martedì 22 marzo 2016

CAPITOLO 20



Senza fiato
Invece non sono più riuscito a tornare a Birmingham.
In ufficio ho avuto due settimane infernali, con scadenze asfissianti, clienti con progetti urgentissimi dell'ultimo minuto, la signora Cope malata, Eric sempre inefficiente. Un delirio.
Se non sono impazzito lo devo solo al mio self control. E' anche sempre grazie a questo che Eric è ancora vivo.
L'ultima che ha combinato è stata mitica. Volevo defenestrarlo. Letteralmente.
Lo avevo chiamato dal cellulare e gli avevo chiesto di inviarmi una mail con un progetto urgente allegato. Ero in ritardo e dovevo presentare tale progetto in riunione presso un collega a possibili acquirenti europei. Non avevo tempo di passare dal mio ufficio.
-Certo signor Cullen. Stia tranquillo, signor Cullen.
Infatti. Dicono che il signor Tranquillo si fosse svegliato con sette punti al culo.
Inizio esponendo il mio progetto con tante belle parole, poi apro il portatile ed accedo alla mia mail per recuperare la tavola da stampare.
C'è il messaggio. Vuoto.
Mi schiarisco la voce e prendo tempo proponendo un coffeebreak, poi esco a telefonare al lobotomizzato. Lui si scusa.
-Non so come è potuto succedere...
Lo so io, lo so. Ti devo ammazzare. E' l'unica soluzione.
Rientro dopo la pausa e l'allegato alla mail stavolta c'è. Lo apro, mi collego al plotter per la stampa e invio.
Vado a recuperare il disegno e... a momenti svengo. Il disegno è quello precedente l'ultima variante. Mi arrampico sugli specchi illustrando il progetto come era stato previsto fino ad un mese prima, ed espongo a memoria le modifiche. Nel frattempo sembro la dea Kalì, digito il numero dell'ufficio e ad Eric che risponde dico, fingendo calma, di mandare pure l'altra variante. Casca dalle nuvole. Magari cascasse sul serio. Un bel volo di dieci piani e voilà, problema risolto.
Per fortuna il mio collega capisce cosa sta succedendo e mi prende il cellulare per parlare lui con l'esempio clinico di stupidità umana, mentre io continuo a cianciare a vuoto.
Un quarto d'ora dopo, e due litri in meno di liquidi addosso dovuti a sudore, finalmente ho la tavola da illustrare. Il progetto comunque piace e gli europei si dichiarano favorevoli all'acquisto dell'opera architettonica.
Quando rientro in ufficio ho due esigenze impellenti: uccidere a testate in mezzo alla fronte Eric e farmi uno scotch doppio con ghiaccio.
Bella l'ho sentita praticamente ogni giorno. Un saluto di buongiorno al mattino. A volte qualche messaggio più o meno zuccheroso durante la giornata. Una lunga telefonata la sera.
So che è uscita spesso con la salamandra nera travestita da amico sorridente. Dio che nervoso.
So anche che è andato spesso a trovarla il carissimo e simpaticissimo avvocato Hale, parole di lei, per illustrarle problemi relativi a cause di suoi clienti e farle firmare pratiche più o meno urgenti. Sentirla parlare di questo e dell'altro mi ha causato un tale prurito alle mani che ho seriamente pensato di essere allergico all'ultimo dopobarba utilizzato.
Poi ho pensato che forse è solo gelosia. La sana, buona e simpatica gelosia.
Cazzo! Ma per amico e collaboratore, non poteva avere due vecchi pancioni signori di mezza età? No. Giovani, aitanti, sorridenti, piacioni e uno pure ex!
Per fortuna si è rotta le scatole anche lei di questa lontananza e domani torna, con cinque giorni di anticipo. Me l'ha detto due sere fa.
-Se tornassi prima del tempo stabilito ti dispiacerebbe?
-Che domande fai? Certo che sì. Mi dispiace moltissimo smettere di ammazzarmi di seghe che neanche a quindici anni... Ho anche esaurito la collezione di porno che tenevo per le emergenze...
Ridiamo spesso durante le nostre telefonate. Io tendo a sdrammatizzare con l'ironia la nostalgia che sento di lei. Lei si diletta come sempre nel provocarmi e riuscendo a trasformarmelo in pietra viva a distanza.
Una sera della scorsa settimana, dopo che avevo appena riattaccato con lei, mi è arrivato un mms.
Aprendolo ho rischiato un ictus cerebrale. Mi aveva mandato una fotografia della sua meravigliosa passera, esposta, rosea e lucida di umori. Quando vuole è satanica.
Le ho risposto dopo qualche minuto, necessario alla ripresa dell'attività respiratoria, con due foto del mio stupendo bambino. Nella prima lo avevo coperto con un asciugamano, posandocelo sopra come il tovagliolo sul braccio dei camerieri. Sotto una scritta: Cucù.
Nella seconda il pargolo in piedi, i suoi 29 cm in piena baldanza. E un'altra scritta: Settete!
Mi ha telefonato dopo poco, e non riusciva nemmeno a parlare dal ridere.
Sì, insieme stiamo bene. Anche a distanza.
§§§
Entro in casa alle otto, più o meno. Lei è per la strada.
Siamo d'accordo che verrà direttamente qui da me. Telefono per farmi portare da un ristorante vicino la cena e sistemo un po' il casino che dilaga in casa mia, soprattutto dopo le ultime febbrili settimane. In media sono stato in ufficio undici ore al giorno, sabati e domeniche inclusi.
Diventerò ricco sfondato, peggio di zio Paperone, ma non conoscerò altro che il mio computer e i miei progetti.
Sento il campanello e vado ad aprire. Già qui la cena? Merda, non ho ancora finito di rassettare il soggiorno. Mi sento una donna sull'orlo di una crisi di nervi.
Apro. Non è la cena.
E' lei.
Entra, mi si avvinghia, mi succhia, mi sconvolge capelli e stomaco, il suo corpo attrae come una calamita il mio, centimetro per centimetro.
Ad un certo punto sento di nuovo il campanello. Stavolta è la cena sul serio.
Che ne facciamo? Cenare è l'ultimo dei miei desideri in questo momento.
Più tardi siamo sul divano. Pigramente allacciati, dopo due ore di intensa attività fisica in cui abbiamo: fatto l'amore nel modo più tradizionale e veloce, sul mio letto; mangiato a velocità supersonica, divorandoci con gli occhi l'un l'altra nel frattempo; rifatto l'amore in maniera meno tradizionale e meno veloce.
-Cavolo, mi sono dimenticata una cosa, Cullen.
-Chissenefrega. Resta qua- le dico mentre cerca di alzarsi da me.
-No. Lasciami. E' un regalo per te.
Che palle. Avere lei addosso è il più bel regalo, che me ne faccio di qualsiasi altra cosa? Ma la lascio andare, se no s'incazza. Col carattere che ha...
La guardo avvicinarsi alla sua borsa e rovistarci dentro per un po'.
Infine estrae un pacchettino avvolto in carta rosso fuoco. Il colore è eccitante, direi.
Me lo porge seria.
-Devo aprirlo?
-No, tienilo così.
Rido. Ha ragione, domanda del cazzo.
Strappo via la carta ed in mano mi ritrovo...una collana? Sei sfere bianche, di diametro direi circa due centimetri.
-Ho scelto la misura più piccola, per non impressionarti troppo...
Strabuzzo gli occhi. Ho capito. Questa è matta.
-Cosa dovrei fartici esattamente?
-Non farmici, Cullen. Fartici e farmici.
-Scusa?
Ride. -Sembri preoccupato, Cullen. Eppure ti assicuro che ti piacerà, vedrai...Fidati di me.
Il mio cazzo è già convinto. Io un po' meno, se è come penso.
-Vieni con me, in camera. E porta il tuo regalo.
Mi alzo dal divano non troppo entusiasta.
Lei mi trascina per mano.
Quando arriviamo in camera sale sul letto con le ginocchia e si sposta indietro per farmi spazio, mentre con una mano raggiunge il mio comodino dove tengo il lubrificante. Non stacca mai il contatto visivo con me, mentre io annaspo in cerca d'aria. E' una mantide religiosa travestita da dea. Mi mangerà, alla fine. Lo so.
Mi tira via delicatamente dalle mani la collana, la lubrifica con attenzione, pallina per pallina, poi mi sorride.
-Siediti di fronte a me, Edward. A gambe incrociate, come me. Vuoi?
Datemi il numero di Lucifero che gli presento il suo alterego al femminile.
Faccio come dice, eccitato da bestia.
-Sdraiati appoggiandoti sui gomiti, tesoro. E rilassati.
Facile a dirsi. Sono contratto e teso come un arco, dai denti al buco del culo.
Lei si appoggia su un solo gomito e si avvicina col bacino al mio. Speculare.
Prende un'estremità della collana e infila nel suo orifizio posteriore una pallina. Poi si avvicina molto lentamente a me con l'altra estremità. Io sono in ipnosi. Sento il cuore battere più in fretta, per la paura e per la curiosità, con la stessa intensità.
Chiudo gli occhi e sento la pallina infilarsi dentro di me. Non fa male come temevo.
Riapro gli occhi e guardo i nostri corpi uniti dalla collana.
E' un'immagine incredibilmente eccitante. Sto per venire. Chiudo di nuovo gli occhi e respiro per cercare di recuperare lucidità.
Lei resta immobile. Riapro gli occhi e sposto la sua mano. Faccio io, baby.
Spingo una seconda pallina dentro di lei, poi una seconda dentro di me. Avviciniamo i nostri bacini. Spingo le ultime palline dentro di lei e dentro di me e siamo uniti, attaccati.
La vista è insopportabile ed anche la sensazione lo è, nella sua intensità.
Abbasso il mio povero uccello che sta per esplodere e mi faccio male per costringerlo nel corpo di lei. Non me ne frega un cazzo. Il piacere è devastante.
La tiro per le braccia e attaccati così, come cani, inizio a pompare furiosamente di bacino dentro di lei, grugnendo e digrignando i denti.
Sento le palline muoversi ad ogni colpo, mentre la sollevo per i fianchi e me la sbatto contro. Solleticano le mie pareti e mi provocano brividi intensi. Dopo minuti furiosi di deliziosa tortura, vengo gridando e sento le contrazioni di Bella che spostano le sfere e mi propagano altri brividi.
Evviva le Ben-Wa balls.
Il sesso con questa donna è una droga.
Mi sento carico come un cocainomane.
§§§
Sono passate altre due settimane.
Siamo sempre più uniti. Di giorno sembriamo una coppia normale. Io in ufficio, lei pure. Ci vediamo in pausa caffè e in pausa pranzo. A volte ci teniamo per mano, a volte stiamo semplicemente vicini.
Ma alla sera ci trasformiamo in due diavoli scatenati, amanti del sesso in ogni sua forma. Lei è unica. L'effetto che mi fa è incredibile. Non è solo appagante, è rilassante, mi fa stare bene. Mi sento sereno e posso affrontare ogni difficoltà con un sorriso. Infatti ad ogni cazzata che combina Eric penso tra me :- Chissene. Le cose importanti sono altre.
Che poi la cosa importante in realtà è solo una. Passare le mie serate e le mie notti con Bella.
Oggi non è venuta in ufficio. E' rimasta a casa.
Da qualche giorno non si sente molto bene. E' sempre stanca, ha le occhiaie.
Le ho chiesto di andare dal medico, anche se lei sostiene che è una qualche forma virale di stagione.
L'ho chiamata poco fa e mi ha detto che è appena tornata e di andare da lei a pranzo. Mi è sembrata allegra.
Magari sta meglio ed ha in mente qualche giochino.
Al pensiero, il mio amico laggiù è già in pompa magna.
Quando arrivo da lei il portone è aperto. Salgo come sempre le scale a due a due e sono alla sua porta.
Deve avermi sentito perché mi apre la porta prima che io suoni.
-Cullen, che velocità...
-Sono un razzo. Colpa tua. Lo sai no, che tira più un pelo di figa che cento buoi?
Ride mentre si fa da parte per farmi entrare in casa.
-Ma la mia non ha peli.
-E tira ancora di più.
Ridiamo. Poi lei si fa seria.
-Hai la solita fame da lupo o puoi aspettare che ti dica una cosa importante, prima?
-Se è importante spara, baby.
Quello che dice dopo mi ammazza.
-Aspettiamo un bambino.
-Cosa?
-Un bambino, Edward. Sono incinta.
-Se è uno scherzo Bella, non è divertente.
-Non è uno scherzo- la voce inizia a tremarle.
Io comincio a vedere nero dalla rabbia.
-Non prendermi per il culo. Lo sai che non lo sopporto.
-Ma cosa dici? Perché dovrei prenderti per il culo?
-Non puoi essere incinta Bella.
-E invece lo sono, guarda un po'.
-E allora va' a dirlo al padre del tuo bastardo.
-Ma sei diventato scemo?
-Non sono scemo, e nemmeno coglione, gioia.
Prendo fiato. Infilo le mani in tasca per non arraffare il primo oggetto e spaccarlo contro il muro dietro di lei. Le parole più difficili da dire, quelle che da mesi dovrei pronunciare e non riesco, escono con grande semplicità.
-Io. Sono. Sterile. Se aspetti un figlio, non è mio.
-Edward. Non dire stronzate. Io sono incinta e da quasi tre mesi non frequento altri che te, quin...
-Ti prego risparmiami la scena da Oscar. Sei incinta sul serio?
-Sì, Edward.
-Benissimo. E chi è il fortunato futuro papà? Il Rambo nero di Birmingham o l'avvocato Mister Comecel'hoionessunaltro? O qualcun altro ancora che ti sei scopata chissà dove?
-Edward sei disgustoso e stupido. Sei tu il padre.
La prendo per un braccio, mi sta facendo diventare una bestia. Se non me ne vado subito rischio di dimenticarmi che è una donna. La mia donna, fino a qualche minuto fa.
-Mi hanno fatto la radioterapia, gioia cara, ricordi? Si diventa sterili in seguito a questa. Scusa, non te l'avevo detto. Così, accidenti a me, ti ho rovinato il giochino che avevi preparato. Con chissà quale scopo poi.
-Non è possibile. Deve esserci una spieg...
La scuoto appena, poi la lascio e riapro la porta.
-Non ti voglio più sentire. Vaffanculo, brutta stronza puttana che non sei altro- le dico, senza degnarla di un altro sguardo.
Poi me ne vado. Di corsa come sono arrivato.

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