Epilogo
-Papà? Papà?
Sono sdraiato in giardino con un libro in mano.
Ma possibile che questo bambino non possa mai stare fermo un attimo?
-Papà?
-Arrivo.
Mi alzo sbuffando leggermente e lo raggiungo sul retro della casa, dove è il grande pino su cui Anthony adora arrampicarsi.
-Dove sei, An? Non ti vedo.
-Sono quassù, papà! In altissimo!
Alzo gli occhi e lo vedo. Quasi in cima. A perlomeno dieci metri dal suolo.
Scuoto la testa. E stringo le mani a pugno, conficcandomi le unghie nel palmo.
-Reggiti e sta' attento, per favore. Okay?
Ho una paura bestia che cada.
Ma gliel'ho insegnato io ed anche io lo facevo da piccolo.
Sotto la supervisione del nonno le prime volte, poi da solo. O con mio fratello.
E' incredibile.
Quando sei lassù sei padrone del mondo. In pace. Tranquillo come un pesce rosso nella sua boccia.
Ho ripreso ad arrampicarmi proprio per insegnare a mio figlio. Per insegnargli ad amare e rispettare la natura e i limiti dell'uomo.
Fargli comprendere la linea sottile che separa ciò che può essere fatto, con la dovuta attenzione, e ciò che mai va iniziato.
Dove può arrivare la curiosità, e dove va assolutamente contrastata.
Fare il genitore non è semplicissimo, ma è stupendo.
Sono sdraiato in giardino con un libro in mano.
Ma possibile che questo bambino non possa mai stare fermo un attimo?
-Papà?
-Arrivo.
Mi alzo sbuffando leggermente e lo raggiungo sul retro della casa, dove è il grande pino su cui Anthony adora arrampicarsi.
-Dove sei, An? Non ti vedo.
-Sono quassù, papà! In altissimo!
Alzo gli occhi e lo vedo. Quasi in cima. A perlomeno dieci metri dal suolo.
Scuoto la testa. E stringo le mani a pugno, conficcandomi le unghie nel palmo.
-Reggiti e sta' attento, per favore. Okay?
Ho una paura bestia che cada.
Ma gliel'ho insegnato io ed anche io lo facevo da piccolo.
Sotto la supervisione del nonno le prime volte, poi da solo. O con mio fratello.
E' incredibile.
Quando sei lassù sei padrone del mondo. In pace. Tranquillo come un pesce rosso nella sua boccia.
Ho ripreso ad arrampicarmi proprio per insegnare a mio figlio. Per insegnargli ad amare e rispettare la natura e i limiti dell'uomo.
Fargli comprendere la linea sottile che separa ciò che può essere fatto, con la dovuta attenzione, e ciò che mai va iniziato.
Dove può arrivare la curiosità, e dove va assolutamente contrastata.
Fare il genitore non è semplicissimo, ma è stupendo.
In realtà ci sarebbe piaciuto avere altri figli, ma dopo i primi due anni, in cui siamo rimasti spesso delusi da ritardi e sintomi vari di Bella, ce ne siamo fatti una ragione.
Alla fine i miei spermatozoi sono pigri sul serio, ed Anthony è stato il miracolo che ci serviva. Di questo ringrazio il cielo ogni giorno e sono felice.
Lei e lui sono le mie ragioni di vita e va bene così.
Ho vissuto sospeso e in ansia tutto il quinto anno di vita di mio figlio, temendo che da un minuto all'altro si ammalasse, alla stessa età in cui mi sono ammalato io la prima volta. E' stato un anno terribile.
Poi è passato. Per fortuna. Lasciandoci indenni e felici.
Oggi Anthony ha sette anni ed è un bimbo sereno, amato, coccolato. D'accordo, forse anche un po' viziato.
E bellissimo, come dice continuamente sua madre.
Capelli castano chiaro, occhi verdi, sorriso timido ma accattivante, alto, longilineo. Non parla moltissimo. Adora disegnare e dipingere.
Alla fine i miei spermatozoi sono pigri sul serio, ed Anthony è stato il miracolo che ci serviva. Di questo ringrazio il cielo ogni giorno e sono felice.
Lei e lui sono le mie ragioni di vita e va bene così.
Ho vissuto sospeso e in ansia tutto il quinto anno di vita di mio figlio, temendo che da un minuto all'altro si ammalasse, alla stessa età in cui mi sono ammalato io la prima volta. E' stato un anno terribile.
Poi è passato. Per fortuna. Lasciandoci indenni e felici.
Oggi Anthony ha sette anni ed è un bimbo sereno, amato, coccolato. D'accordo, forse anche un po' viziato.
E bellissimo, come dice continuamente sua madre.
Capelli castano chiaro, occhi verdi, sorriso timido ma accattivante, alto, longilineo. Non parla moltissimo. Adora disegnare e dipingere.
Mentre sono ancora con il naso per aria a guardare la scimmietta e a pensare, mi sento abbracciare da dietro.
-Cosa fanno i miei due uomini preferiti?
Mi giro verso di lei e le cingo la vita, poi la bacio.
-Riposata abbastanza?
-Non so cosa m'è preso. Ultimamente ho sempre sonno.
-Domani ti accompagno a fare due analisi, d'accordo?
Fa una smorfia in risposta.
-Va bene- acconsente.
Non posso farci niente, anche se da quando la conosco tutto è sempre andato alla perfezione, io sono sempre con le antenne dritte a captare possibili segnali di bufera.
In verità dritte non tengo solo le antenne, ma questa è un'altra storia.
E forse potrebbe spiegare come mai lei oggi abbia dormito due ore in pieno pomeriggio.
Sorrido, tornando col pensiero a stanotte, solo l'ultima delle nostre sessioni di fuoco, ormai quasi esclusivamente notturne, vista la presenza di Anthony. Anche se a volte va dai miei a dormire, e allora ci diamo dentro alla grande, a tutte le ore e in tutti i modi, come quando il puma mi ubriacava di sesso per poi conquistarmi con l'amore.
-Cosa fanno i miei due uomini preferiti?
Mi giro verso di lei e le cingo la vita, poi la bacio.
-Riposata abbastanza?
-Non so cosa m'è preso. Ultimamente ho sempre sonno.
-Domani ti accompagno a fare due analisi, d'accordo?
Fa una smorfia in risposta.
-Va bene- acconsente.
Non posso farci niente, anche se da quando la conosco tutto è sempre andato alla perfezione, io sono sempre con le antenne dritte a captare possibili segnali di bufera.
In verità dritte non tengo solo le antenne, ma questa è un'altra storia.
E forse potrebbe spiegare come mai lei oggi abbia dormito due ore in pieno pomeriggio.
Sorrido, tornando col pensiero a stanotte, solo l'ultima delle nostre sessioni di fuoco, ormai quasi esclusivamente notturne, vista la presenza di Anthony. Anche se a volte va dai miei a dormire, e allora ci diamo dentro alla grande, a tutte le ore e in tutti i modi, come quando il puma mi ubriacava di sesso per poi conquistarmi con l'amore.
Flashback
Sto dormendo quando sento un fastidio del cazzo. Mi prude proprio lì, ed è un prurito talmente intenso da svegliarmi.
Ancora con gli occhi chiusi vado con la mano destra a darmi una bella ravanata a tutto l'apparato, ma trovo qualcosa che mi fa aprire gli occhi di scatto.
-Che cazzo c'è?- grido quasi, sollevandomi seduto e guardando giù.
Il mio pisello è stretto da un nastro rosso che lo circonda quattro volte e poi è annodato. Infilate nel nastro ci sono alcune perline tonde, piccole.
La visione è altamente erotica, ed ha quindi il potere di far aumentare sempre più le dimensioni del mio cazzo che si ritrova sempre più stretto, strizzato, dal laccio.
Fa un po' male, ma è un dolore che è anche piacere, in una fusione di sensazioni che mi mandano in tachicardia da sesso, altrimenti detto voglia incontenibile di figa. Quella di mia moglie, precisamente, che se la ridacchia sdraiata accanto a me.
-Strega malefica! Adesso mi spieghi come faccio a liberarmi?
-Aspetta che t'aiuto.
Ma è in difficoltà, visto che mentre tocca e sposta il mio pisello, e gira e torce il nastro, contribuisce al continuo aumento delle dimensioni della bestia incatenata.
-Prometeo è in fiamme, baby, leva quelle mani...faccio da solo.
-Se provassi a rilassarti, porca miseria, forse... Possibile che sei sempre in tiro?
-Se non toccassi sempre e dormissi, magari non andrebbe in tiro.
-Ah, sì? E chi era ieri notte che mi è entrato dentro mentre dormivo, come niente fosse?
-Non mi sembrava ti fosse dispiaciuto poi tanto.
-Infatti no, e neanche adesso mi dispiacerebbe tanto se...mi dessi una lezione per avere osato tanto!
Con lei è sempre così. Si ride e si scopa. Si scopa e ci si ama. Ci si ama e si ride.
Sempre in piena allegria e armonia. Non so come faccia.
A volte la sera arrivo a casa teso, stanco, nervoso.
Lei entra in modalità geisha e mi rilassa, mi distrae, mi distende.
E nello stretto giro di tempo che serve per cenare, sparecchiare e mettere a letto Anthony, sono dentro di lei, chiuso a chiave, beato e contento, con tutti i problemi e le noie fuori da casa nostra.
-Vuoi una lezione? L'avrai, cattivaccia che non sei altro.
E in un balzo le sono sopra, me lo prendo in mano, nastro e tutto, e lo allineo al suo ingresso, poi inspiro per cercare di trattenermi appena e riuscire a controllare l'erezione che continua a crescere.
Ma il nastro è elastico e lento, non stringe oltre un certo limite e alla fine il piacere dato dalla sensazione e dalla visione, supera il fastidio.
Espiro tenendole ferme le mani sopra la testa ed entrandole dentro lentamente.
La guardo fissa, senza battere ciglio né muovere muscolo.
Le vedo gli occhi velarsi di piacere, e la bocca schiudersi.
Inizio a muovermi su e giù, sempre molto lentamente, fuori e dentro di lei.
Nel mio paradiso. Fuori e dentro.
Calore e freddo. Fuori e dentro.
Umido e asciutto. Fuori e dentro.
Poi mi fermo e inizio a muovermi in circolo.
Sento le perline che si spostano lungo la mia asta dura e spessa. Colpendo terminazioni nervose e massaggiandole.
So che le sente anche lei.
Lo vedo nell'espressione dei suoi occhi, pura lussuria.
E la mia sensazione, unita a quella che leggo in lei, è incredibilmente eccitante.
Il piacere mi va alla testa come una droga, come alcool puro. E di più.
-Oh, sì. Muoviti di più, Edward. Spingi di più.
E comincia a muoversi in tondo anche lei, venendomi incontro, mentre mi spingo di bacino più a fondo che posso.
Un giro completo lei e una spinta poderosa mia.
Un altro giro e un'altra spinta.
Ancora un giro e ancora una spinta.
Sono al limite.
Digrigno i denti e mi fermo per aspettarla.
-Ci sei?- le chiedo. Non ne posso più.
-Toccami, ti prego.
Allora scendo con la mano a pizzicarle il clitoride, tenendolo stretto tra pollice, indice e medio e poi lasciandolo. Poi stringendo di nuovo. Poi lasciando di nuovo.
Lei si lecca il dito medio di entrambe le mani e si accarezza i seni, passando più volte le due dita sui capezzoli.
Sto impazzendo.
La sento stringermi dentro di sé e contrarre i glutei.
E' il segnale che aspettavo.
Ricomincio a spingere con tutta la forza arpionandomi alla testiera del letto. Una volta, due, tre. E ci sono.
Vengo dentro di lei mentre mi stringe ritmicamente nel suo orgasmo tenendosi una mano davanti alla bocca per non gridare e non rischiare di svegliare il bambino.
Anche io soffoco i grugniti e i ruggiti delle mie ondate di piacere nell'incavo del suo collo.
Poi rilasso il resto del corpo e mi schianto sopra di lei, appena un po' a destra, per non pesarle addosso completamente.
Il più intenso amplesso degli ultimi mesi.
Chissà dove ha scovato quel nastro.
-Baby, tu sarai la mia rovina e quindi la tua. Dove l'hai trovato quello?
-Tutta farina del mio sacco, caro. Nastro elastico comprato in merceria e perline da bigiotteria.
-E la misura?
-Tre volte il giro del mio polso, quattro quello della tua bestia feroce. Proporzione sperimentata negli anni.
La guardo mentre mi parla serissima.
Poi ride.
E rido anch'io.
-Secondo me se brevetti questo gioco, diventi famosa!
-No, lo tengo solo per noi. Gli altri devono usare la loro, di fantasia.
Esco da lei e dal mio membro, adesso rilassato, ciondola giù il nastro rosso con le perline. Lo sfilo e glielo consegno.
-Tienilo, eh? Non perderlo.
-Tranquillo. Lo lavo e lo conservo gelosamente.
Ridiamo di nuovo.
Poi mi alzo per andare in bagno.
E mentre cammino scuoto la testa e sorrido.
Incontrarla è stata la più grande botta di culo che potesse capitarmi.
Per svariati motivi.
Il sesso strepitoso è uno dei tanti. Ma non l'unico, né il principale.
E quando torno nel letto lei è sdraiata a pancia in giù, con i glutei meravigliosi e sodi all'insù.
E io sono di nuovo di pietra.
Ma che cazzo!
-Dormi, piccola?
-No. Ho sete.
-Vado a prenderti qualcosa?
-Dovrebbe esserci un chinotto in frigo, grazie.
Poi gira appena la testa e mi guarda. Ride.
-Ma vai così?
-Tengo un asciugamano davanti. Tanto An non si sveglia mai.
-Speriamo. Se no potrebbe rimanere sconvolto.
-Ma va'. Altro marchio di fabbrica Cullen. Tutti superdotati. Sarà così anche lui.
Rotea gli occhi in su.
Quando torno ho in mano due bicchieri e la lattina di chinotto.
-Dove lo vuoi?- le chiedo.
-Nel bicchiere- mi risponde.
E io, serafico, metto il mio cazzo nel bicchiere.
Ride come una pazza.
Afferra la lattina e beve direttamente da lì, poi me ne versa un po' nell'altro bicchiere.
Due matti. Ecco cosa siamo.
Ovviamente dopo il chinotto c'è stata un'altra sessione di sesso sfrenato. Senza nastro stavolta.
E poi ci siamo addormentati. Ma ormai era l'alba.
Fine flashback
Sto dormendo quando sento un fastidio del cazzo. Mi prude proprio lì, ed è un prurito talmente intenso da svegliarmi.
Ancora con gli occhi chiusi vado con la mano destra a darmi una bella ravanata a tutto l'apparato, ma trovo qualcosa che mi fa aprire gli occhi di scatto.
-Che cazzo c'è?- grido quasi, sollevandomi seduto e guardando giù.
Il mio pisello è stretto da un nastro rosso che lo circonda quattro volte e poi è annodato. Infilate nel nastro ci sono alcune perline tonde, piccole.
La visione è altamente erotica, ed ha quindi il potere di far aumentare sempre più le dimensioni del mio cazzo che si ritrova sempre più stretto, strizzato, dal laccio.
Fa un po' male, ma è un dolore che è anche piacere, in una fusione di sensazioni che mi mandano in tachicardia da sesso, altrimenti detto voglia incontenibile di figa. Quella di mia moglie, precisamente, che se la ridacchia sdraiata accanto a me.
-Strega malefica! Adesso mi spieghi come faccio a liberarmi?
-Aspetta che t'aiuto.
Ma è in difficoltà, visto che mentre tocca e sposta il mio pisello, e gira e torce il nastro, contribuisce al continuo aumento delle dimensioni della bestia incatenata.
-Prometeo è in fiamme, baby, leva quelle mani...faccio da solo.
-Se provassi a rilassarti, porca miseria, forse... Possibile che sei sempre in tiro?
-Se non toccassi sempre e dormissi, magari non andrebbe in tiro.
-Ah, sì? E chi era ieri notte che mi è entrato dentro mentre dormivo, come niente fosse?
-Non mi sembrava ti fosse dispiaciuto poi tanto.
-Infatti no, e neanche adesso mi dispiacerebbe tanto se...mi dessi una lezione per avere osato tanto!
Con lei è sempre così. Si ride e si scopa. Si scopa e ci si ama. Ci si ama e si ride.
Sempre in piena allegria e armonia. Non so come faccia.
A volte la sera arrivo a casa teso, stanco, nervoso.
Lei entra in modalità geisha e mi rilassa, mi distrae, mi distende.
E nello stretto giro di tempo che serve per cenare, sparecchiare e mettere a letto Anthony, sono dentro di lei, chiuso a chiave, beato e contento, con tutti i problemi e le noie fuori da casa nostra.
-Vuoi una lezione? L'avrai, cattivaccia che non sei altro.
E in un balzo le sono sopra, me lo prendo in mano, nastro e tutto, e lo allineo al suo ingresso, poi inspiro per cercare di trattenermi appena e riuscire a controllare l'erezione che continua a crescere.
Ma il nastro è elastico e lento, non stringe oltre un certo limite e alla fine il piacere dato dalla sensazione e dalla visione, supera il fastidio.
Espiro tenendole ferme le mani sopra la testa ed entrandole dentro lentamente.
La guardo fissa, senza battere ciglio né muovere muscolo.
Le vedo gli occhi velarsi di piacere, e la bocca schiudersi.
Inizio a muovermi su e giù, sempre molto lentamente, fuori e dentro di lei.
Nel mio paradiso. Fuori e dentro.
Calore e freddo. Fuori e dentro.
Umido e asciutto. Fuori e dentro.
Poi mi fermo e inizio a muovermi in circolo.
Sento le perline che si spostano lungo la mia asta dura e spessa. Colpendo terminazioni nervose e massaggiandole.
So che le sente anche lei.
Lo vedo nell'espressione dei suoi occhi, pura lussuria.
E la mia sensazione, unita a quella che leggo in lei, è incredibilmente eccitante.
Il piacere mi va alla testa come una droga, come alcool puro. E di più.
-Oh, sì. Muoviti di più, Edward. Spingi di più.
E comincia a muoversi in tondo anche lei, venendomi incontro, mentre mi spingo di bacino più a fondo che posso.
Un giro completo lei e una spinta poderosa mia.
Un altro giro e un'altra spinta.
Ancora un giro e ancora una spinta.
Sono al limite.
Digrigno i denti e mi fermo per aspettarla.
-Ci sei?- le chiedo. Non ne posso più.
-Toccami, ti prego.
Allora scendo con la mano a pizzicarle il clitoride, tenendolo stretto tra pollice, indice e medio e poi lasciandolo. Poi stringendo di nuovo. Poi lasciando di nuovo.
Lei si lecca il dito medio di entrambe le mani e si accarezza i seni, passando più volte le due dita sui capezzoli.
Sto impazzendo.
La sento stringermi dentro di sé e contrarre i glutei.
E' il segnale che aspettavo.
Ricomincio a spingere con tutta la forza arpionandomi alla testiera del letto. Una volta, due, tre. E ci sono.
Vengo dentro di lei mentre mi stringe ritmicamente nel suo orgasmo tenendosi una mano davanti alla bocca per non gridare e non rischiare di svegliare il bambino.
Anche io soffoco i grugniti e i ruggiti delle mie ondate di piacere nell'incavo del suo collo.
Poi rilasso il resto del corpo e mi schianto sopra di lei, appena un po' a destra, per non pesarle addosso completamente.
Il più intenso amplesso degli ultimi mesi.
Chissà dove ha scovato quel nastro.
-Baby, tu sarai la mia rovina e quindi la tua. Dove l'hai trovato quello?
-Tutta farina del mio sacco, caro. Nastro elastico comprato in merceria e perline da bigiotteria.
-E la misura?
-Tre volte il giro del mio polso, quattro quello della tua bestia feroce. Proporzione sperimentata negli anni.
La guardo mentre mi parla serissima.
Poi ride.
E rido anch'io.
-Secondo me se brevetti questo gioco, diventi famosa!
-No, lo tengo solo per noi. Gli altri devono usare la loro, di fantasia.
Esco da lei e dal mio membro, adesso rilassato, ciondola giù il nastro rosso con le perline. Lo sfilo e glielo consegno.
-Tienilo, eh? Non perderlo.
-Tranquillo. Lo lavo e lo conservo gelosamente.
Ridiamo di nuovo.
Poi mi alzo per andare in bagno.
E mentre cammino scuoto la testa e sorrido.
Incontrarla è stata la più grande botta di culo che potesse capitarmi.
Per svariati motivi.
Il sesso strepitoso è uno dei tanti. Ma non l'unico, né il principale.
E quando torno nel letto lei è sdraiata a pancia in giù, con i glutei meravigliosi e sodi all'insù.
E io sono di nuovo di pietra.
Ma che cazzo!
-Dormi, piccola?
-No. Ho sete.
-Vado a prenderti qualcosa?
-Dovrebbe esserci un chinotto in frigo, grazie.
Poi gira appena la testa e mi guarda. Ride.
-Ma vai così?
-Tengo un asciugamano davanti. Tanto An non si sveglia mai.
-Speriamo. Se no potrebbe rimanere sconvolto.
-Ma va'. Altro marchio di fabbrica Cullen. Tutti superdotati. Sarà così anche lui.
Rotea gli occhi in su.
Quando torno ho in mano due bicchieri e la lattina di chinotto.
-Dove lo vuoi?- le chiedo.
-Nel bicchiere- mi risponde.
E io, serafico, metto il mio cazzo nel bicchiere.
Ride come una pazza.
Afferra la lattina e beve direttamente da lì, poi me ne versa un po' nell'altro bicchiere.
Due matti. Ecco cosa siamo.
Ovviamente dopo il chinotto c'è stata un'altra sessione di sesso sfrenato. Senza nastro stavolta.
E poi ci siamo addormentati. Ma ormai era l'alba.
Fine flashback
Anthony mi distoglie dai miei ricordi e ci chiama.
-Mamma? Papà? Arrivano gli zii!
-Scendi, da bravo. E fa' attenzione.
Dal vialetto che porta a casa nostra si sente il rombo del motore della macchina di Emmett.
Poi uno strombazzare allegro.
Anthony corre incontro ai cugini, mentre io cingo Bella per le spalle.
Dall'auto scendono correndo e gridando i più piccoli dei Cullen, i gemelli Garrett e Victoria, due diavoletti scatenati di quattro anni. Seguiti da Rose, appesantita dalla seconda gravidanza.
Mio fratello s'è dato da fare, dopo il suo incidente.
Si sono sposati solo qualche mese dopo di noi e hanno continuato a girare il mondo insieme. Poi, quando Rose ha sentito voglia di maternità, Emmett ha cambiato lavoro ed è diventato sedentario.
Ora vivono poco lontano, ad Olympia, dove lui lavora per un'industria automobilistica.
Anthony e i cugini sono legatissimi e ci vediamo spesso nei fine-settimana.
La vita alla fine, nonostante qualche scossone potente, è stata generosa con tutti noi. E pensando questo, oggi mi dico davvero sereno.
Anch'io ho diminuito molto la mia presenza in ufficio. E Bella con me.
Andiamo solo al mattino, quando Anthony è a scuola. Nel pomeriggio i nostri due uffici sono sotto il dominio dei vecchi e cari Hale e Varn. Negli anni sono diventati amici sinceri e fidati.
Del mio socio, l'architetto Varn, mi fido quasi come di mio fratello. E per Bella è lo stesso riguardo ad Hale, che due anni fa ha sposato la signorina Alice.
-Mamma? Papà? Arrivano gli zii!
-Scendi, da bravo. E fa' attenzione.
Dal vialetto che porta a casa nostra si sente il rombo del motore della macchina di Emmett.
Poi uno strombazzare allegro.
Anthony corre incontro ai cugini, mentre io cingo Bella per le spalle.
Dall'auto scendono correndo e gridando i più piccoli dei Cullen, i gemelli Garrett e Victoria, due diavoletti scatenati di quattro anni. Seguiti da Rose, appesantita dalla seconda gravidanza.
Mio fratello s'è dato da fare, dopo il suo incidente.
Si sono sposati solo qualche mese dopo di noi e hanno continuato a girare il mondo insieme. Poi, quando Rose ha sentito voglia di maternità, Emmett ha cambiato lavoro ed è diventato sedentario.
Ora vivono poco lontano, ad Olympia, dove lui lavora per un'industria automobilistica.
Anthony e i cugini sono legatissimi e ci vediamo spesso nei fine-settimana.
La vita alla fine, nonostante qualche scossone potente, è stata generosa con tutti noi. E pensando questo, oggi mi dico davvero sereno.
Anch'io ho diminuito molto la mia presenza in ufficio. E Bella con me.
Andiamo solo al mattino, quando Anthony è a scuola. Nel pomeriggio i nostri due uffici sono sotto il dominio dei vecchi e cari Hale e Varn. Negli anni sono diventati amici sinceri e fidati.
Del mio socio, l'architetto Varn, mi fido quasi come di mio fratello. E per Bella è lo stesso riguardo ad Hale, che due anni fa ha sposato la signorina Alice.
-Ciao fratello!- grido all'indirizzo di Emmett e lui si avvicina, travolto a sorpresa dall'agguato di nipote e figlio, armati fino ai denti di asce e lance da indiani.
-Anthony! Garrett! Fate davvero paura!
-Siamo indiani sioux, zio. Non Anthony e Garrett.
-Scusate, indiani sioux.
Mi avvicino e l'aiuto a rialzarsi dal prato dove si è buttato insieme ai due piccoli.
Un abbraccio e un pugno sulle spalle.
Trentasette anni io, trentacinque lui, ma non siamo cambiati molto.
Dalla soglia di casa Bella e Rose ci chiamano.
Bella ha in braccio Victoria, riccioli biondi e occhi azzurri, una piccola dea Venere, somigliantissima alla mamma.
Passiamo il pomeriggio e la serata allegramente, tutti insieme, chiacchierando e ridendo, a parte un'oretta circa in cui le due signore vanno ad appartarsi in un angolo del salotto, e poi spariscono di sopra. Al ritorno si appartano di nuovo, ma noto un parlottare allegro ed eccitato, soprattutto da parte di Bella.
Probabilmente stanno parlando della nuova gravidanza di Rose.
E mi fa un po' male vedere la felicità negli occhi di mia moglie.
Avrei voluto dartelo anch'io un altro figlio.
Scusa se non ci sono riuscito, cazzo.
-Anthony! Garrett! Fate davvero paura!
-Siamo indiani sioux, zio. Non Anthony e Garrett.
-Scusate, indiani sioux.
Mi avvicino e l'aiuto a rialzarsi dal prato dove si è buttato insieme ai due piccoli.
Un abbraccio e un pugno sulle spalle.
Trentasette anni io, trentacinque lui, ma non siamo cambiati molto.
Dalla soglia di casa Bella e Rose ci chiamano.
Bella ha in braccio Victoria, riccioli biondi e occhi azzurri, una piccola dea Venere, somigliantissima alla mamma.
Passiamo il pomeriggio e la serata allegramente, tutti insieme, chiacchierando e ridendo, a parte un'oretta circa in cui le due signore vanno ad appartarsi in un angolo del salotto, e poi spariscono di sopra. Al ritorno si appartano di nuovo, ma noto un parlottare allegro ed eccitato, soprattutto da parte di Bella.
Probabilmente stanno parlando della nuova gravidanza di Rose.
E mi fa un po' male vedere la felicità negli occhi di mia moglie.
Avrei voluto dartelo anch'io un altro figlio.
Scusa se non ci sono riuscito, cazzo.
-Buonanotte, piccolo principe della mamma.
Bella bacia sulla testa Anthony.
-Naso naso?
Anthony annnuisce in risposta e Bella si avvicina. E' il loro gioco della buonanotte.
Sfregano i due nasi insieme, poi le ciglia, battendo le palpebre, infine strofinano le guance insieme.
Io li guardo dalla porta, poi mi avvicino commosso, come sempre. Mi sembra di vedere una bolla d'amore racchiuderli.
E mi sembra sempre troppo che entrambi mi appartengano.
-Buonanotte, papà.
-Buonanotte tesoro mio.
Bella bacia sulla testa Anthony.
-Naso naso?
Anthony annnuisce in risposta e Bella si avvicina. E' il loro gioco della buonanotte.
Sfregano i due nasi insieme, poi le ciglia, battendo le palpebre, infine strofinano le guance insieme.
Io li guardo dalla porta, poi mi avvicino commosso, come sempre. Mi sembra di vedere una bolla d'amore racchiuderli.
E mi sembra sempre troppo che entrambi mi appartengano.
-Buonanotte, papà.
-Buonanotte tesoro mio.
-E' stata una bella giornata- mi dice Bella mentre mi spoglio, lei già sotto le coperte.
-Sì. Adoro quei due discoli di Garrett e Vic.
-Vic è bellissima.
-Stupenda. E' il ritratto di Rose.
-Credevo ti piacessero le brune- si finge offesa.
-Dopo tutti questi anni, cambiare un po', no?
-Se vuoi, posso cambiarti i connotati della faccia, tesoro. Basta chiedere.
Rido e l'abbraccio.
-Bella come te, nessuna. Né mora, né bionda. Mai.
-Salvato in extremis. Ma non so se meriti un regalo.
-Regalo?
-Mh mh.
-Me curioso.
Le si illuminano gli occhi.
-Chiudi gli occhi e sdraiati.
Lo faccio.
Un altro giochino? Al pensiero, ecco qua. Sono già ammandrillato come un porco.
Sento un fruscio, poi il cigolare del letto, il suo cassetto del comodino che si apre, poi si richiude, un altro cigolio ed è su di me, con le braccia conserte sul mio petto.
-Apri gli occhi.
La metto a fuoco ed in mano ha un termometro. No, non è un termometro.
E'...
Sto per svenire.
Per fortuna sono sdraiato.
Se mi viene un colpo?
Le lacrime mi impediscono di vedere nitidamente.
Ma anche se ne vedo quattro, vuol dire che ce ne sono di sicuro due.
E quindi è vero.
Un nuovo miracolo.
Non è un termometro.
E' un test di gravidanza, con due lineette blu molto evidenti. Anzi quattro.
Bella è di nuovo incinta.
L'abbraccio, la bacio. E rido, e piango.
Non capisco più un cazzo di niente. Potrebbero arrivare gli alieni a rapirmi.
Li accoglierei ridendo.
-Sì. Adoro quei due discoli di Garrett e Vic.
-Vic è bellissima.
-Stupenda. E' il ritratto di Rose.
-Credevo ti piacessero le brune- si finge offesa.
-Dopo tutti questi anni, cambiare un po', no?
-Se vuoi, posso cambiarti i connotati della faccia, tesoro. Basta chiedere.
Rido e l'abbraccio.
-Bella come te, nessuna. Né mora, né bionda. Mai.
-Salvato in extremis. Ma non so se meriti un regalo.
-Regalo?
-Mh mh.
-Me curioso.
Le si illuminano gli occhi.
-Chiudi gli occhi e sdraiati.
Lo faccio.
Un altro giochino? Al pensiero, ecco qua. Sono già ammandrillato come un porco.
Sento un fruscio, poi il cigolare del letto, il suo cassetto del comodino che si apre, poi si richiude, un altro cigolio ed è su di me, con le braccia conserte sul mio petto.
-Apri gli occhi.
La metto a fuoco ed in mano ha un termometro. No, non è un termometro.
E'...
Sto per svenire.
Per fortuna sono sdraiato.
Se mi viene un colpo?
Le lacrime mi impediscono di vedere nitidamente.
Ma anche se ne vedo quattro, vuol dire che ce ne sono di sicuro due.
E quindi è vero.
Un nuovo miracolo.
Non è un termometro.
E' un test di gravidanza, con due lineette blu molto evidenti. Anzi quattro.
Bella è di nuovo incinta.
L'abbraccio, la bacio. E rido, e piango.
Non capisco più un cazzo di niente. Potrebbero arrivare gli alieni a rapirmi.
Li accoglierei ridendo.
***Otto mesi dopo
-Puttana Eva, Cullen! Almeno stavolta poteva essere una bambina?
Non rispondo ovviamente.
Sorrido e le massaggio la schiena.
Andiamo avanti così da due ore.
-Ho un caldo da morire. E i brividi. Puoi fare qualcosa?
Tipo cosa? Vorrei chiederle.
Le faccio aria con un ventaglio, poi le do dei baci su un braccio.
-Non toccarmi per piacere. Mi fa male tutta la pelle. Tira tutto.
Lo so come ti senti.
Duole tutto, dappertutto. E' terribile.
-Già ma tu che ne sai. Sei un uomo.
Non rispondo.
Faccio un cenno all'ostetrica però, quando si affaccia nella camera.
Tutto questo nervosismo forse significa che ormai ci siamo.
E così è.
Mezz'ora dopo viene alla luce un Cullen nuovo di zecca.
Tre chili e duecento per cinquantuno centimetri.
Robert Cullen.
Il nome stavolta lo ha scelto lei.
Perché le piaceva. E piace anche a me.
-Fatemelo vedere. Dov'è, dov'è?
-Eccolo amore. Solo un minuto.
Si ripete la stessa scena di otto anni fa.
Robert grida come un ossesso e poi si placa quando tocca la pancia di sua mamma.
Lo stesso miracolo.
Stesso faccino rotondo, stessi occhi grandi. Stesse manine con dita lunghe. Stessa peluria rossiccia intorno al cranio rotondo, perfetto. Sembra un alone, un'aureola.
Un altro angioletto.
Un'altra mia fotocopia.
Mi dispiace Bella.
-E di cosa?
Non mi sono accorto di aver parlato a voce alta.
-Che non somigli a te, neanche stavolta. Che non sia una bambina.
-Ma dici sul serio?
Annuisco e la guardo serio.
Lei allunga una mano ad accarezzarmi la guancia.
-Lo vuoi capire che per me il fatto che ti somiglino è un motivo in più per amare i miei figli?
E ovviamente cosa succede?
Mi commuovo.
Ma porco cazzo.
Non rispondo ovviamente.
Sorrido e le massaggio la schiena.
Andiamo avanti così da due ore.
-Ho un caldo da morire. E i brividi. Puoi fare qualcosa?
Tipo cosa? Vorrei chiederle.
Le faccio aria con un ventaglio, poi le do dei baci su un braccio.
-Non toccarmi per piacere. Mi fa male tutta la pelle. Tira tutto.
Lo so come ti senti.
Duole tutto, dappertutto. E' terribile.
-Già ma tu che ne sai. Sei un uomo.
Non rispondo.
Faccio un cenno all'ostetrica però, quando si affaccia nella camera.
Tutto questo nervosismo forse significa che ormai ci siamo.
E così è.
Mezz'ora dopo viene alla luce un Cullen nuovo di zecca.
Tre chili e duecento per cinquantuno centimetri.
Robert Cullen.
Il nome stavolta lo ha scelto lei.
Perché le piaceva. E piace anche a me.
-Fatemelo vedere. Dov'è, dov'è?
-Eccolo amore. Solo un minuto.
Si ripete la stessa scena di otto anni fa.
Robert grida come un ossesso e poi si placa quando tocca la pancia di sua mamma.
Lo stesso miracolo.
Stesso faccino rotondo, stessi occhi grandi. Stesse manine con dita lunghe. Stessa peluria rossiccia intorno al cranio rotondo, perfetto. Sembra un alone, un'aureola.
Un altro angioletto.
Un'altra mia fotocopia.
Mi dispiace Bella.
-E di cosa?
Non mi sono accorto di aver parlato a voce alta.
-Che non somigli a te, neanche stavolta. Che non sia una bambina.
-Ma dici sul serio?
Annuisco e la guardo serio.
Lei allunga una mano ad accarezzarmi la guancia.
-Lo vuoi capire che per me il fatto che ti somiglino è un motivo in più per amare i miei figli?
E ovviamente cosa succede?
Mi commuovo.
Ma porco cazzo.
Più tardi siamo in piedi davanti al vetro del nido, ad aspettare che aprano la tendina, anche se Robert non si vedrà da qui, visto che è nella culla termica.
-Giusto un'oretta, perché si abitui alla differenza di temperatura.
Guardiamo gli altri piccoli. Maschi e femmine.
Teste di capelli neri, lisci o ricci, crani calvi, lucidi, faccini rossi, rosei, o scuri come le notti senza luna.
Sono tutti bellissimi, è vero.
Ma bello come mio figlio non è nessuno.
-Sei sempre il solito, Cullen...per mia grande fortuna.
Uh? Ho pensato di nuovo a voce alta?
La stringo a me.
-Grazie di rendere la mia vita ogni giorno migliore.
-No, non sei il solito Cullen. Se quando ti ho conosciuto mi avessero detto che quell'antipatico stronzo pieno di sé sarebbe diventato così romantico...
-Mi avresti preso a calci in culo fino a Boston?
-No, sarei caduta in ginocchio davanti a te, sguardo basso e mani dietro la schiena.
-Tu sottomessa? Non ti ci vedo proprio.
-Mai dire mai, Cullen. Dopo tutti questi mesi di quasi astinenza...sarei capace di qualsiasi cosa.
-Mh, qualsiasi cosa? Potrebbe essere interessante...
E' vero. La paura di perdere questo bambino, di causarne la nascita prematura, la possibilità di sentirmi colpevole del crimine peggiore per il resto della mia vita, mi ha reso quasi impotente.
Non mi andava quasi mai. Come se Bella fosse diventata mia madre, o mia sorella.
Abbiamo attraversato un brutto periodo di crisi per questo.
Perché lei capiva, ma non lo accettava.
-Cazzo! Sono tua moglie. La tua donna. Ho bisogno di te, ma anche del tuo corpo, possibile che tu non lo capisca?
Gridava e si chiudeva in bagno, in lacrime.
Allora mi sforzavo. Ma davvero reagivo a fatica alle sue provocazioni.
Siamo andati persino da un consulente.
Ed è emersa la mia atavica paura. Che posso farci?
-Questo sono io- le ho detto una sera, esasperato. -Se vuoi dormiamo in letti separati fino alla nascita di Robert.
E' scoppiata in lacrime di nuovo.
-E io che credevo che questo bambino ci avrebbe avvicinati ancora di più.
Un singhiozzo.
-Se l'avessi saputo, non l'avrei mai cercato, Edward.
Uno schiaffo per quanto violento potesse essere, mi avrebbe fatto meno male.
-Scusa. In qualche modo riesco sempre a farti del male.
-Vaffanculo, Edward. Non capisci un cazzo.
Sono stati giorni difficili.
Poi un pomeriggio ho temuto il peggio, e tutto è cambiato.
-Giusto un'oretta, perché si abitui alla differenza di temperatura.
Guardiamo gli altri piccoli. Maschi e femmine.
Teste di capelli neri, lisci o ricci, crani calvi, lucidi, faccini rossi, rosei, o scuri come le notti senza luna.
Sono tutti bellissimi, è vero.
Ma bello come mio figlio non è nessuno.
-Sei sempre il solito, Cullen...per mia grande fortuna.
Uh? Ho pensato di nuovo a voce alta?
La stringo a me.
-Grazie di rendere la mia vita ogni giorno migliore.
-No, non sei il solito Cullen. Se quando ti ho conosciuto mi avessero detto che quell'antipatico stronzo pieno di sé sarebbe diventato così romantico...
-Mi avresti preso a calci in culo fino a Boston?
-No, sarei caduta in ginocchio davanti a te, sguardo basso e mani dietro la schiena.
-Tu sottomessa? Non ti ci vedo proprio.
-Mai dire mai, Cullen. Dopo tutti questi mesi di quasi astinenza...sarei capace di qualsiasi cosa.
-Mh, qualsiasi cosa? Potrebbe essere interessante...
E' vero. La paura di perdere questo bambino, di causarne la nascita prematura, la possibilità di sentirmi colpevole del crimine peggiore per il resto della mia vita, mi ha reso quasi impotente.
Non mi andava quasi mai. Come se Bella fosse diventata mia madre, o mia sorella.
Abbiamo attraversato un brutto periodo di crisi per questo.
Perché lei capiva, ma non lo accettava.
-Cazzo! Sono tua moglie. La tua donna. Ho bisogno di te, ma anche del tuo corpo, possibile che tu non lo capisca?
Gridava e si chiudeva in bagno, in lacrime.
Allora mi sforzavo. Ma davvero reagivo a fatica alle sue provocazioni.
Siamo andati persino da un consulente.
Ed è emersa la mia atavica paura. Che posso farci?
-Questo sono io- le ho detto una sera, esasperato. -Se vuoi dormiamo in letti separati fino alla nascita di Robert.
E' scoppiata in lacrime di nuovo.
-E io che credevo che questo bambino ci avrebbe avvicinati ancora di più.
Un singhiozzo.
-Se l'avessi saputo, non l'avrei mai cercato, Edward.
Uno schiaffo per quanto violento potesse essere, mi avrebbe fatto meno male.
-Scusa. In qualche modo riesco sempre a farti del male.
-Vaffanculo, Edward. Non capisci un cazzo.
Sono stati giorni difficili.
Poi un pomeriggio ho temuto il peggio, e tutto è cambiato.
Flashback
-Signor Cullen, una chiamata per lei. E' l'ospedale di Birmingham.
Penso subito al peggio.
Bella è andata da due giorni a trovare suo padre, portando con sé anche Anthony. Io avrei dovuto raggiungerli domani, per riprendermeli.
Mi fa mancare l'aria non averli con me.
-Pronto?- il cuore mi pompa a mille battiti al secondo.
-Il signor Cullen?
-Sì, sono io.
-Sua moglie e suo figlio sono ricoverati qui da noi. Hanno avuto un incidente.
Non respiro più.
-Come...stanno?
Chiedo, ma non voglio sapere, e invece voglio sapere. Con la stessa fottutissima intensità.
-Il bambino bene. E' solo un po' spaventato. Sua moglie ha preso un brutto colpo al torace. E...temiamo per il bambino che porta in grembo.
No, no, no. No. No. NO.
-Arrivo immediatamente. Grazie per avermi avvisato.
Parto nel giro di mezz'ora, con un volo dell'ultimo minuto, e grazie ad un mio cliente che lavora in aeroporto.
Quando arrivo in ospedale ho la saliva azzerata, il cuore che ormai mi picchia in gola e la testa incatenata in una morsa d'acciaio.
Sono disposto ad immolarmi seduta stante.
Posso offrire la mia vita in cambio di quella di lei e del bambino? Chiedo troppo?
Sono davanti alla porta della rianimazione. Non mi fanno entrare.
Tengono Bella sedata e monitorata.
Devo andare da Anthony. Ma con quale viso ci vado?
Il mio regno per una maschera. Una maschera da merdoso uomo comune, bugiardo, finto. Posso averla?
Ah già, chiedo sempre troppo.
In qualche modo mi trascino in Pediatria, dove ci sono già mio suocero, sua moglie e sua figlia.
Abbraccio Anthony per prima cosa, poi lo bacio.
-Stai bene, ometto?
-Sì, la mamma dov'è?
-E' di sotto. In un altro reparto.
-Ma come sta?
-Ci sono i medici con lei, An. Vedrai che la faranno guarire.
-Anche i grandi vanno in castigo papà?
-Certo. Perché me lo chiedi?
E tremo prima di sentire la sua risposta. Lo so già cosa stai per dirmi, piccolo.
Vuoi la verità.
Mi ricordo che la volevo anche io. Non me la dicevano, e ci stavo male.
Credevano di proteggermi, e mi facevano sentire ancora più solo, ancora più spaventato.
-Se raccontano bugie.
Ingoia a vuoto, gli occhi lucidi. Gli prendo il faccino tra le mani e gli sorrido, con un sorriso che sa di fuoco spento, di sole pallido, di cielo grigio. Ma è un sorriso sincero. Lo vedi piccolo?
-La mamma è morta, papà?
Dio mio, no.
-Certo che no, cucciolo.
Lo abbraccio forte e sento che piange, si sta liberando della paura.
Piangi tesoro. Io piango con te.
-Vedrai che guarirà. E' forte la mamma.
E' forte. Ecco qual è la verità.
E' lei la roccia di questa famiglia.
E' lei che mi tiene in piedi, lo ha sempre fatto. E tiene in piedi Anthony. E fa crescere un'altra vita dentro di lei. Che mi sembrava la cosa più importante di tutte, solo perché era la più bisognosa e la più fragile.
Quando Anthony si calma e si mette a disegnare con Angela, apparentemente sereno, prendo una decisione.
E parlo.
-An, papà va dalla mamma, d'accordo?
Annuisce.
-Non tornare finché non sai come sta la mamma.
Grazie piccolo. Capisci più di me. Sei come tua madre.
Saluto Sue e Angela e scendo le scale.
Davanti alla rianimazione c'è Charlie.
-Niente?- chiedo.
-Niente.
Proseguo e arrivo alla cappella dell'Ospedale.
Non prego mai, io.
Non ci credo, forse. O forse sì. Non l'ho mai capito.
Ma in questo momento qualcosa devo fare.
E l'alternativa è picchiare la testa contro il muro, fino a non sentire più il male che mi fa.
Vuoi la mia di vita, Dio? Prendila in questo preciso istante.
Sembrava che ti interessasse, visto che hai cercato di prendertela per due volte.
Anche se non so che cazzo potresti fartene.
Senza di loro non vale niente.
Senza di lei non vale un cazzo.
Scusa piccolo sconosciuto. Scusa Robert.
Credevo mi interessassi così tanto. Ma vedi, io ancora non ti conosco.
Non so se posso fare a meno di te.
Forse sì.
Invece di lei so che non posso fare a meno.
E quindi Dio, facciamo così.
Se proprio devi prendere qualcuno, e non vuoi me, prendi lui. Quella vita piccolina. Quel cuoricino cucciolo che batte nel ventre di sua madre.
Però, scusa. Anzi, no. Scusa un cazzo.
Tu di angeli hai pieno il paradiso. Perché vuoi i miei?
Sono miei. Li ho sudati. Li ho cercati per trent'anni.
Li ho trovati scavando nella terra con le mani, sprofondato nel fango fino alla vita, disperato, perso, finito.
Li ho recuperati. Li ho meritati, in fondo.
Lasciameli. Sono miei.
Sono miei, cazzo.
Non so se è una preghiera la mia.
Ma parlo con te.
Mi senti?
-Signor Cullen, una chiamata per lei. E' l'ospedale di Birmingham.
Penso subito al peggio.
Bella è andata da due giorni a trovare suo padre, portando con sé anche Anthony. Io avrei dovuto raggiungerli domani, per riprendermeli.
Mi fa mancare l'aria non averli con me.
-Pronto?- il cuore mi pompa a mille battiti al secondo.
-Il signor Cullen?
-Sì, sono io.
-Sua moglie e suo figlio sono ricoverati qui da noi. Hanno avuto un incidente.
Non respiro più.
-Come...stanno?
Chiedo, ma non voglio sapere, e invece voglio sapere. Con la stessa fottutissima intensità.
-Il bambino bene. E' solo un po' spaventato. Sua moglie ha preso un brutto colpo al torace. E...temiamo per il bambino che porta in grembo.
No, no, no. No. No. NO.
-Arrivo immediatamente. Grazie per avermi avvisato.
Parto nel giro di mezz'ora, con un volo dell'ultimo minuto, e grazie ad un mio cliente che lavora in aeroporto.
Quando arrivo in ospedale ho la saliva azzerata, il cuore che ormai mi picchia in gola e la testa incatenata in una morsa d'acciaio.
Sono disposto ad immolarmi seduta stante.
Posso offrire la mia vita in cambio di quella di lei e del bambino? Chiedo troppo?
Sono davanti alla porta della rianimazione. Non mi fanno entrare.
Tengono Bella sedata e monitorata.
Devo andare da Anthony. Ma con quale viso ci vado?
Il mio regno per una maschera. Una maschera da merdoso uomo comune, bugiardo, finto. Posso averla?
Ah già, chiedo sempre troppo.
In qualche modo mi trascino in Pediatria, dove ci sono già mio suocero, sua moglie e sua figlia.
Abbraccio Anthony per prima cosa, poi lo bacio.
-Stai bene, ometto?
-Sì, la mamma dov'è?
-E' di sotto. In un altro reparto.
-Ma come sta?
-Ci sono i medici con lei, An. Vedrai che la faranno guarire.
-Anche i grandi vanno in castigo papà?
-Certo. Perché me lo chiedi?
E tremo prima di sentire la sua risposta. Lo so già cosa stai per dirmi, piccolo.
Vuoi la verità.
Mi ricordo che la volevo anche io. Non me la dicevano, e ci stavo male.
Credevano di proteggermi, e mi facevano sentire ancora più solo, ancora più spaventato.
-Se raccontano bugie.
Ingoia a vuoto, gli occhi lucidi. Gli prendo il faccino tra le mani e gli sorrido, con un sorriso che sa di fuoco spento, di sole pallido, di cielo grigio. Ma è un sorriso sincero. Lo vedi piccolo?
-La mamma è morta, papà?
Dio mio, no.
-Certo che no, cucciolo.
Lo abbraccio forte e sento che piange, si sta liberando della paura.
Piangi tesoro. Io piango con te.
-Vedrai che guarirà. E' forte la mamma.
E' forte. Ecco qual è la verità.
E' lei la roccia di questa famiglia.
E' lei che mi tiene in piedi, lo ha sempre fatto. E tiene in piedi Anthony. E fa crescere un'altra vita dentro di lei. Che mi sembrava la cosa più importante di tutte, solo perché era la più bisognosa e la più fragile.
Quando Anthony si calma e si mette a disegnare con Angela, apparentemente sereno, prendo una decisione.
E parlo.
-An, papà va dalla mamma, d'accordo?
Annuisce.
-Non tornare finché non sai come sta la mamma.
Grazie piccolo. Capisci più di me. Sei come tua madre.
Saluto Sue e Angela e scendo le scale.
Davanti alla rianimazione c'è Charlie.
-Niente?- chiedo.
-Niente.
Proseguo e arrivo alla cappella dell'Ospedale.
Non prego mai, io.
Non ci credo, forse. O forse sì. Non l'ho mai capito.
Ma in questo momento qualcosa devo fare.
E l'alternativa è picchiare la testa contro il muro, fino a non sentire più il male che mi fa.
Vuoi la mia di vita, Dio? Prendila in questo preciso istante.
Sembrava che ti interessasse, visto che hai cercato di prendertela per due volte.
Anche se non so che cazzo potresti fartene.
Senza di loro non vale niente.
Senza di lei non vale un cazzo.
Scusa piccolo sconosciuto. Scusa Robert.
Credevo mi interessassi così tanto. Ma vedi, io ancora non ti conosco.
Non so se posso fare a meno di te.
Forse sì.
Invece di lei so che non posso fare a meno.
E quindi Dio, facciamo così.
Se proprio devi prendere qualcuno, e non vuoi me, prendi lui. Quella vita piccolina. Quel cuoricino cucciolo che batte nel ventre di sua madre.
Però, scusa. Anzi, no. Scusa un cazzo.
Tu di angeli hai pieno il paradiso. Perché vuoi i miei?
Sono miei. Li ho sudati. Li ho cercati per trent'anni.
Li ho trovati scavando nella terra con le mani, sprofondato nel fango fino alla vita, disperato, perso, finito.
Li ho recuperati. Li ho meritati, in fondo.
Lasciameli. Sono miei.
Sono miei, cazzo.
Non so se è una preghiera la mia.
Ma parlo con te.
Mi senti?
Non so quanto mi trattengo in ginocchio nella cappella.
A pregare la mia rabbia e la mia impotenza.
Poi mi sento bussare su una spalla.
Charlie.
-Vieni. E' sveglia. Ti cerca.
Grazie, Dio.
Allora mi ascoltavi.
Fine flashback
A pregare la mia rabbia e la mia impotenza.
Poi mi sento bussare su una spalla.
Charlie.
-Vieni. E' sveglia. Ti cerca.
Grazie, Dio.
Allora mi ascoltavi.
Fine flashback
Da quando lei si è ripresa, nonostante tre costole fratturate e lo sterno contuso, nonostante non potessero darle niente per il dolore perché lei non voleva che avvelenassero Robert, nonostante la paura provata, noi siamo rinati ancora più uniti.
E' rimasta in ospedale per un mese.
Ma ce l'ha fatta, la mia roccia.
E ce l'hai fatta anche tu, piccolo Robert.
Piccolo miracolo numero due.
E siamo tornati a farlo.
Con dolcezza e accortezza.
Con la luce spenta, sdraiati, sotto le lenzuola morbide.
Con carezze, baci e parole dolci.
Facendo l'amore.
E' rimasta in ospedale per un mese.
Ma ce l'ha fatta, la mia roccia.
E ce l'hai fatta anche tu, piccolo Robert.
Piccolo miracolo numero due.
E siamo tornati a farlo.
Con dolcezza e accortezza.
Con la luce spenta, sdraiati, sotto le lenzuola morbide.
Con carezze, baci e parole dolci.
Facendo l'amore.
-Ehi? Dormi in piedi? Parlo con te- mi scuote.
Siamo nella sua stanza, lei sdraiata, io seduto di fianco a lei.
-Scusa. Pensavo a noi. Ai mesi difficili.
-Adesso la pianti, per piacere. Hai dieci giorni di tempo per farti seghe, mentali e fisiche. Poi ti ammazzo di sesso duro, giuro. Ogni giorno. Preparati.
-Mai stato così preoccupato, baby. Mai in vita mia.
Ridiamo.
Un'infermiera fa capolino dalla porta.
-Signora Cullen? Può venire per favore? C'è un signorino che non si calma in nessun modo.
Ridiamo di nuovo.
-Un altro soldo di cacio incazzoso?
Tutto normale. Prevedibile. Già vissuto. Già visto.
Tiro un sospiro di sollievo.
Giorni sicuri, pieni di luce.
Fanculo al buio e all'incertezza.
Sono un uomo normale, felice di esserlo.
-Vieni?
Annuisco e stringo la mano che mi offre.
-Con te pure in culo alla luna, gioia.
E ci avviamo insieme ridendo.
Siamo nella sua stanza, lei sdraiata, io seduto di fianco a lei.
-Scusa. Pensavo a noi. Ai mesi difficili.
-Adesso la pianti, per piacere. Hai dieci giorni di tempo per farti seghe, mentali e fisiche. Poi ti ammazzo di sesso duro, giuro. Ogni giorno. Preparati.
-Mai stato così preoccupato, baby. Mai in vita mia.
Ridiamo.
Un'infermiera fa capolino dalla porta.
-Signora Cullen? Può venire per favore? C'è un signorino che non si calma in nessun modo.
Ridiamo di nuovo.
-Un altro soldo di cacio incazzoso?
Tutto normale. Prevedibile. Già vissuto. Già visto.
Tiro un sospiro di sollievo.
Giorni sicuri, pieni di luce.
Fanculo al buio e all'incertezza.
Sono un uomo normale, felice di esserlo.
-Vieni?
Annuisco e stringo la mano che mi offre.
-Con te pure in culo alla luna, gioia.
E ci avviamo insieme ridendo.
The end

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