martedì 22 marzo 2016

CAPITOLO 22



Solo tre minuti
E' passata una settimana. Una settimana di pura merda.
Ho dormito poco più di un cazzo, ogni notte.
Ho bevuto tutto il bevibile dell'universo.
In ufficio sono sempre incazzato come una bestia, con chiunque. Dipendenti, agenti e fornitori, persino clienti a volte.
Dai miei sono andato a cena un paio di volte. Mi imbibino di cibo come un adolescente bulimico e parlo a monosillabi.
Al bar con i colleghi sembro un orso bruno. No, bruno non tanto. Forse bianco. Rossiccio, ecco. Tutti ridono, scherzano, chiacchierano. Ma non possono stare semplicemente zitti e basta?
La stronza la incontro quasi ogni volta che sporgo il naso fuori dalla porta dell'ufficio.
Ma se non se ne va lei, figuriamoci se mi arrendo io. Non ti dà fastidio avermi sempre sotto gli occhi, visto che fingi di essere tu incazzata con me?
Benissimo. Da parte mia ti ignoro, gioia.
L'unico problema è che il mio stronzissimo uccello sempre in tiro non la ignora per niente.
Reagisce ogni maledettissima volta.
Lei scende le scale con i suoi maledettissimi tacchi e là, un'erezione che sembro un asino.
Entra nel bar e voilà, i pantaloni tirano come se dentro ci fosse Furia.
Dovrò comprare una cintura di costrizione.
Non ci rivolgiamo mai la parola. Ma gli sguardi parlano per noi e la vedo che anche lei non mi ignora affatto.
Ieri ho fatto una prova. Ero al bar, seduto nel solito modo indisponente e quando è entrata l'ho guardata alzando il sopracciglio sinistro, nel modo che lei definiva “bagnamutande”. Ha spalancato lievemente gli occhi e le è scappato mezzo sorriso, subito sedato. Poi ha scosso la testa.
Uno a uno, stronza.
§§§
E' passato circa un mese e mezzo, ormai.
Sono tornato al locale e l'ho vista di nuovo.
Ha ricominciato gli spettacoli con la tigre. Ma non dovrebbe evitare strani contorsionismi in gravidanza?
Ma forse poi non l'ha neanche tenuto il bambino. Chissà. Non che me ne freghi qualcosa, sia chiaro. Pura curiosità.
Vengo qui in cerca di compagnia. Un bicchiere di whisky e una figa calda. Mi servono entrambi per affogarci.
Una sera, durante lo spettacolo di Bella e Rose, mi sento rivolgere la parola.
-Cullen, anche tu qui?
Il lumacone giallo. E io adesso ti spacco la faccia. Così, per sfizio.
Mi giro verso di lui.
-Hale.
-Bevi da solo?
Sì, te ne frega qualcosa?
-Le sedie libere sono tante- capisci pure quel che vuoi. Che mi stai sul cazzo, che ti puoi sedere altrove, che te ne puoi andare affanculo.
Si siede accanto a me. Ha capito la cosa sbagliata. Mi viene da ridere.
Sei troppo stupido per lei, man in yellow.
Per fortuna tace. Io sono già piuttosto brillo e la mia sbornia è litigiosa. Strano. Di solito sono così estroverso.
Quando lo spettacolo finisce, tre minuti dopo, il mio simpatico vicino di bicchiere si alza, mi saluta e se ne va. Probabilmente da lei.
Manco un cenno di risposta. Nascondo gli occhi nel bicchiere. Quanto sono simpatico e bendisposto verso il prossimo.
Da lontano vedo camminarmi incontro Rose, con una faccia che mi farebbe paura se non fossi un uomo di ottantacinque chili per un metro e novantuno.
-Ciao Rose- dico sorridendo.
-Ciao un cazzo, Cullen.
-Anche tu hai vinto un concorso di simpatia? Benvenuta nel club.
-Non sei gradito, qui. Vedere la tua faccia mi mette di malumore.
-E' un locale pubblico, no?
-Posso farti sbattere fuori con una scusa qualsiasi, Cullen.
Bevo un altro sorso di whisky. E' il quarto?
-E' lei che ti manda?
-Lei lasciala fuori.
-Fuori, infatti. Fuori dalla mia vita e dalle mie mutande.
-Sei un cretino, Cullen. Mi ero sbagliata sul tuo conto. Non vali una lacrima, gliel'ho detto.
Se ne va, sculettando incazzata, dopo tre minuti di conversazione.
Ma che cazzo voleva dirmi?
Che la stronza piange per me?
E perchè mai? Perchè non le è riuscito il giochino? Perchè con me si divertiva di più che con il viscido?
Donne. Chi cazzo le capisce è un dio.
Da lontano noto la brunetta con cui avevo scopato una vita fa. Mi avvicino e le sorrido.
-Ci rincontriamo.
-Sei solo?
-No, sono con la donna invisibile.
Ride, con la voce stridula odiosa che di colpo ricordo.
Mi toccherà imbavagliarla mentre gode, se no me lo intristisce.
Stamattina sono un po' più rilassato. Il sesso di stanotte mi ha aiutato.
Non è male la tipa, l'avevo già notato, anche se non è certo ai livelli della stronza. Perché la stronza deve essere laureata in Scopologia. E pure in Stronzaggine applicata.
Mi rigiro nel letto e mi accorgo che la brunetta è ancora accanto a me.
Perchè cazzo non se ne è andata, dopo?
La sveglio.
-I taxi erano in sciopero stanotte?
-Sei simpatico appena sveglio. Mi sono addormentata. Vado via adesso.
Si alza e va in bagno, mentre io le chiamo il taxi.
Tre minuti e se ne va, speriamo.
Quando esce sono in cucina, non le offro il caffè e non le sorrido.
-Ciao- le dico.
Mi manda affanculo con la mano.
Mi girano di nuovo i coglioni ed è pure finito il caffè.
Quando arriva la signora Grant, che mi fa la spesa e le pulizie, le faccio un culo che se lo ricorda il caffè, la prossima volta.
E' passata una settimana.
Al locale Bella non l'ho più vista. Rose fa gli spettacoli da sola.
Anche in ufficio per qualche giorno non si è vista.
Sono preoccupato e vorrei chiedere di lei a qualcuno. Sta male?
Forse ha abortito?
Ma ho il terrore di sapere e continuo a nascondere la testa dentro la bottiglia.
Non mi ero mai reso conto di essere tanto vile. Mi spaccherei la faccia per questo.
Ma uno il coraggio non se lo può dare, se non c'è.
Sto andando in ufficio quando mi squilla il cellulare. E' Emmett.
-Ciao fratello.
-Ciao stronzo- mi risponde.
Che cazzo vuole pure lui?
-Mi sono perso qualcosa?
-Sì, il cervello. Mi sembrava che Bella ti interessasse.
-Bella? Chi è?
-Smettila di fare il coglione con me. Io ti conosco. Cosa credi di fare con lei?
-Un cazzo di niente, Emm. E' finita. Era solo una troia. Sai quante ne trovo così?
-Non ci credo, Ed.
-A cosa? Che era una troia o che ne trovo quante ne voglio? Ne avevo una anche stanotte. Carina, aperta, socievole.
-Non parlo di buchi da riempire. Parlo di donne, Ed.
-Appunto, una donna. Lei invece era solo una troia.
-Stai sbagliando. E lo sai. Altrimenti non berresti come un barbone disperato.
-Tu che ne sai che bevo?
-Mamma e papà. Se ne sono accorti e me l'hanno detto. Cosa stai facendo, cerchi di ammazzarti cominciando dal fegato?
-Fatti i cazzi tuoi Emmett. Tanto non crepo.
-Bene. Proprio quello che volevo sentirti dire. Se non crepi allora pensa al tuo futuro. Malato di cirrosi non sarai divertente.
-Divertente o no, la vita è mia.
-No, hai delle responsabilità verso chi ti vuole bene, brutto scemo. Stai facendo ammalare nostra madre di preoccupazione. Devo venire lì a parlarti a suon di pugni?
-Non posso farci niente, Emm. Mi dispiace per voi.
-Edward, hai pensato a che ne sarebbe di te se scoprissi che quel figlio è proprio tuo?
-Puttana Eva Emmett! Io sono sterile! La finite di scassarmi i coglioni con un figlio che non può essere mio? I medici...
-Deciditi Edward, delle due una. Ci credi o no alle chiacchiere dei medici? Ti dicono che sei guarito e non ci credi perchè si sono sbagliati già una volta. Ti hanno detto che sei praticamente sterile e ci credi. E se si fossero sbagliati di nuovo?
Tre minuti di conversazione telefonica con mio fratello e mi si apre una sottile linea di orizzonte.
Mi cadono le braccia, le difese, la tensione accumulata in queste settimane, tutto.
Ha ragione, cazzo. La mia è solo fottuta paura di credere in qualcosa che desidero con tutto il cuore e che se scoprissi che non è vera mi annienterebbe. Ma se scoprissi che è vera troppo tardi? Chi mi salverebbe dal disprezzare completamente me stesso? Non mi aiuterebbe neanche più la bottiglia a quel punto. Sarei finito.
Devo fare qualcosa, ma non so ancora bene cosa. Quindi, intanto che cerco la cosa da fare, bevo.
Una mattina, in occasione di uno dei consueti controlli, prendo appuntamento con il medico che in seguito alla radioterapia mi aveva parlato della mia sterilità.
-Certo, signor Cullen che mi ricordo- mi dice, mentre consulta il file in archivio con i dati della mia malattia e delle mie cure.
Ti ricordi un cazzo, stronzo. Sono uno dei tanti. Ma la mia vita non è una delle tante. Ho solo questa e mi interessa moltissimo.
-In seguito alle sedute radioterapiche i suoi spermatozoi hanno ridotto la loro vitalità del novantacinque per cento circa.
-Il che vuol dire?
-Difficilmente potrà mai far concepire ad una donna un figlio.
-Difficilmente o mai?
-Difficilmente. Tecnicamente non è impossibile del tutto, ma lei capisce... Non vorrei si facesse delle illusioni.
-E' lei che non capisce. Io forse mi sono fatto delle paranoie inesistenti in seguito alla sua poca chiarezza.
Ringrazio ed esco velocemente, prima di rischiare di mettere le mani addosso a quel bel camice bianco all'interno del quale non c'è un uomo, ma un calcolatore dati e possibilità.
Devo parlarle, ma non so da dove cominciare.
§§§
L'indomani mattina arrivo in ufficio con il morale a terra.
Stanotte ho sognato Thomas, il bambino a cui Bella ha donato il midollo. Disegnavamo insieme nel letto dell'ospedale e ad un tratto si è messo a piangere.
Non riuscivo a calmarlo. Poi singhiozzando mi ha detto che gli altri bambini lo prendevano in giro perchè non può andare in spiaggia, non può giocare a pallone, non può andare al cinema, né alle feste di compleanno dei suoi compagni.
Lo accarezzavo e lo abbracciavo.
-Non pensarci. Quando esci di qui ti insegno ad arrampicarti sugli alberi. E' bellissimo, sai? Da lassù si vede tutto il mondo piccolo, e tutto perde importanza. E tu ti senti un grande.
Mi sono svegliato immagonito.
Non mi arrampico più sugli alberi da quando è morto mio nonno. Mi aveva insegnato lui. E mi piaceva da morire.
Come farei d'altronde? Da anni soffro di vertigini, ormai.
Quando entro Eric mi dice che mi hanno recapitato una raccomandata. E' sulla mia scrivania.
Mi servono solo tre minuti per leggere e la mia vita cambia di colpo. Completamente.
Sulla busta il logo di un noto laboratorio di analisi qui vicino.
Ma che cazzo significa? Inizio a sudare.
Apro e leggo il foglio al suo interno.
Amniocentesi Signorina Isabella Marie Swan.
Cariotipo normale. Maschile.
C'è un altro foglio.
Analisi comparata. Test DNA.
Liquido amniotico Signorina Isabella Marie Swan.
Campione cellulare Signor Edward Cullen.
Compatibilità 99,92 %. Paternità accertata.
Sta per venirmi un colpo.
Bella ha fatto l'amniocentesi e il test del DNA.
Il bambino che aspetta è sano. Ed è un maschio.
Ed è mio figlio.
Ma c'è ancora un altro foglio. E' un atto giudiziario.
La Signorina ecc.ecc. mi informa di non poter utilizzare tale materiale in tribunale, pena denuncia per utilizzo di notizie riservate ecc.ecc... Non finisco nemmeno di leggere. Ma che me ne frega? Chi vuole usarle in tribunale certe notizie?
Io voglio te, gioia. E voglio mio figlio.
E lei ora mi prenderà probabilmente a calci nei coglioni. Lo farei anch'io.
Non sono riuscito a parlarle.
Non sono mai stato così tanto nella merda come oggi. Ma ci nuoto dentro felice come se fosse cioccolata.

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