Via le mani dagli occhi
Domenica mattina.
Neanche una parola da quando ci siamo alzati. Ormai sono sempre a casa sua. Da me ci passo solo a cambiarmi, di solito prima di andare in ufficio.
Da oggi potrò tornare a casa mia, ad ammazzarmi di seghe, mentali e no.
La aiuto a sistemare valigie e pacchetti sulla sua macchina.
Ha comprato regali per tutti. Suo padre, la sua matrigna, la sorellina adolescente. Cugini, parenti, amici.
Mi ha detto che fa sempre così quando torna a casa. Passa a salutare tutti e porta sempre qualcosa, un pensiero, una sciocchezza, un segno comunque. Il simbolo di un ricordo che non la lascia mai.
E' come la memoria della sua famiglia. Ricorda tutti e tiene tutti uniti. Una colla naturale. E tutti la adorano.
E come potrebbe essere diversamente?
Tieni unito anche me.
A te, a me stesso, alla mia memoria, ai miei sogni.
Come togliersi una colla di dosso, quando ormai ti è penetrata sotto la pelle?
Neanche una parola da quando ci siamo alzati. Ormai sono sempre a casa sua. Da me ci passo solo a cambiarmi, di solito prima di andare in ufficio.
Da oggi potrò tornare a casa mia, ad ammazzarmi di seghe, mentali e no.
La aiuto a sistemare valigie e pacchetti sulla sua macchina.
Ha comprato regali per tutti. Suo padre, la sua matrigna, la sorellina adolescente. Cugini, parenti, amici.
Mi ha detto che fa sempre così quando torna a casa. Passa a salutare tutti e porta sempre qualcosa, un pensiero, una sciocchezza, un segno comunque. Il simbolo di un ricordo che non la lascia mai.
E' come la memoria della sua famiglia. Ricorda tutti e tiene tutti uniti. Una colla naturale. E tutti la adorano.
E come potrebbe essere diversamente?
Tieni unito anche me.
A te, a me stesso, alla mia memoria, ai miei sogni.
Come togliersi una colla di dosso, quando ormai ti è penetrata sotto la pelle?
La saluto con un bacio lunghissimo e pieno di saliva. La incollo a me, labbra, petto, pancia, bacino.
Il solito amico vorrebbe salutarla ancora una volta anche lui, nonostante mi faccia male all'attaccatura del glande, dopo le ultime lunghissime sessioni di ieri e di stanotte.
Si siede in macchina e fa una smorfia. Poi sorride.
La guardo inarcando un sopracciglio.
-Hai mantenuto la promessa, Cullen. Sono dolorante stamattina.
Ride. Rido anch'io.
Chissà come farò senza affogarti dentro per due settimane.
Dovrò metterlo sott'olio per mantenerlo umido.
Il solito amico vorrebbe salutarla ancora una volta anche lui, nonostante mi faccia male all'attaccatura del glande, dopo le ultime lunghissime sessioni di ieri e di stanotte.
Si siede in macchina e fa una smorfia. Poi sorride.
La guardo inarcando un sopracciglio.
-Hai mantenuto la promessa, Cullen. Sono dolorante stamattina.
Ride. Rido anch'io.
Chissà come farò senza affogarti dentro per due settimane.
Dovrò metterlo sott'olio per mantenerlo umido.
La saluto con un' ultima carezza, l'altra mano ancora appoggiata al finestrino aperto.
Mi strizza l'occhio.
Parte, sgommando come sempre.
E mi manca già.
Mi avvio alla mia macchina, salgo e mentre guido verso casa mia, ripenso alla giornata di ieri. Fantastica.
Mi strizza l'occhio.
Parte, sgommando come sempre.
E mi manca già.
Mi avvio alla mia macchina, salgo e mentre guido verso casa mia, ripenso alla giornata di ieri. Fantastica.
Flashback
Sono in ufficio da solo. Sto lavorando ad un progetto che mi impegna moltissimo e non avere nessuno ad interrompermi, né telefoni che squillano, mi fa piacere.
Ho sempre lavorato volentieri nel week end, finchè non ho conosciuto Bella.
Stasera andremo a cena fuori. Non ha ancora ripreso a lavorare al pub. Non so se vuole farlo più in là. Non so se pensa che a me non piaccia.
Di noi come coppia non parliamo.
Lei in questo momento è a casa sua.
Sta preparando la valigia per andare da suo padre. Starà via tre settimane.
E non sono riuscito a trovare il momento giusto per parlarle.
Vorrei non pensare. Vorrei non aver notato nulla di lei. Vorrei non amarla. Vorrei sbattermela venti ore su ventiquattro, senza seghe mentali.
Cazzo, non ne sono capace.
Anche ora mentre lavoro mi sto facendo una bella pippa solitaria. Ma sarò scemo?
Lascia le cose come stanno, Cullen.
State bene insieme. Non ti ha mai chiesto un cazzo di niente.
Quando lo farà, se lo farà, ti porrai il problema. Altrimenti, cicca cicca, tutto proseguirà tranquillo.
Sì, okay. Sono convinto.
No, merda. E ricomincio a farmi un'altra pippa.
Me ne sono fatto una anche ieri sera a casa sua. Sempre dopo un bella sessione di sesso da urlo.
-Verrai a trovarmi? Magari nel fine-settimana - mi ha chiesto.
-Vorresti?
-Se te lo chiedo...
-Ti farò sapere. Non so.
-Ho capito. Non verrai.
Non andrò. Ha ragione.
Perchè farlo?
Mi presento a suo padre e che gli dico?
-Piacere, sono il ragazzoatermine di sua figlia.
-Piacere, sono il niente di sua figlia.
-Piacere, sono il vorreimanonposso di sua figlia.
-Piacere, sono una testa di cazzo.
L'ultima sarebbe la presentazione migliore.
Alla maggior parte degli uomini dopo il sesso viene sonno, o voglia di una sigaretta. A me viene voglia di una bella sega mentale. Ognuno ha i suoi gusti.
Mentre penso e disegno, suona la porta.
Chi cazzo viene a spaccarmi i coglioni di sabato mattina quando l'ufficio è chiuso?
Basta che non è il solito deficiente che si è dimenticato sigarette, cellulare, cervello, o chissà cosa...
Apro con la consueta faccia amichevole.
-Consegna a domicilio.
Davanti al viso uno zaino da picnic. Camicia blu di raso, jeans, tacchi. Voce sensuale.
E' Bella.
La faccio passare e mi chiedo da dove è uscita una così.
Posa la roba sul tavolo della sala riunioni e torna indietro. Mi stampa un bacio in bocca.
-Torna pure al tuo computer. Io apparecchio e vengo a chiamarti. Mangiamo qui. Lo so che oggi avresti mangiato solo un panino di merda e non va bene. Va', va'.
Sorrido scuotendo la testa e torno nella mia stanza.
E' la donna delle sorprese.
Quando viene a chiamarmi sto per non farcela più. Sento un profumo che mette l'acquolina in bocca ed inoltre sentirla canticchiare di là manda come sempre su di giri il mio uccello che una sessione a pranzo non se l'aspettava proprio.
Appunto, è la donna delle sorprese.
Ha preparato couscous con zucca, olive e salsiccia in umido. Una roba mai mangiata prima.
Assaggio mentre mi osserva.
-E' buono.
-Mmhh...Chissà se lo penserai anche stasera o stanotte quando ti avrà fatto effetto?- mi dice seria.
Deglutisco preoccupato e lei scoppia a ridere sonoramente.
-Ta-da-da-da... Scherzetto!
Rido anch'io e le nostre risate vanno a concentrarmi tutto il sangue in un punto preciso del corpo. Chissà quale connessione ci sarà mai tra mangiare, ridere e trombare? Eppure c'è. Quando sono di buonumore come adesso e riempo il mio stomaco, mi viene una voglia di figa che trattenermi è una crudeltà. Se poi la figa è sua, beh, è ancora più una figata.
-Mangia ragazza chè poi alla digestione ci penso io - le dico sornione.
Mi guarda con aria furba.
-Lo prendo per un impegno, Cullen.
E se mi chiami Cullen l'”impegno” mi viene anche maggiore.
Spazzoliamo tutto, sugo, couscous, pane, senza perderci di vista un minuto.
Peccato che sono così preso dal “dopo” che non riesco a godere del cibo che caccio giù nell'esofago, perchè è buono sul serio.
Spostiamo i piatti e i bicchieri quasi con rabbia, senza badare a ciò che cade, a ciò che può rompersi o può sporcare. Ci penseremo dopo.
La strattono per un braccio e la spingo senza cerimonie sul tavolo, arricciando insieme tovaglia, tovaglioli e briciole. Lei mi guarda con occhi densi e lucidi e il poco controllo rimastomi va in fumo immediatamente. Evapora al calore del nostro fuoco reciproco. Siamo paglia secca e scintilla. E' subito fiamma.
-Forza, Edward. Mantieni le promesse.
-Io mantengo sempre le promesse. Stavolta ti lascio dolorante, baby.
La spoglio e mi spoglia, velocemente e senza sorridere. In questi momenti non c'è dolcezza, c'è solo lussuria allo stato puro, gesti compulsivi, possessivi, voraci, violenti.
Quando la guardo, esposta, con l'interno cosce sotto le mie mani che le tengono aperte, mi lecco le labbra e inspiro con forza il suo odore e il mio desiderio. L'attimo subito prima della penetrazione è quello che preferisco, è l'attesa del meglio che sai che sta per arrivare, la quiete che precede il terremoto dei sensi.
Lei tira su la testa per guardare cosa sto per farle.
Sorrido e le entro dentro, lento, inesorabile. Tutto dentro. Piacere estremo. Esco con la stessa lentezza. E allo stesso modo rientro. Una volta, due volte, tre volte. Poi mi fermo e la guardo.
Ricomincio, sempre lentamente. Una volta, due volte, tre volte e mi fermo.
Lei impreca.
-Cazzo, Edward, non fermarti.
Faccio segno di no con la testa. E continuo.
Dentro lentamente, fuori lentamente. Di nuovo tre volte. Poi pausa. Ricomincio.
E conto una volta in più. Pausa.
Cinque volte. Pausa.
Sei volte. Pausa.
Lei scuote la testa con forza, è arrabbiata. La tengo sul limite ma non le permetto di giungere a meta.
Mi sento potente. E questo potere lo esercito sul suo corpo e sul mio corpo.
Sette volte. Pausa.
Sto impazzendo anch'io. Provo quasi dolore per questa lentezza. Ma il dolore in questi casi è piacere. Lo sento nella pancia, nello stomaco, in gola. Batte nelle tempie, fa tremare le gambe.
Otto volte. Pausa.
-Ti prego. Accelera. Non fermarti. Ti prego- dice esasperata.
-Ssshh. Calma, bambina. Aspetta.
Ma è difficile anche per me aspettare.
Nove volte, poi dieci. E continuo.
Arrivo a diciotto e sto per esplodere davvero.
Mi sposto e sostituisco il mio cazzo gonfio e lucente con tre dita, con cui sfrego, massaggio, gratto, graffio quasi. Ma a lei piace. La vedo contorcersi e venirmi incontro, la sento gemere e ripetere il mio nome. Suda e si lecca le labbra, umettandole per dar loro sollievo.
Velocizzo il movimento e lei grida, poi si contrae ritmicamente sulla mia mano.
Allora con la mano libera porto il mio uccello all'altro suo ingresso e lo spingo dentro di lei lentamente, penetrandola tra una sua contrazione e la successiva, quando la muscolatura si distende. Il suo orgasmo in questo modo si protrae a lungo e il mio incredibilmente si allontana, a causa della lentezza del movimento. E' una tortura che mi fa quasi piangere dal piacere.
Quando sono completamente dentro di lei inizio a muovermi in circolo e chiudo gli occhi. Comincio lentamente e poi più velocemente. Sempre più velocemente.
Sento che ci sono quasi. Sfilo le dita da lei e le succhio sonoramente, quindi esplodo.
Lunghe contrazioni che mi trasmettono brividi al bacino e mi fanno gridare suoni rauchi, bestiali.
Mi accascio su di lei e sospiro.
Ogni volta è meglio della precedente. Ogni volta più intenso.
La guardo con un occhio, affogato nel suo collo sudato.
Lei sorride e mi accarezza il viso.
-Sei il dio del sesso, lo sai?
Sorrido. Lo so, ma fiato per risponderle in questo momento non ne ho più.
Fine flashback
Sono in ufficio da solo. Sto lavorando ad un progetto che mi impegna moltissimo e non avere nessuno ad interrompermi, né telefoni che squillano, mi fa piacere.
Ho sempre lavorato volentieri nel week end, finchè non ho conosciuto Bella.
Stasera andremo a cena fuori. Non ha ancora ripreso a lavorare al pub. Non so se vuole farlo più in là. Non so se pensa che a me non piaccia.
Di noi come coppia non parliamo.
Lei in questo momento è a casa sua.
Sta preparando la valigia per andare da suo padre. Starà via tre settimane.
E non sono riuscito a trovare il momento giusto per parlarle.
Vorrei non pensare. Vorrei non aver notato nulla di lei. Vorrei non amarla. Vorrei sbattermela venti ore su ventiquattro, senza seghe mentali.
Cazzo, non ne sono capace.
Anche ora mentre lavoro mi sto facendo una bella pippa solitaria. Ma sarò scemo?
Lascia le cose come stanno, Cullen.
State bene insieme. Non ti ha mai chiesto un cazzo di niente.
Quando lo farà, se lo farà, ti porrai il problema. Altrimenti, cicca cicca, tutto proseguirà tranquillo.
Sì, okay. Sono convinto.
No, merda. E ricomincio a farmi un'altra pippa.
Me ne sono fatto una anche ieri sera a casa sua. Sempre dopo un bella sessione di sesso da urlo.
-Verrai a trovarmi? Magari nel fine-settimana - mi ha chiesto.
-Vorresti?
-Se te lo chiedo...
-Ti farò sapere. Non so.
-Ho capito. Non verrai.
Non andrò. Ha ragione.
Perchè farlo?
Mi presento a suo padre e che gli dico?
-Piacere, sono il ragazzoatermine di sua figlia.
-Piacere, sono il niente di sua figlia.
-Piacere, sono il vorreimanonposso di sua figlia.
-Piacere, sono una testa di cazzo.
L'ultima sarebbe la presentazione migliore.
Alla maggior parte degli uomini dopo il sesso viene sonno, o voglia di una sigaretta. A me viene voglia di una bella sega mentale. Ognuno ha i suoi gusti.
Mentre penso e disegno, suona la porta.
Chi cazzo viene a spaccarmi i coglioni di sabato mattina quando l'ufficio è chiuso?
Basta che non è il solito deficiente che si è dimenticato sigarette, cellulare, cervello, o chissà cosa...
Apro con la consueta faccia amichevole.
-Consegna a domicilio.
Davanti al viso uno zaino da picnic. Camicia blu di raso, jeans, tacchi. Voce sensuale.
E' Bella.
La faccio passare e mi chiedo da dove è uscita una così.
Posa la roba sul tavolo della sala riunioni e torna indietro. Mi stampa un bacio in bocca.
-Torna pure al tuo computer. Io apparecchio e vengo a chiamarti. Mangiamo qui. Lo so che oggi avresti mangiato solo un panino di merda e non va bene. Va', va'.
Sorrido scuotendo la testa e torno nella mia stanza.
E' la donna delle sorprese.
Quando viene a chiamarmi sto per non farcela più. Sento un profumo che mette l'acquolina in bocca ed inoltre sentirla canticchiare di là manda come sempre su di giri il mio uccello che una sessione a pranzo non se l'aspettava proprio.
Appunto, è la donna delle sorprese.
Ha preparato couscous con zucca, olive e salsiccia in umido. Una roba mai mangiata prima.
Assaggio mentre mi osserva.
-E' buono.
-Mmhh...Chissà se lo penserai anche stasera o stanotte quando ti avrà fatto effetto?- mi dice seria.
Deglutisco preoccupato e lei scoppia a ridere sonoramente.
-Ta-da-da-da... Scherzetto!
Rido anch'io e le nostre risate vanno a concentrarmi tutto il sangue in un punto preciso del corpo. Chissà quale connessione ci sarà mai tra mangiare, ridere e trombare? Eppure c'è. Quando sono di buonumore come adesso e riempo il mio stomaco, mi viene una voglia di figa che trattenermi è una crudeltà. Se poi la figa è sua, beh, è ancora più una figata.
-Mangia ragazza chè poi alla digestione ci penso io - le dico sornione.
Mi guarda con aria furba.
-Lo prendo per un impegno, Cullen.
E se mi chiami Cullen l'”impegno” mi viene anche maggiore.
Spazzoliamo tutto, sugo, couscous, pane, senza perderci di vista un minuto.
Peccato che sono così preso dal “dopo” che non riesco a godere del cibo che caccio giù nell'esofago, perchè è buono sul serio.
Spostiamo i piatti e i bicchieri quasi con rabbia, senza badare a ciò che cade, a ciò che può rompersi o può sporcare. Ci penseremo dopo.
La strattono per un braccio e la spingo senza cerimonie sul tavolo, arricciando insieme tovaglia, tovaglioli e briciole. Lei mi guarda con occhi densi e lucidi e il poco controllo rimastomi va in fumo immediatamente. Evapora al calore del nostro fuoco reciproco. Siamo paglia secca e scintilla. E' subito fiamma.
-Forza, Edward. Mantieni le promesse.
-Io mantengo sempre le promesse. Stavolta ti lascio dolorante, baby.
La spoglio e mi spoglia, velocemente e senza sorridere. In questi momenti non c'è dolcezza, c'è solo lussuria allo stato puro, gesti compulsivi, possessivi, voraci, violenti.
Quando la guardo, esposta, con l'interno cosce sotto le mie mani che le tengono aperte, mi lecco le labbra e inspiro con forza il suo odore e il mio desiderio. L'attimo subito prima della penetrazione è quello che preferisco, è l'attesa del meglio che sai che sta per arrivare, la quiete che precede il terremoto dei sensi.
Lei tira su la testa per guardare cosa sto per farle.
Sorrido e le entro dentro, lento, inesorabile. Tutto dentro. Piacere estremo. Esco con la stessa lentezza. E allo stesso modo rientro. Una volta, due volte, tre volte. Poi mi fermo e la guardo.
Ricomincio, sempre lentamente. Una volta, due volte, tre volte e mi fermo.
Lei impreca.
-Cazzo, Edward, non fermarti.
Faccio segno di no con la testa. E continuo.
Dentro lentamente, fuori lentamente. Di nuovo tre volte. Poi pausa. Ricomincio.
E conto una volta in più. Pausa.
Cinque volte. Pausa.
Sei volte. Pausa.
Lei scuote la testa con forza, è arrabbiata. La tengo sul limite ma non le permetto di giungere a meta.
Mi sento potente. E questo potere lo esercito sul suo corpo e sul mio corpo.
Sette volte. Pausa.
Sto impazzendo anch'io. Provo quasi dolore per questa lentezza. Ma il dolore in questi casi è piacere. Lo sento nella pancia, nello stomaco, in gola. Batte nelle tempie, fa tremare le gambe.
Otto volte. Pausa.
-Ti prego. Accelera. Non fermarti. Ti prego- dice esasperata.
-Ssshh. Calma, bambina. Aspetta.
Ma è difficile anche per me aspettare.
Nove volte, poi dieci. E continuo.
Arrivo a diciotto e sto per esplodere davvero.
Mi sposto e sostituisco il mio cazzo gonfio e lucente con tre dita, con cui sfrego, massaggio, gratto, graffio quasi. Ma a lei piace. La vedo contorcersi e venirmi incontro, la sento gemere e ripetere il mio nome. Suda e si lecca le labbra, umettandole per dar loro sollievo.
Velocizzo il movimento e lei grida, poi si contrae ritmicamente sulla mia mano.
Allora con la mano libera porto il mio uccello all'altro suo ingresso e lo spingo dentro di lei lentamente, penetrandola tra una sua contrazione e la successiva, quando la muscolatura si distende. Il suo orgasmo in questo modo si protrae a lungo e il mio incredibilmente si allontana, a causa della lentezza del movimento. E' una tortura che mi fa quasi piangere dal piacere.
Quando sono completamente dentro di lei inizio a muovermi in circolo e chiudo gli occhi. Comincio lentamente e poi più velocemente. Sempre più velocemente.
Sento che ci sono quasi. Sfilo le dita da lei e le succhio sonoramente, quindi esplodo.
Lunghe contrazioni che mi trasmettono brividi al bacino e mi fanno gridare suoni rauchi, bestiali.
Mi accascio su di lei e sospiro.
Ogni volta è meglio della precedente. Ogni volta più intenso.
La guardo con un occhio, affogato nel suo collo sudato.
Lei sorride e mi accarezza il viso.
-Sei il dio del sesso, lo sai?
Sorrido. Lo so, ma fiato per risponderle in questo momento non ne ho più.
Fine flashback
E' sera. Ci siamo scambiati un paio di messaggi.
E' arrivata da qualche ora ormai e starà cenando.
Io mangio un hotdog al volo al pub. Scambio due parole con Rose e le chiedo se ha bisogno di essere accompagnata in aeroporto domani. Va da Emmett, per tre settimane, in ferie anche lei.
Accetta volentieri. Poi si eclissa perché è quasi ora del suo spettacolo.
E' arrivata da qualche ora ormai e starà cenando.
Io mangio un hotdog al volo al pub. Scambio due parole con Rose e le chiedo se ha bisogno di essere accompagnata in aeroporto domani. Va da Emmett, per tre settimane, in ferie anche lei.
Accetta volentieri. Poi si eclissa perché è quasi ora del suo spettacolo.
Il locale è sempre strapieno. In questo momento ci sono le conigliette sul palco. Qua e là noto coppie più o meno avvinghiate in pista e sui divani.
Che squallore.
Ora che la mia quotidianità è così tanto cambiata, questa che era anche la mia prassi fino a poco più di un mese fa, mi sembra inaccettabile e lontana anni luce da me e dal mio modo di pensare.
Donne sempre diverse, preservativi per evitare spiacevoli inconvenienti, odori troppo forti, suoni antipatici, gesti non graditi.
Non tornerei indietro, mai.
Chissà come farei se noi...?
Tornerei alla noia indifferente del “prima di lei”?
Mi darei alla vita ascetica?
Non credo faccia per me.
Tra monaco ascetico e segaiolo frustrato, anche se mi fanno schifo entrambe, sceglierei la seconda opzione, grazie.
Resto appollaiato sullo sgabello del bancone ancora qualche minuto, il tempo di finire il mio scotch e veder iniziare lo spettacolo di Rose.
Poi mi alzo, pago e me ne vado.
Che squallore.
Ora che la mia quotidianità è così tanto cambiata, questa che era anche la mia prassi fino a poco più di un mese fa, mi sembra inaccettabile e lontana anni luce da me e dal mio modo di pensare.
Donne sempre diverse, preservativi per evitare spiacevoli inconvenienti, odori troppo forti, suoni antipatici, gesti non graditi.
Non tornerei indietro, mai.
Chissà come farei se noi...?
Tornerei alla noia indifferente del “prima di lei”?
Mi darei alla vita ascetica?
Non credo faccia per me.
Tra monaco ascetico e segaiolo frustrato, anche se mi fanno schifo entrambe, sceglierei la seconda opzione, grazie.
Resto appollaiato sullo sgabello del bancone ancora qualche minuto, il tempo di finire il mio scotch e veder iniziare lo spettacolo di Rose.
Poi mi alzo, pago e me ne vado.
Appena fuori la chiamo.
Uno squillo, due, tre.
Qualcuno risponde, ma è una voce da uomo. Probabilmente suo padre.
-Buonasera, sono Edward Cullen. Cercavo Bella. Signor Swan?
-Buonasera. No, sono Tyler. Tyler Crowley. Bella? Gliela passo subito.
Chi cazzo è Tyler, Tyler Crowley?
Mi girano già i coglioni, immediatamente.
Uno squillo, due, tre.
Qualcuno risponde, ma è una voce da uomo. Probabilmente suo padre.
-Buonasera, sono Edward Cullen. Cercavo Bella. Signor Swan?
-Buonasera. No, sono Tyler. Tyler Crowley. Bella? Gliela passo subito.
Chi cazzo è Tyler, Tyler Crowley?
Mi girano già i coglioni, immediatamente.

Nessun commento:
Posta un commento