Sospeso
L’accarezzo sulla schiena di seta, la mia pelle a contatto con la sua, i suoi capelli che mi solleticano il petto, il suo respiro sulla mia pancia.
Chissà i beati in paradiso come si sentono. Non credo in modo tanto diverso da così.
Sento i gemiti e i sospiri di Rose e mio fratello alle mie spalle, sono ancora in piena attività.
Starei meglio sdraiato sul letto, ma sollevarmi, farla spostare e trascinarmi di là sarebbe un’impresa titanica in questo momento. Sono distrutto, e non soltanto fisicamente.
In questi ultimi giorni è soprattutto lo stress emotivo a distruggermi.
Mi sento in balìa degli eventi e questo non mi piace.
Il sesso sfrenato ed esagerato non è qualcosa che mi stanchi. E’ l’unico eccesso che mi carica, anziché sfinirmi.
Ma qui si tratta d’altro.
Chissà i beati in paradiso come si sentono. Non credo in modo tanto diverso da così.
Sento i gemiti e i sospiri di Rose e mio fratello alle mie spalle, sono ancora in piena attività.
Starei meglio sdraiato sul letto, ma sollevarmi, farla spostare e trascinarmi di là sarebbe un’impresa titanica in questo momento. Sono distrutto, e non soltanto fisicamente.
In questi ultimi giorni è soprattutto lo stress emotivo a distruggermi.
Mi sento in balìa degli eventi e questo non mi piace.
Il sesso sfrenato ed esagerato non è qualcosa che mi stanchi. E’ l’unico eccesso che mi carica, anziché sfinirmi.
Ma qui si tratta d’altro.
-Edward?
-Mh?
-Sento gli ingranaggi dei tuoi pensieri. Fanno rumore. Girano troppo. Rallentali.
Sorrido. Ha ragione.
Mentre si gode ci si lascia andare, possono uscire parole non desiderate, senza significato, così come i gemiti. A volte sono sillabe senza senso, a volte sono parole. Ma non hanno valore. Sono dettate dal momento. Dal godimento.
Perfetto. Sono tranquillo.
-Mh?
-Sento gli ingranaggi dei tuoi pensieri. Fanno rumore. Girano troppo. Rallentali.
Sorrido. Ha ragione.
Mentre si gode ci si lascia andare, possono uscire parole non desiderate, senza significato, così come i gemiti. A volte sono sillabe senza senso, a volte sono parole. Ma non hanno valore. Sono dettate dal momento. Dal godimento.
Perfetto. Sono tranquillo.
Lei si alza, poggia un bacio sul mio petto, recupera la vestaglia e si dirige in bagno.
Mi alzo anch’io, evitando di guardare nella direzione degli altri due che ancora scopano come diavoli scatenati accanto a me.
Mi trascino in camera, mi butto sul letto e chiudo gli occhi.
Mi alzo anch’io, evitando di guardare nella direzione degli altri due che ancora scopano come diavoli scatenati accanto a me.
Mi trascino in camera, mi butto sul letto e chiudo gli occhi.
Quando mi sveglio sento odore di caffè e chiacchiere in cucina.
Accanto a me Isabella dorme ancora. La bocca socchiusa, una mano sotto al cuscino, l’altra abbandonata sulla mia pancia.
Penso che questa cosa, rapporto, storia, relazione, qualunque cazzo di cosa sia, deve finire. Prima che qualcuno si faccia male.
Non sono sadico, né masochista. Ma sono realista. Devo dirglielo.
Ma non ora.
Prima mi ci vuole un caffè.
Mi alzo per andare in cucina.
In salotto c’è il putiferio.
I due ricci hanno costruito un letto sul tappeto, utilizzando i cuscini del divano come materasso e un plaid come coperta.
C’è odore di chiuso. Di umido, di sudore, di sesso.
Che schifo.
Mi sento male.
Riconosco la compressione che arriva a stringermi lo stomaco e mi chiude i polmoni.
Il battito cardiaco sale e sudo.
Mi gira la testa. Le braccia mi formicolano e mi manca il fiato.
Devo calmarmi se no svengo.
Mi siedo. Respiro quanto posso e conto. Uno, due, tre. Altro respiro. Uno, due, tre.
Un respiro più profondo. Conto ancora.
Vado avanti così per un po’. Poi lentamente passa.
Accanto a me Isabella dorme ancora. La bocca socchiusa, una mano sotto al cuscino, l’altra abbandonata sulla mia pancia.
Penso che questa cosa, rapporto, storia, relazione, qualunque cazzo di cosa sia, deve finire. Prima che qualcuno si faccia male.
Non sono sadico, né masochista. Ma sono realista. Devo dirglielo.
Ma non ora.
Prima mi ci vuole un caffè.
Mi alzo per andare in cucina.
In salotto c’è il putiferio.
I due ricci hanno costruito un letto sul tappeto, utilizzando i cuscini del divano come materasso e un plaid come coperta.
C’è odore di chiuso. Di umido, di sudore, di sesso.
Che schifo.
Mi sento male.
Riconosco la compressione che arriva a stringermi lo stomaco e mi chiude i polmoni.
Il battito cardiaco sale e sudo.
Mi gira la testa. Le braccia mi formicolano e mi manca il fiato.
Devo calmarmi se no svengo.
Mi siedo. Respiro quanto posso e conto. Uno, due, tre. Altro respiro. Uno, due, tre.
Un respiro più profondo. Conto ancora.
Vado avanti così per un po’. Poi lentamente passa.
Emmett mi raggiunge preoccupato.
Anche questo mi dà fastidio.
Se non fossi l’ex malato di cancro, si preoccuperebbe qualcuno di un giramento di testa? No.
E quindi ho ragione a sentirmi diverso.
Sono un cazzo di diverso che vorrebbe una cazzo di vita normale.
Patetico, come sempre.
Ho un diavolo per capello.
Rassicuro mio fratello con stizza.
-Va tutto bene, Emm. Torna di là. Non preoccuparti, per favore. Fammi il cazzo di piacere.
Se ne va mandandomi giustamente a cagare.
Anche questo mi dà fastidio.
Se non fossi l’ex malato di cancro, si preoccuperebbe qualcuno di un giramento di testa? No.
E quindi ho ragione a sentirmi diverso.
Sono un cazzo di diverso che vorrebbe una cazzo di vita normale.
Patetico, come sempre.
Ho un diavolo per capello.
Rassicuro mio fratello con stizza.
-Va tutto bene, Emm. Torna di là. Non preoccuparti, per favore. Fammi il cazzo di piacere.
Se ne va mandandomi giustamente a cagare.
Stupidi attacchi di panico. Mi lasciano a pezzi, incazzato nero.
Ma perché mi vengono?
Subito dopo la mia malattia si presentavano spesso. Mi lasciavano stanchissimo. Sembravano attacchi di cuore.
Poi erano passati.
Per qualche incomprensibile motivo, da un po’ invece sono tornati.
Ne soffre l’ottanta per cento della popolazione, mi ha detto il medico.
-…ma visti i suoi precedenti, facciamo un’ ecocardio, va bene? Gliela prenoto.
La prenotazione è fissata ad oggi.
Ma quale cazzo di porca ragione ho io più di qualunque altro cazzo di uomo al mondo per soffrire di attacchi di panico?
Ah sì, già. Dimenticavo.
Sono vivo per miracolo. Grazie a cure che forse hanno fatto invecchiare precocemente il mio fegato e che forse hanno “nuociuto” anche al mio cuore.
In una parola: paura.
Paura di morire. Paura di star male. Paura di ammalarmi di nuovo.
E’ così semplice da essere stupido.
Ma perché mi vengono?
Subito dopo la mia malattia si presentavano spesso. Mi lasciavano stanchissimo. Sembravano attacchi di cuore.
Poi erano passati.
Per qualche incomprensibile motivo, da un po’ invece sono tornati.
Ne soffre l’ottanta per cento della popolazione, mi ha detto il medico.
-…ma visti i suoi precedenti, facciamo un’ ecocardio, va bene? Gliela prenoto.
La prenotazione è fissata ad oggi.
Ma quale cazzo di porca ragione ho io più di qualunque altro cazzo di uomo al mondo per soffrire di attacchi di panico?
Ah sì, già. Dimenticavo.
Sono vivo per miracolo. Grazie a cure che forse hanno fatto invecchiare precocemente il mio fegato e che forse hanno “nuociuto” anche al mio cuore.
In una parola: paura.
Paura di morire. Paura di star male. Paura di ammalarmi di nuovo.
E’ così semplice da essere stupido.
Vado in cucina. Se qualcuno mi chiedo come sto giuro che caccio un urlo da far tremare i vetri.
Per fortuna le persone da cui sono circondato sono intelligenti, Eric a parte ovviamente, e tacciono.
Grugnisco un “Buongiorno” con una voce che dà fastidio persino a me.
Buona un cazzo. E’ iniziata una giornata di merda.
Per fortuna le persone da cui sono circondato sono intelligenti, Eric a parte ovviamente, e tacciono.
Grugnisco un “Buongiorno” con una voce che dà fastidio persino a me.
Buona un cazzo. E’ iniziata una giornata di merda.
Isabella entra assonnata e sbadigliando in cucina.
Faccio mezzo sorriso, sarà quello che le piace? Dubito che questo sorriso così poco convinto possa piacere a qualcuno.
Non dico una parola.
Nessuno parla.
Perfetto. Ho rovinato il risveglio a tutti.
Mi alzo e mi infilo in bagno, nella doccia.
Quando esco sono ancora teso come una corda di violino. Il cazzo duro come al solito.
Vaffanculo pure tu.
Entro in camera e mi vesto.
Passo dalla cucina, saluto tra i denti tutti quanti, Isabella compresa, che mi guarda dolce e si starà chiedendo cosa mi succede.
Non lo so, gioia. O forse sì.
Ma è meglio che esca e vada in ufficio. Se no comincio a trattar male tutti.
Faccio mezzo sorriso, sarà quello che le piace? Dubito che questo sorriso così poco convinto possa piacere a qualcuno.
Non dico una parola.
Nessuno parla.
Perfetto. Ho rovinato il risveglio a tutti.
Mi alzo e mi infilo in bagno, nella doccia.
Quando esco sono ancora teso come una corda di violino. Il cazzo duro come al solito.
Vaffanculo pure tu.
Entro in camera e mi vesto.
Passo dalla cucina, saluto tra i denti tutti quanti, Isabella compresa, che mi guarda dolce e si starà chiedendo cosa mi succede.
Non lo so, gioia. O forse sì.
Ma è meglio che esca e vada in ufficio. Se no comincio a trattar male tutti.
§§§
In ufficio scopro con una lieve quantità di piacere che ieri non è scoppiato il finimondo mentre non c’ero.
Eric è riuscito ad assolvere ai suoi compiti, accogliendo i clienti senza farli scappar via sconvolti. Ed ha risposto esaurientemente alle domande del signor Buzz che manda in confusione anche me.
Gli elargirò un mezzo sorriso.
Il telefono mi riscuote.
-Signor Cullen?
Oh no. La segreteria del Grai. Cosa c’è adesso?
-Sono io. Mi dica.
-Telefono a proposito della pratica Voodrin. Oggi è il termine per la presentazione degli allegati alla richiesta degli incentivi, ma ne mancano tre.
Come non detto.
-Non si preoccupi. Entro mezzogiorno le farò avere gli allegati mancanti. Me ne occupo personalmente.
Erano la priorità dei compiti lasciati ieri ad Eric.
-ERIIIC- tuono.
Eric è riuscito ad assolvere ai suoi compiti, accogliendo i clienti senza farli scappar via sconvolti. Ed ha risposto esaurientemente alle domande del signor Buzz che manda in confusione anche me.
Gli elargirò un mezzo sorriso.
Il telefono mi riscuote.
-Signor Cullen?
Oh no. La segreteria del Grai. Cosa c’è adesso?
-Sono io. Mi dica.
-Telefono a proposito della pratica Voodrin. Oggi è il termine per la presentazione degli allegati alla richiesta degli incentivi, ma ne mancano tre.
Come non detto.
-Non si preoccupi. Entro mezzogiorno le farò avere gli allegati mancanti. Me ne occupo personalmente.
Erano la priorità dei compiti lasciati ieri ad Eric.
-ERIIIC- tuono.
Alle quattordici mi reco in ospedale per l’ecocardio.
Reparto di radiologia.
Tutto nella norma. Gli attacchi di panico sono solo…attacchi di panico.
Mi consigliano quindici gocce di Lexotan all’occorrenza.
Ringrazio, saluto ed esco.
Mangiatele te le gocce di Lexotan. Ti rincoglioniscono e te lo ammosciano, babbeo!
So io come tranquillizzarmi.
Tiro fuori dalla tasca il cellulare e cerco in rubrica il suo numero.
Faccio partire la chiamata.
Risponde al terzo squillo.
-Hai già mangiato?- chiedo senza troppe cerimonie.
-Sì, grazie, sto bene. Anch’io sono lieta di sentirti. Dove sei?
Rido. Ho capito.
-Ricomincio. Scusa per stamattina. Ero nervoso. Possiamo vederci da qualche parte? Non ho mangiato e sono affamato. E non solo di cibo.
Ride argentina.
-Sono a casa. Vieni pure. Spaghetti vanno bene?
-Benissimo.
Stupendo. La giornata di merda sta migliorando.
Reparto di radiologia.
Tutto nella norma. Gli attacchi di panico sono solo…attacchi di panico.
Mi consigliano quindici gocce di Lexotan all’occorrenza.
Ringrazio, saluto ed esco.
Mangiatele te le gocce di Lexotan. Ti rincoglioniscono e te lo ammosciano, babbeo!
So io come tranquillizzarmi.
Tiro fuori dalla tasca il cellulare e cerco in rubrica il suo numero.
Faccio partire la chiamata.
Risponde al terzo squillo.
-Hai già mangiato?- chiedo senza troppe cerimonie.
-Sì, grazie, sto bene. Anch’io sono lieta di sentirti. Dove sei?
Rido. Ho capito.
-Ricomincio. Scusa per stamattina. Ero nervoso. Possiamo vederci da qualche parte? Non ho mangiato e sono affamato. E non solo di cibo.
Ride argentina.
-Sono a casa. Vieni pure. Spaghetti vanno bene?
-Benissimo.
Stupendo. La giornata di merda sta migliorando.
Ora la domanda è: si può trattare una così?
Me la scopo, sparisco e manco saluto, poi la cerco di nuovo.
E questa novità cos’è? Da quando mi faccio scrupoli su come tratto gli altri?
Forse da quando ho ritrovato una contro cui ho sputato veleno cinque anni fa.
Dovrei finirla qui. Lo avevo già detto stamattina.
Mi sento come quel cretino di Paperino, con la vocina della coscienza in camiciola azzurra dal lato sinistro e la vocina dell’ira con cornine e codina da diavolo da quello destro.
Mi piaceva Paperino, da piccolo.
Mi faceva tenerezza, poverino. Sempre sfigato, sempre squattrinato, ma sempre allegro. Contento di vivere.
Beato lui.
Io sono ricco sfondato. Scopo come un fottuto coniglio. Faccio quello che mi pare. Tutti mi riveriscono.
E sono perennemente incazzato e insoddisfatto.
Che coglione.
Me la scopo, sparisco e manco saluto, poi la cerco di nuovo.
E questa novità cos’è? Da quando mi faccio scrupoli su come tratto gli altri?
Forse da quando ho ritrovato una contro cui ho sputato veleno cinque anni fa.
Dovrei finirla qui. Lo avevo già detto stamattina.
Mi sento come quel cretino di Paperino, con la vocina della coscienza in camiciola azzurra dal lato sinistro e la vocina dell’ira con cornine e codina da diavolo da quello destro.
Mi piaceva Paperino, da piccolo.
Mi faceva tenerezza, poverino. Sempre sfigato, sempre squattrinato, ma sempre allegro. Contento di vivere.
Beato lui.
Io sono ricco sfondato. Scopo come un fottuto coniglio. Faccio quello che mi pare. Tutti mi riveriscono.
E sono perennemente incazzato e insoddisfatto.
Che coglione.
Mi suona il cellulare. Emmett.
-Ciao Ed. Tutto bene?
No.
-Sì, Emm. Grazie. Attacchi di panico. Cazzate.
-Meglio così.
Certo, perché non sai quanto ti lascino a pezzi. E non sai quando arrivano. E non puoi fermare il mondo e dire “Scusate, potete aspettare un attimo? Ho la tachicardia e l’ansia. Potete ripassare più tardi?”
-Certo, infatti. Tutto a posto. Grazie Emm.
-Cosa fai ora?
Che te ne frega?
-Sto andando da Isabella.
-Sei cotto, Ed. Ti ho sentito stanotte. Giocatela bene con lei.
Ma vaffanculo Emmett.
-Okay. Buona giornata - taglio corto.
-Ciao Ed. Tutto bene?
No.
-Sì, Emm. Grazie. Attacchi di panico. Cazzate.
-Meglio così.
Certo, perché non sai quanto ti lascino a pezzi. E non sai quando arrivano. E non puoi fermare il mondo e dire “Scusate, potete aspettare un attimo? Ho la tachicardia e l’ansia. Potete ripassare più tardi?”
-Certo, infatti. Tutto a posto. Grazie Emm.
-Cosa fai ora?
Che te ne frega?
-Sto andando da Isabella.
-Sei cotto, Ed. Ti ho sentito stanotte. Giocatela bene con lei.
Ma vaffanculo Emmett.
-Okay. Buona giornata - taglio corto.
Parcheggio sotto casa di lei. Il portone è aperto.
Salgo a tre per volta i gradini.
Suono il campanello.
Mi apre scalza, svestita da una minigonna jeans e da una canotta scivolata da una spalla, scarmigliata, sorridente.
E’ la donna più bella del mondo.
La prendo in braccio, entro, chiudo la porta con un calcio e la schianto contro il muro accanto.
-Buongiorno, Mr Hyde. Passata l’incazzatura?
La bacio, la mordo, la stringo forte, sento le sue ossa scricchiolare.
La guardo, ma non è spaventata, non sente male.
Pupille e iridi indistinguibili.
Poi parla.
-Scopami, Edward. Senza paura, senza rispetto, senza ritegno. Aprimi a te. Usa la tua forza. Usa la tua rabbia. Voglio Mr Hyde. Non so che farmene del dottor Jekyll perfettino, cauto, accorto, prevedibile.
Non deve certo ripetermelo. Non la faccio scendere nemmeno. La tengo con una mano e tirando su una gamba. Con l’altra tiro giù la zip. Me lo tiro fuori, duro come un tronco.
La sua minigonna è già salita.
Le sposto il perizoma ed entro nella Terra Promessa.
Mi sento Mosè che separa le acque col suo bastone da pastore.
Spingo dentro di lei, una, due, tre volte, continuando a guardarla negli occhi.
E lei sostiene il mio sguardo. Ed affonda le mani nei miei capelli e sul mio collo.
Mi sta graffiando.
Sento un dolore piacevole.
Nessuno dei due batte le palpebre.
Continuo a schiantarmi dentro di lei.
Vorrei entrarci del tutto.
Vorrei tuffarmi nel suo corpo e rimanerci seppellito.
Mi sposto tenendola così, infilzata su di me, e mi guardo intorno.
Ho bisogno di una superficie piana per spingere con tutta la forza che ho.
Senza paura, senza rispetto, senza ritegno.
Come vuoi tu.
Come voglio io.
Salgo a tre per volta i gradini.
Suono il campanello.
Mi apre scalza, svestita da una minigonna jeans e da una canotta scivolata da una spalla, scarmigliata, sorridente.
E’ la donna più bella del mondo.
La prendo in braccio, entro, chiudo la porta con un calcio e la schianto contro il muro accanto.
-Buongiorno, Mr Hyde. Passata l’incazzatura?
La bacio, la mordo, la stringo forte, sento le sue ossa scricchiolare.
La guardo, ma non è spaventata, non sente male.
Pupille e iridi indistinguibili.
Poi parla.
-Scopami, Edward. Senza paura, senza rispetto, senza ritegno. Aprimi a te. Usa la tua forza. Usa la tua rabbia. Voglio Mr Hyde. Non so che farmene del dottor Jekyll perfettino, cauto, accorto, prevedibile.
Non deve certo ripetermelo. Non la faccio scendere nemmeno. La tengo con una mano e tirando su una gamba. Con l’altra tiro giù la zip. Me lo tiro fuori, duro come un tronco.
La sua minigonna è già salita.
Le sposto il perizoma ed entro nella Terra Promessa.
Mi sento Mosè che separa le acque col suo bastone da pastore.
Spingo dentro di lei, una, due, tre volte, continuando a guardarla negli occhi.
E lei sostiene il mio sguardo. Ed affonda le mani nei miei capelli e sul mio collo.
Mi sta graffiando.
Sento un dolore piacevole.
Nessuno dei due batte le palpebre.
Continuo a schiantarmi dentro di lei.
Vorrei entrarci del tutto.
Vorrei tuffarmi nel suo corpo e rimanerci seppellito.
Mi sposto tenendola così, infilzata su di me, e mi guardo intorno.
Ho bisogno di una superficie piana per spingere con tutta la forza che ho.
Senza paura, senza rispetto, senza ritegno.
Come vuoi tu.
Come voglio io.
Mi inginocchio e la faccio sdraiare sul tavolino di cristallo.
Comprimo tutto il mio corpo contro di lei. Se ci entrassero le infilerei dentro anche i testicoli. Sento che non mi basta. E' come se fosse solo un assaggio, ne voglio di più, sempre di più, non mi basta mai.
E’ il supplizio di Tantalo. Voglio entrare più all’interno e mi sento sempre sulla soglia, in attesa.
Sbatto con le cosce contro il bordo del tavolino ad ogni affondo e mi faccio anche male, ma non me ne frega un cazzo.
Sento i testicoli rientrare nel loro canale e non posso più aspettare.
-Vieni, baby. Vieni con me. Non posso più trattenermi.
-Non…farlo.
Le mordo i seni, liberati affannandomi contro canotta e reggiseno, tirando e strappando la stoffa.
Lecco, succhio e mordo i suoi piccoli, teneri, duri capezzoli rosa.
Lei corruga la fronte e serra la mandibola.
Capisco che ci siamo e affondo un’ultima volta, spingendo lei e il tavolino con tutto me stesso. La sua testa è sospesa nel vuoto, oltre il tavolino, conquistato ad ogni colpo furioso.
E vengo. Liberando insieme al mio sperma tutta l’ansia e la paura di questa giornata in un grido basso, bestiale, feroce.
Uso l’ultimo rimasuglio di energia per spostarla in avanti e farle appoggiare la testa, poi crollo esausto con la mia tra i suoi seni.
Mai meglio di così.
Mai così.
Comprimo tutto il mio corpo contro di lei. Se ci entrassero le infilerei dentro anche i testicoli. Sento che non mi basta. E' come se fosse solo un assaggio, ne voglio di più, sempre di più, non mi basta mai.
E’ il supplizio di Tantalo. Voglio entrare più all’interno e mi sento sempre sulla soglia, in attesa.
Sbatto con le cosce contro il bordo del tavolino ad ogni affondo e mi faccio anche male, ma non me ne frega un cazzo.
Sento i testicoli rientrare nel loro canale e non posso più aspettare.
-Vieni, baby. Vieni con me. Non posso più trattenermi.
-Non…farlo.
Le mordo i seni, liberati affannandomi contro canotta e reggiseno, tirando e strappando la stoffa.
Lecco, succhio e mordo i suoi piccoli, teneri, duri capezzoli rosa.
Lei corruga la fronte e serra la mandibola.
Capisco che ci siamo e affondo un’ultima volta, spingendo lei e il tavolino con tutto me stesso. La sua testa è sospesa nel vuoto, oltre il tavolino, conquistato ad ogni colpo furioso.
E vengo. Liberando insieme al mio sperma tutta l’ansia e la paura di questa giornata in un grido basso, bestiale, feroce.
Uso l’ultimo rimasuglio di energia per spostarla in avanti e farle appoggiare la testa, poi crollo esausto con la mia tra i suoi seni.
Mai meglio di così.
Mai così.
Lei accarezza i miei capelli e la mia schiena. Ma dopo un po’ smette.
-Continua ti prego.
Sento la sua bocca sorridere sui miei capelli.
E ricomincia lenta.
Niente è più rilassante delle sue mani su di me.
Niente è più inebriante dell’odore della sua pelle.
Niente è più caldo del suo corpo sotto di me.
Niente è più appagante della sua voce quando gode e geme.
Nessun sorriso mi carica come il suo.
Nessuno sguardo mi incendia come il suo.
Nessuna parola sento più vera delle sue.
Sono innamorato di lei.
E’ innegabile a questo punto.
Devo dirglielo. E devo finirla qui.
-Continua ti prego.
Sento la sua bocca sorridere sui miei capelli.
E ricomincia lenta.
Niente è più rilassante delle sue mani su di me.
Niente è più inebriante dell’odore della sua pelle.
Niente è più caldo del suo corpo sotto di me.
Niente è più appagante della sua voce quando gode e geme.
Nessun sorriso mi carica come il suo.
Nessuno sguardo mi incendia come il suo.
Nessuna parola sento più vera delle sue.
Sono innamorato di lei.
E’ innegabile a questo punto.
Devo dirglielo. E devo finirla qui.

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