martedì 22 marzo 2016

CAPITOLO 13



Confusione
Mattinata in ufficio.
Una delle mie dipendenti, la signora Cope, chissà come, riesce a ferirsi una mano chiudendo la finestra di alluminio.
La ferita sanguina copiosamente e decido di accompagnarla in ospedale.
La lascio davanti all'ingresso del Pronto Soccorso, poi proseguo cercando un parcheggio che oggi sembra introvabile.
Giro dietro i padiglioni che conosco a memoria; dietro Neurologia, dietro Ginecologia. Infine arrivo al parcheggio di Medicina Generale e lì trovo un posto striminzito. Per entrarci faccio mille manovre.
Torno indietro a passo spedito, tagliando per i parcheggi riservati al personale.
Percorro una stradina dietro Ematologia e la vedo.
La Lamborghini di Bella.
Mi avvicino. Non può essere. Lei è partita, è lontana centinaia di chilometri a quest'ora. Tornerà tra una settimana.
Non conosco la sua targa a memoria. Tendo a non memorizzare le cose che non mi sono utili. A che mi serve sapere la targa della macchina di Bella?
Ma appeso all'interno, al finestrino dietro di destra, c'è un riconoscibilissimo diavoletto rosso con la scritta sulla pancia “ I'm sexy”.
E' la sua macchina.
Non so cosa pensare.
Prendo il cellulare e la chiamo.
Ma risulta spento.
Le mando un messaggio.
Dove cazzo sei e cosa stai combinando?
Dopo dieci minuti non mi ha ancora risposto. Sono al Pronto Soccorso e sto aspettando che dimettano la signora Cope.
Cammino avanti e indietro e non so se sono più incazzato o più preoccupato.
Forse entrambe le cose con la stessa intensità.
Dopo aver riaccompagnato la signora a casa, non ritorno in ufficio. Passo a casa di Bella e suono.
Lei naturalmente non c'è.
Vado a casa mia. Riprovo a telefonarle ma il cellulare è sempre spento.
Le rimando lo stesso messaggio, poi ne aggiungo un altro.
Fammi avere notizie. Sono preoccupato.
Nessuna risposta.
Bevo un whisky e accendo la tv.
Poi mi addormento.
Il cellulare mi sveglia un'ora dopo. E' lei. Sono le quattro del pomeriggio.
Lei dovrebbe essere arrivata da suo padre, se fosse partita.
-Pronto Bella? Dove sei?
-Sono appena arrivata. Ho visto adesso le tue chiamate e i messaggi. Mi si era spento il cellulare e non me ne ero accorta.
Credi che sia un babbeo? Ma decido di stare al gioco.
-Ma sei andata con la tua macchina?
-Certo.
Certo un cazzo, Bella.
-...perchè?-aggiunge.
-Così. Sarai stanca.
-Sì, a pezzi.
-Tuo padre è stato contento?
-Oh sì, felice. E' qui, ti saluta.
Sarei quasi tentato di chiederle di passarmelo, a questo punto. Ma non voglio litigare e sembrare il geloso irrazionale. Magari c'è una spiegazione. Magari non era la sua macchina quella che ho visto. Magari sono un visionario testa di cazzo. Può essere.
Poi sento un trillo familiare, ma non riesco a capire cos'è, a ricordare cos'è. Eppure è un suono che conosco... e viene da vicino a lei.
Mi sembra di impazzire.
Vado a tentoni.
-Bella. Non è che mi nascondi qualcosa, vero?
Ma cosa dovrebbe nascondermi?
-E cosa dovrei nasconderti, caro?
Appunto.
Ci salutiamo. Dice che dormirà venti ore di fila per quanto è stanca. Dice che le manco tantissimo. Dice che ci sentiremo domani.
Ma ha la voce tirata, sembra...sofferente, ecco. Ha la voce sofferente.
Non è triste. Non è stanca. E' sofferente.
La saluto e chiudo la comunicazione.
Dove cazzo sei davvero, Bella?
Mi preparo la cena. Insalata e bistecca. E' da ieri sera che non mangio.
Ieri sera abbiamo mangiato insieme.
No, io ho mangiato. Lei non ha quasi toccato cibo.
Forse ha solo fatto finta di ingoiare qualche boccone.
Come chi...
La macchina parcheggiata dietro al reparto di Ematologia.
Il trillo.
La flebo quando finisce emette quel trillo per avvisare l'infermiera.
E Bella ieri era così nervosa. E stanotte era commossa. E adesso al telefono era sofferente.
E quel discorso stamattina.
Porca puttana. Bella è in ospedale. A Ematologia, per qualcosa che non vuole dirmi.
Non sono più incazzato.
Non sono più preoccupato.
Ora sono terrorizzato.
Telefono in reparto. Chiedo di Lauren, o di Tanya. Sono infermiere lì. Conosco tutti e di sicuro non mi negheranno un'informazione.
Sono fortunato, è di turno proprio Lauren.
-Ciao Lauren. Sono Edward. Edward Cullen.
-Ciao Edward, dimmi. Va tutto bene?
-Sì, tutto bene grazie, credo. Avrei bisogno di un grosso favore.
-Dimmi. Se posso, molto volentieri.
-Ho bisogno di sapere se oggi avete ricoverato lì da voi una certa Isabella Swan.
-Non potrei dirtelo, Edward, lo sai.
-Lo so. Ma per me puoi fare un'eccezione, no?
-Aspetta che controllo. Io sono entrata di turno solo stasera e...dovrebbe essere stata ricoverata oggi, dici?
-Sì, stamattina. Penso intorno alle 7, o le 8 al massimo.
Ti prego, dimmi che non c'è. Ti prego, dimmi che non c'è. Ti prego, dimmi...
-Sì. E' qui. Ma la dimettono domani pomeriggio.
-Fa' servizio completo a questo punto, Lauren. E dimmi come mai è lì.
-Edward vuoi farmi cacciare via?
-Ti prego. E' un'amica. Speciale. Molto speciale. Devo sapere.
-E' la tua ragazza? Va bene, te lo dico. Niente di preoccupante. E' qui per una donazione. Midollo osseo. Glielo hanno prelevato stamattina. E' andato tutto bene. Ora dorme. Doma...
Non la faccio finire di parlare.
-Grazie Lauren. Grazie davvero. Ti adoro.
Metto giù. E mi sbatto sul divano. A pezzi. Distrutto. Fracassato.
Ho temuto chissà cosa.
Invece è andata a donare il midollo.
Starà malissimo, povera stella. So che è molto doloroso.
Ma perchè non me l'ha detto?
Ed ora viene a casa e fa finta di essere lontana chilometri e chilometri o mi chiama e me lo dice?
Ma perchè tenermi all'oscuro?
Detesto essere preso per il culo. Anche se non dubito di lei. Un motivo per comportarsi così deve sicuramente averlo avuto. Ma perchè raccontarmi una balla così? Su una cosa così?
Non so cosa pensare.
Vorrei parlarle. Vorrei gridare. Vorrei sapere. Vorrei strattonarla.
Prendo anche in mano il cellulare per chiamarla.
Poi lo poso.
Ho promesso.
Qualunque cosa succeda. Qualunque cosa mi riferiscano, ho promesso di chiedere spiegazioni a lei, di fidarmi di lei.
Se la chiamassi ora, la investirei a male parole.
Mi fido di te. Voglio fidarmi di te.
Ma ti prego. Dimmi che succede.
Cerco di rilassarmi, di non pensare.
Finisco di mangiare la bistecca ormai fredda. Riaccendo la tv e faccio zapping senza guardare nulla, finchè mi addormento stremato.
Mi sveglio che è quasi mattina.
Ho un torcicollo bestia. Nessuno mi ha sbattuto contro il muro a collo torto, né mi ha tenuto appeso per le gambe a testa in giù. Non ho fatto sesso nella posizione più assurda dell'universo sado-maso. Ho solo dormito scomodo, con la testa incastrata tra lo schienale e il bracciolo del divano, tutto raggomitolato su me stesso perchè non c'entro disteso.
Mi alzo, prendo un antidolorifico, faccio una doccia, preparo un caffè che non mi va giù ed esco per andare in ufficio.
Le curve a destra sono un incubo, perchè non riesco a girarmi né a piegarmi da quel lato. Ad ogni buca bestemmio.
Entro in ufficio all’alba.
Lavoro come un disgraziato per un paio d’ore. Poi l’ufficio inizia a riempirsi di persone.
Vado in corridoio al distributore di caffè e sbatto contro il solito mentecatto festoso e sorridente. Che nervoso vederlo sempre allegro. Ma come cazzo fa?
-Buongiorno, Eric. Mi cerchi per favore la cartellina Bogan?
-Subito signor Cullen. Buongiorno signor Cullen.
Dio com'è servizievole. Dio in quanti modi orrendi lo ammazzerei.
Con qualcuno devo sfogarmi, se no salto per aria come una pentola a pressione otturata. Per cui mi auguro che nel corso della mattinata faccia una delle sue solite cazzate.
Verso le 10 mi arriva un messaggio di Bella.
Chissà come ha dormito, anche lei. E se stamani è ancora sofferente.
Buongiorno. Ho dormito malissimo. Non sono più abituata. Mi manchi.
Sono sempre più frastornato e confuso.
Le rispondo un
Torna presto. Mi manchi anche tu.
E quando torni ti faccio un culo nero che te lo ricordi per un pezzo, brutta stronza.
Che bisogno c'era di raccontarmi una balla?
Decido di chiamare Rose all'ora di pranzo. Magari lei sa qualcosa.
Se sì, la faccio cantare, giuro.

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