martedì 22 marzo 2016

CAPITOLO 6




Victorian pub
Il Victorian stasera è orrendamente pieno di gente. Un muro umano di sudore ed eccitazione.
Tutti curiosi di vedere il nuovo spettacolo.
Sento commenti sboccati e risate sguaiate. La cosa mi fa incazzare.
Mi sposto in cerca di un tavolino libero dove sbattermi seduto e bere il mio whisky con ghiaccio. Tanto ghiaccio. Ho l’impressione che ne avrò bisogno.
Devo ancora digerire l’idea. Che il puma sia mia vicina d’ufficio. Che abbia un nome e un titolo. Isa. Bella. Swan. Avvocato.
Isabella. Bella è bella sicuro.
Cazzo. E’ un avvocato.
Cioè, dico. Fa una professione così seria, trova cavilli e inchioda gente mentre fa la entrenouse in un locale? Beh, veramente la gente la inchioda anche qui al locale. La ipnotizza.
D’accordo la maschera, ma se qualcuno la riconosce? Se qualcuno scopre la sua seconda identità?
Se va bene a lei correre il rischio...
Mi siedo proprio davanti al palco, un po’ laterale, sulla destra.
Le luci si abbassano in sala.
Poi buio totale.
Fascio di luce al centro della pedana. C’è un nastro rosso arrotolato a terra e legato alle due estremità a due catene che pendono dal soffitto. Non c’erano prima.
Di nuovo buio. E inizia una musica, ipnotica, solo ritmo e basso continuo. Dà i brividi.
Quando si riaccende il fascio di luce, lei è lì.
Nuda.
No. Indossa una tuta aderentissima rosa carne. Sul viso la solita maschera da puma. Sembra completamente nuda.
Il mio cazzo fa la ola nei jeans.
Si avvicina al nastro lenta e scivola in basso a raccoglierlo. Ci balla intorno, avvolgendone una parte ad una caviglia, poi con le mani allunga il nastro fin dove riesce ad estendere le braccia e avvolge l’altra caviglia, più volte.
La catena inizia a salire verso l’alto e lei ci si aggrappa con le mani.
Resta sospesa a circa tre metri da terra. Con le gambe in spaccata e le braccia in alto sopra la testa.
Inizia a muoversi in tondo.
E’ brava. Impossibile non guardare cosa fa. I suoi movimenti sono lentissimi ed estremamente consapevoli. Deve essere una contorsionista.
Infatti si contorce bene, anche sotto le lenzuola.
Se non la pianta l’amico là sotto, strappo i jeans come Hulk.
Libera una gamba e la porta sopra la testa dove avvolge di nuovo il nastro alla caviglia. Poi libera l’altra gamba e resta appesa da una parte sola.
Con le mani allarga il nastro sotto di sé e se lo avvolge intorno ai polsi, tendendo le braccia il più possibile e restando a testa in giù.
Libera d’un colpo la caviglia ed è di nuovo appesa per le braccia. La catena la risolleva a tre metri da terra.
In quella posizione solleva le gambe a squadra ed inizia a dondolarsi. Poi avvolge di nuovo una caviglia col nastro. Stacca le mani in alto e rotola giù di scatto, restando di nuovo appesa per una gamba sola.
In sala un vocio sconvolto. Dà l’impressione che si schianti giù da un momento all’altro.
La catena la avvicina lentamente a terra e lei libera la caviglia.
Poi sinuosa, sensuale, seducente, si avvolge minuziosamente più volte il nastro intorno alla vita. Ne tende un’estremità e la avvolge di nuovo intorno ad una caviglia. Dall’altra parte l’avvolge al polso e la catena risale lentamente.
Arrivata a tre metri libera la caviglia e rotola giù di colpo rimanendo nuovamente appesa per un polso soltanto.
Tutti trattengono il fiato.
Mentre risale sul nastro come un serpente, ondeggia in tondo e tenendosi con le mani, compone con quelle gambe lunghissime figure da danzatrice classica.
Infine si riavvolge il nastro alle caviglie, si apre in spaccata e le catene la fanno scendere lentamente fino a terra.
La musica cessa.
Lei si libera del nastro, si alza in piedi agilmente e si inchina agli applausi.
Io la guardo senza respirare, mentre faccio roteare lo scotch nel bicchiere.
Lei mi vede. Si abbassa facendo scivolare le mani lungo le sue gambe fino a terra. Poi si inginocchia e si muove a quattro zampe verso di me, proprio come un puma.
E’ una danza di seduzione.
Non devi mica sforzarti tanto. Sono già sedotto, baby.
Quando riesco a metterti le mani addosso ti faccio cantare il coro dell’Aida.
Soprano, mezzosoprano e contralto. Tutte le parti.
Arriva al bordo della pedana.
Allunga una zampa, anzi, un braccio, e intinge due dita nel mio bicchiere. Poi le passa dietro le sue orecchie, come se mettesse il profumo.
Poi velocemente, felina, si tira indietro.
Si rimette in piedi agile e torna al centro del palco.
Le luci si spengono nuovamente.
Perfetto. E' il mio cazzo a cantare l'Aida.
Un imbecille mi si avvicina e mi sussurra ubriaco.
-Non illuderti. Fa tanta scena ma non la dà a nessuno.
Lo guardo infastidito e lui si allontana.
Come, come? A me sembra che la dia invece. E pure volentieri.
Forse sono il suo tipo? Di sicuro lei è il mio.
Rimango a guardarmi intorno ancora un attimo. L'istinto mi dice che sarà lei a trovare il modo di avvicinarsi a me.
Ma il tempo passa e di lei nessuna traccia.
Esco dal locale e mi avvio alla mia macchina.
Ferma davanti alla mia c'è una Lamborghini Morcelago. E' una bestia da orgasmo, non una macchina.
Vetri oscurati. Doppie frecce. C'è qualcuno dentro.
Attraverso la strada e il finestrino lato guida della Lamborghini si abbassa.
Scoppio a ridere divertito.
-Ce ne hai messo di tempo ad uscire, baby...- mi dice.
Questa donna ha deciso di mandarmi al manicomio.
§§§
Siamo a casa sua.
Ha un letto con materasso ad acqua. Lo detesto.
Se appoggio un braccio per tirarmi su o cambiare posizione, emette uno sciabordio che mi dà il mal di mare.
In più mi fa perdere l'equilibrio.
Lei sorride
-Lascia che sia io a muovermi.
E' un'ora che mi cavalca. Sembra una valchiria.
Cavalca nel verso giusto, ma anche da amazzone e girata indietro.
Non sono mai stato con una contorsionista, e la sensazione è fantastica. Mi ritrovo le sue gambe ovunque. Sembra ne abbia chissà quante.
E' deliziosa, bellissima, avvolgente, travolgente. Mi fa godere da porco.
Però il gioco preferisco condurlo io.
Riesco a mettermi in ginocchio e mi avvio verso l'esterno della barca, per mettere i piedi sulla terraferma.
La tiro verso di me per le caviglie e i suoi capelli si sparpagliano a ventaglio. E' una dea.
La giro con poche cerimonie a pancia in giù, poi le piego le ginocchia. Il sedere aderente al mio bacino.
Il mio cazzo tra le sue natiche che stringo tra le mani. Mi muovo frenetico e lei si inarca e mugola parole incomprensibili.
Sposto una mano e la passo avanti e indietro piatta su tutta la sua meravigliosa fighetta bagnata, e morbida, e calda. Seta pregiata. Velluto bollente.
Sto per venire solo per questo contatto.
Raccolgo con le dita gli abbondanti umori e li passo sull'altro ingresso, avanti e indietro, più volte.
So che le piace, l'ho già sperimentato.
Ma stasera vorrei fare il contrario.
Infilo davanti tre dita che allargo leggermente , sovrapponendole e distendendole.
Con l'altra mano continuo a massaggiarle il perineo e l'ingresso posteriore.
Avvicino la mia punta a quell'ingresso. Lei trattiene il fiato, mentre io continuo a massaggiare.
Lava rovente e cemento armato. Materiali così diversi. Così simili.
Quando provo ad entrare, il suo anello di muscoli mi stringe per un attimo. Paradiso e inferno. Fa male quasi, ma è assolutamente fantastico.
Poi si rilassa e inizia a muoversi in circolo, mentre io conquisto l'Eldorado, un centimetro alla volta. Ed è l'estasi pura.
Riprendiamo a respirare e a muoverci, e la sensazione di sentirmi dentro di lei attraverso la sottile parete di miele, è troppo intensa.
Le vengo dentro pulsando profondo. Grida di piacere, mentre io mi sento quasi svenire.
La connessione con questa donna è totale, perfetta.
Mi spaventa.

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