martedì 22 marzo 2016

CAPITOLO 18



Rivelazioni e decisioni
Sento la voce di Bella chiedere da distante chi sia.
Rispondi, chè ti chiedo io qualcosina, cara mia.
-Un certo Sullen, o qualcosa di simile.
Sullen un cazzo che ti sfonda, scemo.
-Ah, sì. Da' qua.
-Pronto Edward? Scusa, ero sotto la doccia. E Tyler è stato così gentile da rispondere per me.
Gentile? Doccia? Che ci fa mister Cazzone lì con te?
Conto un quattro secondi prima di esplodere ruggendo.
-Edward?
-Sì. Ciao. Sono io. Chi cazzo è Tyler?- ho provato a mantenere la calma. Giuro, ci ho provato. Non è colpa mia se non ci riesco.
-Non cominciare, per piacere. Un amico. Solo un amico.
-E che ci fa un cazzo di amico nella tua cazzo di camera, mentre tu fai una cazzo di doccia?
-Ma che cazzo t'è preso? Hai già voglia di litigare?
-Cazzo, no!
-Cazzo, sì, secondo me.
-Ok. Ricominciamo. Ciao, tutto bene?
-Sì, benissimo. Finchè tu non hai cominciato con la solita gelosia assurda.
-Sai che ti dico? Torna sotto la doccia con mister Cazzone e fa' quel cazzo che ti pare.
Ecco fatto. Fine della conversazione.
Una telefonata grandiosa, non c'è che dire.
E volevo solo dirle che mi mancava.
Mi infilo sotto la doccia anch'io, con la voglia di spaccare tutto quello che mi capita a tiro.
Quando esco, mezz'ora dopo, sono lievemente più rilassato.
Forse ho esagerato. Parto sempre in quarta, prima di aver chiesto una mezza spiegazione.
Lei però risponde subito per le rime.
Che carattere di merda il suo!
Guardo il cellulare. C'è un messaggio. Suo.
Ti sei calmato?
No.
La richiamo. Ma se risponde Tyler, Tyler Crowley...Chi cazzo crede di essere, James Bond? 'Sto stronzo.
-Edward?
-Mh- bofonchio.
-Che voce simpatica! Andremo avanti così per tre settimane?
-Ho questa voce, baby. L'ho sempre avuta e non mi sembrava ti desse fastidio.
-Scherzavo, su. Sei paranoico.
Pure? Qualcos'altro?
-Se vuoi metto giù.
-Per favore Edward. Mi lasci parlare? Sembri un adolescente.
Ah, ecco, mi sarebbe dispiaciuto se non mi avesse dato qualche altro titolo.
Non dico niente. Provo ad ascoltare.
-Tyler è un amico. Siamo cresciuti insieme. Come fratello e sorella. E' venuto a trovarmi non appena ha saputo che ero arrivata. Mio padre lo ha fatto salire, conoscendo quanta confidenza abbiamo. Io ero sotto la doccia e l'ho salutato dal bagno. Quando ho sentito la suoneria gli ho chiesto di rispondere. Tutto qua.
-Scusa. Hai ragione, mi incazzo troppo in fretta.
-Non scusarti. La situazione era fraintendibile, te lo concedo. E poi...non mi dispiaci geloso.
Che?
-Sì. Lo so, incazzato nero sono strafigo, non mi resiste nessuna-rispondo, ancora di malumore.
-Lo sai che mi piace Mister Hyde.
-E se Mister Hyde diventasse pericoloso?
-Non tu. Can che abbaia, eccetera.
Continuiamo con questa schermaglia a metà tra lo scherzoso e il serio per una decina di minuti, poi ci salutiamo.
-Sarà dura riuscire ad addormentarmi stasera. Dovrò utilizzare qualche giochino per conciliarmi il sonno.
Giochino? Ora mi viene un colpo apoplettico.
-Giochino sì. Ho un'intera collezione di vibratori, tutti i colori e le misure. Li colleziono, non te l'avevo detto?-continua.
La maga Circe era una sfigata suorina, in confronto a lei.
Sto al gioco. -Il colore prendi quello che vuoi, ma per la misura direi il più grande che hai, quanto è?
Ci pensa su, o finge di pensarci, poi ride.
-Occhio e croce, 28 o 29 cm. Corrisponde, no?
Rido.
-29, giusti giusti. Hai buon occhio per certe cose.
-A ciascuno il suo mestiere Cullen-ride.
-Mi sembrava fossi un avvocato, in primis- a me invece ricominciano a girare le palle.
-Di nuovo quella voce. Cullen, imparerai a capire quando ti sto prendendo in giro?
Ridiamo.
Mi conosce come le sue tasche, Circe.
E se fosse qui ora, la rivolterei davvero come una tasca. Un altro giro di tutti gli orifizi disponibili. Tanto per marcare il territorio.
Lunedì mattina.
Un traffico da paura. E non ho chiuso occhio. Ho sognato Bella che mi faceva un servizietto niente male, poi arrivava un merdoso qualunque e la chiamava. Mi sono svegliato tutto bagnato.
Cazzo! Le polluzioni notturne non le avevo da quando mi è nato il primo pelo nel mento!
E’ tardi. Rose mi sta aspettando.
Pensa se bucassi…
Stracazzo!
Ho bucato sul serio. Forse mi porto sfiga da solo.
Arrivo sotto casa di Rose con la faccia da cane bastonato e scendo chiedendole scusa. Dovrei forse anche inginocchiarmi sui ceci, tanto per calcare la mano e avere una chance di perdono.
Lei sorride comprensiva.
-Ehilà Cullen! In perfetto orario, vedo!
-Senti, guarda…Oggi devo essere sceso dal letto col piede sbagliato.
-Non preoccuparti. Abbiamo tutto il tempo. L’aereo è tra due ore e mezzo.
Partiamo.
Guido e la guardo di sottecchi.
-Rose, posso chiederti qualcosa di Bella?
-Dipende. Perché non chiedi a lei?
-Si tratta di un amico che mi ha risposto al suo cellulare ieri sera.
-Mh. Geloso?
-Marcio.
-Stai fresco. Bella ha sempre avuto milioni di amici uomini.
Sento la mascella contrarsi. Lei ride.
-Però è la prima volta che la vedo “presa” davvero di qualcuno.
Mi rilasso lievemente.
-James Bond, cioè… Tyler Crowley.
-Ah, lui. E’ l’ex di Bella.
-Come ex?
-Sono stati insieme per quasi due anni. All’Università.
-E…?
-Finita. Lui voleva di più, lei no. Fine della storia.
-Secondo me ci prova ancora.
-Secondo me fa bene.
-Scusa?
-Voglio dire, Bella è straordinaria. Uno innamorato di lei, si rassegna al primo ostacolo, secondo te? - fa una pausa.
No, ovvio. Come mi girano i coglioni. Tra un po’ schizzano via dalla macchina per la forza centrifuga.
-Lui continuerà a provarci, anche se recita la parte dell’amico. E lei continuerà a trattarlo da amico, visto che non le interessa. Vuoi sapere altro?
-Grazie.
-Posso chiedere io qualcosa a te?
-Certo.
-Perché non vai a trovarla da suo padre?
-E’ complicato.
-Posso provare a capire. Se mi sforzo magari ci riesco, sai? Non è che proprio tutte le bionde siano cretine.
Rido. Ultimamente sono circondato da streghe.
-Non lo metto in dubbio. E’ che io preferisco non impegnarmi.
-Però vuoi l’esclusiva.
-Esatto.
-La vedo contraddittoria la cosa.
-Perché? Finché dura, fedele io, fedele lei. Poi ognuno si farà i cazzi suoi.
-A lei l’hai detto?
-Più o meno.
-Quindi non gliel’hai detto.
-No. Però dai discorsi fatti…
-Senti, Cullen. Tu non mi piaci. Sei egoista e possessivo. Egocentrico e stronzo. Lei è cotta di te e si adatta perché pur di averti farebbe carte false. Tu vuoi fare quello che preferisci e usi la gente perché pensi che il mondo intero ti sia debitore. La vita non ha trattato male soltanto te e comunque niente ti dà il diritto di rifarti sugli altri.
-Preferisci un taxi per l’aeroporto?
-No. Preferisco parlare con te. Voglio bene a Bella come ad una sorella. E mi piace tuo fratello. Parla chiaro, non promette niente, non chiede niente. Ma tu sei egoista e a me piace parlar chiaro.
-Direi che ho capito.
-Allora capirai pure che con i sentimenti non si scherza.
-Mai scherzato sui sentimenti.
-E cosa provi per lei?
Ma guarda questa stronza…
-Non lo so. E’ mia. La voglio per me. Per un mese. O di più, non lo so.
-E poi? Le dici “Grazie, ora è abbastanza”?
-Magari lo dice lei a me.
-E ti starebbe bene. Ma non lo farà. Vuole proteggerti, sempre. Vuole aiutarti. Lei soffre della sindrome della crocerossina. Tu di quella del bastardo travestito da disperato. Inutile dire quale delle due sindromi mi piace meno.
-Senti, tu di me non sai un cazzo. Quindi non giudicare, va bene?
-Allora fatti conoscere Cullen. Rischi di perdere un mucchio di cose nel frattempo. E se un giorno dovessi scoprire che volevi farti conoscere, potrebbe essere troppo tardi.
-Sì, mamma.
Povero Emmett! Mi fa quasi pena. Questa lo sbrana in due giorni.
Restiamo in silenzio.
Io guido. Lei guarda fuori.
Ma su qualcosa ha ragione.
Potrei perderla, per il primo Tyler, o Jasper, o Tiziocazzodicane che passa. E sarebbe solo colpa mia.
L’accompagno al check in e le lascio i saluti per mio fratello. Sto per andarmene, ma lei mi ferma per un braccio.
-Scusa se sono stata dura. Ma voglio bene a Bella. Parlale, ok?
-Ci proverò.
Mi abbraccia.
Salgo in macchina e chiamo Bella.
-Ciao.
-Ehi. Ciao! Mattiniero oggi.
-Ho accompagnato Rose all’aeroporto.
Silenzio.
-Programmi per oggi? - le chiedo.
-Vado a trovare mia zia e mi fermo a pranzo. Tu?
-Ufficio. Poi forse pub.
-Cullen, attento a quello che fai.
-Cioè?
-Geloso tu, gelosa io.
Rido. -Sono troppo esigente. Sei difficile da rimpiazzare.
-Meglio così. Perché invece rimpiazzare te…
E’ facile, vorrebbe dire. O forse il contrario? Non chiedo conferma.
Parliamo ancora per qualche minuto, poi ci salutiamo.
Metto in moto e parto. Quando arrivo alla 95, anziché girare in direzione di casa, giro dalla parte opposta.
Birmingham.
Sto arrivando, Bella.

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