Boston brucia
Ci sentiamo ogni giorno, più volte al giorno, e ad ogni telefonata siamo più distesi, più noi.
Le ho raccontato del mio sogno. In parte.
-L'ho visto prima di te. E' bellissimo.
-Ma io lo so che è bellissimo. E so che ti somiglia. Me lo sento.
Sto levitando a quattro metri da terra. Mi chiedo come faccio a salire in macchina, visto che è parcheggiata a quota strada.
Proverò col teletrasporto, concentrandomi. Sperando di non spiaccicarmi al suolo.
-Cerco un volo e vengo da te- dico d'impulso.
-Davvero? E l'ufficio?
Sembra felice.
-Fanculo all'ufficio. Non andrà a fuoco per due giorni. E poi non me ne frega un cazzo. Siete più importanti te e An...
Un momento.
-Hai già pensato a come vorresti chiamarlo?
-Veramente no. Perchè?
-Posso dire la mia in proposito?
-Certo. E' anche tuo il terremoto.
-Mi piacerebbe chiamarlo Anthony. Ti piace?
La sento sorridere.
-Chi è Anthony?
-Chi era. Mio nonno. Lo adoravo e lui adorava me.
-Aggiudicato. Sarà Anthony. L'uragano Anthony.
C'è sempre da sistemare la storia del cognome. Okay, va' piano, Cullen. Un gradino alla volta.
-Sono arrivato alla macchina- e adesso in qualche modo devo scendere giù.
-Va bene. Buona giornata, Edward.
-Anche a te. Ti faccio sapere appena riesco a trovare un volo.
Ancora un gradino, piccolo, posso? Ci provo.
-Bella?
-Sì?
-Ti piace la barba? La barba lunga intendo, in un uomo.
Certo in un uomo, ma sei scemo? Mica in una donna. Che cazzo di domande fai?
-Non so, non ci ho mai pensato. Perchè?
-Ho sognato che ti piaceva. E io l'avevo.
Ride di gusto. E' stupenda quando ride, mi sembra di vederla.
-Fattela crescere allora. E poi ti dico se mi piace.
Le ho raccontato del mio sogno. In parte.
-L'ho visto prima di te. E' bellissimo.
-Ma io lo so che è bellissimo. E so che ti somiglia. Me lo sento.
Sto levitando a quattro metri da terra. Mi chiedo come faccio a salire in macchina, visto che è parcheggiata a quota strada.
Proverò col teletrasporto, concentrandomi. Sperando di non spiaccicarmi al suolo.
-Cerco un volo e vengo da te- dico d'impulso.
-Davvero? E l'ufficio?
Sembra felice.
-Fanculo all'ufficio. Non andrà a fuoco per due giorni. E poi non me ne frega un cazzo. Siete più importanti te e An...
Un momento.
-Hai già pensato a come vorresti chiamarlo?
-Veramente no. Perchè?
-Posso dire la mia in proposito?
-Certo. E' anche tuo il terremoto.
-Mi piacerebbe chiamarlo Anthony. Ti piace?
La sento sorridere.
-Chi è Anthony?
-Chi era. Mio nonno. Lo adoravo e lui adorava me.
-Aggiudicato. Sarà Anthony. L'uragano Anthony.
C'è sempre da sistemare la storia del cognome. Okay, va' piano, Cullen. Un gradino alla volta.
-Sono arrivato alla macchina- e adesso in qualche modo devo scendere giù.
-Va bene. Buona giornata, Edward.
-Anche a te. Ti faccio sapere appena riesco a trovare un volo.
Ancora un gradino, piccolo, posso? Ci provo.
-Bella?
-Sì?
-Ti piace la barba? La barba lunga intendo, in un uomo.
Certo in un uomo, ma sei scemo? Mica in una donna. Che cazzo di domande fai?
-Non so, non ci ho mai pensato. Perchè?
-Ho sognato che ti piaceva. E io l'avevo.
Ride di gusto. E' stupenda quando ride, mi sembra di vederla.
-Fattela crescere allora. E poi ti dico se mi piace.
Arrivo in ufficio ed entro canticchiando.
Eric mi saluta. -Di buonumore oggi, signor Cullen?
Me l'ha fatto passare di colpo.
Gli sorrido truce, come un leone pronto ad azzannare la preda. Ma perchè non si mangia la lingua?
-Finchè non ti ho visto sì, Eric.
Che nervoso vederlo. Quando cazzo finisce 'sto contratto di formazione?
Certe volte penso che si tratti della mia formazione più che della sua. Formazione alla pazienza, alla tolleranza. Ne ho da imparare!
Infilo il naso nelle mie scartoffie e progetti, riemergendone solo ad ora di pranzo.
Su internet cerco il primo volo disponibile per Boston, ma non ne trovo fino alla sera dopo.
-Ho trovato il volo, baby...
Cazzo, m'è scappato. Alla fine una cagatina piccola ho dovuto farla.
Resto in attesa, che s'incazzi, o che rida.
Ride. Respiro di sollievo.
-Sono contenta, baby. E quando è?
-Domani sera. Prima non c'era niente.
-Sopravvivrò. Nel frattempo magari stasera vado a cena con un collega conosciuto oggi, un gran figo. Così mi esercito per il tour de force di domani...notte...
Perfetto. In mezzo alle gambe ho un mustang imbizzarrito. E come cazzo lo domo ora? Mi ci vogliono due fruste, una per mano.
-Non fare la furba, gioia. Al pub qui c'è sempre parecchia carne fresca...
E che ci fa il mustang? Lui è erbivoro. Credo.
Non capisco già più un cazzo di niente. Figuriamoci di biologia. A scuola ero una mezza sega.
Ride.
-E c'è anche Rose che ti fa a pezzi e poi me lo racconta perchè ti possa fare a pezzi anch'io!
-Chissenefrega. Occhio per occhio, dente per dente.
-Occhi neri e denti caduti!
-Non va bene. Oltretutto il dentista mi sta egregiamente sul culo.
E' vero. Somiglia vagamente a Eric, in più è un sadico maledetto.
Ma al di là delle stronzate che diciamo, è l'aria serena a piacermi. Scherziamo, nessuna rabbia repressa da scaraventare fuori, nessun rimpianto da sputare via trasformato in veleno.
Eric mi saluta. -Di buonumore oggi, signor Cullen?
Me l'ha fatto passare di colpo.
Gli sorrido truce, come un leone pronto ad azzannare la preda. Ma perchè non si mangia la lingua?
-Finchè non ti ho visto sì, Eric.
Che nervoso vederlo. Quando cazzo finisce 'sto contratto di formazione?
Certe volte penso che si tratti della mia formazione più che della sua. Formazione alla pazienza, alla tolleranza. Ne ho da imparare!
Infilo il naso nelle mie scartoffie e progetti, riemergendone solo ad ora di pranzo.
Su internet cerco il primo volo disponibile per Boston, ma non ne trovo fino alla sera dopo.
-Ho trovato il volo, baby...
Cazzo, m'è scappato. Alla fine una cagatina piccola ho dovuto farla.
Resto in attesa, che s'incazzi, o che rida.
Ride. Respiro di sollievo.
-Sono contenta, baby. E quando è?
-Domani sera. Prima non c'era niente.
-Sopravvivrò. Nel frattempo magari stasera vado a cena con un collega conosciuto oggi, un gran figo. Così mi esercito per il tour de force di domani...notte...
Perfetto. In mezzo alle gambe ho un mustang imbizzarrito. E come cazzo lo domo ora? Mi ci vogliono due fruste, una per mano.
-Non fare la furba, gioia. Al pub qui c'è sempre parecchia carne fresca...
E che ci fa il mustang? Lui è erbivoro. Credo.
Non capisco già più un cazzo di niente. Figuriamoci di biologia. A scuola ero una mezza sega.
Ride.
-E c'è anche Rose che ti fa a pezzi e poi me lo racconta perchè ti possa fare a pezzi anch'io!
-Chissenefrega. Occhio per occhio, dente per dente.
-Occhi neri e denti caduti!
-Non va bene. Oltretutto il dentista mi sta egregiamente sul culo.
E' vero. Somiglia vagamente a Eric, in più è un sadico maledetto.
Ma al di là delle stronzate che diciamo, è l'aria serena a piacermi. Scherziamo, nessuna rabbia repressa da scaraventare fuori, nessun rimpianto da sputare via trasformato in veleno.
Il pomeriggio passa con lentezza esasperante.
A cena vado dai miei.
Mangio come un lupo digiuno da un mese e chiacchiero disteso con i miei.
Sono gioviale, un particolare che naturalmente non sfugge a mia madre.
-C'è qualche novità, Edward?
Dentro di me sto sghignazzando.
-Non saprei- riesco a nascondere la faccia dentro un bicchiere d'acqua frizzante, per non scoppiare a riderle in faccia.
-Domani sera vieni di nuovo?
-No, vado a Boston.
-A Boston a che fare?
-Da un'amica- ormai sto per ululare dal ridere.
-Hai amiche a Boston?
-No.
-Hai finito con i tuoi giochetti, Ed?
La sto esasperando, poveretta!
-Ho detto che ho un'amica, non amiche.
-E dove l'hai conosciuta una di Boston?
-Mamma, ma farti i fatti tuoi non sarebbe una buona cosa?
Resta male, la vedo. Ecco da chi ho preso la mia permalosità.
-E' un'amica che vive qui da noi. Ora è a Boston per lavoro.
-Si chiama?
Adesso esplodo.
-Non so se la conosci. Si chiama...aspetta...mi sembra...Isabella Swan.
Le cade la forchetta nel piatto e scoppia a piangere.
Ma perchè?
-Dai, mamma, scusa. Era uno scherzo.
-Sei uno scemo!
Ora ride. La menopausa è una brutta bestia.
-Come sono contenta! State di nuovo insieme? Sta bene? Stai da lei per quanti giorni?
-Non ancora. Sì. Due.
-Eh?
-Erano le risposte alle tue domande.
-Edward! Sei impossibile!
-Lo so, grazie. Fa parte del mio fascino.
Mi prende a schiaffi sul braccio, io rido e l'abbraccio.
Mio padre ha seguito tutta la commedia con occhi allegri e mi dà la solita pacca sulla spalla, che nella nostra lingua di maschi vuol dire tutto.
A cena vado dai miei.
Mangio come un lupo digiuno da un mese e chiacchiero disteso con i miei.
Sono gioviale, un particolare che naturalmente non sfugge a mia madre.
-C'è qualche novità, Edward?
Dentro di me sto sghignazzando.
-Non saprei- riesco a nascondere la faccia dentro un bicchiere d'acqua frizzante, per non scoppiare a riderle in faccia.
-Domani sera vieni di nuovo?
-No, vado a Boston.
-A Boston a che fare?
-Da un'amica- ormai sto per ululare dal ridere.
-Hai amiche a Boston?
-No.
-Hai finito con i tuoi giochetti, Ed?
La sto esasperando, poveretta!
-Ho detto che ho un'amica, non amiche.
-E dove l'hai conosciuta una di Boston?
-Mamma, ma farti i fatti tuoi non sarebbe una buona cosa?
Resta male, la vedo. Ecco da chi ho preso la mia permalosità.
-E' un'amica che vive qui da noi. Ora è a Boston per lavoro.
-Si chiama?
Adesso esplodo.
-Non so se la conosci. Si chiama...aspetta...mi sembra...Isabella Swan.
Le cade la forchetta nel piatto e scoppia a piangere.
Ma perchè?
-Dai, mamma, scusa. Era uno scherzo.
-Sei uno scemo!
Ora ride. La menopausa è una brutta bestia.
-Come sono contenta! State di nuovo insieme? Sta bene? Stai da lei per quanti giorni?
-Non ancora. Sì. Due.
-Eh?
-Erano le risposte alle tue domande.
-Edward! Sei impossibile!
-Lo so, grazie. Fa parte del mio fascino.
Mi prende a schiaffi sul braccio, io rido e l'abbraccio.
Mio padre ha seguito tutta la commedia con occhi allegri e mi dà la solita pacca sulla spalla, che nella nostra lingua di maschi vuol dire tutto.
Torno a casa che è quasi l'una.
Accendo la televisione e mi viene voglia di bere. Di solito la birra andava a braccetto con la tv. Spengo e mi sto incazzando.
Lei è connessa con la mia testa pure a distanza, perchè sento arrivare un sms sul cellulare.
Dormi? chiede.
La chiamo.
Risponde al secondo squillo.
-Io no. Tu che ci fai ancora sveglia?
-Quello che era con me non mi ha soddisfatta. L'ho cacciato. Così ora giaccio frustrata e furiosa.
-Giaci?
-Giaccio.
-Frustrata e furiosa?
-Frustrata e furiosa.
Ridiamo come due scemi per un po'.
Non sono più nervoso e non ho più voglia di bere. L'unica cosa che desidero in questo momento è lei. Se chiudo gli occhi riesco persino a vederla.
E naturalmente è a gambe aperte. Con me nel mezzo. E il mustang che scalpita per infilarsi nella sua tana preferita. Nitrisce nell'attesa.
-Gioia, resti furiosa e frustrata fino a domani sera?
-Ho alternative?
-Non te ne sei portata dietro qualcheduno?
Vediamo se capisci di che parlo, furbastra.
-Uh? Sì, ma non della misura giusta.
Solo un attimo di esitazione. Brava, baby, così ti riconosco.
-25 o 26?
-Bah, robetta. 23 e 24.
Rido.
-Portami tu la misura giusta, per piacere.
-Colore preferito?
-Rosa carne, tesoro.
Puttana Eva, adesso mi si strappano le mutande. Arpia disgraziata!
-Senti, baby. O facciamo sesso telefonico o parliamo d'altro perchè un pover'uomo astinente da...manco lo so più, così può morire.
-E una povera donna, no? Incinta poi.
-Perchè incinta tira di più?
-Così dicono, anche se, trattandosi di te, ho sempre fatto sogni da censura comunista.
-Sempre?
-Sempre.
-Anche quando mi odiavi?
-A parte che facevo finta, comunque era ancora peggio del solito. Ho cambiato la poltrona del mio ufficio con una di pelle. Almeno s'asciuga e non restano aloni.
Ridiamo.
-Il mio analista ha detto che sarebbe meglio se non ci vedessimo ancora per un po'- aggiunge seria.
-Dammi il suo numero che lo ringrazio personalmente del buon consiglio. E domani ne cerchi un altro più furbo.
Chi è 'sta gran testa di cazzo?
-Frena il treno, Cullen. Gli ho già riso in faccia io.
-Brava, baby. Potevi dirgli che scoperemo come ricci senza guardarci in faccia.
-E' ciò che ho fatto.
-Gli hai davvero detto così?
-Suonava bene, no?
-Perfettamente intonata.
Ridiamo di nuovo.
-Se continuiamo così non parleremo più. Tanto pensiamo le stesse cose.
-Allora per movimentare le cose ti farò incazzare. Non è difficile.
-Colgo una vaga nota allusiva.
-Stona?
-No, no, armonizza alla perfezione con la realtà.
Sbadiglia.
-Hai sonno?
-Sì, ma vorrei che fossi qua.
-Venti ore e sono lì.
-Edward?
E ora la botta finale. So già che dirà qualcosa di terrificante per il povero mustang.
-Niente partite cinque a uno stasera.
Appunto.
-Non te lo posso promettere, gioia. Non sai come sono messo al momento.
-Ti voglio carico come uno sherpa indiano, baby.
-Lo sarò. Puoi giurarci.
E quando mettiamo giù, di seghe me ne faccio tre, altro che una partita sola. Ma tanto lei avrà fatto lo stesso, monella.
Accendo la televisione e mi viene voglia di bere. Di solito la birra andava a braccetto con la tv. Spengo e mi sto incazzando.
Lei è connessa con la mia testa pure a distanza, perchè sento arrivare un sms sul cellulare.
Dormi? chiede.
La chiamo.
Risponde al secondo squillo.
-Io no. Tu che ci fai ancora sveglia?
-Quello che era con me non mi ha soddisfatta. L'ho cacciato. Così ora giaccio frustrata e furiosa.
-Giaci?
-Giaccio.
-Frustrata e furiosa?
-Frustrata e furiosa.
Ridiamo come due scemi per un po'.
Non sono più nervoso e non ho più voglia di bere. L'unica cosa che desidero in questo momento è lei. Se chiudo gli occhi riesco persino a vederla.
E naturalmente è a gambe aperte. Con me nel mezzo. E il mustang che scalpita per infilarsi nella sua tana preferita. Nitrisce nell'attesa.
-Gioia, resti furiosa e frustrata fino a domani sera?
-Ho alternative?
-Non te ne sei portata dietro qualcheduno?
Vediamo se capisci di che parlo, furbastra.
-Uh? Sì, ma non della misura giusta.
Solo un attimo di esitazione. Brava, baby, così ti riconosco.
-25 o 26?
-Bah, robetta. 23 e 24.
Rido.
-Portami tu la misura giusta, per piacere.
-Colore preferito?
-Rosa carne, tesoro.
Puttana Eva, adesso mi si strappano le mutande. Arpia disgraziata!
-Senti, baby. O facciamo sesso telefonico o parliamo d'altro perchè un pover'uomo astinente da...manco lo so più, così può morire.
-E una povera donna, no? Incinta poi.
-Perchè incinta tira di più?
-Così dicono, anche se, trattandosi di te, ho sempre fatto sogni da censura comunista.
-Sempre?
-Sempre.
-Anche quando mi odiavi?
-A parte che facevo finta, comunque era ancora peggio del solito. Ho cambiato la poltrona del mio ufficio con una di pelle. Almeno s'asciuga e non restano aloni.
Ridiamo.
-Il mio analista ha detto che sarebbe meglio se non ci vedessimo ancora per un po'- aggiunge seria.
-Dammi il suo numero che lo ringrazio personalmente del buon consiglio. E domani ne cerchi un altro più furbo.
Chi è 'sta gran testa di cazzo?
-Frena il treno, Cullen. Gli ho già riso in faccia io.
-Brava, baby. Potevi dirgli che scoperemo come ricci senza guardarci in faccia.
-E' ciò che ho fatto.
-Gli hai davvero detto così?
-Suonava bene, no?
-Perfettamente intonata.
Ridiamo di nuovo.
-Se continuiamo così non parleremo più. Tanto pensiamo le stesse cose.
-Allora per movimentare le cose ti farò incazzare. Non è difficile.
-Colgo una vaga nota allusiva.
-Stona?
-No, no, armonizza alla perfezione con la realtà.
Sbadiglia.
-Hai sonno?
-Sì, ma vorrei che fossi qua.
-Venti ore e sono lì.
-Edward?
E ora la botta finale. So già che dirà qualcosa di terrificante per il povero mustang.
-Niente partite cinque a uno stasera.
Appunto.
-Non te lo posso promettere, gioia. Non sai come sono messo al momento.
-Ti voglio carico come uno sherpa indiano, baby.
-Lo sarò. Puoi giurarci.
E quando mettiamo giù, di seghe me ne faccio tre, altro che una partita sola. Ma tanto lei avrà fatto lo stesso, monella.
L'indomani passa in un attimo.
Voglio portarle qualcosa. Ma le solite cose scontate non sono da me, e neanche da lei.
Opto per una confezione di preservativi spiritosi.
Ho in mente uno scherzetto.
E poi anche un regalo serio: una tutina rossa per il piccolo, da microgiocatore di baseball, uno spasso.
Voglio portarle qualcosa. Ma le solite cose scontate non sono da me, e neanche da lei.
Opto per una confezione di preservativi spiritosi.
Ho in mente uno scherzetto.
E poi anche un regalo serio: una tutina rossa per il piccolo, da microgiocatore di baseball, uno spasso.
Quando arrivo a Boston sono le ventuno. Le ho detto che avrei preso un taxi fino al suo albergo ma immagino che lei sia venuta a prendermi perchè ha insistito troppo per sapere l'ora precisa di arrivo e il numero del volo.
Aspetto le operazioni di sbarco necessarie con impazienza, non ne posso più.
Mi incammino verso la zona accoglienza e quando sono a tre metri dalla grande porta a vetri la vedo.
Guarda verso di me e sorride. Mi ha visto anche lei.
Oltrepasso la porta e schiaffo per terra la borsa e lo zaino. Poi apro le braccia e le faccio un cenno con la testa.
Lei ride e corre verso di me, poi si tuffa sul mio corpo.
Ridiamo e ci baciamo ogni porzione scoperta del viso e del collo. E' morbida e ho paura a stringerla troppo, il pancione evidentissimo, adesso.
-Non mi rompo sai?- mi dice.
-Sei meravigliosa.
E non aggiungo altro perchè un nodo mi stringe la gola.
Aspetto le operazioni di sbarco necessarie con impazienza, non ne posso più.
Mi incammino verso la zona accoglienza e quando sono a tre metri dalla grande porta a vetri la vedo.
Guarda verso di me e sorride. Mi ha visto anche lei.
Oltrepasso la porta e schiaffo per terra la borsa e lo zaino. Poi apro le braccia e le faccio un cenno con la testa.
Lei ride e corre verso di me, poi si tuffa sul mio corpo.
Ridiamo e ci baciamo ogni porzione scoperta del viso e del collo. E' morbida e ho paura a stringerla troppo, il pancione evidentissimo, adesso.
-Non mi rompo sai?- mi dice.
-Sei meravigliosa.
E non aggiungo altro perchè un nodo mi stringe la gola.
Arriviamo al suo albergo in un taxi che quando scendiamo è completamente appannato. Per fortuna l'autista ride.
-Hai fame?
-Stavo per sbranare il sedile del taxi.
-Ordino qualcosa da farci portare in camera o vuoi...
-In camera, gioia.
Ride e saliamo in ascensore fino al piano giusto.
Entrati nella sua suite mi infilo diretto sotto la doccia mentre sento che lei ordina la cena.
Resto ad occhi chiusi girato verso il muro, lo so che verrà da me e non voglio usare la vista, voglio sentirla. Sentirla con tutti gli altri sensi.
E infatti la porta cigola.
Poi l'anta della doccia che si apre e una folata fresca.
Infine due mani calde mi abbracciano da dietro, passano sotto le mie braccia appoggiate al muro di fronte a me e mi accarezzano il petto, poi scendono sulla pancia, tornano verso i fianchi e scendono ancora lateralmente sul lato esterno delle cosce. E tornano su, lentamente, facendo il percorso inverso.
Sulla schiena sento la sua pancia dura, è una sensazione stupenda. Il suo corpo, il nostro bambino e il mio corpo. Un delizioso panino imbottito.
Mi giro pian piano, lasciando che le nostre mani vaghino ovunque sulla pelle bagnata e calda. Poi apro gli occhi.
Lei li tiene chiusi nel mio stesso gioco di sentire. Sulla pelle le vedo i brividi dell'eccitazione. I capelli sono più lunghi, come nel mio sogno, e bagnati le sfiorano il bacino. Anche i seni sono diversi. Grandi, sodi, pieni, bellissimi. Le areole più scure, i capezzoli più grandi. Mi sento uno scultore.
L'ho cambiata io. L'ho plasmata con le mie mani. E' una sensazione di potere immenso. Mi sento un creatore. Un creatore di vita. Onnipotente ed eterno.
Ha ragione lei. E' meglio tutto questo sentire che il niente comune di un corpo qualsiasi e di una bottiglia infedele.
Un giorno o l'eternità è lo stesso. Conta solo l'intensità.
-Apri gli occhi, Bella. Guardami.
Lo fa. Poi corruga la fronte.
-Ingrasserò ancora. Diventerò una balena.
-Per me sei la più stupenda delle dee.
-Anche grassa?
-Non sei grassa. Sei una brioche alla crema. Buonissima. E la crema è mia.
Ride.
-Ma sai pensare solo al cibo?
-Oh no, non solo al cibo. Penso molto di più a qualcos'altro.
La prendo su, leggera come sempre e la siedo su di me, mentre lei intreccia le sue lunghe gambe dietro la mia schiena.
-Guidami tu. Ho paura di farvi male.
-Non è possibile. Lui è protetto, si sentirà solo in altalena e cullato, si addormenterà. E io, più ti sento e meglio sto. E' sempre stato così.
Dicendolo sorride, scivola con la mano lateralmente a sé, passa sotto una sua coscia e me lo prende sospirando e richiudendo gli occhi. Poi lo posiziona al suo ingresso.
La lascio scivolare e la impalo millimetro dopo millimetro, godendo della sensazione del suo calore di miele fuso che pian piano mi avvolge e mi inghiotte.
Quando sono completamente, interamente dentro di lei, mi fermo. Immobile e senza fiato, il cuore a mille. Un unico brivido dal collo ai piedi, la testa ubriaca e le orecchie che ronzano.
Lei sorride, commossa.
-Bentornato a casa- mi dice.
Richiudo gli occhi e inizio a muovermi contraendo il bacino e i glutei verso di lei e sollevandola leggermente con le mani. Lei mi accompagna con le gambe che stringe intorno a me e tirandosi su seguendo il mio ritmo, appesa alle mie spalle.
Mi giro e la poggio contro il muro, poi non ce la faccio più. Spingo più duramente dentro di lei una volta, due volte, ancora una. E ci sono.
Grido come una bestia vittoriosa, mentre la riempio con contrazioni lunghe e violente che sento propagarsi dentro la pancia. Poi continuo a muovermi dentro di lei, con movimenti circolari.
-Continua Edward, non fermarti, ti prego.
-Mai...Continuo finchè vuoi...Anche fino a domani.
Ma poco basta. La sento contrarsi, si inarca e viene su di me, intorno a me, tra le mia braccia e sulla mia bocca, gridando il mio nome.
Ogni volta, meglio.
Meglio di così, mai.
-Hai fame?
-Stavo per sbranare il sedile del taxi.
-Ordino qualcosa da farci portare in camera o vuoi...
-In camera, gioia.
Ride e saliamo in ascensore fino al piano giusto.
Entrati nella sua suite mi infilo diretto sotto la doccia mentre sento che lei ordina la cena.
Resto ad occhi chiusi girato verso il muro, lo so che verrà da me e non voglio usare la vista, voglio sentirla. Sentirla con tutti gli altri sensi.
E infatti la porta cigola.
Poi l'anta della doccia che si apre e una folata fresca.
Infine due mani calde mi abbracciano da dietro, passano sotto le mie braccia appoggiate al muro di fronte a me e mi accarezzano il petto, poi scendono sulla pancia, tornano verso i fianchi e scendono ancora lateralmente sul lato esterno delle cosce. E tornano su, lentamente, facendo il percorso inverso.
Sulla schiena sento la sua pancia dura, è una sensazione stupenda. Il suo corpo, il nostro bambino e il mio corpo. Un delizioso panino imbottito.
Mi giro pian piano, lasciando che le nostre mani vaghino ovunque sulla pelle bagnata e calda. Poi apro gli occhi.
Lei li tiene chiusi nel mio stesso gioco di sentire. Sulla pelle le vedo i brividi dell'eccitazione. I capelli sono più lunghi, come nel mio sogno, e bagnati le sfiorano il bacino. Anche i seni sono diversi. Grandi, sodi, pieni, bellissimi. Le areole più scure, i capezzoli più grandi. Mi sento uno scultore.
L'ho cambiata io. L'ho plasmata con le mie mani. E' una sensazione di potere immenso. Mi sento un creatore. Un creatore di vita. Onnipotente ed eterno.
Ha ragione lei. E' meglio tutto questo sentire che il niente comune di un corpo qualsiasi e di una bottiglia infedele.
Un giorno o l'eternità è lo stesso. Conta solo l'intensità.
-Apri gli occhi, Bella. Guardami.
Lo fa. Poi corruga la fronte.
-Ingrasserò ancora. Diventerò una balena.
-Per me sei la più stupenda delle dee.
-Anche grassa?
-Non sei grassa. Sei una brioche alla crema. Buonissima. E la crema è mia.
Ride.
-Ma sai pensare solo al cibo?
-Oh no, non solo al cibo. Penso molto di più a qualcos'altro.
La prendo su, leggera come sempre e la siedo su di me, mentre lei intreccia le sue lunghe gambe dietro la mia schiena.
-Guidami tu. Ho paura di farvi male.
-Non è possibile. Lui è protetto, si sentirà solo in altalena e cullato, si addormenterà. E io, più ti sento e meglio sto. E' sempre stato così.
Dicendolo sorride, scivola con la mano lateralmente a sé, passa sotto una sua coscia e me lo prende sospirando e richiudendo gli occhi. Poi lo posiziona al suo ingresso.
La lascio scivolare e la impalo millimetro dopo millimetro, godendo della sensazione del suo calore di miele fuso che pian piano mi avvolge e mi inghiotte.
Quando sono completamente, interamente dentro di lei, mi fermo. Immobile e senza fiato, il cuore a mille. Un unico brivido dal collo ai piedi, la testa ubriaca e le orecchie che ronzano.
Lei sorride, commossa.
-Bentornato a casa- mi dice.
Richiudo gli occhi e inizio a muovermi contraendo il bacino e i glutei verso di lei e sollevandola leggermente con le mani. Lei mi accompagna con le gambe che stringe intorno a me e tirandosi su seguendo il mio ritmo, appesa alle mie spalle.
Mi giro e la poggio contro il muro, poi non ce la faccio più. Spingo più duramente dentro di lei una volta, due volte, ancora una. E ci sono.
Grido come una bestia vittoriosa, mentre la riempio con contrazioni lunghe e violente che sento propagarsi dentro la pancia. Poi continuo a muovermi dentro di lei, con movimenti circolari.
-Continua Edward, non fermarti, ti prego.
-Mai...Continuo finchè vuoi...Anche fino a domani.
Ma poco basta. La sento contrarsi, si inarca e viene su di me, intorno a me, tra le mia braccia e sulla mia bocca, gridando il mio nome.
Ogni volta, meglio.
Meglio di così, mai.
Mezz'ora dopo stiamo mangiando sul letto da due vassoi pieni di qualunque cosa.
-Ho preso un po' di tutto. Scegli cosa vuoi, oppure assaggia tutto. Il pasticcio di pesce è eccezionale, provalo- mi dice, porgendomene una forchettata.
La guardo mentre apro la bocca e potrebbe essere il miglior caviale o una pallina di carta, avrebbe lo stesso sapore. I miei sensi stasera sono tutti unidirezionati, toccano, odorano, vedono, odono, assaggiano solo lei. Solo noi.
Il resto è un contorno inutile. Potrebbe non esserci, non me ne accorgerei.
Alla fine comunque spazzoliamo tutto. Ha mangiato molto anche lei, presa dal gioco “un boccone io, uno tu”.
-E' meglio che tu riparta in fretta, se no divento una barca.
-Posso dormire qualche ora, o devo andare via subito?
-E sei venuto fin qui per dormire? Dormi a casa tua, scusa.
Rido.
-Paturnie ormonali?
-Ninfomania, caro.
Rido di nuovo.
-Ti ho portato una cosa.
-Vedere, vedere, vedere.
Si pianta seduta al centro del letto, con le gambe incrociate e addosso la sola mia maglietta. E in faccia la curiosità disegnata.
Mi alzo e vado a recuperare lo zaino, poi torno da lei.
Le porgo la scatola.
Lei strappa in fretta la carta e scopre la tutina rossa per Anthony.
-E' deliziosa, Edward. Ma... se non gli piacesse il baseball? - scherza.
-Gliela metteremo per Carnevale.
Mi stampa un bacio avido sulla bocca. -Grazie.
-A te. E non è tutto. Ho un altro regalo.
Fa una faccia ancora più curiosa, mentre io raccolgo lo zaino e mi dirigo in bagno.
Mi segue con lo sguardo e ride.
-Devo chiudere gli occhi?
-Ecco, sì. E' una buona idea.
Entro e chiudo la porta. Mi sfilo i jeans e i boxer. L'animale è già allegro e baldanzoso, pieno di aspettative.
Mi viene in mente il dio egizio Mhin.
Rido da solo pensando che al liceo avevo un'illustrazione di quel dio sul libro d'arte. Con un flagello nella mano destra e nella sinistra un cazzo da lì a laggiù. Però tirava un po' in canto. Il mio invece è bello dritto.
Tiè. Uno a zero per me, Mhin.
Vesto Mhin...chia col mio regalo e torno da lei.
Ho scelto quello rosso con disegnato un cravattino nero sul davanti.
Mi piazzo in posa plastica e la chiamo.
-Puoi aprire gli occhi, gioia.
Lei mi guarda, poi scoppia a ridere.
-Cazzo vestito a festa- dico serafico.
Lei ride ancora di più, con lacrime e singhiozzi.
-Arrivi tardi per i vestitini, comunque.
-Aveva freddo.
-Vieni che ci penso io a scaldarlo, matto perso.
Secondo round.
-Ho preso un po' di tutto. Scegli cosa vuoi, oppure assaggia tutto. Il pasticcio di pesce è eccezionale, provalo- mi dice, porgendomene una forchettata.
La guardo mentre apro la bocca e potrebbe essere il miglior caviale o una pallina di carta, avrebbe lo stesso sapore. I miei sensi stasera sono tutti unidirezionati, toccano, odorano, vedono, odono, assaggiano solo lei. Solo noi.
Il resto è un contorno inutile. Potrebbe non esserci, non me ne accorgerei.
Alla fine comunque spazzoliamo tutto. Ha mangiato molto anche lei, presa dal gioco “un boccone io, uno tu”.
-E' meglio che tu riparta in fretta, se no divento una barca.
-Posso dormire qualche ora, o devo andare via subito?
-E sei venuto fin qui per dormire? Dormi a casa tua, scusa.
Rido.
-Paturnie ormonali?
-Ninfomania, caro.
Rido di nuovo.
-Ti ho portato una cosa.
-Vedere, vedere, vedere.
Si pianta seduta al centro del letto, con le gambe incrociate e addosso la sola mia maglietta. E in faccia la curiosità disegnata.
Mi alzo e vado a recuperare lo zaino, poi torno da lei.
Le porgo la scatola.
Lei strappa in fretta la carta e scopre la tutina rossa per Anthony.
-E' deliziosa, Edward. Ma... se non gli piacesse il baseball? - scherza.
-Gliela metteremo per Carnevale.
Mi stampa un bacio avido sulla bocca. -Grazie.
-A te. E non è tutto. Ho un altro regalo.
Fa una faccia ancora più curiosa, mentre io raccolgo lo zaino e mi dirigo in bagno.
Mi segue con lo sguardo e ride.
-Devo chiudere gli occhi?
-Ecco, sì. E' una buona idea.
Entro e chiudo la porta. Mi sfilo i jeans e i boxer. L'animale è già allegro e baldanzoso, pieno di aspettative.
Mi viene in mente il dio egizio Mhin.
Rido da solo pensando che al liceo avevo un'illustrazione di quel dio sul libro d'arte. Con un flagello nella mano destra e nella sinistra un cazzo da lì a laggiù. Però tirava un po' in canto. Il mio invece è bello dritto.
Tiè. Uno a zero per me, Mhin.
Vesto Mhin...chia col mio regalo e torno da lei.
Ho scelto quello rosso con disegnato un cravattino nero sul davanti.
Mi piazzo in posa plastica e la chiamo.
-Puoi aprire gli occhi, gioia.
Lei mi guarda, poi scoppia a ridere.
-Cazzo vestito a festa- dico serafico.
Lei ride ancora di più, con lacrime e singhiozzi.
-Arrivi tardi per i vestitini, comunque.
-Aveva freddo.
-Vieni che ci penso io a scaldarlo, matto perso.
Secondo round.

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