martedì 22 marzo 2016

CAPITOLO 11




Carpe Diem _seconda parte
La raggiungo in cucina dove ha riacceso il gas e sta facendo saltare qualcosa in una padella. Gliela sottraggo dalle mani e la poggio sul lavandino, mentre con l'altra mano la abbraccio dalla vita.
-Ho deciso che ti voglio nel mio presente.
Si gira tra le mie braccia e mi mette le sue intorno al collo.
-Mi basta...
Riprende la padella e si accinge a preparare finalmente qualcosa da mettere sotto i denti. Ho così fame che potrei mangiare le gambe del tavolo.
-...per ora,- conclude.
Rido, ma nello stomaco mi compare di nuovo quel senso di vertigine.
Paura di vivere.
Stupido che uno che ha rischiato di morire abbia paura di vivere.
Mangiamo chiacchierando di come la volontaria d'ospedale sia divenuta entrenouse nei pub.
-Mi deludi, Cullen. Non sono poi due cose tanto diverse. Pensaci. Una distrae i bambini dalla malattia e dalla paura. L'altra distrae gli uomini dalla solitudine e dalla paura, di morire e di invecchiare. Non è poi tanto diverso. Gioco e mi diverto facendo divertire gli altri. Sono molto altruista, non trovi?
Rido.
-E Rose? Anche lei è altruista?
-Per lei è diverso. Quando l'ho conosciuta lavorava già in un pub. Lei mi ha insegnato ciò che so. Ma prima di essere mia amica, è stata mia cliente. Non posso dirti quale sia il suo passato. Ti basti sapere che anche con lei la vita è stata decisamente più matrigna cattiva che madre benevola.
L'aiuto a sparecchiare mentre lei va in bagno a prepararsi. Alle diciotto ha un appuntamento in studio.
Usciamo insieme da casa sua e ci accordiamo per vederci dopo lo spettacolo, a casa mia. Ci saranno anche Emmett e la tigre. Pare sia stato lui a chiedere a Rose un altro spettacolo privato. Sembra che quello di ieri gli sia piaciuto molto.
Anche a me.
Vado in ufficio.
Non c'è più nessuno. Tutti i miei dipendenti e collaboratori staccano alle 17 e 30.
E' l'ora che prediligo, in cui posso lavorare senza essere disturbato e di solito ascoltare la radio.
Ma oggi no. Da quando mi sono seduto sento il ticchettio dei suoi tacchi che viene dal piano di sopra. Mi mette di buonumore.
Lo squillo del telefono invece mi disturba.
E' mio padre.
-Ciao pà. Tutto bene?
-Noi sì, Ed. Tu? L'esame di stamattina?
Giro gli occhi in su e sbuffo.
-Tutto bene, sì. Falso allarme. Sono attacchi di panico.
-Meglio così.
Ora grido. Taccio invece.
-Tu ed Emm venite a cena stasera?
-No, papà. Scusa. Abbiamo un impegno.
-Donne?
-Gli uomini non ci piacciono, papà.
-Certo, certo. Allora facciamo domani sera?
-Papà...
-Tutte le sere? Sempre le stesse?
-Papà! Ecco da chi ha preso quello scassapalle di mio fratello!
Ride.
-Va bene. Divertitevi. Ma prima che riparta vi vogliamo qui da noi, ok? Domenica a pranzo, per esempio?
-Si può fare. Chiedi anche ad Emmett.
-Ok. Buona serata, Edward.
-Grazie papà. Abbraccia la mamma.
Alle 20 passa a prendermi Emmett. Non sento più i tacchi di Bella, deve essere già uscita.
-Allora? Cosa combini con Rose?
-Niente. Ci divertiamo. Ha molta fantasia. Mai avuta per le mani una così. E' dinamite.
-Parlate anche?
-Parlare? Cos'è? Un gioco erotico?
Ridiamo. Emmett è...Emmett.
Mangiamo a casa mia. Due pizze surgelate che scaldo nel microonde.
Poi ci spiaccichiamo sul divano. Gli Orioles in tv e due birre in mano.
Due ore dopo, quando la partita finisce, suona il campanello.
Entrano ridendo e salutandoci al volo, poi si dirigono direttamente in camera.
Le invio un messaggio, mentre Emmett mi guarda.
"Niente scambi. Ognuno la propria tazza per inzuppare il suo biscotto."
Sento l'avviso di messaggio in entrata sul suo cellulare.
Dopo poco arrivano, svestite di un babydoll trasparente di pizzo e null'altro.
Passandomi accanto, Bella mi schiaccia l'occhio, sorniona.
Rose mette la musica, mentre lei dispone due sedie davanti al divano e qualche oggetto sul tavolino.
Riconosco un flacone di lubrificante e quelle che sembrano collane aperte, con palline disposte in ordine prima crescente e poi decrescente. Sembrano Ben Wa balls, ma con più palline.
Sono già eccitato come un mandrillo in astinenza da settimane.
La musica parte e le due ballano con le sedie, davanti a noi.
Butto un occhio su mio fratello e vedo che si sta già accarezzando il cavallo dei pantaloni mentre mangia Rose con gli occhi.
Fisso Bella e il mondo intorno scompare.
La guardo roteare il bacino seguendo il ritmo e tenendosi alla spalliera, con le mani dietro la schiena. Poi gira la sedia e si siede.
Solleva molto lentamente le gambe e poggia i suoi piedi sulle mie ginocchia. Un piede scivola sempre lentamente all'interno della mia coscia e arriva al mio inguine, dove preme leggermente e accarezza.
Poi torna indietro e l'altro piede ripete lo stesso gioco.
Ma questa volta anziché tornare indietro lei fa scivolare il piede all'esterno e lo posa di fianco a me, sul divano, poi fa la stessa cosa con l'altro.
Infine sposta il suo bacino dalla sedia alle mie ginocchia, rimanendo completamente esposta ai miei occhi. Va indietro con il busto e poggia le spalle sulla sedia, allungando un braccio a prendere il flacone sul tavolino.
Versa una piccola quantità di lubrificante su una mano, ripone il flacone, sfrega le mani tra loro e poi non capisco più niente.
Penso di essere in ipnosi.
La vedo passare le mani, prima una poi l'altra, sulla sua deliziosa figa già lucida di umori naturali, con movimenti lenti, avanti e indietro, da un ingresso all'altro, più volte.
Le mie mani vanno a stringerle i fianchi, non posso trattenermi dal toccarla. Sono troppo invitanti il suo odore, il suo calore, i suoi movimenti.
Ancora un po' e la sbrano, prima di strapparmi tutto di dosso e possederla come un toro infoiato.
Lei mi sorride e sulle sue labbra leggo un “aspetta”. Non credo di farcela.
Ma se è per farti contenta ci provo.
Si allunga di nuovo a prendere il lubrificante e stavolta prende anche una delle collane, che accarezza con le mani lubrificate.
Poi con una lentezza esasperante che mi fa uscire di senno, prende una delle estremità e la infila con naturalezza nel suo corpo. Muove il bacino come per assestare l'oggetto dentro di sé, poi spinge dentro il filo che separa da lei la pallina successiva. Spinge dentro anche la seconda pallina. Altro movimento di bacino, altro pezzetto di filo. Infila dentro la terza pallina e io non ce la faccio più.
Afferro e sfilo di colpo tutta la catenella, buttandola per terra. Le sollevo il bacino e la attiro verso il mio viso. Passo la mano sulla sua fighetta stupenda cercando di pulire via il lubrificante. Preferisco il suo inebriante e naturale sapore.
Poi le mordo con le labbra tutto quel bocciolo di carne deliziosa e succhio come se ne andasse della mia vita.
Con le mani le stringo le natiche più che posso, avvicinando al suo ingresso posteriore i pollici.
Muovo il viso in circolo su di lei, il naso le titilla il clitoride e la lingua si fa strada tra la mia bocca e la sua carne. Con le mani stringo sempre di più le sue natiche, allargo il suo ingresso e infilo dentro il suo meraviglioso culetto entrambi i pollici.
Mi viene in bocca gridando il mio nome in meno di due minuti.
E' decisamente molto sensibile, penso ridacchiando e mordicchiandola ancora, prima di lasciarla andare.
Si accascia tra le mie gambe e la sedia, e ride tranquilla.
-...non avevo finito...- mi dice poi, guardandomi e sorridendo.
-Non me ne frega un cazzo,- rispondo divertito.
Mi tiro su, tenendola con le mani dietro la schiena. La porto in cucina e la faccio stendere sul tavolo, ancora semiapparecchiato.
Poi lo tiro fuori e lo pompo un po', più per fare scena che perchè ne abbia bisogno, infatti la vedo leccarsi le labbra.
Mi libero di pantaloni e boxer scalciando, e le entro tutto dentro, in un colpo solo. Lei grida ed io gemo. Piacere infinito, godimento estremo. E' ogni volta meglio della volta precedente. Come se pian piano ogni cellula si espandesse e cogliesse l'immenso benessere di essere in lei.
Mi bastano tre spinte per raggiungere l'orgasmo. Ero pronto da quando si è seduta tutta nuda e lucida sulle mie ginocchia.
Con la prima spinta rovescio le bottiglie sul tavolo, con la seconda sposto il tavolo indietro di una decina di centimetri, con la terza rompo gli argini ed esondo dentro di lei.
L'apoteosi del sesso.
Mi accascio esausto sopra il suo meraviglioso corpo che è così piccolo rispetto al mio, ma così accogliente, così invitante, così riposante.
Sento degli applausi.
Realizzo che non siamo soli. Me ne sono completamente dimenticato.
Quel cretino di mio fratello si è interrotto a guardarci.
Mi sposto dal corpo di Bella quel tanto che mi basta per inquadrarlo nel mio campo visivo. E rido.
Emmett sembra un cane: ha un'estremità della “collana” in bocca, mentre l'altra è in bocca a Rose che gli sta avvinghiata in braccio.
Sfila, sputacchiando divertito, la pallina dalla bocca, poi si rivolge a Rose.
-Facciamo lo stesso anche noi quando liberano il tavolo? Sembra forte!
Ridiamo tutti.
Mio fratello è tutto scemo. Ma sa come divertirsi e far divertire chi è con lui.

Nessun commento:

Posta un commento