Vita di coppia
Sono passate tre settimane.
Mio fratello è ripartito. Sembra che abbiano deciso che Rose vada a trovarlo in Europa il mese prossimo, in occasione delle ferie di lei.
Non so che intenzioni abbia Bella per le sue ferie.
Non mi piace fare progetti a lungo termine e lei lo sa. Ne parleremo. C'è tempo.
Mio fratello è ripartito. Sembra che abbiano deciso che Rose vada a trovarlo in Europa il mese prossimo, in occasione delle ferie di lei.
Non so che intenzioni abbia Bella per le sue ferie.
Non mi piace fare progetti a lungo termine e lei lo sa. Ne parleremo. C'è tempo.
Oggi sembra nervosa.
Ci siamo svegliati da poco e siamo a casa sua.
Ormai mi sono abituato al suo letto di mare ondeggiante. Anche se preferisco sempre il mio, fermo, tradizionale, comodo.
Lei dice che sono “antico”. Sarà così.
Si è alzata senza i soliti baci umidi e le solite coccole.
Chissà cos'ha. Me lo dirà quando ne avrà voglia. Chiedere e insistere servirebbe solo a litigare. E' già capitato.
Anche lei in ufficio ha da gestire i suoi casini.
Mi alzo anch'io prima che venga tardi e mi si rovini l'umore.
E' un periodo che sono meno incazzato del solito, credo che sia merito suo.
Se ne sono accorti anche i miei genitori.
Domenica a pranzo mia madre mi ha detto:
-Quando ce la presenti?
Ho fatto la faccia da gnorri più convincente che ho trovato nel mio repertorio, ma non l'ho fregata. Dev'essere perchè mi conosce da più di trent'anni.
-Sorridi. Parli. Mi abbracci. Sei diverso, Ed. Se non c'entra una donna, dimmi tu cos'è.
-Non può essere che mi getto finalmente alle spalle le paranoie dell'adolescenza, mà?
-Non sei più adolescente da più di dieci anni! Ma se non vuoi parlarne, non insisto.
-Grazie, mà- e le ho schioccato un bacio in fronte. Mi ha guardato con un sopracciglio alzato, come a dire “lo vedi?”.
Bah.
Questa cosa dell'innamoramento, scientificamente mi incuriosisce. Chissà come succede. Saranno ormoni che reagiscono ad altri ormoni? Odori? Sapori? Suoni?
Forse è tutto l'insieme ad avere una formula chimica che genera una reazione incredibile in alcuni di noi, mentre lascia assolutamente indifferenti altri.
Ci mancherebbe! Tutti infoiati per la stessa donna. Scatenerei la terza guerra mondiale.
Mi sono reso conto di essere incredibilmente geloso e possessivo. Non me ne ero mai accorto.
Preciso, sì. In fondo è questione di precisione, se una cosa è mia non voglio lasciarla in giro.
Meticoloso, pure. Se una cosa è mia non mi va che me la consumino o me la rovinino. Né mi è mai piaciuto prestare le mie cose.
Ma qui si tratta di una persona. E lei non è nemmeno pensabile che qualcuno la tocchi, la rovini, la consumi. Me la chieda in prestito. E' mia e basta.
E non va tanto bene nemmeno se le parlano o le sorridono. Si sa, si comincia così. Un sorriso, un saluto e poi le mettono le mani addosso.
Ogni volta devo ricordarmi che non sarebbe civile chiederle di sorridere solo a me e parlare solo con me.
Potrei sembrare un po' esagerato ed ossessivo.
Così mi limito a prenderla per le spalle e per la vita. Tanto per marcare il territorio e far capire che lei è mia. La prima a capire però è sempre lei. Mi dà un pizzicotto, mi dice “gelosone” ridendo e mi bacia.
E, cazzo, non so come faccia, ma capisce sempre cosa mi passa per la testa. Forse è anche questo a prendermi tanto.
Oltre al suo corpo. Al suo odore. Alla sua...
Ce l'hanno tutte, e ne conosco tante, lo giuro, ma lei ce l'ha speciale. E' speciale per me. Creata per me. Tutto il suo corpo è stato creato per me. Su misura per me.
In alcuni momenti della giornata non riesco a pensare ad altro che a lei e alla sua... Sembro un adolescente.
Bah.
Ci siamo svegliati da poco e siamo a casa sua.
Ormai mi sono abituato al suo letto di mare ondeggiante. Anche se preferisco sempre il mio, fermo, tradizionale, comodo.
Lei dice che sono “antico”. Sarà così.
Si è alzata senza i soliti baci umidi e le solite coccole.
Chissà cos'ha. Me lo dirà quando ne avrà voglia. Chiedere e insistere servirebbe solo a litigare. E' già capitato.
Anche lei in ufficio ha da gestire i suoi casini.
Mi alzo anch'io prima che venga tardi e mi si rovini l'umore.
E' un periodo che sono meno incazzato del solito, credo che sia merito suo.
Se ne sono accorti anche i miei genitori.
Domenica a pranzo mia madre mi ha detto:
-Quando ce la presenti?
Ho fatto la faccia da gnorri più convincente che ho trovato nel mio repertorio, ma non l'ho fregata. Dev'essere perchè mi conosce da più di trent'anni.
-Sorridi. Parli. Mi abbracci. Sei diverso, Ed. Se non c'entra una donna, dimmi tu cos'è.
-Non può essere che mi getto finalmente alle spalle le paranoie dell'adolescenza, mà?
-Non sei più adolescente da più di dieci anni! Ma se non vuoi parlarne, non insisto.
-Grazie, mà- e le ho schioccato un bacio in fronte. Mi ha guardato con un sopracciglio alzato, come a dire “lo vedi?”.
Bah.
Questa cosa dell'innamoramento, scientificamente mi incuriosisce. Chissà come succede. Saranno ormoni che reagiscono ad altri ormoni? Odori? Sapori? Suoni?
Forse è tutto l'insieme ad avere una formula chimica che genera una reazione incredibile in alcuni di noi, mentre lascia assolutamente indifferenti altri.
Ci mancherebbe! Tutti infoiati per la stessa donna. Scatenerei la terza guerra mondiale.
Mi sono reso conto di essere incredibilmente geloso e possessivo. Non me ne ero mai accorto.
Preciso, sì. In fondo è questione di precisione, se una cosa è mia non voglio lasciarla in giro.
Meticoloso, pure. Se una cosa è mia non mi va che me la consumino o me la rovinino. Né mi è mai piaciuto prestare le mie cose.
Ma qui si tratta di una persona. E lei non è nemmeno pensabile che qualcuno la tocchi, la rovini, la consumi. Me la chieda in prestito. E' mia e basta.
E non va tanto bene nemmeno se le parlano o le sorridono. Si sa, si comincia così. Un sorriso, un saluto e poi le mettono le mani addosso.
Ogni volta devo ricordarmi che non sarebbe civile chiederle di sorridere solo a me e parlare solo con me.
Potrei sembrare un po' esagerato ed ossessivo.
Così mi limito a prenderla per le spalle e per la vita. Tanto per marcare il territorio e far capire che lei è mia. La prima a capire però è sempre lei. Mi dà un pizzicotto, mi dice “gelosone” ridendo e mi bacia.
E, cazzo, non so come faccia, ma capisce sempre cosa mi passa per la testa. Forse è anche questo a prendermi tanto.
Oltre al suo corpo. Al suo odore. Alla sua...
Ce l'hanno tutte, e ne conosco tante, lo giuro, ma lei ce l'ha speciale. E' speciale per me. Creata per me. Tutto il suo corpo è stato creato per me. Su misura per me.
In alcuni momenti della giornata non riesco a pensare ad altro che a lei e alla sua... Sembro un adolescente.
Bah.
Mentre facciamo colazione in religioso silenzio, la studio.
Che cazzo c'è, Bella? Vorrei chiederglielo.
Ora glielo chiedo.
-Domani vado a trovare mio padre- mi precede.
-Perfetto. Sarà felice.
-Mh. Penso di sì. Ma ancora non lo sa.
-Gli fai una sorpresa?
-Già.
Okay. Parla troppo poco. E' chiaro che qualcosa non va. E mi sto incazzando.
Anzi, sono già incazzato del tutto.
-Mi dici cosa c'è che non va, per piacere?- forse la mia voce è un po' alterata.
-Cosa vuoi? Non ti va bene che vada da mio padre?
Ma questo quando gliel'ho detto?
-Va' pure. Però sei furibonda e vorrei sapere perchè.
-Oh, grazie della concessione. Posso andare da mio padre. E, per la cronaca, sei tu e la tua assurda gelosia a rendermi furiosa.
-Ma se non t'ho detto un cazzo di niente!
-Appunto. Si capisce che non ti va bene. Per questo non parli.
Sto impazzendo. -Bella, calmiamoci.
-Io sono calmissima -la voce tesa e gli occhi che scintillano rabbia.
-Certo. E io sono mio nonno, morto ventiquattro anni fa.
-Con te non si può parlare. O si scopa o si litiga.
-Buona la prima, la seconda la eviterei volentieri, ma tu fai tutto da sola.
-Certo! La colpa è sempre mia. Tu sei l'angelo del paradiso!
-Maledizione Bella! Vado in ufficio. Ne riparliamo stasera.
-Non ne riparliamo affatto. Io vado da mio padre e tu stai zitto.
-Ma vattene un po' dove cazzo ti pare!
Esco sbattendo la porta.
Ma che le è preso?
Sindrome premestruale? Meglio che mi segni i giorni sul calendario, con la scritta sotto “maneggiare con cautela”. Se no ci rimetto le coronarie.
Che cazzo c'è, Bella? Vorrei chiederglielo.
Ora glielo chiedo.
-Domani vado a trovare mio padre- mi precede.
-Perfetto. Sarà felice.
-Mh. Penso di sì. Ma ancora non lo sa.
-Gli fai una sorpresa?
-Già.
Okay. Parla troppo poco. E' chiaro che qualcosa non va. E mi sto incazzando.
Anzi, sono già incazzato del tutto.
-Mi dici cosa c'è che non va, per piacere?- forse la mia voce è un po' alterata.
-Cosa vuoi? Non ti va bene che vada da mio padre?
Ma questo quando gliel'ho detto?
-Va' pure. Però sei furibonda e vorrei sapere perchè.
-Oh, grazie della concessione. Posso andare da mio padre. E, per la cronaca, sei tu e la tua assurda gelosia a rendermi furiosa.
-Ma se non t'ho detto un cazzo di niente!
-Appunto. Si capisce che non ti va bene. Per questo non parli.
Sto impazzendo. -Bella, calmiamoci.
-Io sono calmissima -la voce tesa e gli occhi che scintillano rabbia.
-Certo. E io sono mio nonno, morto ventiquattro anni fa.
-Con te non si può parlare. O si scopa o si litiga.
-Buona la prima, la seconda la eviterei volentieri, ma tu fai tutto da sola.
-Certo! La colpa è sempre mia. Tu sei l'angelo del paradiso!
-Maledizione Bella! Vado in ufficio. Ne riparliamo stasera.
-Non ne riparliamo affatto. Io vado da mio padre e tu stai zitto.
-Ma vattene un po' dove cazzo ti pare!
Esco sbattendo la porta.
Ma che le è preso?
Sindrome premestruale? Meglio che mi segni i giorni sul calendario, con la scritta sotto “maneggiare con cautela”. Se no ci rimetto le coronarie.
Passo una mattinata in ufficio nero come un tizzone, per colpa sua. Rispondo male a tutti e non riesco a combinare quasi nulla.
A pranzo mi arriva un suo messaggio
"Mangiamo insieme al bar di sotto?"
Le rispondo di sì.
Ormai tutti sanno che stiamo insieme. E' a causa della storia dei sorrisi e dei saluti.
All'inizio volevamo far finta di niente. Amici e basta, davanti agli altri.
Poi sono cominciati i miei pruriti quando qualcuno le sorrideva e la salutava molto calorosamente. Così ho cominciato a prenderla sotto braccio, o tenerle la sedia, o passarle lo zucchero di canna, che preferisce, o prenderle la borsa. E guardare male i sorridenti e salutanti calorosi.
Da lì a tenerla per le spalle scendendo le scale, il passo è stato breve. Lei non ha mai avuto da ridire in proposito.
Un giorno quell'imbecille di Eric, che tanto imbecille quindi non è, almeno per queste cose, mi ha fermato sull'uscio.
-Signor Cullen, scusi la domanda impertinente, ma lei e la signorina Swan state insieme?
-Sì Eric- ho detto gongolante.
Mi è uscita la voce identica a quella di Giulio Cesare quando comunica al Senato di aver passato vittorioso il Rubicone.
Bah.
A pranzo mi arriva un suo messaggio
"Mangiamo insieme al bar di sotto?"
Le rispondo di sì.
Ormai tutti sanno che stiamo insieme. E' a causa della storia dei sorrisi e dei saluti.
All'inizio volevamo far finta di niente. Amici e basta, davanti agli altri.
Poi sono cominciati i miei pruriti quando qualcuno le sorrideva e la salutava molto calorosamente. Così ho cominciato a prenderla sotto braccio, o tenerle la sedia, o passarle lo zucchero di canna, che preferisce, o prenderle la borsa. E guardare male i sorridenti e salutanti calorosi.
Da lì a tenerla per le spalle scendendo le scale, il passo è stato breve. Lei non ha mai avuto da ridire in proposito.
Un giorno quell'imbecille di Eric, che tanto imbecille quindi non è, almeno per queste cose, mi ha fermato sull'uscio.
-Signor Cullen, scusi la domanda impertinente, ma lei e la signorina Swan state insieme?
-Sì Eric- ho detto gongolante.
Mi è uscita la voce identica a quella di Giulio Cesare quando comunica al Senato di aver passato vittorioso il Rubicone.
Bah.
A pranzo è un agnellino. Dolce, sorridente, mi fa assaggiare bocconi della sua pasta e tiene per tutto il tempo la mano sinistra, che non utilizza per mangiare, appoggiata sulla mia gamba.
Sì, deve essere la sindrome premestruale a renderla così volubile, decisamente.
La sera è tenera e passionale come sempre. Dell'incazzatura della mattina non c'è più traccia e mi guardo bene dal farvi accenno, non si sa mai. Dovesse cambiare di nuovo umore.
La vedo puntare la sveglia alle sei, così mi decido a parlare, con una punta di paura.
-Vai via presto?
-Sì. Così non troverò traffico.
Non arrabbiarti ti prego. Non arrabbiarti ti prego.
-Starai via molti giorni?
-Una settimana, Ed.
Fantastico. Una settimana di merda. Evvai.
Pensare che ci sono uomini felici di starsene soli per una settimana, birra, porno e rutto libero.
Io passerò il tempo a schiacciarmi le balle, giusto per sentire qualcosa di diverso dalla noia.
-Non dici niente?-mi chiede.
-Mi mancherai, Bella. Ma è un anno che non vedi tuo padre. Ci sentiremo ogni giorno.
-Grazie, Ed.
Non aggiungo niente. La bacio, invece.
E facciamo l'amore come sempre. Ad un certo punto lei sembra commossa, ma forse è la mia impressione.
Sì, deve essere la sindrome premestruale a renderla così volubile, decisamente.
La sera è tenera e passionale come sempre. Dell'incazzatura della mattina non c'è più traccia e mi guardo bene dal farvi accenno, non si sa mai. Dovesse cambiare di nuovo umore.
La vedo puntare la sveglia alle sei, così mi decido a parlare, con una punta di paura.
-Vai via presto?
-Sì. Così non troverò traffico.
Non arrabbiarti ti prego. Non arrabbiarti ti prego.
-Starai via molti giorni?
-Una settimana, Ed.
Fantastico. Una settimana di merda. Evvai.
Pensare che ci sono uomini felici di starsene soli per una settimana, birra, porno e rutto libero.
Io passerò il tempo a schiacciarmi le balle, giusto per sentire qualcosa di diverso dalla noia.
-Non dici niente?-mi chiede.
-Mi mancherai, Bella. Ma è un anno che non vedi tuo padre. Ci sentiremo ogni giorno.
-Grazie, Ed.
Non aggiungo niente. La bacio, invece.
E facciamo l'amore come sempre. Ad un certo punto lei sembra commossa, ma forse è la mia impressione.
La mattina seguente mi alzo con lei.
Mentre preparo il caffè, lei chiude la valigia e finisce di vestirsi.
Usciamo insieme e l'accompagno fino alla sua macchina.
Non parla ed ha una faccia...preoccupata?
C'è qualcosa che non quadra.
Sale in macchina, poi abbassa il finestrino per un ultimo bacio.
-Promettimi una cosa- mi dice.
-Dimmi.
-Qualunque cosa succeda, qualunque cosa ti riferiscano, prima di crederla, prometti di chiedere spiegazioni a me. Di fidarti di me.
E' una richiesta ridicola.
-Prometto- dico ridendo.
Ma cosa vuol dire?
Ci penso mentre parte sgommando.
Ci penso mentre vedo la sua macchina sparire in fondo all'isolato.
Ci penso mentre salgo nella mia e mi dirigo a casa a cambiarmi.
E continuo a pensarci.
Qualcosa non quadra, e mi preoccupa.
Mentre preparo il caffè, lei chiude la valigia e finisce di vestirsi.
Usciamo insieme e l'accompagno fino alla sua macchina.
Non parla ed ha una faccia...preoccupata?
C'è qualcosa che non quadra.
Sale in macchina, poi abbassa il finestrino per un ultimo bacio.
-Promettimi una cosa- mi dice.
-Dimmi.
-Qualunque cosa succeda, qualunque cosa ti riferiscano, prima di crederla, prometti di chiedere spiegazioni a me. Di fidarti di me.
E' una richiesta ridicola.
-Prometto- dico ridendo.
Ma cosa vuol dire?
Ci penso mentre parte sgommando.
Ci penso mentre vedo la sua macchina sparire in fondo all'isolato.
Ci penso mentre salgo nella mia e mi dirigo a casa a cambiarmi.
E continuo a pensarci.
Qualcosa non quadra, e mi preoccupa.

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