. Non è che devo preoccuparmi?
Magari divento gay, o asceta. E non è che sia felice all'idea.
-Cosa fai lì in piedi? Vieni a sederti sul letto, vicino a noi- mi dice lei.
Ma io faccio di più che sedermi accanto a loro. Mi sdraio con la testa sulle gambe di lei e annuso l'odore di Anthony dalla sua tutina di spugna.
E' la prima volta che sto volentieri in un ospedale che, anzi, mi sembra il posto più bello del mondo. E anche questo letto mi sembra comodo, e non puzza più di disinfettante e malattia.
Com'è che un affarino di neanche mezzo metro ha sconvolto ogni mia convinzione?
Allungo un dito a toccare il visetto rotondo e quello s'incazza.
Si stacca dal seno di Bella e grida, rosso in viso.
-Lo hai disturbato! Non si fa, mentre mangia- ride lei.
Rido anch'io.
Chissà da chi ha preso questo carattere così irascibile.
Si placa appena Bella se lo riavvicina al seno e ricomincia a succhiare a tutta forza.
Un cucciolo di lupo, vorace e suscettibile.
-Soldo di cacio incazzoso!- gli dico e ridiamo di nuovo.
Alle sette e trenta vengono a prendercelo e a portare la colazione a Bella.
Io scendo fino al bar di sotto a prendere qualcosa di commestibile, visto che sono ore che non mangio e ho una fame nera.
Quando torno di sopra, mezz'ora dopo, un caffè in una mano e il giornale nell'altra, in camera da Bella c'è il pienone.
Sono arrivati Charlie, Sue e Angela, e tutti chiacchierano allegramente.
-Complimenti papà!- mi dicono Angela e Sue in coro.
Charlie è rimasto indietro, in silenzio. Sono io ad andargli incontro, la mano tesa, liberata dal caffè.
Mi guarda per un attimo interminabile, poi me la stringe, attirandomi a sé in un abbraccio.
-Continua a comportarti bene, Cullen. Potresti riuscire a piacermi- mi dice, ma è commosso e sorride.
Io ho di nuovo la gola chiusa. Non c'è verso di tornare l'impassibile Edward Cullen. Chissà dov'è andato a finire.
Un attimo dopo sono tutti fuori dalla porta, diretti al vetro della nursery per vedere Anthony.
-Andiamo anche noi?- mi chiede lei.
Annuisco e le porgo la mano.
Quando mi passa accanto mi bacia su una guancia e struscia il suo viso contro il mio.
-Mh. Sai di buono.
-E' da ieri mattina che non mi lavo- rido.
-E' il tuo odore. Mi piace, Edward, mi è sempre piaciuto.
Ride, mi fa una carezza e mi oltrepassa incamminandosi verso il corridoio.
Mi annuso un braccio. Il mio odore le piace? Anche a me, anzi, anche al mio inquilino di sotto. Ma non è il mio odore. E' lei e sono le sue parole.
Bentornato, amico. Allora non eri sparito.
Ma chissà quanto dovremo aspettare per un po' di sano sollievo.
Mentre siamo davanti al vetro del nido arrivano anche Hale e Alice, pieni di sorrisi e complimenti. Hanno portato dei fiori bianchi a Bella, con una rosa blu al centro.
Ma non c'è niente da fare. Io il bellimbusto d'oro proprio non lo digerisco, nemmeno ora, accompagnato felicemente.
Comunque sorrido, cercando di essere convincente, e per fortuna ci sono anche gli Swan, con cui parlare. Poi, mentre si chiacchiera, l'avvocato dal sorriso smagliante asserisce serafico che il piccolo Cullen è proprio la copia sputata di suo padre. E guadagna di colpo cento punti. Mi sembra che mi si accendano dei riflettori sulla testa, per il caldo che sento.
Roba da matti, che effetto fa essere genitori. Ti diventa persino simpatico uno che fino ad un attimo prima avresti gettato nelle segrete dei castelli medioevali.
Comunque non faccio in tempo a liberare la cella medioevale che arriva Eric agghindato a festa e tutto sorridente, insieme alla signora Cope e all'architetto che ultimamente ha lavorato nel mio ufficio molto più del sottoscritto.
Sono tutti davvero gentili e festosi con noi e cerco di mostrarmi cordiale ed affabile.
Però non vedo l'ora che spariscano, così possiamo tornarcene nella nostra stanza e riavere con noi anche Anthony, che per la durata delle visite è segregato al nido.
Bella mi lancia uno sguardo di disapprovazione, mentre parla con uno e con l'altro.
Redarguito con gli occhi.
Che ho fatto?
Il mio sguardo di rimando è un punto interrogativo. E lei mima con la bocca “Sorridi”.
Cazzo. Ma se mi sta venendo una paresi! Evidentemente non ho un sorriso molto sincero. Tutto normale dunque. Anche Edward Cullen è ancora presente e vivo in mezzo a noi. Ne sentivo la nostalgia.
Il buon Charlie mi tira da una parte e mi propone un altro giro al bar, per una birra, dice.
-Io l'accompagno volentieri, ma prenderò un altro caffè. Alcolici non posso.
-Mi piacciono la sincerità e l'onestà in un uomo.
Taccio, sorridendo appena. E' chiaro che vuole parlarmi, se mi ha allontanato dagli altri.
-Ed ora che intenzioni avete, tu e mia figlia?
E perché non lo chiede a lei, porco cazzo?
-Sposarci, vivere insieme. Fare altri figli. Vivere in modo normale, credo.
-Perfetto, allora.
Tutto qui? Poteva chiedermelo anche di sopra.
-Però...
Ah, ecco. Mi pareva.
-Sì?
-Bella non è una donna “normale”, non comune, intendo. E' particolare, diversa dalla maggior parte delle altre donne.
-Nemmeno io sono un campione della normalità, se è per questo.
-E ad Anthony, e al suo bisogno di normalità invece avete pensato?
Ma che cazzo vuole, questo? Dirmi che io e Bella siamo due fenomeni da baraccone, incapaci di allevare figli?
-Non capisco dove vuole arrivare- dico risentito.
In realtà capisco benissimo. Ma non voglio incazzarmi col padre di Bella se non è più che necessario.
-I vostri problemi psicologici. Andavano risolti prima di diventare genitori.
Mi fermo in mezzo al corridoio, braccia conserte e cipiglio agguerrito.
Sono sempre io in fondo.
-Probabilmente è vero. Tuttavia questo bambino è arrivato in maniera alquanto inaspettata ed ha dato stimolo ad entrambi per riordinare le nostre vite. Inoltre penso che un bambino abbia bisogno soprattutto di tanto amore, e noi questo sono sicuro che sapremo dargliene.
Vorrei fermarmi qui, per non esagerare. Ma le parole premono. Mi salgono su dal fondo dello stomaco, e mi rendo conto che se Bella fosse presente, approverebbe. Perciò do fiato alle trombe.
-Inoltre direi che spesso avere genitori “stabili” e “normali” non rende immuni dall'aver problemi nel crescere.
Chi vuol capire capisca. E vedo che lo sceriffo capisce.
Si gratta la testa e la scuote, poi sorride.
-Sì, credo che in fondo tu abbia ragione.
Riprendiamo a camminare e tutto quello che vorrei è poter tornare di sopra e piantarla con questi incontri tra parenti che seminano solo zizzania.
-Non volermene. Mi premono moltissimo, tanto mia figlia quanto mio nipote- riprende, quando arriviamo al bar.
-Non gliene voglio. Ma non ha idea di quanto premano a me.
-Ora lascia il pulcino nella bambagia e vieni qui vicino a me. Ho bisogno di coccole.
La voce di Bella mi chiama quando finalmente rientro in camera da lei spingendo la cullina di Anthony che ci è stato riconsegnato, finito il continuo viavai di amici, parenti e conoscenti, in una parola rompicoglioni.
Rimbocco le copertine azzurre al piccolo e mi siedo accanto a lei, sul letto.
-Cosa non va, vuoi dirmelo?
-Ho parlato con tuo padre.
-Ti ha detto che da piccola rubavo al supermercato?
Sorrido.
-Secondo lui siamo genitori problematici.
-Potrebbe avere ragione. Ma anche no.
-E' quello che gli ho detto.
-Hai fatto bene. Il resto lo scopriremo vivendo, sia noi che chi oggi giudica. Ed ora vieni ad abbracciarmi.
Una pausa. -Stasera verrà anche mia madre...
-Avrete molto da dirvi.
-Probabilmente lei. Io non ho molto da raccontare. Cos'ho fatto negli ultimi dieci anni lo sa già. Chi sono non le è mai interessato. Ma ascolterò, e se mi farà domande risponderò, con assoluta sincerità.
-Vuoi che mi fermi o preferisci restare sola con lei?
-Vorrei averti qui sempre. Ma forse è meglio se parliamo da sole.
-Approfitterò per passare in ufficio. Ho alcuni progetti da controllare e firmare.
Dopo pranzo resto ancora un po' per godermi lo spettacolo dell'allattamento di Anthony.
A Bella è arrivata la montata lattea, sembra, ed Anthony succhia, si strozza perché gli arriva troppo latte, si stacca, grida, si riattacca, succhia ancora. Poi finalmente si placa. E' irresistibile, meglio di un film d'azione.
Poi li saluto, con un bacio sulla testolina a lui, e uno con tante labbra e anche un po' di lingua a lei. E me ne vado, leggero e contento, in ufficio, promettendo di tornare per cena.
Devo passare da casa per una doccia e a cambiarmi, e prendere un libro a lei.
Quando torno sono passate da poco le diciotto.
La porta della camera è socchiusa e all'interno sento le voci di Bella e di un'altra donna. Deve essere sua madre.
Non vorrei origliare, ma mentre penso se sia il caso di entrare interrompendole, sento il mio nome e mi fermo immobile, in ascolto.
-...rappresenta tutto ciò che mi ha sempre attratto in un uomo. E' intelligente, sensibile, divertente, tenero, attento. Ma a volte invece è contorto, irascibile, geloso, compulsivo, possessivo. E questo dualismo mi affascina terribilmente. E poi è bello. E a letto è sempre stato un dio.
Ridono.
Un dio a letto? Interessante.
Busso, non voglio rubare altre confidenze.
-Buonasera, belle signore. Si può?
-Ciao- mi dice la mamma di Bella, venendomi incontro e abbracciandomi. E' una bella signora sulla cinquantina, festosa e ilare, un po' sopra le righe, anche nell'abbigliamento.
-Cosa ci facevi dietro la porta, Cullen infido?
Beccato.
-Appena arrivato.
Mi guarda con un occhio socchiuso e un' aria da “dopo facciamo i conti”.
Il dio a letto ti fa volentieri tutti i conti che vuoi, gioia.
Scherziamo e parliamo lievi per un'oretta, poi portano la cena a Bella e sua mamma se ne va.
-Oggi pomeriggio è stata qui anche tua mamma. Mi ha portato questo.
Mi mostra un album marrone, in pelle. Lo conosco. E' il mio.
Ci sono le mie foto dalla nascita fino ai due anni, quando è nato Emmett.
Lo sfogliamo insieme e guardando le mie foto sembra di vedere Anthony.
Bella è concentrata sull'album. Io su di lei.
-E così sono un dio a letto.
Solleva gli occhi, piccata.
-Che stronzo. Hai origliato!
-Solo un po'.
Mi fa una faccia vendicativa, poi ride.
-Non è mica un segreto quello che hai estorto.
-Però nutre la mia autostima.
-Che non aveva affatto bisogno di nutrimento.
-Questo lo dici tu. Con i lavori in corso nel tunnel, mi toccherà andare a piedi per chissà quanti giorni.
-A piedi? Forse più a mano...
Ridiamo.
-Solo una decina, dicono.
-Giorni o mani?
Ridiamo di nuovo.
-Giorni, scemo.
Faccio gli occhi storti e tiro fuori la lingua.
Restiamo a coccolarci per un po'. Carezze e baci, mentre Anthony dorme.
-Sarà meglio che Anthony stanotte stia al nido e io vada a casa a dormire un po'. Così dormi anche tu.
-Sei già stufo di noi?
-Non dire cazzate, Swan. Ma se dormi ti ricarichi più in fretta. Io ho bisogno della mia dea a letto e Anthony ti risucchierà ogni energia. E ti distruggeremo, in un mese o giù di lì.
-Ho infinite risorse, tranquillizzati. Sono un'atleta, non lo sai?
-Non ricordarglielo, per favore- e indico il mio inguine con il pollice.
-Si intristisce?- ride lei.
-No. Si trasforma. Sta per diventare un totem indiano, hai presente?
Per tutta risposta passa la mano a palmo aperto sul cavallo dei miei pantaloni.
E io ululo, come gli indiani prima della battaglia.
-Dieci giorni?
Annuisce.
-Non uno di più. Se non vuoi che impazzisca e mi metta a scopare il tubo della carta igienica.
Che poi è secco e freddo. E ti si sbriciola tutto in mano. Uno schifo solo a pensarci.

Nessun commento:

Posta un commento