Ritorno al futuro
Oggi è il gran giorno. Si va a casa.
Bella ha la visita di controllo alle undici, le tolgono i punti. E poi a casa.
Casa.
Per ora staremo a casa mia, me lo ha concesso.
Poi cercheremo un angolino tutto nostro. Pensavamo a qualcosa un po' fuori dal caos, in periferia. Un bel giardino, qualche albero.
Ma poi alla fine ogni posto andrà bene. Perché ciò che conta siamo noi: io, lei e il piccolo. E noi ci siamo. Il resto segue a ruota.
Il resto che poi è il domani.
Un domani che non fa paura. Non più.
Bella ha la visita di controllo alle undici, le tolgono i punti. E poi a casa.
Casa.
Per ora staremo a casa mia, me lo ha concesso.
Poi cercheremo un angolino tutto nostro. Pensavamo a qualcosa un po' fuori dal caos, in periferia. Un bel giardino, qualche albero.
Ma poi alla fine ogni posto andrà bene. Perché ciò che conta siamo noi: io, lei e il piccolo. E noi ci siamo. Il resto segue a ruota.
Il resto che poi è il domani.
Un domani che non fa paura. Non più.
Sono in coda al bar per l'ennesima volta in questi ultimi due giorni quando mi sento chiamare e poi stritolare in un abbraccio.
-Emmett! Quando sei arrivato?
-Ora. In taxi. Direttamente dall'aeroporto. Dovevo assolutamente vedere l'ultimo Cullen, che mi ha usurpato il posto di piccolo di casa.
-Andiamo. Fanculo al caffè. Tanto fa schifo. E Rose?
-Già su, da Bella. Mi ha detto che eri qui e sono sceso a cercarti.
Ridiamo e cicaliamo abbracciati come due amanti mentre ci avviamo verso le scale.
Bella l'intesa con un fratello. Non devi dimostrare niente, parli come vuoi e ti comporti come ti senti. Senza inibizioni e paturnie varie.
-Emmett! Quando sei arrivato?
-Ora. In taxi. Direttamente dall'aeroporto. Dovevo assolutamente vedere l'ultimo Cullen, che mi ha usurpato il posto di piccolo di casa.
-Andiamo. Fanculo al caffè. Tanto fa schifo. E Rose?
-Già su, da Bella. Mi ha detto che eri qui e sono sceso a cercarti.
Ridiamo e cicaliamo abbracciati come due amanti mentre ci avviamo verso le scale.
Bella l'intesa con un fratello. Non devi dimostrare niente, parli come vuoi e ti comporti come ti senti. Senza inibizioni e paturnie varie.
-Ma quanto bello è questo cucciolino?- è Rose che tuba come una colomba sopra quel latin-lover biondo di mio figlio che sembra sorriderle.
D'accordo, lo so che non può essere. E' troppo presto. Ma se somiglia a suo padre è leggermente sovradimensionato in tutto. E precoce. E...
-Edward?
Ma perché mi chiamano tutti mentre sto tranquillamente gongolando in trance?
-Dimmi tesoro.
-Vieni con me a sentire cosa ha da dirci il pediatra? L'erede al trono possiamo lasciarlo con gli zii.
-Eh? Uh? Che ci devo fare?- Emmett sembra già preoccupato.
-Tranquillo, scimmione. Faccio io- gli risponde Rose e ricomincia a tubare.
Tutta una famiglia di rimbecilliti.
Povero Anthony. Siamo incompresi.
D'accordo, lo so che non può essere. E' troppo presto. Ma se somiglia a suo padre è leggermente sovradimensionato in tutto. E precoce. E...
-Edward?
Ma perché mi chiamano tutti mentre sto tranquillamente gongolando in trance?
-Dimmi tesoro.
-Vieni con me a sentire cosa ha da dirci il pediatra? L'erede al trono possiamo lasciarlo con gli zii.
-Eh? Uh? Che ci devo fare?- Emmett sembra già preoccupato.
-Tranquillo, scimmione. Faccio io- gli risponde Rose e ricomincia a tubare.
Tutta una famiglia di rimbecilliti.
Povero Anthony. Siamo incompresi.
-E state tranquilli. La natura e l'istinto insegnano molto di più di qualunque manuale di istruzioni.
E' il saluto del pediatra che ci consegna il foglio di dimissioni del signor Anthony Cullen.
Mi fa un certo effetto.
E' il saluto del pediatra che ci consegna il foglio di dimissioni del signor Anthony Cullen.
Mi fa un certo effetto.
Un'ora dopo siamo tutti nella macchina di mio padre, recuperata per il trasporto della mia famiglia.
La mia e quella di Bella, sportive, a due posti, sono ormai inutili e mi fa un piacere immenso. Le venderemo.
Dietro sono Bella e Rose, col fagottino nel suo trasportino blu. Davanti, vicino a me che guido, mio fratello.
E' una giornata stupenda.
Sono di nuovo a qualche metro da terra e sento le guance tirare.
Ma felice è sinonimo di mentecatto?
La mia e quella di Bella, sportive, a due posti, sono ormai inutili e mi fa un piacere immenso. Le venderemo.
Dietro sono Bella e Rose, col fagottino nel suo trasportino blu. Davanti, vicino a me che guido, mio fratello.
E' una giornata stupenda.
Sono di nuovo a qualche metro da terra e sento le guance tirare.
Ma felice è sinonimo di mentecatto?
-Allora hai scelto il vestito?- è Rose a parlare.
-No, volevo consigliarmi con la mia testimone.
-E sarebbe?
-Tu, scema.
-Oh, che bello. Grazie! E chi è l'altro testimone?
-Non so. Lo sceglierà lo sposo, immagino.
-Ma di cosa stanno parlando le due dietro? Tu ne sai niente?
Io? Io sono tutto intento nel mio ultimo passatempo: il gongolamento.
-No- rispondo. Ma dentro mi sto ammazzando dalle risate.
-Oh. Io sento puzza di matrimonio.
-Puzza? La macchina l'ho fatta lavare stamattina. Non può essere.
-E matrimonio invece può essere?
-Matrimonio? Di chi? E mica puzza.
-Io non puzzo!
Brava amore mio che stai al gioco, così facciamo impazzire il poveretto di mio fratello.
-Ma non capite un cazzo nessuno?- si sta alterando.
-Secondo me dal coma non ti sono mica tornati tutti i neuroni.
-Ma vaffanculo, Edward!
E ormai si ride tutti. C'è un'atmosfera che metterebbe di buonumore anche il diavolo nero in persona.
Prendere per il culo Emmett è una cosa che mi viene facilissima da quando sono passato dalla modalità “incazzato col mondo” a quella “sereno andante”. Lui non si diverte tantissimo. Dice che il mondo si è rivoltato, anzi, gli si è rivoltato contro.
-Comunque neuroni o no, qualcuno qua vuole sposarsi e non lo dice.
-Rose, sei tu che ti sposi?
-Io? No no. Dovrei prima trovare un uomo che meriti. Che faccia le cose con la testa.
-A me piacerebbe fare le cose con la testa. Tuffarmici proprio di testa.
Una pausa.
Io aspetto, ridendo già.
-...Solo che ho paura mi ci restino incastrate le orecchie!
Ed ecco la stronzata megagalattica.
-No. Rose, no. Gliel'hai servita su un piatto d'argento!- fa Bella.
-No. Su un piatto è l'unico modo in cui non gliel'ho mai servita. Vero, Emm?
Noi due davanti stiamo starnazzando alle lacrime.
-Intendeva la battuta, Rose- dico, benevolo.
-Uffa, Edward. Mi hai rovinato l'uscita da bionda.
Ci sta venendo il singhiozzo dal ridere.
Giuro che non mi sono mai divertito tanto in vita mia.
Siamo un gruppo di matti in festa.
Evviva.
-Anthony?-chiedo, cercando di smettere di ridere.
-S'è addormentato.
-Stremato dalle stronzate, secondo me-dice Rose.
E giù risate.
-No, volevo consigliarmi con la mia testimone.
-E sarebbe?
-Tu, scema.
-Oh, che bello. Grazie! E chi è l'altro testimone?
-Non so. Lo sceglierà lo sposo, immagino.
-Ma di cosa stanno parlando le due dietro? Tu ne sai niente?
Io? Io sono tutto intento nel mio ultimo passatempo: il gongolamento.
-No- rispondo. Ma dentro mi sto ammazzando dalle risate.
-Oh. Io sento puzza di matrimonio.
-Puzza? La macchina l'ho fatta lavare stamattina. Non può essere.
-E matrimonio invece può essere?
-Matrimonio? Di chi? E mica puzza.
-Io non puzzo!
Brava amore mio che stai al gioco, così facciamo impazzire il poveretto di mio fratello.
-Ma non capite un cazzo nessuno?- si sta alterando.
-Secondo me dal coma non ti sono mica tornati tutti i neuroni.
-Ma vaffanculo, Edward!
E ormai si ride tutti. C'è un'atmosfera che metterebbe di buonumore anche il diavolo nero in persona.
Prendere per il culo Emmett è una cosa che mi viene facilissima da quando sono passato dalla modalità “incazzato col mondo” a quella “sereno andante”. Lui non si diverte tantissimo. Dice che il mondo si è rivoltato, anzi, gli si è rivoltato contro.
-Comunque neuroni o no, qualcuno qua vuole sposarsi e non lo dice.
-Rose, sei tu che ti sposi?
-Io? No no. Dovrei prima trovare un uomo che meriti. Che faccia le cose con la testa.
-A me piacerebbe fare le cose con la testa. Tuffarmici proprio di testa.
Una pausa.
Io aspetto, ridendo già.
-...Solo che ho paura mi ci restino incastrate le orecchie!
Ed ecco la stronzata megagalattica.
-No. Rose, no. Gliel'hai servita su un piatto d'argento!- fa Bella.
-No. Su un piatto è l'unico modo in cui non gliel'ho mai servita. Vero, Emm?
Noi due davanti stiamo starnazzando alle lacrime.
-Intendeva la battuta, Rose- dico, benevolo.
-Uffa, Edward. Mi hai rovinato l'uscita da bionda.
Ci sta venendo il singhiozzo dal ridere.
Giuro che non mi sono mai divertito tanto in vita mia.
Siamo un gruppo di matti in festa.
Evviva.
-Anthony?-chiedo, cercando di smettere di ridere.
-S'è addormentato.
-Stremato dalle stronzate, secondo me-dice Rose.
E giù risate.
A pranzo siamo dai miei.
E i toni continuano così, scherzosi e leggeri.
Poi faccio caso ad una cosa che non avevo notato.
Bella ha al polso il bracciale di cuoio che ha indossato per mesi dopo il nostro litigio, e che non le avevo più visto da quando siamo tornati insieme. Quello con le pietre incastonate. E che voleva farmi credere fosse un collare da slave.
Non ne ho motivo. E' una cosa sciocca. Non ha alcun senso.
Eppure mi innervosisce. Molto.
Voglio una spiegazione e la voglio adesso.
-Bella mi aiuti a scegliere il vino in cantina?
-Attenta Bella. Lui non ha mai mostrato a nessuna la collezione di farfalle, ma la cantina sì!- il solito scemo Emmett.
-Va' a cagare, Emm.
Risate.
Ma io non rido e Bella se ne accorge.
-Cosa ti prende?- chiede, mentre scendiamo le scale.
-Mi spieghi cos'è questo, sul serio? E chi te l'ha regalato, per piacere?- domando prendendole il polso, senza tante cerimonie.
Sorride.
-Cullen! Sei ancora geloso.
-Ne ho motivo?
-No. Assolutamente no- ride.
Mi rilasso un po'. Ma non del tutto, però.
-Dunque?- incalzo.
-E' un memento.
-Un meche?
-Un memento. Una cosa da ricordare. Un proposito. Me lo sono comprato dopo che te ne sei andato furibondo, facendo una specie di voto. Non me lo sarei mai tolto finché non avessi ottenuto la cosa che volevo.
-E cosa sarebbe questa cosa?
-Te.
-Io?
-Sì, tu. Dovevo riprenderti. A qualunque costo, prima o poi.
Sono scemo perso.
-Per questo te lo sei tolto dopo che siamo tornati insieme?
-Sì. Voto ultimato.
-E oggi perché te lo sei rimesso?
-Così. Un revival. E poi volevo parlartene. Contavo sul tuo spirito di osservazione.
-Contavi?
-Contavo.
-Stanotte ti faccio contare gli orgasmi che ti faccio raggiungere.
-Tunnel con lavori in corso, ricordi?
-Chissenefrega. Conosco un migliaio di strade secondarie e scorciatoie, gioia. Provare per credere. Sono perfetto come navigatore.
-Non ne dubito.
Rido e la bacio. Con tranquillità, mi prendo tutto il tempo che ora ho.
Non devo più correre ad acchiappare niente. Potrei anche buttare calendario e orologio.
-Ehi voi, là sotto! State vendemmiando?
E' Emmett. Non si lascia certo scappare l'occasione per scassare le palle.
-Schiatta invidioso!- gli urlo.
E i toni continuano così, scherzosi e leggeri.
Poi faccio caso ad una cosa che non avevo notato.
Bella ha al polso il bracciale di cuoio che ha indossato per mesi dopo il nostro litigio, e che non le avevo più visto da quando siamo tornati insieme. Quello con le pietre incastonate. E che voleva farmi credere fosse un collare da slave.
Non ne ho motivo. E' una cosa sciocca. Non ha alcun senso.
Eppure mi innervosisce. Molto.
Voglio una spiegazione e la voglio adesso.
-Bella mi aiuti a scegliere il vino in cantina?
-Attenta Bella. Lui non ha mai mostrato a nessuna la collezione di farfalle, ma la cantina sì!- il solito scemo Emmett.
-Va' a cagare, Emm.
Risate.
Ma io non rido e Bella se ne accorge.
-Cosa ti prende?- chiede, mentre scendiamo le scale.
-Mi spieghi cos'è questo, sul serio? E chi te l'ha regalato, per piacere?- domando prendendole il polso, senza tante cerimonie.
Sorride.
-Cullen! Sei ancora geloso.
-Ne ho motivo?
-No. Assolutamente no- ride.
Mi rilasso un po'. Ma non del tutto, però.
-Dunque?- incalzo.
-E' un memento.
-Un meche?
-Un memento. Una cosa da ricordare. Un proposito. Me lo sono comprato dopo che te ne sei andato furibondo, facendo una specie di voto. Non me lo sarei mai tolto finché non avessi ottenuto la cosa che volevo.
-E cosa sarebbe questa cosa?
-Te.
-Io?
-Sì, tu. Dovevo riprenderti. A qualunque costo, prima o poi.
Sono scemo perso.
-Per questo te lo sei tolto dopo che siamo tornati insieme?
-Sì. Voto ultimato.
-E oggi perché te lo sei rimesso?
-Così. Un revival. E poi volevo parlartene. Contavo sul tuo spirito di osservazione.
-Contavi?
-Contavo.
-Stanotte ti faccio contare gli orgasmi che ti faccio raggiungere.
-Tunnel con lavori in corso, ricordi?
-Chissenefrega. Conosco un migliaio di strade secondarie e scorciatoie, gioia. Provare per credere. Sono perfetto come navigatore.
-Non ne dubito.
Rido e la bacio. Con tranquillità, mi prendo tutto il tempo che ora ho.
Non devo più correre ad acchiappare niente. Potrei anche buttare calendario e orologio.
-Ehi voi, là sotto! State vendemmiando?
E' Emmett. Non si lascia certo scappare l'occasione per scassare le palle.
-Schiatta invidioso!- gli urlo.
Quando risaliamo Anthony è singhiozzante tra le braccia di mia madre.
-Ha fame? Non riesco a farlo smettere.
-Non sono ancora passate tre ore, non credo- risponde Bella, ma allunga le braccia a prenderselo, per cullarlo.
E quel furbetto smette immediatamente di piangere, accoccolandosi tra il collo e la spalla di sua mamma, come un gattino.
Si inteneriscono tutti. Ma le lacrime agli occhi vengono solo a mia madre, e a me.
-Facevi così anche tu, sai Ed?
-Ma ha preso tutto da te, questo qua?- dice mio fratello. -Il cinquanta per cento del suo DNA non dovrebbe essere di Bella?
Questo pensiero un po' mi innervosisce.
-Di mio ha preso il cento per cento di midollo osseo. Il resto è suo- gli risponde Bella.
Sei sicura di non riuscire a leggere nel pensiero, tu?
Mi devo ricordare di ringraziarla perché scaccia i brutti pensieri dalla mia testa prima ancora che riesca a formularli con chiarezza.
Infatti mi strizza un occhio. E io le dedico una smorfia bagnamutande, marchio di famiglia.
-Ha fame? Non riesco a farlo smettere.
-Non sono ancora passate tre ore, non credo- risponde Bella, ma allunga le braccia a prenderselo, per cullarlo.
E quel furbetto smette immediatamente di piangere, accoccolandosi tra il collo e la spalla di sua mamma, come un gattino.
Si inteneriscono tutti. Ma le lacrime agli occhi vengono solo a mia madre, e a me.
-Facevi così anche tu, sai Ed?
-Ma ha preso tutto da te, questo qua?- dice mio fratello. -Il cinquanta per cento del suo DNA non dovrebbe essere di Bella?
Questo pensiero un po' mi innervosisce.
-Di mio ha preso il cento per cento di midollo osseo. Il resto è suo- gli risponde Bella.
Sei sicura di non riuscire a leggere nel pensiero, tu?
Mi devo ricordare di ringraziarla perché scaccia i brutti pensieri dalla mia testa prima ancora che riesca a formularli con chiarezza.
Infatti mi strizza un occhio. E io le dedico una smorfia bagnamutande, marchio di famiglia.
A sera si torna a casa. Finalmente.
Lei è stanca, lo noto dalle occhiaie e dal numero di sbadigli che fa.
Accompagniamo Emmett e Rose a casa di lei. Poi proseguiamo.
Anthony dorme beato, in braccio ovviamente. Il port enfant serve perché così posso portare qualcosa anch'io.
-Butta da una parte le valigie. Ci penserò domani. Ora andiamocene a dormire, sono distrutta.
-Ho messo la culla per il cucciolo in camera, accanto al nostro letto.
-Perfetto, grazie. Così non devo alzarmi ogni volta per allattarlo.
Mi schiocca un bacio e poi mi molla in braccio il botolo azzurro addormentato.
-Vado a fare una doccia.
-Ti raggiungo tra un attimo.
Lo depongo nella culla facendo ben attenzione a non svegliarlo, poi accendo la radiolina trasmettitrice.
E porto la ricevitrice con me in bagno.
Ma appena entro qualcuno mi schianta contro la porta e mi strappa dalle mani la radiolina poggiandola sul ripiano di marmo.
-E ora siamo soli, finalmente.
-Soli e malintenzionati- rispondo.
Poi non ci sono più parole, ma solo gemiti, e carezze, e baci, e ancora gemiti, e ancora carezze, e ancora baci.
Alla fine in qualche modo siamo nudi e arriviamo alla doccia, dove entriamo e sotto il getto dell'acqua continuano i gemiti, le carezze, i baci.
Mi sento la bocca in fiamme, e anche qualcos'altro lo è.
-Houston abbiamo un problema- le dico.
-Servizio pompieri?
-Più che pompieri, pompino, grazie.
Ridiamo.
Poi lei diventa seria e scende sinuosa lungo il mio corpo, sfiorandomi appena con la massa dei capelli bagnati e neri, lasciati ricadere in avanti.
Si inginocchia di fronte a me e questa vista è da sempre una delle più eccitanti per me.
Mi bacia lungo la linea a V che separa gli addominali dal bacino, poi sfrega il naso sui miei riccioli tenendo delicatamente in basso il mio membro con le mani.
Con la lingua ci gira attorno e si ferma sui miei testicoli che prende in bocca uno alla volta, succhiandolo con delicatezza e poi rilasciandolo, ritmicamente, più volte.
Sento che se continua così finirò per svenire.
-Fallo adesso, ti prego- le dico, la voce spezzata.
E lei lo fa. Lo prende tutto.
Fino in fondo.
Mi succhia anche l'anima da lì.
E quando vengo dentro la sua bocca mi appoggio con una mano alla parete dietro di me e con l'altra stringo l'incavo tra il suo collo e la spalla.
E' sottile. E' morbida.
E' calda.
Chiudo gli occhi e tremo. Zampillo più volte e tremo.
Continuo a tremare e mi svuoto completamente dentro di lei, con contrazioni sempre più brevi e diradate.
Mi tremano anche le gambe, e le braccia, per il desiderio che ho di lei.
Per il desiderio che ne ho sempre.
E che non è più piacere estremo, pur se totale.
Un desiderio che sa di vita.
Mi appoggio con entrambe le spalle al muro e la tiro su per le braccia, premendomela contro, stringendola fino a farle male.
Non so controllare la forza in questi momenti così intensi. E' come se la gioia prorompesse e mi imponesse di agire. Incontrollabile. Insaziabile.
Come se mi fossi trattenuto per mesi ed ora avessi bisogno di riappropriarmi dei miei gesti più consueti.
La bacio, e sento il mio sapore nella sua bocca. Me ne nutro. Mi ci ubriaco.
E sento che mi stringe come faccio io.
Passione contro passione.
Desiderio contro desiderio.
Amore contro amore.
Lei è stanca, lo noto dalle occhiaie e dal numero di sbadigli che fa.
Accompagniamo Emmett e Rose a casa di lei. Poi proseguiamo.
Anthony dorme beato, in braccio ovviamente. Il port enfant serve perché così posso portare qualcosa anch'io.
-Butta da una parte le valigie. Ci penserò domani. Ora andiamocene a dormire, sono distrutta.
-Ho messo la culla per il cucciolo in camera, accanto al nostro letto.
-Perfetto, grazie. Così non devo alzarmi ogni volta per allattarlo.
Mi schiocca un bacio e poi mi molla in braccio il botolo azzurro addormentato.
-Vado a fare una doccia.
-Ti raggiungo tra un attimo.
Lo depongo nella culla facendo ben attenzione a non svegliarlo, poi accendo la radiolina trasmettitrice.
E porto la ricevitrice con me in bagno.
Ma appena entro qualcuno mi schianta contro la porta e mi strappa dalle mani la radiolina poggiandola sul ripiano di marmo.
-E ora siamo soli, finalmente.
-Soli e malintenzionati- rispondo.
Poi non ci sono più parole, ma solo gemiti, e carezze, e baci, e ancora gemiti, e ancora carezze, e ancora baci.
Alla fine in qualche modo siamo nudi e arriviamo alla doccia, dove entriamo e sotto il getto dell'acqua continuano i gemiti, le carezze, i baci.
Mi sento la bocca in fiamme, e anche qualcos'altro lo è.
-Houston abbiamo un problema- le dico.
-Servizio pompieri?
-Più che pompieri, pompino, grazie.
Ridiamo.
Poi lei diventa seria e scende sinuosa lungo il mio corpo, sfiorandomi appena con la massa dei capelli bagnati e neri, lasciati ricadere in avanti.
Si inginocchia di fronte a me e questa vista è da sempre una delle più eccitanti per me.
Mi bacia lungo la linea a V che separa gli addominali dal bacino, poi sfrega il naso sui miei riccioli tenendo delicatamente in basso il mio membro con le mani.
Con la lingua ci gira attorno e si ferma sui miei testicoli che prende in bocca uno alla volta, succhiandolo con delicatezza e poi rilasciandolo, ritmicamente, più volte.
Sento che se continua così finirò per svenire.
-Fallo adesso, ti prego- le dico, la voce spezzata.
E lei lo fa. Lo prende tutto.
Fino in fondo.
Mi succhia anche l'anima da lì.
E quando vengo dentro la sua bocca mi appoggio con una mano alla parete dietro di me e con l'altra stringo l'incavo tra il suo collo e la spalla.
E' sottile. E' morbida.
E' calda.
Chiudo gli occhi e tremo. Zampillo più volte e tremo.
Continuo a tremare e mi svuoto completamente dentro di lei, con contrazioni sempre più brevi e diradate.
Mi tremano anche le gambe, e le braccia, per il desiderio che ho di lei.
Per il desiderio che ne ho sempre.
E che non è più piacere estremo, pur se totale.
Un desiderio che sa di vita.
Mi appoggio con entrambe le spalle al muro e la tiro su per le braccia, premendomela contro, stringendola fino a farle male.
Non so controllare la forza in questi momenti così intensi. E' come se la gioia prorompesse e mi imponesse di agire. Incontrollabile. Insaziabile.
Come se mi fossi trattenuto per mesi ed ora avessi bisogno di riappropriarmi dei miei gesti più consueti.
La bacio, e sento il mio sapore nella sua bocca. Me ne nutro. Mi ci ubriaco.
E sento che mi stringe come faccio io.
Passione contro passione.
Desiderio contro desiderio.
Amore contro amore.
Più tardi siamo nel letto, abbracciati ma svegli.
La piccola abat-jour accesa, a terra.
Tre cuscini dietro la schiena, la tengo appoggiata a me, mentre lei allatta Anthony, che succhia da venti minuti.
E non c'è verso che impari a ciucciare dieci minuti da una parte e dieci dall'altra.
Bella ci prova, ma quando lo stacca dopo i primi dieci minuti, quello grida come un folle e non si riesce più a calmarlo. Così lo lascia fare e dopo venti minuti si addormenta stremato, le braccine rilassate, beato come un angelo.
Non fa il ruttino e non si sveglia più, nemmeno cambiandolo e sballottandolo.
Così ci abbiamo rinunciato.
Un lato a poppata e via. Imparerà, o sarà il corpo di Bella ad imparare.
-Ma si può? Una tetta gonfia e una no, alternate ogni tre ore. Sembro un mostro!- mi dice, mentre rimetto il piccolo nella sua culla, rivolto di lato per eventuali rigurgiti.
Inoltre il seno non succhiato le fa male. Si indurisce e si riempie talmente che alla poppata successiva anche il signorino fa fatica ad attaccarsi.
-Un mostro proprio no, gioia. E quel seno così gonfio è più affascinante di sempre.
-Anche se puzzo di latte e ne zampillo fuori quando Anthony tarda mezz'ora?
-Hai un odore buonissimo invece. Ti succhierei anch'io.
Non ha una faccia convinta.
Mi avvicino al suo seno, che ha appena ricoperto, mentre abbottona la camicia da notte, e le sposto le mani, come a voler continuare io.
Ma invece torno a sbottonargliela, preso da un'idea irrinunciabile.
E se facendo ciò che ho in mente sembrerò troppo possessivo, o maniacale, o infantile, o perverso, non me ne frega un cazzo.
-Fermami se non vuoi - le dico, guardandola negli occhi.
Ma ciò che leggo nel suo sguardo è luce, curiosità, amore. Non c'è traccia di disapprovazione.
Quando ho finito di liberare il suo seno gonfio, lo prendo tra entrambe le mani, lo tocco appena con tutta la delicatezza possibile.
Poi mi chino con la bocca sul suo capezzolo turgido e scuro e lo prendo tra le labbra succhiando appena e chiudendo nella bocca anche l' areola.
Resto immobile, poi succhio ancora, dolcemente e ritmicamente, una volta, due, tre.
E quando sto per lasciar perdere, pensando di non essere capace, sento un fiotto caldo riempirmi la bocca.
Ingoio vorace ed è incredibile. Buonissimo.
Non sembra nemmeno latte.
Sa di panna, ma leggermente salata. Ha un gusto strano, diverso da qualunque altro io abbia mai assaggiato.
Sa di lei, e sa di Anthony.
E con questo gesto mi sento parte di loro, di nuovo, ancora di più.
A intervalli regolari, al primo seguono altri fiotti, senza che io debba nemmeno succhiare. Poi non ne esce più. Resto immobile ancora qualche attimo. Infine sento la mano di lei sui miei capelli e lungo la mia guancia.
Aspetto immobile. E lei non respira quasi.
E' un altro attimo di magia, di cui in questi ultimi giorni la mia vita si è riempita.
E mi commuovo, di nuovo.
Sarò mica caduto in depressione post partum? Sorrido, staccandomi da lei.
Poi mi sollevo, accarezzandole lievemente il seno e leccandomi le labbra.
Mi guarda intenerita.
Non sembra sorpresa da ciò che ho appena fatto.
-Grazie- le dico semplicemente. - E' stato magico, come incontrare te.
-E' la cosa più dolce e nello stesso tempo erotica che ti abbia mai visto fare.
E forse è vero.
E' magico ed erotico ad un tempo.
Qualcosa di insolito e inusuale. Come noi.
La piccola abat-jour accesa, a terra.
Tre cuscini dietro la schiena, la tengo appoggiata a me, mentre lei allatta Anthony, che succhia da venti minuti.
E non c'è verso che impari a ciucciare dieci minuti da una parte e dieci dall'altra.
Bella ci prova, ma quando lo stacca dopo i primi dieci minuti, quello grida come un folle e non si riesce più a calmarlo. Così lo lascia fare e dopo venti minuti si addormenta stremato, le braccine rilassate, beato come un angelo.
Non fa il ruttino e non si sveglia più, nemmeno cambiandolo e sballottandolo.
Così ci abbiamo rinunciato.
Un lato a poppata e via. Imparerà, o sarà il corpo di Bella ad imparare.
-Ma si può? Una tetta gonfia e una no, alternate ogni tre ore. Sembro un mostro!- mi dice, mentre rimetto il piccolo nella sua culla, rivolto di lato per eventuali rigurgiti.
Inoltre il seno non succhiato le fa male. Si indurisce e si riempie talmente che alla poppata successiva anche il signorino fa fatica ad attaccarsi.
-Un mostro proprio no, gioia. E quel seno così gonfio è più affascinante di sempre.
-Anche se puzzo di latte e ne zampillo fuori quando Anthony tarda mezz'ora?
-Hai un odore buonissimo invece. Ti succhierei anch'io.
Non ha una faccia convinta.
Mi avvicino al suo seno, che ha appena ricoperto, mentre abbottona la camicia da notte, e le sposto le mani, come a voler continuare io.
Ma invece torno a sbottonargliela, preso da un'idea irrinunciabile.
E se facendo ciò che ho in mente sembrerò troppo possessivo, o maniacale, o infantile, o perverso, non me ne frega un cazzo.
-Fermami se non vuoi - le dico, guardandola negli occhi.
Ma ciò che leggo nel suo sguardo è luce, curiosità, amore. Non c'è traccia di disapprovazione.
Quando ho finito di liberare il suo seno gonfio, lo prendo tra entrambe le mani, lo tocco appena con tutta la delicatezza possibile.
Poi mi chino con la bocca sul suo capezzolo turgido e scuro e lo prendo tra le labbra succhiando appena e chiudendo nella bocca anche l' areola.
Resto immobile, poi succhio ancora, dolcemente e ritmicamente, una volta, due, tre.
E quando sto per lasciar perdere, pensando di non essere capace, sento un fiotto caldo riempirmi la bocca.
Ingoio vorace ed è incredibile. Buonissimo.
Non sembra nemmeno latte.
Sa di panna, ma leggermente salata. Ha un gusto strano, diverso da qualunque altro io abbia mai assaggiato.
Sa di lei, e sa di Anthony.
E con questo gesto mi sento parte di loro, di nuovo, ancora di più.
A intervalli regolari, al primo seguono altri fiotti, senza che io debba nemmeno succhiare. Poi non ne esce più. Resto immobile ancora qualche attimo. Infine sento la mano di lei sui miei capelli e lungo la mia guancia.
Aspetto immobile. E lei non respira quasi.
E' un altro attimo di magia, di cui in questi ultimi giorni la mia vita si è riempita.
E mi commuovo, di nuovo.
Sarò mica caduto in depressione post partum? Sorrido, staccandomi da lei.
Poi mi sollevo, accarezzandole lievemente il seno e leccandomi le labbra.
Mi guarda intenerita.
Non sembra sorpresa da ciò che ho appena fatto.
-Grazie- le dico semplicemente. - E' stato magico, come incontrare te.
-E' la cosa più dolce e nello stesso tempo erotica che ti abbia mai visto fare.
E forse è vero.
E' magico ed erotico ad un tempo.
Qualcosa di insolito e inusuale. Come noi.

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