Un altro passo avanti
Arrivo che è ora di cena. E ho una fame che...al solito, sbranerei qualsiasi cosa commestibile.
Ho trovato anche l'indirizzo del padre di Bella, potenza di Google, perciò mi dirigo a colpo sicuro verso la zona indicata dal navigatore nel mio cellulare.
Il quartiere è tranquillo e residenziale. Bei viali immersi nel verde, strade pulite, curate.
Sono ancora distante, ma la riconosco immediatamente.
Sta attraversando la strada, ha i soliti jeans aderenti, la solita camicetta semitrasparente, i soliti tacchi supersexy, e il mio cazzo reagisce alla sua vista nel solito modo, addrizzandosi.
Dall'altro lato della strada una macchina è ferma, finestrini abbassati e motore acceso.
Quando lei sta quasi per arrivare, dalla macchina scende un energumeno scuro, capelli scuri, corti, muscoloso, vestito di scuro. Chi è, l'uomo nero?
E' chiaro che sta aspettando lei.
E di nuovo reagisco nel solito modo, incazzandomi. Lo so, sono prevedibile.
E adesso vediamo con chi andrà, uomo nero di minchia.
Accosto inchiodando e scendo, proprio mentre lei sta salendo in macchina con il re della notte.
Il rumore delle gomme le fa alzare lo sguardo. Mi vede. E' incredula. Poi sorride.
Riapre lo sportello e scende. La raggiungo.
-Ciao Bella.
-Che sorpresa! Cosa ci fai tu qui?
-Stavo facendo una passeggiata e mi sono trovato qui per caso-le dico ammiccando.
L'amico del buio si fa avanti e allunga una mano. Gliela staccherei molto volentieri a morsi.
-Tu devi essere Cullen, giusto?
-Sì - gli stringo forte la mano, tanto per mettere in chiaro che non lo temo.
-Tyler Crowley. Piacere.
-Lo stesso.
Un piacere come ricevere un calcio nei coglioni.
Ma a calci prendo te, brutto stronzo.
Bella interrompe i nostri sguardi molto esaustivi.
-Ty, mi rincresce, ma...
-Certo, certo, ho capito. Non c'è problema. Facciamo un'altra volta. Tanto in tre settimane, avremo tutto il tempo per stare insieme.
L'abbraccia, le sorride complice e si gira verso di me, serio e poco amichevole.
-Cullen.
-Crowley - rispondo, con gli occhi che mandano lingue di fuoco.
Se lo schiacciassi con la mia macchina non potrebbe sembrare un incidente?
Cerco di sorridere a lei invece, mentre Mefistofele risale in macchina e si leva dalle palle.
-Entriamo in casa un minuto o vuoi che andiamo a cena fuori?
-Ho fame, ma se ti fa piacere, salutiamo prima tuo padre.
Mi sorride e mi stampa un bacio caldo e umido sulle labbra, poi mi trascina nel vialetto di casa.
Ho trovato anche l'indirizzo del padre di Bella, potenza di Google, perciò mi dirigo a colpo sicuro verso la zona indicata dal navigatore nel mio cellulare.
Il quartiere è tranquillo e residenziale. Bei viali immersi nel verde, strade pulite, curate.
Sono ancora distante, ma la riconosco immediatamente.
Sta attraversando la strada, ha i soliti jeans aderenti, la solita camicetta semitrasparente, i soliti tacchi supersexy, e il mio cazzo reagisce alla sua vista nel solito modo, addrizzandosi.
Dall'altro lato della strada una macchina è ferma, finestrini abbassati e motore acceso.
Quando lei sta quasi per arrivare, dalla macchina scende un energumeno scuro, capelli scuri, corti, muscoloso, vestito di scuro. Chi è, l'uomo nero?
E' chiaro che sta aspettando lei.
E di nuovo reagisco nel solito modo, incazzandomi. Lo so, sono prevedibile.
E adesso vediamo con chi andrà, uomo nero di minchia.
Accosto inchiodando e scendo, proprio mentre lei sta salendo in macchina con il re della notte.
Il rumore delle gomme le fa alzare lo sguardo. Mi vede. E' incredula. Poi sorride.
Riapre lo sportello e scende. La raggiungo.
-Ciao Bella.
-Che sorpresa! Cosa ci fai tu qui?
-Stavo facendo una passeggiata e mi sono trovato qui per caso-le dico ammiccando.
L'amico del buio si fa avanti e allunga una mano. Gliela staccherei molto volentieri a morsi.
-Tu devi essere Cullen, giusto?
-Sì - gli stringo forte la mano, tanto per mettere in chiaro che non lo temo.
-Tyler Crowley. Piacere.
-Lo stesso.
Un piacere come ricevere un calcio nei coglioni.
Ma a calci prendo te, brutto stronzo.
Bella interrompe i nostri sguardi molto esaustivi.
-Ty, mi rincresce, ma...
-Certo, certo, ho capito. Non c'è problema. Facciamo un'altra volta. Tanto in tre settimane, avremo tutto il tempo per stare insieme.
L'abbraccia, le sorride complice e si gira verso di me, serio e poco amichevole.
-Cullen.
-Crowley - rispondo, con gli occhi che mandano lingue di fuoco.
Se lo schiacciassi con la mia macchina non potrebbe sembrare un incidente?
Cerco di sorridere a lei invece, mentre Mefistofele risale in macchina e si leva dalle palle.
-Entriamo in casa un minuto o vuoi che andiamo a cena fuori?
-Ho fame, ma se ti fa piacere, salutiamo prima tuo padre.
Mi sorride e mi stampa un bacio caldo e umido sulle labbra, poi mi trascina nel vialetto di casa.
Cerca per qualche minuto le chiavi nella borsa, poi apre e mi fa strada.
In soggiorno si sentono diverse voci. Televisione, una voce maschile e quella di una ragazzina.
-Papà ti prego, perchè non posso?
-Ho detto di no, Angela, non insistere. Tua sorella...
-E che palle con 'sta sorella, papà!
Mi viene da ridere.
Bella si schiarisce la voce.
-Papà, volevo...
-Ehi. Dimenticato qual...
Mi vede e mi squadra. Anche la ragazzina, Angela?, mi squadra, ma sono due sguardi molto diversi.
Il primo è indagatore e guardingo, l'altro è...sognante? Oddio, no. Piaccio alla sorellina di Bella. Merda!
Bella guarda ora me, ora suo padre, ora sua sorella. Batte il piede in terra. E' incazzata. Ma io che c'entro?
Dalla cucina con lo straccio in mano arriva anche la signora Swan.
Mi guarda curiosa e poi si aggiusta i capelli e fa sparire immediatamente il grembiule.
Ma che ho, il miele addosso? Cazzo, potrebbe essere mia madre! Però sono compiaciuto, molto compiaciuto.
Così tanto compiaciuto che mentre sorrido prendo una gomitata nelle costole da parte di Bella.
-Hai finito di abbagliare tutto il mondo femminile intorno a te?-sibila.
-Papà, Sue, Angela. Questo è Edward, un amico. E' venuto a trovarmi. Esco con lui anziché con Tyler. E' tutto. Andiamo – e fa per trascinarmi via senza che abbia il tempo di presentarmi.
-Buonasera a tutti. Scusate – faccio in tempo a dire, mentre gli altri tre sghignazzano e rispondono più o meno all'unisono.
Uscendo sento il padre di Bella sgridare Angela.
-Chiudi quella bocca, tu. O ti ci entreranno le mosche.
Appena fuori dalla porta, Bella mi assale.
-Ma si può sapere perchè fai sempre quella faccia da stronzo?
-Faccia da stronzo? Ma che ho fatto?
-Fai una faccia da schiaffi che a tutte le donne sopra i dieci anni e sotto gli ottanta viene voglia di sbatterti in terra e scoparti selvaggiamente!
Sto morendo dalle risate.
-Ah sì? Faccio questo effetto anche a te?
Devo ricordarmi che faccia ho fatto prima, perchè mi venga un colpo se lo so.
Effettivamente però, riflettendo, quando sorrido quasi tutte le donne contente del loro sesso arrossiscono. Prendo un'altra gomitata, più forte di quella precedente.
-Cazzo. Ma ho fatto quasi 700 km per prendere gomitate?
Non mi risponde.
Mi guarda storta.
Io faccio lo sguardo più contrito che mi riesce. E le strappo un sorriso.
Infine ride.
-Grazie di essere venuto-mi dice.
Forse riesco ad evitare un'altra gomitata.
In soggiorno si sentono diverse voci. Televisione, una voce maschile e quella di una ragazzina.
-Papà ti prego, perchè non posso?
-Ho detto di no, Angela, non insistere. Tua sorella...
-E che palle con 'sta sorella, papà!
Mi viene da ridere.
Bella si schiarisce la voce.
-Papà, volevo...
-Ehi. Dimenticato qual...
Mi vede e mi squadra. Anche la ragazzina, Angela?, mi squadra, ma sono due sguardi molto diversi.
Il primo è indagatore e guardingo, l'altro è...sognante? Oddio, no. Piaccio alla sorellina di Bella. Merda!
Bella guarda ora me, ora suo padre, ora sua sorella. Batte il piede in terra. E' incazzata. Ma io che c'entro?
Dalla cucina con lo straccio in mano arriva anche la signora Swan.
Mi guarda curiosa e poi si aggiusta i capelli e fa sparire immediatamente il grembiule.
Ma che ho, il miele addosso? Cazzo, potrebbe essere mia madre! Però sono compiaciuto, molto compiaciuto.
Così tanto compiaciuto che mentre sorrido prendo una gomitata nelle costole da parte di Bella.
-Hai finito di abbagliare tutto il mondo femminile intorno a te?-sibila.
-Papà, Sue, Angela. Questo è Edward, un amico. E' venuto a trovarmi. Esco con lui anziché con Tyler. E' tutto. Andiamo – e fa per trascinarmi via senza che abbia il tempo di presentarmi.
-Buonasera a tutti. Scusate – faccio in tempo a dire, mentre gli altri tre sghignazzano e rispondono più o meno all'unisono.
Uscendo sento il padre di Bella sgridare Angela.
-Chiudi quella bocca, tu. O ti ci entreranno le mosche.
Appena fuori dalla porta, Bella mi assale.
-Ma si può sapere perchè fai sempre quella faccia da stronzo?
-Faccia da stronzo? Ma che ho fatto?
-Fai una faccia da schiaffi che a tutte le donne sopra i dieci anni e sotto gli ottanta viene voglia di sbatterti in terra e scoparti selvaggiamente!
Sto morendo dalle risate.
-Ah sì? Faccio questo effetto anche a te?
Devo ricordarmi che faccia ho fatto prima, perchè mi venga un colpo se lo so.
Effettivamente però, riflettendo, quando sorrido quasi tutte le donne contente del loro sesso arrossiscono. Prendo un'altra gomitata, più forte di quella precedente.
-Cazzo. Ma ho fatto quasi 700 km per prendere gomitate?
Non mi risponde.
Mi guarda storta.
Io faccio lo sguardo più contrito che mi riesce. E le strappo un sorriso.
Infine ride.
-Grazie di essere venuto-mi dice.
Forse riesco ad evitare un'altra gomitata.
Mi indirizza in un paese vicino e mentre guido sento che telefona e prenota a nome suo un tavolo per due.
A cena mi porta in un posto inquietante. Le Voyeur, si chiama. Già il nome...
Luci rosa, fiori ovunque. Divanetti rossi a forma di cuore, o è una bocca?, orripilanti, sono tutti intorno alla sala da pranzo, rivolti verso l'interno. I tavoli sono tutti protetti da separè che li nascondono agli sguardi degli occupanti gli altri tavoli, ma non a quelli di chi potrebbe essere seduto sui divani.
Sembra uno scadente film dell'orrore. Sto per chiedere una mezza delucidazione ma lo sguardo ironico che mi rivolge mi chiarisce il contesto.
Mi sta provocando, come sempre. E non appena me ne rendo conto sono già eccitato come un adolescente che assiste al primo spettacolo porno.
Ad accompagnarci al nostro tavolo è una ragazza dell'est, molto poco vestita. Le tette sembrano schizzarle fuori dal corpetto troppo piccolo per lei e la sua abbondanza. Distolgo lo sguardo prima dell'ennesima gomitata e guardo Bella.
E' bella da togliere il fiato. Ha gli occhi lucidi, i capelli sciolti e lasciati ricadere su una spalla, le gote arrossate. Sembra eccitata anche lei.
Ma cosa...?
-Volete privacy?-chiede la russa.
-Sì, per favore.
La ragazza stende allora un fazzoletto nero sullo schienale del divano.
La mia faccia deve avere la forma di un punto interrogativo a questo punto.
Quando la cameriera si è allontanata e noi siamo seduti, Bella mi parla.
-Ti piace qui?
-E' un ristorante particolare. Ci lavoravi?
-Sì. Quando ero ancora all'Università. Facevo solo la cameriera, ma quando mio padre ha scoperto che era un locale...particolare, come dici tu, ha fatto fuoco e fiamme. E' stato allora che mi è venuta l'idea degli spettacoli in maschera. Per proteggere il mio anonimato.
-Guadagnavi bene?
-Non fare lo stronzo, Cullen. Non l'ho mai fatto per denaro. Chiaro che qualche soldo ad una studentessa non fa schifo, soprattutto se il proprio padre è solo un poliziotto e non naviga nell'oro. La biancheria di raso e seta costa e mi è sempre piaciuta. Ma lo facevo e lo faccio soprattutto perchè mi piace essere guardata. Mi piace esercitare il mio potere sugli uomini che non riescono a distogliere lo sguardo da me e da quello che sto facendo. Mi fa sentire enormemente forte.
Penso. Non è molto diversa da me, neanche in questo. Io esercito il mio potere con l'ironia, lei con la sua bellezza. Piace sottomettere gli altri ad entrambi.
La mia eccitazione, già discreta da quando l'ho vista in strada un'ora prima, si è fatta ormai sofferenza, e sale, mentre lei continua a parlare.
-Ho sempre trovato sciocchi gli uomini. Non riescono più a ragionare davanti a due tette che gli ballano davanti agli occhi. E danno molta più importanza al loro bel cazzo che alla loro intelligenza.
-Anche tuo padre è un uomo.
-A parte mio padre, che infatti è stato abbandonato da mia madre per uno che aveva un uccello probabilmente migliore del suo.
Vorrei dirle che si sbaglia. Che oltre a suo padre ci sono altri uomini ai quali il sesso piace ma non per questo perderebbero cervello, famiglia e obiettivi. Ma mi è difficile ragionare e parlare con un ingombro esagerato tra le gambe. Maledetto, vuoi sputtanarmi così?
Lei sembra capire, come sempre, e mi sorride.
-Dimostrami che mi sbaglio.
Sento il rumore di una scarpa che cade e poi il suo piede è lungo la mia gamba e risale lento la strada che porta al centro del mio piacere. Arriva quasi all'inguine, poi ridiscende, sempre molto lentamente e senza distogliere lo sguardo da me.
-Chi si siede nei divani?-riesco a chiedere.
-Chi vuole guardare, mi sembra chiaro. Guardare e non toccare. Questa è la regola.
Al tavolo ci sono donne, oppure coppie, o coppie di uomini. Mangiano o fanno ciò che preferiscono. Nessuno li disturberà, per il tempo stabilito. Se fai mettere il fazzoletto nero, non vuoi pubblico. Se il fazzoletto non c'è, chiunque può sedersi e godersi il tuo...spettacolo.
Deglutisco. Credevo di sapere tutto sul sesso, sui giochini e sui locali kinky. Invece non so un cazzo. Ma anziché darmi fastidio, questa cosa mi intriga e mi eccita da impazzire.
-Ordiniamo?
-Si mangia davvero?
-Certo. E' un ristorante, cosa credevi?- mi dice strizzandomi un occhio e suonando un campanello posto sotto il tavolo.
Quando la cameriera arriva le chiede i menu, senza smettere di guardarmi e continuando a passare il suo piede sulla mia gamba.
Se impazzirò, sarà per colpa o merito di Isabella Swan.
A cena mi porta in un posto inquietante. Le Voyeur, si chiama. Già il nome...
Luci rosa, fiori ovunque. Divanetti rossi a forma di cuore, o è una bocca?, orripilanti, sono tutti intorno alla sala da pranzo, rivolti verso l'interno. I tavoli sono tutti protetti da separè che li nascondono agli sguardi degli occupanti gli altri tavoli, ma non a quelli di chi potrebbe essere seduto sui divani.
Sembra uno scadente film dell'orrore. Sto per chiedere una mezza delucidazione ma lo sguardo ironico che mi rivolge mi chiarisce il contesto.
Mi sta provocando, come sempre. E non appena me ne rendo conto sono già eccitato come un adolescente che assiste al primo spettacolo porno.
Ad accompagnarci al nostro tavolo è una ragazza dell'est, molto poco vestita. Le tette sembrano schizzarle fuori dal corpetto troppo piccolo per lei e la sua abbondanza. Distolgo lo sguardo prima dell'ennesima gomitata e guardo Bella.
E' bella da togliere il fiato. Ha gli occhi lucidi, i capelli sciolti e lasciati ricadere su una spalla, le gote arrossate. Sembra eccitata anche lei.
Ma cosa...?
-Volete privacy?-chiede la russa.
-Sì, per favore.
La ragazza stende allora un fazzoletto nero sullo schienale del divano.
La mia faccia deve avere la forma di un punto interrogativo a questo punto.
Quando la cameriera si è allontanata e noi siamo seduti, Bella mi parla.
-Ti piace qui?
-E' un ristorante particolare. Ci lavoravi?
-Sì. Quando ero ancora all'Università. Facevo solo la cameriera, ma quando mio padre ha scoperto che era un locale...particolare, come dici tu, ha fatto fuoco e fiamme. E' stato allora che mi è venuta l'idea degli spettacoli in maschera. Per proteggere il mio anonimato.
-Guadagnavi bene?
-Non fare lo stronzo, Cullen. Non l'ho mai fatto per denaro. Chiaro che qualche soldo ad una studentessa non fa schifo, soprattutto se il proprio padre è solo un poliziotto e non naviga nell'oro. La biancheria di raso e seta costa e mi è sempre piaciuta. Ma lo facevo e lo faccio soprattutto perchè mi piace essere guardata. Mi piace esercitare il mio potere sugli uomini che non riescono a distogliere lo sguardo da me e da quello che sto facendo. Mi fa sentire enormemente forte.
Penso. Non è molto diversa da me, neanche in questo. Io esercito il mio potere con l'ironia, lei con la sua bellezza. Piace sottomettere gli altri ad entrambi.
La mia eccitazione, già discreta da quando l'ho vista in strada un'ora prima, si è fatta ormai sofferenza, e sale, mentre lei continua a parlare.
-Ho sempre trovato sciocchi gli uomini. Non riescono più a ragionare davanti a due tette che gli ballano davanti agli occhi. E danno molta più importanza al loro bel cazzo che alla loro intelligenza.
-Anche tuo padre è un uomo.
-A parte mio padre, che infatti è stato abbandonato da mia madre per uno che aveva un uccello probabilmente migliore del suo.
Vorrei dirle che si sbaglia. Che oltre a suo padre ci sono altri uomini ai quali il sesso piace ma non per questo perderebbero cervello, famiglia e obiettivi. Ma mi è difficile ragionare e parlare con un ingombro esagerato tra le gambe. Maledetto, vuoi sputtanarmi così?
Lei sembra capire, come sempre, e mi sorride.
-Dimostrami che mi sbaglio.
Sento il rumore di una scarpa che cade e poi il suo piede è lungo la mia gamba e risale lento la strada che porta al centro del mio piacere. Arriva quasi all'inguine, poi ridiscende, sempre molto lentamente e senza distogliere lo sguardo da me.
-Chi si siede nei divani?-riesco a chiedere.
-Chi vuole guardare, mi sembra chiaro. Guardare e non toccare. Questa è la regola.
Al tavolo ci sono donne, oppure coppie, o coppie di uomini. Mangiano o fanno ciò che preferiscono. Nessuno li disturberà, per il tempo stabilito. Se fai mettere il fazzoletto nero, non vuoi pubblico. Se il fazzoletto non c'è, chiunque può sedersi e godersi il tuo...spettacolo.
Deglutisco. Credevo di sapere tutto sul sesso, sui giochini e sui locali kinky. Invece non so un cazzo. Ma anziché darmi fastidio, questa cosa mi intriga e mi eccita da impazzire.
-Ordiniamo?
-Si mangia davvero?
-Certo. E' un ristorante, cosa credevi?- mi dice strizzandomi un occhio e suonando un campanello posto sotto il tavolo.
Quando la cameriera arriva le chiede i menu, senza smettere di guardarmi e continuando a passare il suo piede sulla mia gamba.
Se impazzirò, sarà per colpa o merito di Isabella Swan.
Ordiniamo, anzi lei ordina, io sono ipnotizzato, o in trance, o entrambe le cose, forse.
Sceglie tra le varie combinazioni. Pasta con gamberi, panna e vodka. Ostriche al naturale. Fragole con panna. Tutti cibi afrodisiaci. E vino bianco frizzante, italiano.
Non c'è bisogno né degli uni, né dell'altro per caricarmi, baby. Vorrei dirglielo.
-E' meglio dello champagne- mi dice invece lei, sorseggiando.
-Mi fido- sarei disposto ad ammettere persino che gli asini volano, a questo punto. Com'era? Gli uomini ragionano solo con l'uccello. Ecco, effettivamente da quando siamo seduti lui ragiona, io no.
Rose diceva che dovevo parlarle. Magari avrebbe dovuto spiegarlo anche a lei però.
Sceglie tra le varie combinazioni. Pasta con gamberi, panna e vodka. Ostriche al naturale. Fragole con panna. Tutti cibi afrodisiaci. E vino bianco frizzante, italiano.
Non c'è bisogno né degli uni, né dell'altro per caricarmi, baby. Vorrei dirglielo.
-E' meglio dello champagne- mi dice invece lei, sorseggiando.
-Mi fido- sarei disposto ad ammettere persino che gli asini volano, a questo punto. Com'era? Gli uomini ragionano solo con l'uccello. Ecco, effettivamente da quando siamo seduti lui ragiona, io no.
Rose diceva che dovevo parlarle. Magari avrebbe dovuto spiegarlo anche a lei però.
La pasta è buonissima. Le ostriche un delirio. Imboccate da lei poi sono ancora meglio.
Il suo piede ha continuato a salire e scendere per tutto il tempo sulla mia gamba.
E se mi misurassero adesso la pressione mi ricovererebbero immediatamente per rischio di infarto del miocardio.
Nello stomaco sento uno sfarfallio che non ha niente a che fare col cibo, buonissimo, appena ingurgitato. E' eccitazione allo stato puro. Attesa di qualcosa che so che sta per arrivare.
Decido di giocare anch'io.
Tolgo la scarpa e faccio risalire il mio piede all'interno della sua gamba, ma lei non resta immobile come me.
Cattura il mio piede e sfila la calza. Poi posiziona il mio piede esattamente in mezzo alle sue gambe, e mi guarda fisso. Non batte neanche le palpebre.
Lentamente inizia a sbottonare i suoi jeans. Lo faccio anch'io.
Inarca il bacino e li sfila un po'. Io faccio lo stesso.
Si muove veloce e sento che sposta prima una gamba, poi l'altra. Ha tolto i jeans. Li solleva lentamente e me li fa vedere, poi li lancia sul divanetto. Io faccio la stessa cosa, anche se i miei movimenti sono più impacciati, a causa dell'aratro che mi blocca il cavallo dei pantaloni.
Un altro movimento e le sue mutandine stanno ruotando intorno al suo dito indice.
Io prendo i miei boxer, li tiro giù e li lancio dietro di me, sul divano.
Poi posiziono il mio piede sul suo sesso, delicatamente.
Lei avvicina la sua mano destra alla bocca e lecca avidamente indice e medio, con i quali accarezza e inumidisce l'alluce del mio piede.
Poi sposta il tavolino un po' a destra, per liberare la mia visuale su ciò che sta facendo. Infine, sempre molto lentamente, prende il mio piede e se lo passa avanti e indietro sulla sua figa deliziosa, tenendo le gambe ben aperte. Getta la testa indietro ed inizia ad ansimare rumorosamente. C'è gente nei tavoli vicini, l'avevo vista entrando, e probabilmente la sentirà, ma questo pensiero, invece che darmi fastidio, mi carica maggiormente.
Con le dita della mano sinistra allarga le sue labbra e con la mano destra aiuta il mio alluce a sfregarle il clitoride, inarcando al contempo il bacino. E' una delle immagini più eccitanti a cui abbia mai assistito. Quando raggiunge l'orgasmo tira su la testa e mi guarda, mentre geme a bocca aperta.
Oh, sì, tesoro. Vieni per me. Vieni per me.
Mi guarda e sorride. Solleva le gambe e mi lascia andare il piede. Poi posiziona i suoi piedi bollenti intorno al mio membro pulsante. Sto per venire solo per questo tocco leggero.
-Stringimi i piedi intorno a te, Edward. Datti piacere. Fammi vedere quanto ti piace questo gioco...Ti prego.
-Non devi pregarmi, tesoro. Mai.
Le stringo i piedi intorno al mio cazzo, li sfrego su e giù, e muovo in contemporanea il bacino. Stringo sempre di più, mi muovo sempre più in fretta.
Ci sono quasi, ma voglio di più. Voglio molto di più del piacere degli occhi. Voglio il piacere dell'anima, quello che provo quando sono dentro di lei.
Le lascio i piedi di colpo e la tiro a me per le braccia. Lei capisce subito. Mi sale sopra e si avvinghia al mio collo.
Il mio occhio cieco cerca la strada di casa, e la trova quasi subito. E' il Paradiso come sempre, quando sento la sua carne morbida, calda e viscosa intorno a me. E bastano due spinte e le nostre voci affannate per farmi venire lungo e violento dentro di lei. E resto immobile, stremato, incredulo, felice.
-Bella?
-Sì, Edward.
-Ti amo.
-Anch'io.
Ci guardiamo e sorridiamo. Era la cosa più semplice del mondo da dire. Così ovvia, così vera, così difficile da credere.
Il suo piede ha continuato a salire e scendere per tutto il tempo sulla mia gamba.
E se mi misurassero adesso la pressione mi ricovererebbero immediatamente per rischio di infarto del miocardio.
Nello stomaco sento uno sfarfallio che non ha niente a che fare col cibo, buonissimo, appena ingurgitato. E' eccitazione allo stato puro. Attesa di qualcosa che so che sta per arrivare.
Decido di giocare anch'io.
Tolgo la scarpa e faccio risalire il mio piede all'interno della sua gamba, ma lei non resta immobile come me.
Cattura il mio piede e sfila la calza. Poi posiziona il mio piede esattamente in mezzo alle sue gambe, e mi guarda fisso. Non batte neanche le palpebre.
Lentamente inizia a sbottonare i suoi jeans. Lo faccio anch'io.
Inarca il bacino e li sfila un po'. Io faccio lo stesso.
Si muove veloce e sento che sposta prima una gamba, poi l'altra. Ha tolto i jeans. Li solleva lentamente e me li fa vedere, poi li lancia sul divanetto. Io faccio la stessa cosa, anche se i miei movimenti sono più impacciati, a causa dell'aratro che mi blocca il cavallo dei pantaloni.
Un altro movimento e le sue mutandine stanno ruotando intorno al suo dito indice.
Io prendo i miei boxer, li tiro giù e li lancio dietro di me, sul divano.
Poi posiziono il mio piede sul suo sesso, delicatamente.
Lei avvicina la sua mano destra alla bocca e lecca avidamente indice e medio, con i quali accarezza e inumidisce l'alluce del mio piede.
Poi sposta il tavolino un po' a destra, per liberare la mia visuale su ciò che sta facendo. Infine, sempre molto lentamente, prende il mio piede e se lo passa avanti e indietro sulla sua figa deliziosa, tenendo le gambe ben aperte. Getta la testa indietro ed inizia ad ansimare rumorosamente. C'è gente nei tavoli vicini, l'avevo vista entrando, e probabilmente la sentirà, ma questo pensiero, invece che darmi fastidio, mi carica maggiormente.
Con le dita della mano sinistra allarga le sue labbra e con la mano destra aiuta il mio alluce a sfregarle il clitoride, inarcando al contempo il bacino. E' una delle immagini più eccitanti a cui abbia mai assistito. Quando raggiunge l'orgasmo tira su la testa e mi guarda, mentre geme a bocca aperta.
Oh, sì, tesoro. Vieni per me. Vieni per me.
Mi guarda e sorride. Solleva le gambe e mi lascia andare il piede. Poi posiziona i suoi piedi bollenti intorno al mio membro pulsante. Sto per venire solo per questo tocco leggero.
-Stringimi i piedi intorno a te, Edward. Datti piacere. Fammi vedere quanto ti piace questo gioco...Ti prego.
-Non devi pregarmi, tesoro. Mai.
Le stringo i piedi intorno al mio cazzo, li sfrego su e giù, e muovo in contemporanea il bacino. Stringo sempre di più, mi muovo sempre più in fretta.
Ci sono quasi, ma voglio di più. Voglio molto di più del piacere degli occhi. Voglio il piacere dell'anima, quello che provo quando sono dentro di lei.
Le lascio i piedi di colpo e la tiro a me per le braccia. Lei capisce subito. Mi sale sopra e si avvinghia al mio collo.
Il mio occhio cieco cerca la strada di casa, e la trova quasi subito. E' il Paradiso come sempre, quando sento la sua carne morbida, calda e viscosa intorno a me. E bastano due spinte e le nostre voci affannate per farmi venire lungo e violento dentro di lei. E resto immobile, stremato, incredulo, felice.
-Bella?
-Sì, Edward.
-Ti amo.
-Anch'io.
Ci guardiamo e sorridiamo. Era la cosa più semplice del mondo da dire. Così ovvia, così vera, così difficile da credere.
Più tardi siamo in casa sua, nella sua vecchia stanza di adolescente. Peluche, foto, libri, poster.
-Ti piacevano i Blue?-le chiedo.
-Oh, sì. Ero innamorata pazza di Duncan James. Insieme ad alcune amiche andavamo ai concerti molto prima dell'inizio, ci appostavamo sotto il palco, fuori dai camerini, gridavamo come ossesse, ci strappavamo i capelli e piangevamo come disperate. Poi dopo la morte di Jacob, di colpo non me ne è fregato più niente.
-Tua madre non l'hai più risentita in questi anni?
-Ha provato qualche volta, in occasione del mio compleanno o di Natale. Ma io non ho mai voluto risponderle. Te l'ho detto, per me è morta. Fine della storia.
Nella tua voce c'è sofferenza però. E la capisco.
Non so come sarei sopravvissuto se mia madre non fosse stata l'angelo amorevole che è stata durante la mia malattia, prima e dopo.
Guarda che strano. Se penso a Jacob e a lei, mi sento fortunato.
Prendo fiato. Lo trattengo un attimo, poi parlo.
-Sai. I medici dicono che sono completamente guarito.
Mi guarda attenta.
-Io però non mi fido molto. Si sono sbagliati già una volta...
-Non succederà mai più, Edward. Ora hai il mio midollo. Il tuo che era predisposto alla malattia non c'è più.
Mi abbraccia, consolatoria, amorevole, comprensiva, sicura.
La abbraccio. E vorrei tanto crederle.
-Domattina torno a casa.
-Certo. Il lavoro prima di tutto, vero?
-Non è così, ma senza di me si ferma il mondo. In ufficio non portano a termine un minimo impegno.
-Certo. Va bene così, Edward. Sono contenta che tu sia venuto, anche solo per un giorno. E' stato bello.
-Ti piacevano i Blue?-le chiedo.
-Oh, sì. Ero innamorata pazza di Duncan James. Insieme ad alcune amiche andavamo ai concerti molto prima dell'inizio, ci appostavamo sotto il palco, fuori dai camerini, gridavamo come ossesse, ci strappavamo i capelli e piangevamo come disperate. Poi dopo la morte di Jacob, di colpo non me ne è fregato più niente.
-Tua madre non l'hai più risentita in questi anni?
-Ha provato qualche volta, in occasione del mio compleanno o di Natale. Ma io non ho mai voluto risponderle. Te l'ho detto, per me è morta. Fine della storia.
Nella tua voce c'è sofferenza però. E la capisco.
Non so come sarei sopravvissuto se mia madre non fosse stata l'angelo amorevole che è stata durante la mia malattia, prima e dopo.
Guarda che strano. Se penso a Jacob e a lei, mi sento fortunato.
Prendo fiato. Lo trattengo un attimo, poi parlo.
-Sai. I medici dicono che sono completamente guarito.
Mi guarda attenta.
-Io però non mi fido molto. Si sono sbagliati già una volta...
-Non succederà mai più, Edward. Ora hai il mio midollo. Il tuo che era predisposto alla malattia non c'è più.
Mi abbraccia, consolatoria, amorevole, comprensiva, sicura.
La abbraccio. E vorrei tanto crederle.
-Domattina torno a casa.
-Certo. Il lavoro prima di tutto, vero?
-Non è così, ma senza di me si ferma il mondo. In ufficio non portano a termine un minimo impegno.
-Certo. Va bene così, Edward. Sono contenta che tu sia venuto, anche solo per un giorno. E' stato bello.
La mattina dopo ci alziamo insieme.
Parliamo, tra noi, con suo padre, con Sue, con la piccola Angela che non va tanto bene a scuola, ma le piace disegnare e da grande vorrebbe diventare architetto.
Prometto che cercherò di tornare, magari per due giorni.
Lei mi accompagna alla macchina, mi bacia, mi accarezza. E' il massimo che un uomo possa volere.
Parliamo, tra noi, con suo padre, con Sue, con la piccola Angela che non va tanto bene a scuola, ma le piace disegnare e da grande vorrebbe diventare architetto.
Prometto che cercherò di tornare, magari per due giorni.
Lei mi accompagna alla macchina, mi bacia, mi accarezza. E' il massimo che un uomo possa volere.

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