martedì 22 marzo 2016

CAPITOLO 1





Qualche giorno prima
Entro nel locale denso di fumo e mi lascio avvolgere dal suo calore opaco e umido.
Vado dritto al bancone e ordino uno scotch con ghiaccio. Poi mi giro a guardarmi intorno.
Uomini e donne di ogni età, ma soprattutto uomini. Gli sguardi persi, intensi, eccitati, stanchi, o in attesa. O vuoti. Come il mio.
Butto un occhio sul palco.
Due ragazze splendide, vestite di qualche striscia di tela nera e lucida dimenano i loro culi altrettanto splendidi.
Sono legate insieme, ammanettate per i polsi, intorno al palo posto al centro del palco.
Una delle due ragazze è bruna, coda alta, gambe lunghe, seno prosperoso. Il viso non si nota, è nascosto da una maschera da puma, nera.
L'altra ragazza è molto simile, stessa altezza, stesso seno, stessi tacchi vertiginosi, stessa coda, ma bionda. Lei indossa una maschera da tigre.
Mi viene da ridere. Una tigre e un puma che danzano insieme sinuosamente? Cos'è, uno spettacolo lesbo?
Per attirare clienti non sanno proprio più cosa inventare. E poi sai che novità.
Però le due ragazze si muovono bene. Forse la bionda è appena un po' più volgare.
Ma che vado a pensare? Volgare o no, sono qui per eccitare un pubblico soprattutto maschile, usando il loro corpo, come tutte le puttane di questo mondo.
Che noia!
Mi giro di nuovo verso il bancone. Lo scotch è finito e me ne faccio versare dell'altro.
Sorrido storto al ragazzo che mi guarda mentre scolo d'un fiato il mio secondo bicchiere.
Qualche problema ragazzino? Ho bisogno di bere. A te che te ne frega?
Ne ho bisogno. Più che di respirare. Più che di dormire. Più che di mangiare. Persino più che di scopare.
Soprattutto dopo una giornata come quella di oggi.
Dopo altri due scotch mi sento un po' più allegro, alleggerito dalla tensione di questa cazzo di giornata. Ma possibile che ogni volta deve farmi questo effetto? Non ha alcun senso, eppure mi succede ogni volta così.
Adocchio una ragazza con i capelli a caschetto ad un tavolo vicino. E' seduta con degli amici e sorseggia distratta qualcosa di scuro mentre mi guarda. Già da un po' in realtà.
Me ne sono accorto, che ti credi brunetta?
Sono abituato ad essere adocchiato e sostengo deciso il suo sguardo per qualche minuto. Poi le sorrido, appoggio una banconota sul bancone e mi alzo, andando incontro alla brunetta.
-Ciao- le dico.
-Ciao- mi risponde con una voce stridula e fastidiosa. Sarà meglio che parli il meno possibile se no me lo fa ammosciare.
-Vuoi ballare o vuoi fare un giro?- se mi dà il benservito tanto meglio, non so nemmeno se ho voglia di compagnia stasera, così le parlo diretto.
Non mi risponde neanche. Si gira, saluta gli “amici” e si alza, dirigendosi verso l'uscita. Poi si gira a guardare se le vado dietro.
In effetti, sì, le sono dietro ed ha proprio un bel culo.
Il mio migliore amico tira nei pantaloni. Se tace è decisamente carina. Piccola, ma carina.
Mezz’ora dopo siamo a casa mia. In camera mia. Sul mio letto.
I vestiti sono sparpagliati per ogni dove, nel corridoio che dalla porta d’ingresso conduce alla mia stanza.
Non ho aperto bocca da quando siamo partiti. Anzi da quando lei ha cercato di fare un minimo di conversazione.
Ho tirato il freno a mano, inchiodando sulla strada, e mi sono girato a guardarla.
-Senti, gioia. Ho solo bisogno di scopare, per levarmi dalla testa una giornata di merda. Se hai qualche altra idea puoi scendere adesso. Altrimenti taci. Intesi?
Ha annuito, leggermente spaventata.
Mi viene da ridere. Come sempre.
Spaventare la gente mi piace. Mi piace essere temuto. Non voglio essere contraddetto. Mai. Ma sono in pochi ad averlo fatto.
Ancora meno quelli che hanno avuto una seconda opportunità per farlo.
La brunetta, chissà come si chiama, ci sa fare col mio cazzo. E io sono piuttosto esigente. Adoro il sesso orale ma non con tutte. Lei lo tratta con delicatezza, accarezzandolo prima e stringendo i testicoli gonfi.
Poi mi lecca, mi succhia, proprio come piace a me. Non usa troppo i denti, non succhia troppo forte, non se lo ficca tutto fino in fondo alla gola che mi sembra di non poterlo riavere indietro.
E’ brava, come dicevo. Vengo dentro la sua bocca rossa con due spinte e gemendo come un animale.
Decido che va ricompensata. Mi tiro su leggermente, prendo un preservativo dal cassetto del comodino e lo indosso, sempre rimanendo in silenzio.
Che bisogno ha la gente di parlare? Parlare serve a farsi capire, a chiedere ciò che vuoi. Qui ci siamo capiti già benissimo e cosa voglio è chiaro. Ciò che vuole lei mi sembra chiaro pure, anche se non è che mi interessi granchè.
Quindi non parlo. Ce l’ho ancora duro. In giornate così potrei tirare una quadrupla persino.
Mi giro e la spingo leggermente per farla sdraiare. Mi posiziono tra le sue gambe e glielo schianto dentro con un colpo solo, fino in fondo.
Lei geme, sorride, si agita lievemente sotto di me, per spostarsi più a suo agio.
La faccia che fa non mi piace, così chiudo gli occhi e la cavalco furiosamente. Ma non è abbastanza.
Mi alzo in piedi e la lascio lì, interdetta. La tiro per le braccia fino sul bordo del letto, rimanendo in piedi. Le prendo le caviglie e le sollevo fino sopra le mie spalle. Poi glielo rimetto dentro, tenendola con forza per i fianchi. In questa posizione la sento di più e lei non si lamenta, nonostante sia appoggiata con la sola testa e parte del collo sul letto. Domani avrà sicuramente il torcicollo.
Chissenefrega. Se non dice niente lei.
Vengo dopo una lunga serie di spinte furiose. Poi la riadagio sul letto con un minimo di delicatezza. E’ stata brava, non si è lamentata, non merita la mia furia. Forse non la merita nessuno. Ma io sono così.
Furioso. Sempre. E non so nemmeno bene perché.
Mi dirigo verso il bagno per lavarmi.
Quando torno lei si sta rivestendo, in silenzio.
-Ti chiamo un taxi- le dico.
-Già fatto. Grazie per la superba prestazione- mi dice, mandandomi un bacio con la punta delle dita e dileguandosi nel corridoio.
Mi butto sul letto e mi addormento quasi di colpo, dopo avere sentito la porta d’ingresso chiudersi dietro di lei e i suoi passi scendere le scale.

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