martedì 22 marzo 2016

CAPITOLO 14


Angeli caduti
Chiamo Rose alle 12. Parliamo di questo e quello. Ma lei si tiene sempre sul vago.
-Sì l'ho sentita.
-Sì, mi sembrava stesse bene.
-No, non aveva la voce sofferente.
-Sì, ho parlato con suo padre.
Okay, ho capito, stronza pure tu. Le tieni il gioco.
La saluto e sto per mettere giù, poi sento che parla ancora
-...per me stai sbagliando.
-Ti prego, non ricominciare.
La seconda voce è di Bella.
Che gran botta di culo! Non ha riagganciato, la comunicazione è rimasta aperta.
E Rose è con Bella. Posso sentire la loro conversazione.
-Dovresti dirglielo.
-Te l'ho già spiegato. Il nostro rapporto è strano, ancora troppo immaturo per affrontare terremoti emozionali. Lui è fragile su certi argomenti. Gli ritornerebbe alla memoria il suo passato di sofferenza e starebbe male. E non voglio che stia male. Ho visto come lo lasciano gli attacchi di panico. E poi stiamo insieme solo per fare sesso. E' questo che vuole da me. Ed io ora per una decina di giorni devo stare a riposo assoluto. Che se ne fa di una bambola rotta? E poi non mi va di essere guardata come una benefattrice. Non sono coraggiosa, né altruista. Solo che quando ti chiamano e ti dicono che il tuo midollo può salvare la vita ad un bambino, come si può dire: No, grazie, se no non posso fare sesso per dieci giorni? Neanche Barbablu riuscirebbe ad essere così cinico.
-Resta il fatto che Edward dovrebbe sapere cosa fai e dove sei.
Ma non sento cos'altro dicono. Probabilmente Rose ha infilato in tasca o nella borsa il cellulare.
Sono rimasto di sasso.
Punto primo: il nostro rapporto non può affrontare “terremoti emozionali”. E' vero. Scattiamo e litighiamo per la più piccola stronzata. Come due ragazzini immaturi.
Punto secondo: vuole evitarmi brutti ricordi. Ti illudi ancora di potermi rilassare raccontandomi favole, Bella?
Punto terzo: Non vuole che la guardi come un'eroina coraggiosa.
Hai ragione, non fa piacere essere guardati come dei diversi. Bestie da circo. Benefattori o miracolati. Fenomeni.
Ma soprattutto, ed è il punto quarto, crede che io stia con lei solo perchè facciamo tanto buon sesso. Sesso strepitoso, incredibile, fantastico. Ma sesso.
E' questo che credi?
Ti sbagli, gioia.
Ti sbagli, tesoro.
Noi siamo molto di più.
Quello che facciamo noi è amore. Non è solo sesso.
Te lo dimostrerò. Ma prima devi imparare a fidarti di me e raccontarmi la verità.
Esco dall'ufficio alle 18, poco dopo gli altri. Prendo la macchina e vado da lei.
A quest'ora dovrebbe essere a casa. Ci sarà Rose.
Risponderà lei e mi dirà che è lì con qualche scusa, e che Bella è da suo padre, eccetera, eccetera.
Decido di giocare a carte scoperte.
Suono il citofono.
Nessuna risposta.
Suono di nuovo. E ancora. E ancora.
Alla fine risponde Rose. Bingo.
-Rose? Sono Edward. Aprimi per favore.
-Cosa vuoi? Scendo io.
-No. Vengo su. Butta la maschera, Rose. So che lei è lì. E devo parlarle. Non mi muoverò di qui per giorni, se necessario. Ma devo vederla.
Mi apre.
Salgo i gradini due per volta.
Sorrido ricordando che l'ho già fatto per l'urgenza di tuffarmi dentro di lei.
Ora voglio entrare nella sua testa. Capirla. Parlarle.
Rose mi apre la porta, mi fa segno di entrare con un dito sulle labbra, mi sussurra “buona fortuna” ed esce, lasciandoci soli.
Lei è sdraiata sul divano, di spalle rispetto alla porta d'ingresso.
-Vuoi deciderti a dirmi chi era, Rose? Mi stai facendo incazzare con questi sotterfugi.
Rido. Tu parli di sotterfugi?
-Sono io, piccola. Rose se n'è andata.
-Edward? Cosa ci fai qui?
Ormai sono davanti a lei. Mi inginocchio davanti al divano e le prendo le mani. Lei piange.
E' così pallida. Cerca di tirarsi su e le scappa una smorfia di dolore.
-So dov'eri. Ho chiamato in reparto. Brutta sciocca. Perchè non mi hai detto niente? Ti avrei accompagnata. Sarei rimasto con te. Perchè tagliarmi fuori?
-Va' via per favore. Sono stanca, brutta e puzzolente.
-Non è vero. Sei bellissima e profumata come sempre. Dormi. Io ti veglierò. Parleremo quando ti sveglierai.
-Sono uno straccio. Non mi va di farmi vedere così. Ti prego.
-Mi dispiace molto, ma se preferisci mi giro e non ti guardo. Ti parlo rivolto verso la finestra.
Riesco a strapparle un sorriso, ma anche un gemito di dolore.
-Scusa, sono un coglione. Dove ti fa male?
-La schiena. Ma non c'entra il prelievo di midollo. E' l'epidurale. Il midollo lo prelevano dalle anche. Ho due buchi, uno per parte. Ma lì non mi fa alcun male.
Invece nella schiena mi hanno fatto l'anestesia e mi fa una male porco.
-Hai preso qualcosa?
-Antidolorifici e antinfiammatori in dosi da cavallo. Ma leniscono appena il dolore.
-Vuoi che chiami il dottore?
-No. Devo solo aspettare che passi. Domani andrà un po' meglio e poi lentamente il dolore se ne andrà. Ci sono già passata, lo so. Accidenti a loro. Glielo avevo detto che stavolta volevo la totale. Ma niente. Testoni.
-Hai già donato il midollo in passato?
-Sì. Cinque anni fa. Ma non fare quella faccia. Non c'entra niente con te. Sono andata al General, il prelievo e l'innesto sono stati fatti là.
Cazzo. Mi gira la testa. Per fortuna sono seduto. Cascassi in terra adesso, lei si spaventerebbe troppo. E cercherebbe di alzarsi e si farebbe male alla schiena.
-Bella. Ricordi il giorno del prelievo di cinque anni fa?
-Certo. Il 19 luglio. Perchè?
Ora svengo. Non credo al destino, ma questa storia è pazzesca.
-Bella, il 19 luglio di cinque anni fa da noi c'è stato un guasto. In sala operatoria il respiratore non funzionava. Tutte le operazioni di quel giorno sono state rimandate o spostate al General.
-E allora?
-Mi hanno trasportato in elicottero per il trapianto, Bella. Al General. Ed era il 19 luglio.
-Ma mi hanno detto che il midollo sarebbe andato ad un adulto...
-Ed uno di 25 anni ti sembra un bambino? Anche se pesavo poco più di 50 chili, in quel momento.
Si tira su a sedere e mi guarda.
Io invece devo avere la faccia di un invasato. Mi sento come se avessi la febbre. Mi viene da ridere. Forse sto per piangere.
Non va bene. Non è da uomini duri. Me ne frega qualcosa?
Un cazzo di niente, a dire la verità.
Sono davanti alla persona che mi ha salvato la vita. Che mi crede un ninfomane. Un ninfomane che non può darle un futuro. E che la ama.
Sono parte di te. Come tu sei parte di me. Il destino ha deciso per noi, Bella.
-Vuoi dire che ho salvato la vita a te?
Sorride. Le scende una lacrima. Ride. Singhiozza.
-Sembrerebbe proprio di sì...
La abbraccio. Mi abbraccia. Ci baciamo. Un bacio diverso da quelli famelici che ci scambiamo di solito. E' dolce, fragile, come noi in questo momento. Come questo nostro coinvolgimento a cui non sappiamo ancora dare bene un nome. Che ci sta trascinando come la corrente di un fiume in piena. Che non penso possa avere un futuro. Ma che pretende a gran voce una possibilità.
-Il destino ci ha giocato un bel tiro, direi- dice, traducendo i miei pensieri in parole.
Ride, inseguendo un pensiero.
-E così siamo compatibili al 90 per cento? Giuro che non sembra!
-Perchè discutiamo?
Annuisce.
-Però spesso ci capiamo al volo. Senza parole. A sguardi, a sensazioni. Affinità elettive, Bella.
-Tutto ciò ha dell'incredibile.
-Tu sei incredibile.
-Non cominciare Edward, per favore. Sono una come tanti. Quella mattina ricordo che me la facevo addosso dalla paura. Ricordo di aver sperato che all'ultimo minuto subentrasse un problema, qualcosa che bloccasse il tutto. Che mi telefonassero e mi dicessero che non serviva più.
-Ma lo hai fatto lo stesso.
-E cos'altro avrei potuto fare? Ti dicono che il tuo midollo così normale, che tu quasi non sapevi di avere o che fosse così importante, può salvare la vita a qualcuno. E pensi di poter dire “No, scusate, non me la sento?” Te la fai addosso. Tremi e sudi freddo. Ma vai. Credimi, lo farebbe chiunque.
-Invece ci sono pochissimi donatori di midollo osseo, lo sapevi?
-Sì, ma secondo me è solo per la poca informazione.
-Non è così. Per la maggior parte delle persone si tratta di salvaguardare il proprio preziosissimo culo. Se cade il mondo, mi scanso. Perchè devo rischiare il mio vedi sopra per uno che chissà chi è? Cazzi suoi. E' questo che pensa per lo più la gente normale.
-Non hai grande stima del prossimo...
-Nemmeno tu, Bella. Infatti non mi hai detto niente.
-Credevo che...beh, ho pensato che non avresti capito. Che non avresti potuto scoparmi per diversi giorni e quindi...Tanto valeva stessi lontana per un po'.
Sono un essere spregevole ai suoi occhi. Lascio perdere per ora. Poi le parlerò. Le spiegherò che c'è molto di più tra noi.
-E tua madre?
-Lei è l'eccezione che conferma la regola. Una madre per sua natura darebbe la propria vita in cambio di quella del figlio. Mia madre è solo una persona sbagliata.
-Appunto. Una madre è fuori gioco. Nessun altro dà la propria vita per nessuno. Sfortuna tua, fortuna mia. Mors tua, vita mea. E' così. Poi ci sono gli angeli, come te.
-Non sono un angelo. Sono terribile. Mi piace il sesso. Mi piace bere. Dico parolacce. Non credo in Dio. Racconto balle. Ho rinnegato mia madre. Sono molto più simile ad un diavolo.
-Sta' zitta e baciami di nuovo. Occupa la bocca in qualcosa di meglio che dire stronzate, amore mio.
Sono felice. Mi sento sollevato da terra. Fuori dal mio corpo. Guardo dall'alto la piccola Terra, i piccoli uomini, i loro piccoli drammi, le loro piccole vite. E mi sento un gigante. Sono Shrek. L'orco gigante che ha trovato la sua Fiona.
Proprio vero che il paradiso è dentro di noi. Solo che è nascosto in mezzo a tanta altra roba. E devi rovistare bene per trovarlo.
Io mi sono rivoltato dentro come un calzino. Poi alla fine l'ho trovato.
Un paradiso con un nome e un cognome.
Bella Swan.
Quando ci stacchiamo lei ricomincia a parlare.
-Sai chi è un vero angelo, invece?
-No, chi?
-Guarda.
Si allunga borbottando un “maledetta schiena” e prende un foglio dal tavolino di cristallo.
Lo apre e me lo porge.
Un disegno. Un disegno fatto da un bambino.
Un cuore grigio con gambe e braccia che dà la mano ad un cuore più grande, rosso fuoco.
Sotto una scritta. “Grazie”.
-Me l'ha portato stamattina in ospedale un' infermiera. L'ha fatto per me il bimbo a cui ho donato il midollo. Non sa chi sono, ma ha voluto ringraziarmi con un disegno.
Lui è un angelo. Un angelo caduto. Spero tanto che si rialzi Edward, come te.
Sta piangendo.
-Si rialzerà.
-Promettimelo.
-Promesso. Vedrai.
Sorride. Sorrido.
Va bene così. Va tutto bene, Bella. La cullo, abbracciandola piano.
-Adesso promettimi tu una cosa.
-Quale?
-Basta bugie.
-Ci proverò.
-Mi basta, come impegno. Per ora.
Sorrido. Sorride.
-Bella? Io non sto con te solo perchè scopiamo divinamente.
Faccio una pausa.
-C'è molto di più. Anche se vogliamo far finta di niente, sia tu che io.
Ma lei non mi sente. Si è addormentata.

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