Il mondo addosso
Esco a razzo dall'ufficio e mi precipito al piano di sopra.
Suono, consapevole che lei probabilmente non vorrà ricevermi, o mi caccerà a calci e grida, o mi caverà gli occhi, o cercherà di spingermi giù dalle scale.
Ti lascerò farmi tutto quello che vuoi.
Ma non mi sposterò di un centimetro dalle mie convinzioni. Sei mia e il bimbo è mio. Mi farò perdonare. Dovessi farmi la strada da qui a casa tua sulle ginocchia.
Del resto se non ti interessavo più non mi avresti nemmeno fatto sapere che mio figlio è mio figlio, no?
Suono, consapevole che lei probabilmente non vorrà ricevermi, o mi caccerà a calci e grida, o mi caverà gli occhi, o cercherà di spingermi giù dalle scale.
Ti lascerò farmi tutto quello che vuoi.
Ma non mi sposterò di un centimetro dalle mie convinzioni. Sei mia e il bimbo è mio. Mi farò perdonare. Dovessi farmi la strada da qui a casa tua sulle ginocchia.
Del resto se non ti interessavo più non mi avresti nemmeno fatto sapere che mio figlio è mio figlio, no?
Mi apre una ragazza giovane, capelli corti e neri, visetto simpatico. Forse la segretaria? Non sono stato molto attento a cosa mi accadeva intorno, ultimamente.
Mi fa accomodare con un sorriso nella sala d'attesa.
Passo lì mezz'ora.
Sono sicuro che lo sta facendo apposta e mi viene da ridere.
Niente può farmi incazzare oggi e quindi sorrido divertito mentre giro i pollici.
Mi fa accomodare con un sorriso nella sala d'attesa.
Passo lì mezz'ora.
Sono sicuro che lo sta facendo apposta e mi viene da ridere.
Niente può farmi incazzare oggi e quindi sorrido divertito mentre giro i pollici.
La ragazza viene a chiamarmi e mi accompagna nell'ufficio di Bella.
La vedo seduta alla sua scrivania, gli occhiali in mano e un sorriso falso stampato in faccia. Camicetta scollata, capelli sciolti.
Il mio cazzo sta facendo la danza della pioggia. Vuole che gli piova addosso la sua passera preferita, come dargli torto? Ma ho il presentimento che dovremo avere un po' di pazienza, amico mio. Anche se non è certo colpa tua.
-Va' pure Alice, grazie.
-Siediti- dice a me. Quel tono così perentorio.
-Bella, io...
-Sta' zitto e ascoltami bene, perchè non ripeterò quanto sto per dirti due volte.
Annuisco. E' incazzata. Ha ragione.
Io al posto suo mi farei volare dalla finestra senza neanche aprirla.
-Visto che sei qui deduco che hai ricevuto i documenti che ti ho inviato. Rispondi solo “sì” o “no”.
-Sì.
-Hai letto tutto?
-Sì. Bella senti...
-Ti ho detto di rispondermi “sì'” o “no”. Nient'altro. Quello che hai da dire tu non mi interessa assolutamente. Hai avuto due mesi di tempo per venire a parlarmi e chiedermi spiegazioni o chiarimenti. Mi aspettavo che lo facessi. Me lo avevi promesso ricordi? Non ti è interessato. Ora forse hai qualcosa da dire, ma sfortunatamente a me non interessa più ascoltarti.
Prende fiato e si alza in piedi. La guardo. Non si nota ancora niente. Ha le curve stupende di sempre. Forse è solo lievemente più in carne, ancora più bella. Mi aggiusto un po' l'indiano danzante.
Lei continua a parlare.
-Ti ho fatto avere l'intera documentazione perchè purtroppo sei il padre del bimbo che aspetto. Non ti voglio nella mia vita, né nella sua. Sei il peggior padre che un bambino potrebbe avere. Pessimo comportamento da puttaniere e da alcolista, totale mancanza di responsabilità, immaturo, egoista, codardo, possessivo, irascibile, impulsivo.
Mi sto eccitando sempre di più. Se non fosse che penso vagamente che peggiorerei la mia già difficile situazione facendolo, le salterei addosso e la sbatterei sulla sua scrivania di rovere lucido, scopandola selvaggiamente.
-Ti sbagli, baby- le dico.
Ma so che invece ha ragione. Sono tutto quello di cui mi accusa. Però voglio un'altra possibilità. Non la deve pure a suo figlio, mio figlio?
Inviperita, mi si pianta in piedi di fronte.
-Non. Voglio. Che. Mi. Chiami. Mai. Più. Baby. Ci siamo capiti?
-Sì, ma...
-Nessun ma. Le analisi ti dimostrano che sul mio conto ti sei sbagliato e di grosso. E su quello di mio figlio. Io non sono una puttana e mio figlio non è un bastardo. Mio figlio, sia chiaro. E' mio figlio. E tu invece sei solo uno stronzo. Se non ti fidi e vuoi rifare le analisi, fa' pure. Il telefono è sulla busta con l'indirizzo del laboratorio. Sappi comunque che qualunque cosa cercherai di fare per accampare pretese su un figlio che hai chiamato “bastardo figlio di puttana” fino a stamattina, otterranno solo di farmi agire legalmente contro di te. Se volessi potrei distruggerti, chiaro?
-Sì- ingoio a fatica.
-E' tutto, puoi andare.
-Come è tutto?
-Per favore, Edward. Ho da fare ora.
Cosa, cosa, cosa?
Mi guarda sostenendo il mio sguardo e quello che leggo nei suoi occhi non mi piace. C'è insofferenza, rancore, fastidio. Null'altro. Si siede.
Ho davvero rovinato tutto senza possibilità di correggere il tiro?
Mi alzo incazzato.
-Non me ne frega un cazzo che hai da fare. Ho da fare anch'io. Però questa cosa è più importante e quindi ora perderemo il cazzo di tempo che ci vuole per parlarne insieme, ok?
Non risponde, mi guarda con sfida. E' chiaro che pensa che dalla mia bocca non usciranno che stronzate.
-Primo: Ti avevo chiesto di essere sincera, ricordi? Non lo sei stata. Non mi hai detto che volevi un figlio. Non mi hai detto che avevi smesso di prendere la pillola. Hai fatto tutto da sola e poi mi hai sbattuto in faccia la tua gravidanza. Il beneficio del dubbio me lo puoi concedere, credo. Inoltre di professione non facevi certo la suora di clausura.
La vedo serrare la mascella. Si sta caricando per esplodere. Mi conosci così poco che pensavi avrei mollato l'osso così in fretta?
Proseguo.
-Secondo: stavamo insieme solo da tre mesi più o meno. Non era il caso di parlare di un futuro insieme, prima di predisporlo tu per tutti e due? Anzi tre?
Cazzo.
Si schiarisce la voce e si rialza in piedi.
Mi si avvicina apparentemente calma. Arrivata di fronte a me mi pianta un dito al centro del petto e mi spinge a braccio teso indietro fino alla sedia.
-Siediti e non muoverti se no ti prendo a schiaffi a due a due finchè non diventano dispari.
Fa ridere, incazzata. Pensa che abbia paura dei suoi schiaffi? Forse li troverei eccitanti. Di sicuro li trova tali il mio uccello che è sempre più speranzoso.
Stronzo. Qui rischiamo di essere evirati, invece.
-Ma ti sei ascoltato, Edward? Dovrei mandarti affanculo senza spiegarti un cazzo. Invece ti spiego. Con parole semplici, così forse capisci meglio. Ti ho offerto il mio corpo, la mia fedeltà, la mia dedizione ed erano totali, incondizionati. Non ti ho chiesto niente in cambio. Ho letto nei tuoi occhi e nei tuoi gesti che volevi amore e te l'ho dato. Ho letto anche la tua paura della malattia e di non avere un futuro. Ho cercato di farti passare quelle paure offrendoti la previsione di un futuro, un futuro con me. Avevo smesso di prendere la pillola in occasione della donazione di midollo osseo. Non ho ricominciato a prenderla pensando, sperando persino, stupida, che se fossi rimasta incinta, un figlio avrebbe potuto sembrarti il futuro che credevi di non poter avere. Scusa se è poco. Ho sbagliato a non renderti partecipe dei miei piani? Può darsi. Ma credimi, i miei peccati a confronto dei tuoi sono davvero veniali.
Annaspo in cerca d'aria. Sono di nuovo sotto.
-E ora per piacere, vaffanculo sul serio.
Mi tira per un braccio e mi fa alzare.
-Vaffanculo, Edward. Tu, i tuoi occhi, i tuoi capelli, la tua voce, la tua ironia, la tua barba incolta, le tue mani, la tua forza, la tua rabbia, il tuo cazzo. Tutto quello che mi è sempre piaciuto di te. Andate tutti affanculo.
E sono fuori dalla sua stanza. Senza parole. Senza possibilità di replica. Senza appello.
Fuori dalla sua vita.
E non posso prendermela con altri che con me stesso.
Esco dal suo ufficio e mentre scendo le scale sbatto contro una faccia di merda che le sale. Tyler Crowley, l'amicone.
-Cullen.
-Ciao- tiro dritto per non fermarmi a grattarmi le mani sulla sua faccia e non dare una prova in più a Bella che sono solo un impulsivo.
No, ma, tanto per capire, un uomo maturo, responsabile e riflessivo non è geloso? Si fa mettere le corna col sorriso sulle labbra? Se mai uno così è un cretino, non un uomo maturo, responsabile, ecc.
Entro in ufficio sbattendo la porta.
Mi siedo alla mia scrivania incazzato come sempre, apro lo sportello del mobile a fianco e mi servo uno scotch. L'uomo responsabile non beve di pomeriggio.
Ah, sì? L'uomo responsabile può andarsene affanculo, per conto mio. C'è grande affollamento affanculo, oggi.
La vedo seduta alla sua scrivania, gli occhiali in mano e un sorriso falso stampato in faccia. Camicetta scollata, capelli sciolti.
Il mio cazzo sta facendo la danza della pioggia. Vuole che gli piova addosso la sua passera preferita, come dargli torto? Ma ho il presentimento che dovremo avere un po' di pazienza, amico mio. Anche se non è certo colpa tua.
-Va' pure Alice, grazie.
-Siediti- dice a me. Quel tono così perentorio.
-Bella, io...
-Sta' zitto e ascoltami bene, perchè non ripeterò quanto sto per dirti due volte.
Annuisco. E' incazzata. Ha ragione.
Io al posto suo mi farei volare dalla finestra senza neanche aprirla.
-Visto che sei qui deduco che hai ricevuto i documenti che ti ho inviato. Rispondi solo “sì” o “no”.
-Sì.
-Hai letto tutto?
-Sì. Bella senti...
-Ti ho detto di rispondermi “sì'” o “no”. Nient'altro. Quello che hai da dire tu non mi interessa assolutamente. Hai avuto due mesi di tempo per venire a parlarmi e chiedermi spiegazioni o chiarimenti. Mi aspettavo che lo facessi. Me lo avevi promesso ricordi? Non ti è interessato. Ora forse hai qualcosa da dire, ma sfortunatamente a me non interessa più ascoltarti.
Prende fiato e si alza in piedi. La guardo. Non si nota ancora niente. Ha le curve stupende di sempre. Forse è solo lievemente più in carne, ancora più bella. Mi aggiusto un po' l'indiano danzante.
Lei continua a parlare.
-Ti ho fatto avere l'intera documentazione perchè purtroppo sei il padre del bimbo che aspetto. Non ti voglio nella mia vita, né nella sua. Sei il peggior padre che un bambino potrebbe avere. Pessimo comportamento da puttaniere e da alcolista, totale mancanza di responsabilità, immaturo, egoista, codardo, possessivo, irascibile, impulsivo.
Mi sto eccitando sempre di più. Se non fosse che penso vagamente che peggiorerei la mia già difficile situazione facendolo, le salterei addosso e la sbatterei sulla sua scrivania di rovere lucido, scopandola selvaggiamente.
-Ti sbagli, baby- le dico.
Ma so che invece ha ragione. Sono tutto quello di cui mi accusa. Però voglio un'altra possibilità. Non la deve pure a suo figlio, mio figlio?
Inviperita, mi si pianta in piedi di fronte.
-Non. Voglio. Che. Mi. Chiami. Mai. Più. Baby. Ci siamo capiti?
-Sì, ma...
-Nessun ma. Le analisi ti dimostrano che sul mio conto ti sei sbagliato e di grosso. E su quello di mio figlio. Io non sono una puttana e mio figlio non è un bastardo. Mio figlio, sia chiaro. E' mio figlio. E tu invece sei solo uno stronzo. Se non ti fidi e vuoi rifare le analisi, fa' pure. Il telefono è sulla busta con l'indirizzo del laboratorio. Sappi comunque che qualunque cosa cercherai di fare per accampare pretese su un figlio che hai chiamato “bastardo figlio di puttana” fino a stamattina, otterranno solo di farmi agire legalmente contro di te. Se volessi potrei distruggerti, chiaro?
-Sì- ingoio a fatica.
-E' tutto, puoi andare.
-Come è tutto?
-Per favore, Edward. Ho da fare ora.
Cosa, cosa, cosa?
Mi guarda sostenendo il mio sguardo e quello che leggo nei suoi occhi non mi piace. C'è insofferenza, rancore, fastidio. Null'altro. Si siede.
Ho davvero rovinato tutto senza possibilità di correggere il tiro?
Mi alzo incazzato.
-Non me ne frega un cazzo che hai da fare. Ho da fare anch'io. Però questa cosa è più importante e quindi ora perderemo il cazzo di tempo che ci vuole per parlarne insieme, ok?
Non risponde, mi guarda con sfida. E' chiaro che pensa che dalla mia bocca non usciranno che stronzate.
-Primo: Ti avevo chiesto di essere sincera, ricordi? Non lo sei stata. Non mi hai detto che volevi un figlio. Non mi hai detto che avevi smesso di prendere la pillola. Hai fatto tutto da sola e poi mi hai sbattuto in faccia la tua gravidanza. Il beneficio del dubbio me lo puoi concedere, credo. Inoltre di professione non facevi certo la suora di clausura.
La vedo serrare la mascella. Si sta caricando per esplodere. Mi conosci così poco che pensavi avrei mollato l'osso così in fretta?
Proseguo.
-Secondo: stavamo insieme solo da tre mesi più o meno. Non era il caso di parlare di un futuro insieme, prima di predisporlo tu per tutti e due? Anzi tre?
Cazzo.
Si schiarisce la voce e si rialza in piedi.
Mi si avvicina apparentemente calma. Arrivata di fronte a me mi pianta un dito al centro del petto e mi spinge a braccio teso indietro fino alla sedia.
-Siediti e non muoverti se no ti prendo a schiaffi a due a due finchè non diventano dispari.
Fa ridere, incazzata. Pensa che abbia paura dei suoi schiaffi? Forse li troverei eccitanti. Di sicuro li trova tali il mio uccello che è sempre più speranzoso.
Stronzo. Qui rischiamo di essere evirati, invece.
-Ma ti sei ascoltato, Edward? Dovrei mandarti affanculo senza spiegarti un cazzo. Invece ti spiego. Con parole semplici, così forse capisci meglio. Ti ho offerto il mio corpo, la mia fedeltà, la mia dedizione ed erano totali, incondizionati. Non ti ho chiesto niente in cambio. Ho letto nei tuoi occhi e nei tuoi gesti che volevi amore e te l'ho dato. Ho letto anche la tua paura della malattia e di non avere un futuro. Ho cercato di farti passare quelle paure offrendoti la previsione di un futuro, un futuro con me. Avevo smesso di prendere la pillola in occasione della donazione di midollo osseo. Non ho ricominciato a prenderla pensando, sperando persino, stupida, che se fossi rimasta incinta, un figlio avrebbe potuto sembrarti il futuro che credevi di non poter avere. Scusa se è poco. Ho sbagliato a non renderti partecipe dei miei piani? Può darsi. Ma credimi, i miei peccati a confronto dei tuoi sono davvero veniali.
Annaspo in cerca d'aria. Sono di nuovo sotto.
-E ora per piacere, vaffanculo sul serio.
Mi tira per un braccio e mi fa alzare.
-Vaffanculo, Edward. Tu, i tuoi occhi, i tuoi capelli, la tua voce, la tua ironia, la tua barba incolta, le tue mani, la tua forza, la tua rabbia, il tuo cazzo. Tutto quello che mi è sempre piaciuto di te. Andate tutti affanculo.
E sono fuori dalla sua stanza. Senza parole. Senza possibilità di replica. Senza appello.
Fuori dalla sua vita.
E non posso prendermela con altri che con me stesso.
Esco dal suo ufficio e mentre scendo le scale sbatto contro una faccia di merda che le sale. Tyler Crowley, l'amicone.
-Cullen.
-Ciao- tiro dritto per non fermarmi a grattarmi le mani sulla sua faccia e non dare una prova in più a Bella che sono solo un impulsivo.
No, ma, tanto per capire, un uomo maturo, responsabile e riflessivo non è geloso? Si fa mettere le corna col sorriso sulle labbra? Se mai uno così è un cretino, non un uomo maturo, responsabile, ecc.
Entro in ufficio sbattendo la porta.
Mi siedo alla mia scrivania incazzato come sempre, apro lo sportello del mobile a fianco e mi servo uno scotch. L'uomo responsabile non beve di pomeriggio.
Ah, sì? L'uomo responsabile può andarsene affanculo, per conto mio. C'è grande affollamento affanculo, oggi.
Quando la sera vado al pub faccio fatica a tenere gli occhi aperti mentre guido. Ho la sbronza sonnolenta.
Devo predisporre un piano per riconquistarla, in qualche modo. Ma da dove comincio?
Non ho mai pensato di dover fare qualcosa di preciso per conquistare una donna. Mi sono sempre piovute addosso senza problemi, lei compresa. Ora dovrei dimostrare di essere qualcosa che non sono. Come faccio? Gioia, io sono sempre stato così e tu ti sei innamorata di me. Ti piaccio quindi. Che devo cambiare? Profumo? Taglio di capelli?
E soprattutto, io voglio cambiare per lei e per mio figlio?
Penso alla saggezza e alla pacatezza di mio padre. Non so se riuscirei mai ad essere così. Somiglio di più a mia madre. Lei si arrabbia, grida, strepita, impreca, piange. Ma quando ero malato era lei a tenere insieme tutti noi. Tutti spaventati, preoccupati, con gli occhi sbarrati. Lei sorrideva e ci abbracciava. Una colla, anche lei. Come Bella. Io invece sono un uomo, un uomo scollato per giunta. E forse è vero che devo ancora crescere.
Quali sono i miei difetti che ha elencato?
Puttaniere. E' vero, innegabilmente.
Alcolista. Penso sempre che non è un vizio, che se volessi, potrei non bere. Però ho sempre il bicchiere in mano. E quindi forse è vero. Smetterò. Da domani smetto.
Immaturo e irresponsabile. Perchè mi incazzo? E' colpa mia se tutti mi fanno incazzare? Le responsabilità sul lavoro me le prendo tutte. Non basta?
Ho paura del futuro. E' vero. Qualcuno sa cosa vuol dire avere una fottuta paura di morire? Pensare al buio, al nulla e sentirsi mancare l'aria?
Certo, se ora penso che tra, vediamo, sei mesi o meno, nascerà mio figlio, molte cose le vedo da un altro punto di vista. E vorrei cambiare casa. Cercare una villetta col giardino, per giocare sul prato con lui, montargli un'altalena e provare di nuovo ad arrampicarmi con lui su qualche albero. Magari non troppo alto.
Non sono egoista. Non del tutto, perlomeno. Ho pensato solo che non volevo stare male all'idea di perderti e di perderci. Ma volevo anche che tu non stessi con uno che non aveva futuro, che non poteva darti niente di tutto quello a cui hai diritto. Non ho pensato che così ti facevo star male. E se domani...
Ma chissenefrega di domani. Così starò male domani e sto male già anche oggi. Se invece...starò male domani, potrò pensare che, cazzo, ieri sono stato bene.
E poi ora che so che un futuro te lo posso dare, che te l'ho già dato, men che meno posso guardare lo stronzo Tyler e il merdoso Jasper girarti intorno.
Sono possessivo per questo? Certo, cazzo. La roba mia è mia.
E per me un uomo non è un uomo se non è geloso della sua donna. E tu, porco cazzo, sei la mia donna. Quello che porti dentro è mio figlio, no? Ce l'ho messo io lì dentro, quel cosino che cresce.
E allora giù le mani dalla mia donna perchè faccio a pezzi chiunque prova a toccarla.
Sono irascibile e impulsivo, è vero. Quando mi incazzo perdo le staffe, straparlo, tratto male, ma non metterei mai le mani addosso a una donna, o a una persona anziana, o ad un bambino. Non ho ancora picchiato nemmeno quel mentecatto di Eric, anche se ho provato l'impulso di farlo tante volte.
Certo ci sono parole che pesano come pietre. E si sa che sasso tirato e parola detta... ma qualche pregio che compensi non ce l'ho forse? Anche tu sei mica una santa!
Sono vile? Perchè avevo paura di chiederti se davvero era figlio mio? Non è viltà.
E' paura di prendere uno schiaffo dalla vita, un altro, e scoprire che ciò che credevi la cosa più bella e preziosa non è tua. Come se mi avessero regalato un giocattolo desiderato a lungo e non appena scartato mi avessero detto: “Scusa c'è stato un errore, non è tuo”. Sarei impazzito.
Perchè anche se non lo sapevo ancora con certezza, un po' ci speravo. E lo dimostra il fatto che pensando a te, da settimane ho smesso di chiamarti “puttana”. Ti chiamavo stronza, ma puttana no. Non l'ho più fatto.
Già, ma tu non lo sai.
E allora il mio più grande errore è stato quello di non parlarti, tenermi dentro tutto e non fartelo sapere. Per questo dovrei solo scusarmi. Ed anche oggi dovevo solo aprire bocca per dire “scusa”, invece che ho fatto? Ti ho aggredita.
Hai fatto bene a mandarmi affanculo insieme a tutte le cose di me che ti piacciono. Però. Erano un bel po'...
Va bene. Ti chiedo scusa. Quante volte devo farlo? Dieci, cento, mille volte? Dimmelo tu.
Fammi scusare. Ti prego. E poi perdonami, però.
Devo predisporre un piano per riconquistarla, in qualche modo. Ma da dove comincio?
Non ho mai pensato di dover fare qualcosa di preciso per conquistare una donna. Mi sono sempre piovute addosso senza problemi, lei compresa. Ora dovrei dimostrare di essere qualcosa che non sono. Come faccio? Gioia, io sono sempre stato così e tu ti sei innamorata di me. Ti piaccio quindi. Che devo cambiare? Profumo? Taglio di capelli?
E soprattutto, io voglio cambiare per lei e per mio figlio?
Penso alla saggezza e alla pacatezza di mio padre. Non so se riuscirei mai ad essere così. Somiglio di più a mia madre. Lei si arrabbia, grida, strepita, impreca, piange. Ma quando ero malato era lei a tenere insieme tutti noi. Tutti spaventati, preoccupati, con gli occhi sbarrati. Lei sorrideva e ci abbracciava. Una colla, anche lei. Come Bella. Io invece sono un uomo, un uomo scollato per giunta. E forse è vero che devo ancora crescere.
Quali sono i miei difetti che ha elencato?
Puttaniere. E' vero, innegabilmente.
Alcolista. Penso sempre che non è un vizio, che se volessi, potrei non bere. Però ho sempre il bicchiere in mano. E quindi forse è vero. Smetterò. Da domani smetto.
Immaturo e irresponsabile. Perchè mi incazzo? E' colpa mia se tutti mi fanno incazzare? Le responsabilità sul lavoro me le prendo tutte. Non basta?
Ho paura del futuro. E' vero. Qualcuno sa cosa vuol dire avere una fottuta paura di morire? Pensare al buio, al nulla e sentirsi mancare l'aria?
Certo, se ora penso che tra, vediamo, sei mesi o meno, nascerà mio figlio, molte cose le vedo da un altro punto di vista. E vorrei cambiare casa. Cercare una villetta col giardino, per giocare sul prato con lui, montargli un'altalena e provare di nuovo ad arrampicarmi con lui su qualche albero. Magari non troppo alto.
Non sono egoista. Non del tutto, perlomeno. Ho pensato solo che non volevo stare male all'idea di perderti e di perderci. Ma volevo anche che tu non stessi con uno che non aveva futuro, che non poteva darti niente di tutto quello a cui hai diritto. Non ho pensato che così ti facevo star male. E se domani...
Ma chissenefrega di domani. Così starò male domani e sto male già anche oggi. Se invece...starò male domani, potrò pensare che, cazzo, ieri sono stato bene.
E poi ora che so che un futuro te lo posso dare, che te l'ho già dato, men che meno posso guardare lo stronzo Tyler e il merdoso Jasper girarti intorno.
Sono possessivo per questo? Certo, cazzo. La roba mia è mia.
E per me un uomo non è un uomo se non è geloso della sua donna. E tu, porco cazzo, sei la mia donna. Quello che porti dentro è mio figlio, no? Ce l'ho messo io lì dentro, quel cosino che cresce.
E allora giù le mani dalla mia donna perchè faccio a pezzi chiunque prova a toccarla.
Sono irascibile e impulsivo, è vero. Quando mi incazzo perdo le staffe, straparlo, tratto male, ma non metterei mai le mani addosso a una donna, o a una persona anziana, o ad un bambino. Non ho ancora picchiato nemmeno quel mentecatto di Eric, anche se ho provato l'impulso di farlo tante volte.
Certo ci sono parole che pesano come pietre. E si sa che sasso tirato e parola detta... ma qualche pregio che compensi non ce l'ho forse? Anche tu sei mica una santa!
Sono vile? Perchè avevo paura di chiederti se davvero era figlio mio? Non è viltà.
E' paura di prendere uno schiaffo dalla vita, un altro, e scoprire che ciò che credevi la cosa più bella e preziosa non è tua. Come se mi avessero regalato un giocattolo desiderato a lungo e non appena scartato mi avessero detto: “Scusa c'è stato un errore, non è tuo”. Sarei impazzito.
Perchè anche se non lo sapevo ancora con certezza, un po' ci speravo. E lo dimostra il fatto che pensando a te, da settimane ho smesso di chiamarti “puttana”. Ti chiamavo stronza, ma puttana no. Non l'ho più fatto.
Già, ma tu non lo sai.
E allora il mio più grande errore è stato quello di non parlarti, tenermi dentro tutto e non fartelo sapere. Per questo dovrei solo scusarmi. Ed anche oggi dovevo solo aprire bocca per dire “scusa”, invece che ho fatto? Ti ho aggredita.
Hai fatto bene a mandarmi affanculo insieme a tutte le cose di me che ti piacciono. Però. Erano un bel po'...
Va bene. Ti chiedo scusa. Quante volte devo farlo? Dieci, cento, mille volte? Dimmelo tu.
Fammi scusare. Ti prego. E poi perdonami, però.
Sono arrivato al pub. Parcheggio e scendo.
Devo dirle che non mi va che continui a sculettare qui dentro. Sta per diventare madre, un po' di serietà, cazzo!
No. Devo chiederle scusa, non cominciare a straparlare d'altro.
Quando mi avrà perdonato, le dirò tutto quello che non mi va.
E ce ne sarà da dire.
Devo dirle che non mi va che continui a sculettare qui dentro. Sta per diventare madre, un po' di serietà, cazzo!
No. Devo chiederle scusa, non cominciare a straparlare d'altro.
Quando mi avrà perdonato, le dirò tutto quello che non mi va.
E ce ne sarà da dire.
Sul palco c'è Rose, da sola. Bene, lei non c'è. Allora sarà a casa.
Sto per uscire, poi la vedo.
E' ad un tavolo e non è sola. Parla con la testa vicino a quella scura di un uomo.
Si sta confessando?
Scommetto che è quella testa di cazzo di James Bond.
Mentre mi avvicino lui poggia la mano su quelle di Bella e lei appoggia la testa sulla sua spalla.
Eh no, cazzo!
Mi dirigo al loro tavolo con due falcate. Sono dietro alla faccia di merda senza che neanche mi abbia visto, perchè nel locale c'è molta confusione e poca luce.
Lo prendo per la giacca da dietro e lo trascino in piedi, girandolo verso di me.
La sedia si rovescia, lui barcolla, poi mi prende le mani che lo stringono.
Sento Bella gridare.
-Lascialo, Edward. Lascialo!
Lo stronzo prova a tirarmi un pugno, visto che non lo mollo. Io lo evito, poi tiro indietro il gomito destro e lo distendo con tutta la rabbia e la forza che possiedo.
Collide con la sua faccia violentemente.
Mentre lo guardo accasciarsi a terra col viso tra le mani, di colpo mi rendo conto di ciò che ho fatto.
Non sono in grado di ragionare. Ho perso lucidità e raziocinio.
Vedo l'espressione di Bella, che mi guarda con disprezzo. Sento la gente intorno a me che blatera sulla violenza degli ubriachi e sulla necessità di chiamare la sicurezza.
Chiamatela, chiamatela, vorrei dire.
Che portino via questo burattino. Non sono un uomo. Sono una bestia vendicativa. Avevi ragione a dire che sarei un pessimo padre. Come sono stato un pessimo compagno.
Mi dispiace. Volevo solo chiederti scusa.
Sto per uscire, poi la vedo.
E' ad un tavolo e non è sola. Parla con la testa vicino a quella scura di un uomo.
Si sta confessando?
Scommetto che è quella testa di cazzo di James Bond.
Mentre mi avvicino lui poggia la mano su quelle di Bella e lei appoggia la testa sulla sua spalla.
Eh no, cazzo!
Mi dirigo al loro tavolo con due falcate. Sono dietro alla faccia di merda senza che neanche mi abbia visto, perchè nel locale c'è molta confusione e poca luce.
Lo prendo per la giacca da dietro e lo trascino in piedi, girandolo verso di me.
La sedia si rovescia, lui barcolla, poi mi prende le mani che lo stringono.
Sento Bella gridare.
-Lascialo, Edward. Lascialo!
Lo stronzo prova a tirarmi un pugno, visto che non lo mollo. Io lo evito, poi tiro indietro il gomito destro e lo distendo con tutta la rabbia e la forza che possiedo.
Collide con la sua faccia violentemente.
Mentre lo guardo accasciarsi a terra col viso tra le mani, di colpo mi rendo conto di ciò che ho fatto.
Non sono in grado di ragionare. Ho perso lucidità e raziocinio.
Vedo l'espressione di Bella, che mi guarda con disprezzo. Sento la gente intorno a me che blatera sulla violenza degli ubriachi e sulla necessità di chiamare la sicurezza.
Chiamatela, chiamatela, vorrei dire.
Che portino via questo burattino. Non sono un uomo. Sono una bestia vendicativa. Avevi ragione a dire che sarei un pessimo padre. Come sono stato un pessimo compagno.
Mi dispiace. Volevo solo chiederti scusa.
§§§
Mio padre ha pagato la cauzione e la multa per la mia bravata, poi mi ha riaccompagnato a casa in silenzio.
-Edward, devi fare qualcosa per la tua salute.
Cazzo, no, non la predica, papà.
-Hai un evidente problema con l'alcool. E con l' impulsività.
-E' colpa di quell'idiota che ronza sempre intorno a Bella.
-Edward una donna non è una proprietà. E se di te non vuole più saperne...
-Papà, aspetta mio figlio. Come posso lasciarla andare?
-Aspetta, frena. Cosa hai detto?
-Il bambino che aspetta è mio. Ha fatto il test, senza dirmelo. Poi me lo ha fatto recapitare. Solo per dirmi che sono uno stronzo impulsivo, ecc.
Tace.
Perchè cazzo non dice niente?
-Beh? Non hai niente da dire?
-Dico che meriterebbe un applauso per il suo comportamento. Ma siccome tu vuoi solo che ti si dia ragione, forse sarebbe meglio che tacessi.
Avanti. C'è qualcun altro che vuole darmi addosso?
Bella. Rose. Emmett. Ora anche mio padre. Basta così?
E che cazzo. D'accordo, ho sbagliato. Uno non può sbagliare? Lo condanniamo subito?
-Edward, devi fare qualcosa per la tua salute.
Cazzo, no, non la predica, papà.
-Hai un evidente problema con l'alcool. E con l' impulsività.
-E' colpa di quell'idiota che ronza sempre intorno a Bella.
-Edward una donna non è una proprietà. E se di te non vuole più saperne...
-Papà, aspetta mio figlio. Come posso lasciarla andare?
-Aspetta, frena. Cosa hai detto?
-Il bambino che aspetta è mio. Ha fatto il test, senza dirmelo. Poi me lo ha fatto recapitare. Solo per dirmi che sono uno stronzo impulsivo, ecc.
Tace.
Perchè cazzo non dice niente?
-Beh? Non hai niente da dire?
-Dico che meriterebbe un applauso per il suo comportamento. Ma siccome tu vuoi solo che ti si dia ragione, forse sarebbe meglio che tacessi.
Avanti. C'è qualcun altro che vuole darmi addosso?
Bella. Rose. Emmett. Ora anche mio padre. Basta così?
E che cazzo. D'accordo, ho sbagliato. Uno non può sbagliare? Lo condanniamo subito?
§§§
Dopo l' episodio al pub, non ho più parlato con Bella.
La guardo da lontano, al bar. A volte la vedo al pub.
E' passato un altro mese ed ora comincia a vedersi una lieve rotondità sulla sua pancia. Chissà se ha già cominciato a sentirlo muoversi dentro di lei.
Mi sono documentato molto ultimamente, mi piace soffermarmi a pensare al cambiamento che aspettare mio figlio comporterà nel suo corpo.
E' una tortura orribile. Penso che vorrei tanto posare il mio viso su quella pancia e parlare con mio figlio. Vorrei tanto accarezzare quella pancia. Penso che ho buttato via una cosa bellissima e mi maledico. Mi incazzo così tanto e non riesco a calmarmi in altro modo che bevendo.
Bevo. La mattina per iniziare la giornata. Nel pomeriggio per non addormentarmi. La sera per affrontare un'altra notte.
Bevo. Molto. Troppo.
Me ne accorgo, ma non riesco a smettere.
Invece ho finito di scopare in giro.
Non mi tira più.
Il patetico stronzo coglione è così patetico stronzo e coglione che non riesce più a sbattersi una donna pensando solo ad affogare dentro la sua figa la sua mazza.
Una non rideva come lei, un'altra non aveva i suoi occhi, un'altra non aveva il suo culo, o non aveva i suoi capelli soffici, le sue labbra morbide.
Ogni volta un tormento. Una spinta e una stilettata, ad ogni colpo che affondavo dentro la donna di turno, mi ferivo un po' di più.
Come un tradimento.
Inizialmente riuscivo a chiudere gli occhi e continuare, immaginando lei sotto di me.
Poi non ce l'ho più fatta.
Vedevo il suo viso di quando mi aveva parlato nel suo ufficio. Vedevo la delusione, il rancore, il disprezzo. O lo sguardo di quella sera al pub, dopo il pugno a Tyler.
Per smettere di vederla dovevo tirarmi su e tirare su anche le mutande.
Così basta, fine della carriera di un puttaniere.
Ci bevo su, mi faccio una sega e non mi pesa più di tanto.
La guardo da lontano, al bar. A volte la vedo al pub.
E' passato un altro mese ed ora comincia a vedersi una lieve rotondità sulla sua pancia. Chissà se ha già cominciato a sentirlo muoversi dentro di lei.
Mi sono documentato molto ultimamente, mi piace soffermarmi a pensare al cambiamento che aspettare mio figlio comporterà nel suo corpo.
E' una tortura orribile. Penso che vorrei tanto posare il mio viso su quella pancia e parlare con mio figlio. Vorrei tanto accarezzare quella pancia. Penso che ho buttato via una cosa bellissima e mi maledico. Mi incazzo così tanto e non riesco a calmarmi in altro modo che bevendo.
Bevo. La mattina per iniziare la giornata. Nel pomeriggio per non addormentarmi. La sera per affrontare un'altra notte.
Bevo. Molto. Troppo.
Me ne accorgo, ma non riesco a smettere.
Invece ho finito di scopare in giro.
Non mi tira più.
Il patetico stronzo coglione è così patetico stronzo e coglione che non riesce più a sbattersi una donna pensando solo ad affogare dentro la sua figa la sua mazza.
Una non rideva come lei, un'altra non aveva i suoi occhi, un'altra non aveva il suo culo, o non aveva i suoi capelli soffici, le sue labbra morbide.
Ogni volta un tormento. Una spinta e una stilettata, ad ogni colpo che affondavo dentro la donna di turno, mi ferivo un po' di più.
Come un tradimento.
Inizialmente riuscivo a chiudere gli occhi e continuare, immaginando lei sotto di me.
Poi non ce l'ho più fatta.
Vedevo il suo viso di quando mi aveva parlato nel suo ufficio. Vedevo la delusione, il rancore, il disprezzo. O lo sguardo di quella sera al pub, dopo il pugno a Tyler.
Per smettere di vederla dovevo tirarmi su e tirare su anche le mutande.
Così basta, fine della carriera di un puttaniere.
Ci bevo su, mi faccio una sega e non mi pesa più di tanto.
Ogni tanto mi viene una grande nostalgia della sua voce.
Allora mi attardo in ufficio con la porta aperta. Quando sento scendere la segretaria esco sull'uscio e la saluto. Lei è sempre subito dietro.
Non mi parla e non mi guarda, e mi uccide ogni volta.
Il tempo continua a passare, ma lei non mi passa mai.
Non porta più i suoi tacchi vertiginosi. Né pantaloni aderenti e gonne corte.
Ha spesso salopette jeans e i capelli sempre raccolti in una coda alta.
Sembra una ragazzina.
Ed è sempre più bella.
Allora mi attardo in ufficio con la porta aperta. Quando sento scendere la segretaria esco sull'uscio e la saluto. Lei è sempre subito dietro.
Non mi parla e non mi guarda, e mi uccide ogni volta.
Il tempo continua a passare, ma lei non mi passa mai.
Non porta più i suoi tacchi vertiginosi. Né pantaloni aderenti e gonne corte.
Ha spesso salopette jeans e i capelli sempre raccolti in una coda alta.
Sembra una ragazzina.
Ed è sempre più bella.
Stasera sono più stanco e più abbattuto del solito.
E' una vita che non vado nemmeno a trovare i miei.
Mi hanno dato un ultimatum. O mi faccio curare o non devo più farmi vedere.
Non vogliono vedermi buttarmi via così.
E forse hanno ragione.
Vado al pub, ma ci resto solo il tempo di un whisky, l'ennesimo della giornata.
Domani sarà un bel casino. Devo fare il controllo delle analisi e si accorgeranno che nelle mie vene c'è più alcool che sangue.
Già l'ultima volta mi avevano accennato qualcosa, ma avevo negato.
Che amarezza. Il solito bevitore che nega di essere un alcolizzato.
Salgo nella macchina e faccio fatica ad infilare la chiave nel cruscotto, cazzo.
Lungo la strada di casa imbocco la solita deviazione e passo sotto casa sua.
Di solito mi fermo davanti al portone, sto lì qualche minuto e poi riparto.
Ma stasera parcheggio. E scendo.
Voglio parlarle.
E' una vita che non vado nemmeno a trovare i miei.
Mi hanno dato un ultimatum. O mi faccio curare o non devo più farmi vedere.
Non vogliono vedermi buttarmi via così.
E forse hanno ragione.
Vado al pub, ma ci resto solo il tempo di un whisky, l'ennesimo della giornata.
Domani sarà un bel casino. Devo fare il controllo delle analisi e si accorgeranno che nelle mie vene c'è più alcool che sangue.
Già l'ultima volta mi avevano accennato qualcosa, ma avevo negato.
Che amarezza. Il solito bevitore che nega di essere un alcolizzato.
Salgo nella macchina e faccio fatica ad infilare la chiave nel cruscotto, cazzo.
Lungo la strada di casa imbocco la solita deviazione e passo sotto casa sua.
Di solito mi fermo davanti al portone, sto lì qualche minuto e poi riparto.
Ma stasera parcheggio. E scendo.
Voglio parlarle.
Entro nel portone subito dietro ad una signora.
Salgo fino da lei e suono. Sento della musica e delle voci.
Ad aprire però non viene lei.
E' suo padre, che mi riconosce subito.
-Edward Cullen, ma che sorpresa!- mi dice ironico.
-Buonasera. Volevo salutare sua figlia, se è in casa.
-Non sei gradito in questa casa. Gira alla larga se non vuoi che ti arresti per ubriachezza.
Sono davvero ridotto così?
Non replico niente ed inizio a scendere le scale.
Sento però la voce di lei ed alzo lo sguardo.
-Lascia stare, papà, grazie. Ci penso io.
-Ciao Edward- mi dice, e sta sorridendo. Torno su.
Accosta l'uscio dietro di sé e restiamo sul pianerottolo.
-Come stai?-le chiedo finalmente.
-Io bene, grazie. Tu?
-Di merda. Mi manchi. Sono un cretino. Un cretino che ti ama- le parole escono da sole. E chi le aveva pensate?
-Mi dispiace Edward.
-Ti dispiace?
-Sì, per te. Vedi, io ero innamorata di uno che credevo tenace, capace, un uomo. Un giorno mi sono svegliata e mi sono accorta che non eri tu quell'uomo. Mi dispiace.
La reazione, da ubriaco o da sobrio, è sempre la stessa: mi incazzo.
-E tu chi sei invece Bella? Una donna è umana, riconosce l'umanità quando la vede davanti a sé. Forse sognavi il principe azzurro, come tutte le ragazzine del mondo. Beh, mi dispiace il principe azzurro non esiste. E' un'altra favola. Mi hai detto che sono un immaturo. Cresci anche tu. Io sono un uomo come tanti. Come tutti.
Ricomincio a scendere le scale, sono furibondo e la sbornia è evaporata di colpo.
E' un attimo.
Lei mi ferma per un braccio. Io mi strattono per liberarmi e lei perde l'equilibrio.
Cade e batte la testa sulla ringhiera della scala.
Mi giro immediatamente per soccorrerla. Non si è fatta nulla di grave, ma mi guarda terrorizzata, mentre si precipita fuori suo padre.
Il resto lo ricordo come un film.
Mi ammanetta. Chiama la polizia. Mi arrestano.
L'accusa di ubriachezza e di aggressione mi pesano tantissimo.
Mi impegno a curare la dipendenza dall'alcool e riesco ad evitare il carcere.
Ma quello che mi pesa di più è la condanna del giudice.
Non devo avvicinarmi a Bella a più di cinque metri.
Ora sono fottuto sul serio.
Proprio quando volevo impegnarmi per tornarle vicino, mi obbligano a starle lontano.
Salgo fino da lei e suono. Sento della musica e delle voci.
Ad aprire però non viene lei.
E' suo padre, che mi riconosce subito.
-Edward Cullen, ma che sorpresa!- mi dice ironico.
-Buonasera. Volevo salutare sua figlia, se è in casa.
-Non sei gradito in questa casa. Gira alla larga se non vuoi che ti arresti per ubriachezza.
Sono davvero ridotto così?
Non replico niente ed inizio a scendere le scale.
Sento però la voce di lei ed alzo lo sguardo.
-Lascia stare, papà, grazie. Ci penso io.
-Ciao Edward- mi dice, e sta sorridendo. Torno su.
Accosta l'uscio dietro di sé e restiamo sul pianerottolo.
-Come stai?-le chiedo finalmente.
-Io bene, grazie. Tu?
-Di merda. Mi manchi. Sono un cretino. Un cretino che ti ama- le parole escono da sole. E chi le aveva pensate?
-Mi dispiace Edward.
-Ti dispiace?
-Sì, per te. Vedi, io ero innamorata di uno che credevo tenace, capace, un uomo. Un giorno mi sono svegliata e mi sono accorta che non eri tu quell'uomo. Mi dispiace.
La reazione, da ubriaco o da sobrio, è sempre la stessa: mi incazzo.
-E tu chi sei invece Bella? Una donna è umana, riconosce l'umanità quando la vede davanti a sé. Forse sognavi il principe azzurro, come tutte le ragazzine del mondo. Beh, mi dispiace il principe azzurro non esiste. E' un'altra favola. Mi hai detto che sono un immaturo. Cresci anche tu. Io sono un uomo come tanti. Come tutti.
Ricomincio a scendere le scale, sono furibondo e la sbornia è evaporata di colpo.
E' un attimo.
Lei mi ferma per un braccio. Io mi strattono per liberarmi e lei perde l'equilibrio.
Cade e batte la testa sulla ringhiera della scala.
Mi giro immediatamente per soccorrerla. Non si è fatta nulla di grave, ma mi guarda terrorizzata, mentre si precipita fuori suo padre.
Il resto lo ricordo come un film.
Mi ammanetta. Chiama la polizia. Mi arrestano.
L'accusa di ubriachezza e di aggressione mi pesano tantissimo.
Mi impegno a curare la dipendenza dall'alcool e riesco ad evitare il carcere.
Ma quello che mi pesa di più è la condanna del giudice.
Non devo avvicinarmi a Bella a più di cinque metri.
Ora sono fottuto sul serio.
Proprio quando volevo impegnarmi per tornarle vicino, mi obbligano a starle lontano.

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