Isabella Swan
Arrivo in ufficio che sono le 9 passate già da un po'. Ho il primo appuntamento alle 9 e mezza e devo lanciare un occhio alle pratiche a cui fare riferimento. Chissà se il cretino me le ha già preparate sulla scrivania. Non ho tempo nemmeno per un caffè e questo mi fa incazzare di brutto.
Nell'atrio c'è un catasto di cartoni, polistirolo, rotoli di filo elettrico, attrezzi vari e impronte di scarponi da operaio. Bel casino. Il nuovo proprietario dell'ufficio al piano superiore rispetto al mio ha acquistato l'immobile da poco e vi sta facendo lavori e miglioramenti. Sono giorni che bucano, rompono, scassano, trasportano, strisciano. Speriamo finiscano al più presto perchè ne ho le palle piene del casino e del rumore.
Nell'atrio c'è un catasto di cartoni, polistirolo, rotoli di filo elettrico, attrezzi vari e impronte di scarponi da operaio. Bel casino. Il nuovo proprietario dell'ufficio al piano superiore rispetto al mio ha acquistato l'immobile da poco e vi sta facendo lavori e miglioramenti. Sono giorni che bucano, rompono, scassano, trasportano, strisciano. Speriamo finiscano al più presto perchè ne ho le palle piene del casino e del rumore.
-Buongiorno Signor Cullen- la voce di Eric è sempre più antipatica e il sorriso...insopportabile.
-'Giorno- rispondo. Dio come lo odio.
Mi siedo alla scrivania e...inizia la fine del mondo.
Vibrano i vetri, vibrano gli sportelli dei mobili, vibra lo schermo davanti ai miei occhi. Mi vibrano perfino i denti in bocca, quando serro la mascella stizzito.
E' troppo. Ora vado a dirgliene quattro. O otto pure.
Passo davanti ad Eric che mi sorride e comincia a parlare:
-Ha bisogno di qualcosa, signor Cullen?
Manco gli rispondo.
-'Giorno- rispondo. Dio come lo odio.
Mi siedo alla scrivania e...inizia la fine del mondo.
Vibrano i vetri, vibrano gli sportelli dei mobili, vibra lo schermo davanti ai miei occhi. Mi vibrano perfino i denti in bocca, quando serro la mascella stizzito.
E' troppo. Ora vado a dirgliene quattro. O otto pure.
Passo davanti ad Eric che mi sorride e comincia a parlare:
-Ha bisogno di qualcosa, signor Cullen?
Manco gli rispondo.
Salgo i gradini due alla volta e mi precipito al piano di sopra.
Entro nell'inferno di polvere, caos e rumore e cerco di attirare l'attenzione di qualcuno a cui parlare.
Dietro di me qualcuno si schiarisce la voce, mentre contemporaneamente vedo un uomo allargare un sorriso ebete di fronte a me, ma rivolto al qualcuno dietro le mie spalle.
Mi giro.
Non è possibile.
-Buongiorno signorina Swan- dice l'uomo.
Io ho ancora la bocca aperta. Davanti a me il puma.
Mi allunga la mano sorridendo e io la stringo, ricordandomi di chiudere finalmente la bocca.
-Piacere, Isabella Swan. Lei è?
Forse sono stato rapito dagli alieni e trasportato in un'altra dimensione.
Chi sono io?
Babbo Natale sono!
Abbiamo scopato come due indemoniati fino ad un'ora fa e tu mi chiedi chi cazzo sono?
Però il nome all'aliena non gliel'ho detto. Né lei mi ha detto il suo. Appunto, abbiamo solo scopato come due indemoniati.
Provo a comporre la bocca in un sorriso, anche se i muscoli necessari sono intorpiditi e in disuso da tempo. Più o meno ci riesco.
-Edward Cullen. Un vero piacere- dico. Ma era maggiore quello di stanotte, baby.
-Posso esserle utile in qualcosa?- mi chiede con la voce di miele.
Già, ero incazzato io. Il troppo rumore. C'è anche adesso, non ci avevo fatto caso.
-Nell'ufficio di sotto da me si stanno smaterializzando anche i computer, a causa delle vibrazioni.
-Mi dispiace. Capisco che le stiamo creando grave disagio. Tuttavia dobbiamo assolutamente finire i lavori al più presto, lei si renderà conto. Cercheremo di fare il minimo indispensabile.
Entro nell'inferno di polvere, caos e rumore e cerco di attirare l'attenzione di qualcuno a cui parlare.
Dietro di me qualcuno si schiarisce la voce, mentre contemporaneamente vedo un uomo allargare un sorriso ebete di fronte a me, ma rivolto al qualcuno dietro le mie spalle.
Mi giro.
Non è possibile.
-Buongiorno signorina Swan- dice l'uomo.
Io ho ancora la bocca aperta. Davanti a me il puma.
Mi allunga la mano sorridendo e io la stringo, ricordandomi di chiudere finalmente la bocca.
-Piacere, Isabella Swan. Lei è?
Forse sono stato rapito dagli alieni e trasportato in un'altra dimensione.
Chi sono io?
Babbo Natale sono!
Abbiamo scopato come due indemoniati fino ad un'ora fa e tu mi chiedi chi cazzo sono?
Però il nome all'aliena non gliel'ho detto. Né lei mi ha detto il suo. Appunto, abbiamo solo scopato come due indemoniati.
Provo a comporre la bocca in un sorriso, anche se i muscoli necessari sono intorpiditi e in disuso da tempo. Più o meno ci riesco.
-Edward Cullen. Un vero piacere- dico. Ma era maggiore quello di stanotte, baby.
-Posso esserle utile in qualcosa?- mi chiede con la voce di miele.
Già, ero incazzato io. Il troppo rumore. C'è anche adesso, non ci avevo fatto caso.
-Nell'ufficio di sotto da me si stanno smaterializzando anche i computer, a causa delle vibrazioni.
-Mi dispiace. Capisco che le stiamo creando grave disagio. Tuttavia dobbiamo assolutamente finire i lavori al più presto, lei si renderà conto. Cercheremo di fare il minimo indispensabile.
E' tutto. Posso tornare sulla Terra, grazie?
-Da parte mia cercherò di farmi perdonare, da buona...vicina- sorride continuando.
E' ufficiale. Sono nella merda.
-Non ne dubito- rispondo, e stavolta il mio sorriso ha maggiore naturalezza.
Mi avvio verso le scale, ma l'aliena mi segue.
-Signor Cullen?
Mi volto a guardarla. E' schifosamente bella. Con le dita giocherella arrotolando una ciocca dei suoi meravigliosi capelli castano scuri. Gli stessi che stanotte mi solleticavano a turno il viso, o le gambe, o l'uccello. Al pensiero mi torna duro immediatamente. Mi sto deconcentrando.
Sono nella merda fino al collo.
-Sì- la voce non è tanto ferma. Cazzo.
-Al Victorian, stasera.
-Sì- ora è un po' più ferma.
-Ci sarà uno spettacolo nuovo. Le piacerà.
-Ci sarò.
Porco cazzo. Ce l'ho duro come la leva del cambio. E sono già le 9 e mezzo.
Sto nuotando nella merda.
-Da parte mia cercherò di farmi perdonare, da buona...vicina- sorride continuando.
E' ufficiale. Sono nella merda.
-Non ne dubito- rispondo, e stavolta il mio sorriso ha maggiore naturalezza.
Mi avvio verso le scale, ma l'aliena mi segue.
-Signor Cullen?
Mi volto a guardarla. E' schifosamente bella. Con le dita giocherella arrotolando una ciocca dei suoi meravigliosi capelli castano scuri. Gli stessi che stanotte mi solleticavano a turno il viso, o le gambe, o l'uccello. Al pensiero mi torna duro immediatamente. Mi sto deconcentrando.
Sono nella merda fino al collo.
-Sì- la voce non è tanto ferma. Cazzo.
-Al Victorian, stasera.
-Sì- ora è un po' più ferma.
-Ci sarà uno spettacolo nuovo. Le piacerà.
-Ci sarò.
Porco cazzo. Ce l'ho duro come la leva del cambio. E sono già le 9 e mezzo.
Sto nuotando nella merda.
Rientro in ufficio con il bisogno urgente di tre cose. Una doccia fredda, un caffè, qualcuno da maltrattare.
Vedo Eric. Comincerò la serie di necessità al contrario.
Davanti a lui infatti sono presenti tre clienti. L'appuntamento delle 9 e 30, quello delle 10 e quello delle 10 e 30. Cerco di sorridere. Ormai sono allenato.
Chiedo se tutti gradiscano un caffè e ordino all'infame di portarne ad ettolitri.
Il mare di merda in cui nuoto è sempre più profondo.
Mentre gli passo vicino, accompagnando i clienti nella sala riunioni, sibilo ad Eric.
-Tu sai per quale cazzo di motivo sono qui tutti insieme, per caso?
-Sì, signor Cullen. Ho telefonato io e fissato gli appuntamenti.
Io. Lo. Ammazzo. E' sicuro.
-Ma sei tutto scemo tu?
-Ma me lo ha detto lei...
-Io? Io ti ho detto di convocarli, a partire dalle 9 e mezzo. Non intendevo tutti insieme. Mi sembrava ovvio.
-Mi scusi. Avevo capito...
-Un cazzo. Come sempre. Porta il caffè Eric, e poi prenditi mezza giornata. Se non ti vedo per un po' è meglio per te.
Vedo Eric. Comincerò la serie di necessità al contrario.
Davanti a lui infatti sono presenti tre clienti. L'appuntamento delle 9 e 30, quello delle 10 e quello delle 10 e 30. Cerco di sorridere. Ormai sono allenato.
Chiedo se tutti gradiscano un caffè e ordino all'infame di portarne ad ettolitri.
Il mare di merda in cui nuoto è sempre più profondo.
Mentre gli passo vicino, accompagnando i clienti nella sala riunioni, sibilo ad Eric.
-Tu sai per quale cazzo di motivo sono qui tutti insieme, per caso?
-Sì, signor Cullen. Ho telefonato io e fissato gli appuntamenti.
Io. Lo. Ammazzo. E' sicuro.
-Ma sei tutto scemo tu?
-Ma me lo ha detto lei...
-Io? Io ti ho detto di convocarli, a partire dalle 9 e mezzo. Non intendevo tutti insieme. Mi sembrava ovvio.
-Mi scusi. Avevo capito...
-Un cazzo. Come sempre. Porta il caffè Eric, e poi prenditi mezza giornata. Se non ti vedo per un po' è meglio per te.
In qualche modo parlo con tutti e tre i clienti, illustrando il progetto che procederà in maniera simile e che prevede un finanziamento statale.
Riesco a galleggiare nel mio oceano profumato rispondendo alle varie domande e perplessità, soprattutto meditando sulla tremenda vendetta che mi prenderò sul bastardo mentecatto.
Lo ridurrò in cenere e spargerò i resti per tutta la città, come minimo.
Riesco a galleggiare nel mio oceano profumato rispondendo alle varie domande e perplessità, soprattutto meditando sulla tremenda vendetta che mi prenderò sul bastardo mentecatto.
Lo ridurrò in cenere e spargerò i resti per tutta la città, come minimo.
Quando i clienti se ne vanno sono sudato fradicio, incazzato nero, che novità, e quasi afono per aver parlato a voce troppo alta a causa del frastuono che proviene dal piano superiore.
Mi vendicherò anche del puma-sirena incantatrice di serpenti.
Effettivamente i serpenti li incanta, e li blandisce, e li rende mansueti.
Al pensiero del mio serpente incantato, blandito e reso mansueto mi torna duro di nuovo.
Non ne posso più.
Se questa giornata non finisce in fretta finirò con l'annegare.
Nella merda ovvio.
Mi vendicherò anche del puma-sirena incantatrice di serpenti.
Effettivamente i serpenti li incanta, e li blandisce, e li rende mansueti.
Al pensiero del mio serpente incantato, blandito e reso mansueto mi torna duro di nuovo.
Non ne posso più.
Se questa giornata non finisce in fretta finirò con l'annegare.
Nella merda ovvio.

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